Giovani e lavoro in Italia: più occupazione ma meno imprese under 35

Il tema del lavoro è una delle maggiori criticità che il nostro Paese deve affrontare, soprattutto per quanto riguarda l’occupazione delle generazioni più giovani. Ma quali sono i “numeri” reali? Innanzitutto va premesso che il mercato del lavoro italiano sta attraversando un cambiamento importante. Mentre la popolazione giovanile tra i 18 e i 34 anni si riduce, si osserva un incremento dell’occupazione giovanile alle dipendenze. Parallelamente, però, cala il numero di giovani imprenditori.

A sottolineare questa dinamica è stato Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, durante un evento organizzato in collaborazione con Almalaurea, dedicato all’orientamento, alla nascita di nuove imprese e all’inserimento lavorativo.

“Persi” un milione di ragazzi fra i 18 e i 34 anni 

Tra il 2011 e il 2024, l’Italia ha perso circa un milione di giovani nella fascia 18-34 anni. Questo calo demografico ha avuto un impatto diretto anche sull’imprenditorialità: il numero di imprese guidate da under 35 è diminuito del 31%.

Inoltre, la quota di nuove imprese fondate da giovani è passata dal 34,6% del totale nel 2011 al 27,8% nel 2024. Una tendenza che segnala difficoltà concrete nel fare impresa, soprattutto per le nuove generazioni.

Più lavoratori dipendenti

Nonostante le difficoltà imprenditoriali, si registra un dato positivo sul fronte occupazionale. Dal 2015 al 2024, il numero di giovani lavoratori dipendenti (principalmente a tempo pieno) è aumentato di ben 640mila unità.

Questo suggerisce una crescente preferenza per percorsi di lavoro più stabili e strutturati, rispetto alla scelta, più incerta, di mettersi in proprio.

Le barriere all’imprenditorialità giovanile

Secondo un’indagine di Unioncamere, quasi l’80% dei giovani imprenditori segnala ostacoli nella fase di avvio di un’impresa. Tra questi, le maggiori difficoltà riguardano le complesse procedure amministrative.

Più di un giovane imprenditore su due indica la burocrazia come uno dei principali freni. Diventa quindi fondamentale rafforzare le politiche di supporto all’imprenditorialità giovanile.

Strumenti a sostegno dei nuovi imprenditori

Per rispondere a queste criticità, Unioncamere ha sviluppato il Servizio Nuove Imprese (SNI), una piattaforma che offre informazioni, strumenti e opportunità pensate per chi intende avviare un’attività. L’obiettivo è accompagnare aspiranti e neoimprenditori lungo il percorso della creazione d’impresa, riducendo gli ostacoli iniziali.

Start-up innovative in crescita

Una nota positiva arriva dal fronte dell’innovazione: le imprese tecnologiche e le start-up innovative sono in forte espansione. Tra il 2016 e il 2024, il numero di start-up innovative registrate è più che raddoppiato, passando da meno di 6.000 a oltre 12.000, con una crescita del +111,6%.

Un segnale incoraggiante, che evidenzia la vitalità di un segmento imprenditoriale giovane, dinamico e orientato al futuro.

Sanità pubblica: crescono (poco) i fondi, ma resta il gap con il PIL

La spesa sanitaria italiana mostra qualche segnale di lieve miglioramento, ma senza reali cambiamenti. È quanto emerge dal Documento di Finanza Pubblica (DFP) approvato dal Governo il 9 aprile, analizzato dalla Fondazione GIMBE.

“La quota di ricchezza nazionale destinata alla sanità resta insufficiente”, commenta Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione, sottolineando come il cronico sottofinanziamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non accenni a migliorare.

Analisi indipendente sui numeri del DFP

Per evitare interpretazioni di parte, la Fondazione GIMBE ha condotto una verifica autonoma dei dati, confrontando le previsioni del DFP 2025 con quelle del Piano Strutturale di Bilancio di Medio Termine (PSBMT) 2025-2029.
Le analisi si riferiscono ai consuntivi 2024, alle previsioni 2025 e alle stime per il triennio successivo.

PIL in frenata e incertezze all’orizzonte

Secondo il DFP, la crescita del PIL reale nel 2024 si attesta allo 0,7%, inferiore di 0,3 punti rispetto alle previsioni iniziali.

Per il 2025 la crescita stimata si riduce drasticamente allo 0,6%, mentre per il 2026 e il 2027 il tasso sale allo 0,8%, pur restando sotto le aspettative precedenti.
“Le nuove stime evidenziano una revisione al ribasso”, avverte Cartabellotta, “in un contesto internazionale caratterizzato da grandi incertezze economiche”.

Spesa sanitaria: un aumento solo apparente

Nel 2024, la spesa sanitaria è salita a 138,3 miliardi di euro (+4,9% rispetto all’anno precedente), raggiungendo il 6,3% del PIL.
Più della metà dell’incremento, però, deriva da maggiori costi per il personale, dovuti principalmente ai rinnovi contrattuali.

Nel 2025, la spesa prevista toccherà i 143,4 miliardi (+3,6%), mantenendo il rapporto spesa/PIL al 6,4%. Una tendenza che resterà stabile anche nel triennio successivo, con lievi incrementi assoluti ma nessun aumento proporzionale rispetto al PIL.

Riforme in vista, ma senza risorse adeguate

Il DFP 2025 prevede 32 provvedimenti collegati alla prossima Legge di Bilancio, di cui due specifici per la sanità: il potenziamento dell’assistenza territoriale e il riordino delle professioni sanