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Raddoppiano i messaggi inviati dalle software house

Complici anche la pandemia e i cambiamenti negli stili di vita, l’impiego di soluzioni di mobile messaging da parte delle software house negli ultimi due anni è quasi raddoppiato. Negli ultimi due anni è infatti aumentata notevolmente la richiesta di integrare soluzioni di mobile messaging all’interno di gestionali e altri applicativi, anche a seguito della significativa crescita dell’e-commerce, dello smart working e dei servizi di delivery, che portano con sé la necessità di comunicare in modo efficace e rapido in diverse situazioni.

Cresce la domanda di integrare soluzioni di mobile messaging
In base ai dati di Esendex, business provider per le soluzioni per la comunicazione mobile, nel 2021 sono stati inviati dalle software house oltre 96 milioni di messaggi, con un incremento superiore al 180% rispetto al periodo precedente la pandemia. Nell’ultimo periodo in effetti sono aumentate anche le occasioni in cui occorre comunicare in modo veloce ed efficace con la clientela, e di conseguenza è significativamente cresciuta anche la domanda di poter integrare all’interno di gestionali e altri applicativi soluzioni di mobile messaging.

Il 37,7% dei messaggi riguarda l’invio di notifiche e reminder
Analizzando i dati più in profondità, emerge che il massiccio utilizzo da parte delle software house di strumenti di comunicazione mobile, tra cui SMS, omnichannel chat e altri, nel 37,7% dei casi è stato relativo all’invio di notifiche e reminder, come, ad esempio, promemoria di appuntamenti, aggiornamenti su servizi, conferme di ordini e avvisi di consegna. Oltre a notifiche e promemoria, il boom dell’utilizzo del mobile messaging è legato poi anche al costante aumento dei messaggi con i codici per l’autenticazione a due fattori, password o altre comunicazioni nell’ambito della sicurezza, che rappresentano un buon 20,07%. A questi, fanno seguito i messaggi per promuovere le flash sales, gli inviti a eventi e le attività di drive to store e drive to web, che insieme rappresentano il 18,14% del totale.

e-commerce, smart working, servizi di delivery incrementano le richieste
“Negli ultimi due anni, a seguito della forte crescita dell’e-commerce, dello smart working e dei servizi di delivery, chi si occupa di sviluppo software ha assistito a un notevole incremento delle richieste dei clienti di poter gestire la comunicazione mobile dall’interno dei loro gestionali, facendo esplodere la domanda delle nostre soluzioni – dichiara Carmine Scandale, Head of Sales di Esendex Italia -. Per le software house rappresentiamo da sempre un partner strategico poiché consentiamo loro di garantire l’affidabilità e i livelli qualitativi che solamente il leader a livello europeo nell’ambito della messaggistica è in grado di poter offrire. A tutto ciò si aggiunge la tranquillità di poter contare su API rest universali costantemente aggiornate, e grazie ai nostri server server ridondanti su due serverfarm, anche sui più elevati livelli di sicurezza”.

Come scegliere un mutuo?

Prima di accendere un mutuo sono tanti gli aspetti da valutare. Il consiglio generale è chiedere un prestito che permetta uno stile di vita sereno, consentendo di pagare la rata mensile con la minima fatica. La banca farà la stessa considerazione prima di decidere se approvare o meno il finanziamento, perché vorrà assicurarsi che il futuro cliente sia in grado di rimborsare la cifra concessa. In linea di massima, il rapporto tra rata del mutuo e reddito mensile non deve essere superiore al 30%, limite oltre il quale si ritiene che il pagamento non sarebbe sostenibile. In ogni caso, non esiste il mutuo ideale in assoluto, ma esiste il mutuo migliore per ognuno, calibrato sulla base della personalità e della disponibilità economica.

Quale cifra chiedere?

È meglio non limare l’importo all’indispensabile, perché il mutuo è il finanziamento meno costoso di tutti, nonché l’unico fiscalmente detraibile. Può essere vantaggioso sfruttarlo il più possibile e tenere la liquidità disponibile per altri progetti, soprattutto in anni in cui i tassi di interesse applicati sono molto convenienti. Certo, bisogna considerare che i costi di un mutuo (tassi e spese di istruttoria) crescono all’aumentare dell’LTV (Loan To Value), il rapporto tra importo del finanziamento e valore dell’immobile posto a garanzia. Se possibile, meglio evitare le soglie percentuali che comportano una spesa maggiore, quando non è indispensabile. Ad esempio, chiedere un mutuo al 100%, cioè che copra l’intero valore dell’abitazione, è possibile, ma avrà un costo superiore.

Qual è la durata ideale?

C’è chi preferisce rimborsare il debito nel più breve tempo possibile, risparmiando sugli interessi, e chi privilegia una durata maggiore, in modo che la rata più bassa incida il meno possibile sulla qualità della vita. In questo secondo caso si ha più flessibilità: mentre chiedere l’allungamento del mutuo non è consentito, è sempre nelle facoltà del debitore effettuare estinzioni parziali di capitale. Prima di accendere un mutuo bisogna valutare però se si hanno i requisiti necessari. Alcuni sono di tipo legale: cittadinanza italiana, residenza o domicilio fiscale in Italia, maggiore età. Poi ci sono i requisiti di tipo economico, che la banca esamina in fase di istruttoria per accertare la capacità di rimborso del mutuatario.

Quale tasso scegliere?

Quale tasso scegliere considerando l’attuale andamento del mercato? Prima di tutto, riporta Adnkronos, bisogna considerare quanto si è inclini al rischio di un tasso variabile, a fronte di possibili maggiori guadagni. Oppure se si preferisce avere la certezza durevole nel tempo del tasso fisso, anche a costo di una spesa maggiore. Entrambi i tassi sono da anni molto convenienti e si aggirano intorno allo 0, o anche meno, con il tasso fisso leggermente più alto, ma comunque inferiore all’1%. Tra il 2007 e il 2008, invece, sia l’Eurirs sia l’Euribor si aggiravano intorno al 5%. Oggi, invece, la scelta del tasso fisso è in linea di massima la più vantaggiosa. Assicura la stabilità a un costo conveniente.

La produzione industriale lombarda chiude l’anno con un +15,6%

Dati positivi per la produzione industriale lombarda, che nel quarto trimestre 2021 cresce del +2,3% congiunturale e chiude l’anno in rialzo, sia rispetto al 2020 (+15,6%) sia rispetto al 2019 (+4,3%). Secondo i dati relativi al IV° trimestre 2021 pubblicati da Unioncamere Lombardia la maggior parte dei settori industriali chiudono il 2021 con un recupero dei livelli produttivi. Rimane comunque alta l’attenzione sui prezzi per i rincari di beni energetici, e nonostante persistano ancora difficoltà nelle catene di fornitura le aspettative delle aziende lombarde sull’andamento della domanda rimangono positive, e se pur in leggera flessione per il mercato interno, sono in linea con i livelli massimi storici. Aspettative positive anche per la produzione, e continua il miglioramento per le aspettative occupazionali per il prossimo trimestre.

Recupero dei livelli produttivi per la maggior parte dei settori industriali 

A consuntivo la crescita media annua 2021/2019 vede le buone performance di Minerali non metalliferi (+7,8%), Gomma-plastica (+7,7%), Chimica (+7,3%), Meccanica (+6,6%) e Siderurgia (+6,1%). In crescita, sebbene meno accentuata, Alimentare (+3,8%), Mezzi di trasporto (+2,5%), Legno-mobilio (+2,5%) e Industrie Varie (+1,9%). La fase di ripresa si è avviata anche per i restanti settori, ma con minor intensità: il settore della Carta-stampa si ferma a -1,0%, mentre il comparto moda appare più in affanno, con Pelli-calzature a -4,9%, Tessile -8,6% e Abbigliamento -15,8%).
Meno positivo il quadro dell’artigianato per i settori che segnalano un risultato a consuntivo ancora negativo rispetto al 2019: Alimentare, -3,4%, Carta-stampa, -4,4%, Tessile, -5,5%, manifatturiere Varie, -7,9%, abbigliamento, -11,6%, e Pelli-calzature, -26,7%.

Fatturato: crescita media annua del +12,1% rispetto al 2019

Il fatturato dell’industria a prezzi correnti segna un ottimo risultato, legato anche agli incrementi di prezzo inflazionistici in atto, con una crescita media annua del +12,1% rispetto al 2019, mentre la dinamica congiunturale rimane caratterizzata da una crescita del +3,6%. Per le imprese artigiane il fatturato cresce solo dello 0,2% rispetto al 2019, ma la dinamica congiunturale è positiva (+3,2%). La crescita media annua sul 2019 degli ordinativi dell’industria è a due cifre sia per il mercato interno (+11,0%) sia estero (+14,7%), mentre la dinamica congiunturale presenta un’accelerazione degli ordini interni (+5,0%),e un rallentamento dell’incremento degli ordini dall’estero (+3,9%). La quota di fatturato estero sul totale rimane elevata per le imprese industriali (38,7%) ma resta poco rilevante ed è in calo per le imprese artigiane (7,5%).

Prezzi in rialzo, ma saldo positivo per l’occupazione

I prezzi delle materie prime presentano una dinamica congiunturale in forte rialzo, mentre l’incremento medio annuo si attesta al +29,3% per l’industria e del 37,8% per l’artigianato. I prezzi dei prodotti finiti seguono ancora a distanza l’incremento delle materie prime, registrando a fine anno un +5,4% congiunturale per l’industria e un +6,9% per l’artigianato. In questo caso gli incrementi medi annui sono più contenuti, e pari a +11,7% per l’industria e +14,3% per l’artigianato.
Quanto all’occupazione, per l’industria presenta un saldo positivo (+0,2%) e diminuisce il ricorso alla CIG.
Stesso saldo occupazionale positivo per l’artigianato (+0,2%), e in calo al 10,9% la quota di aziende che dichiara di aver utilizzato la cassa integrazione.

Arriva il Bonus revisione auto 2022

A comunicarlo è il ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, a cui è affidato il compito di gestire le domande per l’accesso al Bonus veicoli sicuri, introdotto dal 1° novembre 2021 dalla Legge di Bilancio dello scorso anno. A un mese dall’attivazione della piattaforma sono 23.645 i rimborsi in corso di erogazione dalla Motorizzazione civile. Rimborsi atti a compensare gli aumenti delle tariffe scattati dal primo novembre 2021 per la revisione di autoveicoli fino a 35 quintali, motoveicoli, ciclomotori e minibus (fino a 15 posti) nelle officine autorizzate. Il Bonus sarà in vigore per tre anni, dal 2021 fino al 2023, e sarà di importo pari all’incremento della tariffa di revisione scattato da novembre.

Oltre 40.000 le domande presentate

Chi presenta domanda potrà quindi ottenere un rimborso pari a 9,95 euro, nei limiti delle risorse a disposizione, e sono già oltre 40.000 le domande presentate in relazione ai costi sostenuti da novembre e fino al 31 dicembre scorso. Secondo i dati del MIT pubblicati il 7 febbraio 2022, a richiedere il rimborso sono state in particolare 40.796 persone fisiche e 122 persone giuridiche. Un dato al quale si affianca la notizia dell’avvio delle domande anche per le revisioni sostenute nel corso dell’anno in corso. L’accesso all’agevolazione è consentito per un solo veicolo a motore e per una sola volta, e così come previsto dal decreto attuativo del 24 settembre 2021, il bonus è accessibile previa registrazione sull’apposita piattaforma telematica Buono veicoli sicuri, accessibile tramite il sito del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili.

Stanziati 4 milioni di euro per ogni anno

Accedendo al portale, esclusivamente mediante le credenziali SPID, è possibile inserire il numero di targa e la tipologia del veicolo per il quale si richiede il contributo. Dopo aver indicato i dati richiesti, sarà necessario indicare l’IBAN sul quale si intende ricevere il rimborso. Ai fini del riconoscimento del buono la Legge di Bilancio 2021 ha stanziato un totale di 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023. Risorse che costituiscono limite di spesa, e che pertanto rappresentano la soglia massima entro la quale il Ministero dei Trasporti potrà garantire l’erogazione del bonus revisioni.
Così come evidenziato dal decreto attuativo, il contributo è riconosciuto secondo l’ordine temporale di ricezione delle richieste, e fino a esaurimento delle risorse disponibili.

Non un click day, ma dal 1° marzo 2022 parte il contatore

Considerando le risorse a disposizione non si tratterà di un click day, ma dal 1° marzo 2022 parte il contatore delle somme totali spese e di quelle che sarà ancora possibile richiedere per l’anno in corso.
Il pagamento,  riporta informazionefiscale.it, avverrà dopo i controlli effettuati dalla SOGEI, che verificherà la validità e la correttezza dei dati inseriti relativamente al codice fiscale del richiedente, alla targa del veicolo e all’effettuazione della revisione, incrociando le informazioni a disposizione dell’anagrafe tributaria e quelle del Centro elaborazione dati istituito presso la Direzione Generale per la Motorizzazione.

Luce e gas, rischio rincaro bollette fino all’80%

“Se il prezzo dell’energia rimarrà sui livelli attuali, a parità di consumi e in assenza di ulteriori interventi governativi, a fine anno gli italiani si troveranno a pagare una bolletta complessiva che potrebbe sfiorare i 3.000 euro, l’80% in più rispetto al 2021, con un aggravio di oltre 1.300 euro a famiglia”. Lo afferma una recente indagine condotta da Facile.it, realizzata su un campione di oltre 75.000 contratti di fornitura raccolti nel 2021 considerando un consumo medio pari a 2.879 kWh per l’energia elettrica e 1.185 smc per la fornitura di gas, prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

Un ulteriore aumento rispetto l’anno scorso

La nuova stangata, rivela ancora la stima del comparatore, si va ad aggiungere a quella già registrata nell’anno passato. Nel 2021 gli italiani, riferisce la nota, hanno già dovuto affrontare un pesante “salasso”. Secondo l’osservatorio, lo scorso anno le famiglie hanno dovuto fare i conti con una bolletta complessiva di oltre 1.630 euro, ovvero circa 400 euro in più rispetto al 2020. Si tratta di un forte incremento, pari al +32% su base annua. A incidere maggiormente sui budget familiari è soprattutto la voce bolletta del gas, che nel 2021ha oltrepassato la soglia di 960 euro, in aumento del 31%  rispetto all’anno precedente. La spesa per la luce, invece, è stata di circa 670 euro, con un aumento pari al 33% su base annua. In estrema sintesi, si tratta di incrementi significativi che hanno pesato, e non di poco, sui budget familiari. E le prospettive per l’anno in scorso, come si evince, non sono certo rassicuranti.

Tariffe mai così alte

“Guardando al prezzo delle bollette in Italia negli ultimi 15 anni, mai le tariffe sono state così alte e alcuni segnali ci inducono a pensare che la situazione potrebbe restare critica almeno fino a metà anno, se non di più”, spiega Silvia Rossi, BU Director Gas & Power di Facile.it. “In questo senso, quindi, l’intervento del Governo rappresenterebbe una vera boccata d’ossigeno per le famiglie. Una strategia per risparmiare rimane quella di valutare il passaggio al mercato libero; guardando alle migliori tariffe disponibili online, il passaggio potrebbe far risparmiare fino al 22% per il gas e addirittura il 38% per l’energia elettrica”.

La svolta digitale piace agli italiani: è affidabile e sicura

La svolta digitale piace agli italiani, che la considerano affidabile, sicura, da sostenere e ampliare. A confermarlo è un’indagine a cura della Fondazione Italia Digitale, presentata nell’ambito dell’iniziativa di lancio di questa nuova realtà che si occupa di cultura e policy digitali. Dall’analisi dei dati emerge infatti una sostanziale fiducia da parte dei cittadini nei confronti della digitalizzazione, vista come un’opportunità dal 75% degli intervistati in tutte le fasce di età. Fiducia anche nel rapporto con l’informazione proveniente dal web e dai social, affidabile per il 64% del campione, e nel grado di sicurezza dei servizi digitali offerti (80%).

Acquisti online e pagamenti digitali i servizi preferiti

Tra i canali più utilizzati al primo posto restano i siti web e le app (60%) seguiti dagli sportelli fisici (25%) e dai social network, che continuano la loro scalata inarrestabile tra le modalità preferite di contatto tra PA e cittadino (21%). Compie passi in avanti significativi anche l’identità digitale, attivata dal 55% del campione, mentre il 24% possiede sia una carta di identità elettronica sia lo SPID. Tra i servizi digitali guadagnano la prima posizione l’acquisto online e i pagamenti digitali (75%), seguiti dai servizi della PA (56%). Restando in tema di pagamenti verso la PA, chi predilige l’online lo fa per saldare i tributi (50%).

Facilità e semplicità i requisiti più richiesti
Ottima anche la percezione del fenomeno della digitalizzazione, vista come un processo di semplificazione (48%), e dello smart working, che viene avvertito come un’opportunità per rendere l’organizzazione del lavoro più flessibile e moderna (73%), e come mezzo per favorire l’integrazione delle categorie più fragili (84%). A tal proposito, e per mettere a sistema tutto ciò che è stato fatto finora, per il 90% degli italiani è necessario un ampio piano nazionale di cultura digitale, la cui caratteristica predominante deve essere la facilità e semplicità di utilizzo (35%).

Cresce la consapevolezza di cittadini, istituzioni e imprese

“È arrivato il momento di rendere popolare il digitale nel nostro Paese, la pandemia ha acceso un riflettore enorme: è cresciuta la consapevolezza di cittadini, istituzioni, imprese, e ora serve un salto di qualità per rendere strutturale il cambiamento – spiega Francesco Di Costanzo, presidente della Fondazione Italia Digitale -. Oggi c’è voglia di accelerare e la richiesta di digitale è sempre più forte”.
Secondo Livio Gigliuto, membro del cda della Fondazione Italia Digitale, “Il ruolo salvifico del digitale durante la pandemia sembra aver sconfitto la diffidenza degli italiani”. Non solo acquisti online e videochiamate, quindi, gli italiani ora affidano al digitale anche certificati e tributi. E chiedono “un grande piano di cultura digitale che parta da due obiettivi – sottolinea Gigliuto – semplicità di utilizzo e sicurezza”.

Investimenti finanziari, se green e responsabili piacciono di più

Gli italiani apprezzano gli investimenti, meglio se green e responsabili. Il 63,4% di loro conosce gli strumenti finanziari Esg (Environmental, Social, Governance) basati su criteri di investimento responsabile, e il 52,5% sarebbe interessato a ‘metterci soldi’. Nelle scelte di investimento l’opzione green poi piace al 63,9% degli italiani, che considera gli strumenti Esg un’opportunità per investire bene, e dare prova dei valori nei quali si crede. Anche per i consulenti finanziari gli investimenti responsabili attirano più di prima. Secondo l’82,4% la clientela è molto o abbastanza interessata ai prodotti Esg, il 76,9% nota una maggiore attenzione rispetto al periodo pre Covid-19 e il 68,3% li propone con più frequenza. Si tratta di alcuni risultati emersi dal Rapporto ‘Gli italiani e la finanza sostenibile, per andare oltre la pandemia’, realizzato dal Censis in collaborazione con Assogestioni, l’Associazione italiana del risparmio gestito.

Il green deve essere autentico e verificato

Gli italiani temono però il greenwashing. Per l’84,6% servono regole condivise a livello europeo, e strumenti come l’adozione di marchi con cui gli investitori possano identificare i prodotti finanziari green. L’80,8% introdurrebbe penalizzazioni per le aziende, o i fondi di investimento, che non rispettano le finalità ambientali e sociali indicate, dando anche la possibilità agli investitori di recedere dall’investimento. Anche per i consulenti finanziari occorre uno scatto in avanti in termini di autenticità e verificabilità, in particolare, creando a livello europeo un sistema di regole chiare con cui identificare i prodotti Esg (49,6%), attivando parametri con cui misurare il rispetto delle finalità ambientali, sociali e di governance (42,9%), e aumentando la trasparenza nelle informazioni e nei regolamenti (26,9%).

La sostenibilità è soprattutto ambientale

Per la maggioranza degli italiani investire in modo responsabile significa soprattutto tutelare l’ambiente. Per il 52,1% il criterio ambientale si conferma infatti come il più importante, mentre il 26,2% indica il sociale, e il 21,7% la governance.
Ancora più netta è la prospettiva dei consulenti finanziari: per il 90,7% l’ambito Esg più attrattivo per la clientela è quello ambientale (per il 6,3% l’ambito sociale e il 3% la governance). Ma avvicinare gli investitori a un’idea di sostenibilità che integri ambiente, sociale e governance è la sfida che la finanza deve vincere per contribuire all’evoluzione sostenibile.

Come ampliare la diffusione dei prodotti Esg tra gli investitori?

L’81,2% degli italiani è favorevole all’introduzione di agevolazioni e incentivi, e per il 72,5% è strategico il ruolo della consulenza finanziaria nel promuovere gli investimenti Esg. Per il 75,7% dei consulenti finanziari invece serve una formazione ad hoc sugli investimenti Esg per presentarli al meglio alla clientela. Di fatto, per virare verso gli investimenti responsabili le risorse non mancano. Nel primo trimestre del 2021 il portafoglio delle attività finanziarie delle famiglie è arrivato a quasi 4.900 miliardi di euro, con un aumento del 10,9% in termini reali rispetto allo stesso periodo del 2020. Nello stesso periodo la liquidità delle famiglie è aumentata di 85,5 miliardi di euro (+5,7%), toccando la cifra record di 1.600 miliardi.

Transazioni, il 64% delle persone è interessato a una valuta digitale nazionale

Una valuta digitale nazionale? Perché no. Anzi, sì per il 64% degli adulti. A svelare questo interessa da parte dei cittadini nei confronti di una forma di valuta digitale gestita dalle banche centrali è un nuovo report realizzato dalla società di deep tech Guardtime, svolto in dieci paesi, tra cui le principali economie europee e asiatiche, oltre agli Stati Uniti e agli Emirati Arabi Uniti. In base ai dati emersi, si scopre che il 64% degli individui sarebbe interessato a utilizzare una valuta digitale lanciata dalla banca centrale e dal governo del proprio paese. Solo il 10% degli intervistati ha affermato che non utilizzerebbe mai una valuta digitale della banca centrale (CBDC). Un terzo degli adulti intervistati sarebbe favorevole alla conversione dei propri risparmi in CBDC entro un mese e il 26% lo farebbe entro sei mesi. Solo l’11% afferma che non convertirebbe mai i risparmi in un CBDC. Per quanto riguarda lo stipendio, invece, circa il 30% degli intervistati si mostra favorevole alla possibilità di riceverne il pagamento in CBDC entro un mese e un altro 27% sarebbe disponibile alla transizione nell’arco di sei mesi. Pochi gli scettici in merito alla novità: solo il 12% del campione intervistato, infatti, non vorrebbe mai essere pagato con questa forma di valuta.

I vantaggi percepiti dagli utenti

Quali sarebbero i vantaggi dell’adozione di una valuta digitale nazionale secondo i cittadini intervistati? In primo luogo, questa assicurerebbe comodità per le transazioni anche internazionali, accesso finanziario e lotta alla criminalità in prima battuta. Gli aspetti che invece sembrano preoccupare di più sono soprattutto la privacy sulle transazioni,  seguita dalla facilità d’uso, soprattutto a livello internazionale e quando non è disponibile una connessione Internet.

Come si stanno muovendo le banche centrali

Comunque sia, resta il fatto che la banche centrali dei vari paesi si stanno muovendo nella direzione della creazione di una valuta digitale nazionale. Una recente ricerca della Banca dei regolamenti internazionali mostra come l’86% delle istituzioni governative stia effettivamente studiando soluzioni in questo senso, il 60% stia già sperimentando la tecnologia e il 14% sia già in fase di implementazione di un progetto pilota. Sicuramente la recente pandemia ha contribuito a digitalizzare l’economia e le persone hanno di conseguenza mostrato una maggiore attenzione e un maggiore interesse anche nei confronti del lancio di valute digitali da parte delle banche centrali: non ci resta che attendere i prossimi sviluppi.

Smart working, così 400.000 fuori sede sono tornati a casa

Gli ultimi mesi, con l’avvento e la diffusione del lavoro da remoto, hanno portato una rivoluzione anche sotto il profilo abitativo. Lo smart working, infatti, ha rappresentato per moltissimi individui una preziosa opportunità per riorganizzare la propria vita. Ovviamente, la categoria che più delle altre ha beneficiato di questa opzione è quella dei lavoratori fuori sede. I numeri sono importanti: secondo una recentissima indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, negli ultimi 12 mesi il 20% dei fuori sede, ovvero circa 400.000 persone, ha fatto leva proprio sul remote working per cambiare città. Tra questi, il 75% ha scelto di tornare nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa da quella natale e da dove si trova la sede dell’azienda. Ancora, questo fenomeno ha connotazioni diverse a seconda delle Regioni, con una mobilità maggiore da parte del lavoratori del Sud.

Le differenze territoriali

In alcune regioni, soprattutto nel Mezzogiorno, sono in numero decisamente maggiore i lavoratori che ritornano rispetto a quelli che partono: è il caso della Sardegna (+40%), così come della Sicilia (+27%) e della Calabria (+21%). Dal punto di vista della popolazione e dell’occupazione, invece, l’area urbana più popolosa presenta un saldo negativo, ovvero il numero di smart worker che escono dall’area è superiore a quello di chi rientra: ad esempio, Lombardia (-2%) , Piemonte (-10%) e Lazio (-20%). L”indagine mostra poi un’ulteriore tendenza: sono numerosi gli smart worker che decidono di trasferirsi da una grande città in un centro più piccolo, ma sempre nell’area in cui si trova l’azienda per cui lavorano. Il trend si riscontra in particolare in Lombardia e nel Lazio. 

Le motivazioni del cambiamento

La principale ragione per cui i lavoratori si spostano è prettamente economica. Se è vero che la retribuzione media degli “smart worker di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima -da lavoratore fuori sede – non poteva. Questa potrebbe essere anche la motivazione che spinge sei smart worker su dieci a dichiarare di non voler tornare a fare i fuori sede con casa in affitto, ma di voler continuare a lavorare da remoto.

Ripresa post Covid, viaggi, business, matrimoni e sport

Quali sono gli interessi degli italiani in uscita dalla pandemia? Rispetto a febbraio 2021 a maggio l’umore dei naviganti in Rete mostra un maggior interesse per fare business (+5% vs -4,8%%) e viaggiare (+4% vs -0,6%), le note dominanti negli italiani del post pandemia. Nello stesso tempo matrimonio (+11% vs -6,6%) e maternità (+1% vs -10,1%) tornano a essere tematiche sentite. Questa è la fotografia restituita dal Report trimestrale dell’Osservatorio SevenData–ShinyStatTM, il progetto nato con l’obiettivo di analizzare l’andamento degli interessi degli italiani sul Web. ShinyStatTM, infatti, grazie a un’ampia diffusione dei propri strumenti di web analytics sul mercato italiano, ha un punto di osservazione privilegiato su tali trend.

Gli italiani hanno voglia di tornare a fare business

Tutti gli indicatori di interesse verso tematiche business e aziendali, sono in forte crescita rispetto all’osservazione di febbraio 2021, da Finance (+ 19% vs -12,8%) a banking (+ 9% vs -11,6%) a investimenti (+18% vs -2,2%), ma nache financial news (+43% vs -26%), business news (+23% vs +1,1%), accounting & auditing (+43% vs – 14,9%), trade association (+62% vs -15,1%), small business (+17% vs +2,7%), legal (+77% vs +5,5%), business operations (+19% vs +15,1%) e business services (+60% vs +11,1%). Dati che mostrano come gli italiani abbiano voglia di tornare a fare business.

Infrangere le anguste pareti dei lockdown

Nello stesso tempo risulta in crescita il desiderio di evadere. L’interesse verso i siti di agenzie viaggio (+40% vs +15,5%), spiagge e isole (+33% vs -19,1%), barche (+18% vs -7%), parchi (+17% vs – 32,1%), crociere e charters (+4% vs -17,6%), viaggi aerei (+12% vs -25,6%), parcheggi in aeroporto (+13% vs -27,6%), hotels&accomodations (+18% vs -4,7%) testimoniano infatti una chiara tendenza degli italiani a volere infrangere le anguste pareti dei lockdown. Quello che emerge è soprattutto il bisogno di stare a contatto con la natura. In accelerazione si evideziano tematiche come Camper (+97% vs -7,2%), ciclismo (+63% vs +1,4%), laghi e fiumi (+25% vs -12,9%), Motociclette (+26% vs -3,6%), piscine & Spa (+23% vs -12,5%), Running & Walking (+16% vs +3,3%).

Più calcio, meno sports betting

Grazie all’effetto Europei, accelera ulteriormente l’interesse verso il calcio (+40% vs +32,2%) e si registra una decisa frenata nel calo d’interesse verso lo sports betting (-3% vs -86%), in concomitanza al moltiplicarsi degli eventi sportivi (+50% vs +6%). Torna poi attuale la questione ambientale (+13% vs -26,2%). Dal punto di vista dei settori economici, risulta in frenata l’interesse verso i siti automotive (-14% vs +5,1%), vendite auto (-14% vs +3,5%) e le voci connesse, come assicurazioni (-3% vs +17,8%), rilascio di patenti (+1% vs +23,1%) e manutenzione (-8% vs +11,6%). Tiene, seppur cedendo qualche punto, il real estate (+13% vs +17,9%). Ancora in territorio negativo l’interesse verso lo shopping (-11% vs -8,5%) ma il fashion riprende ossigeno (+27% vs -20,7%).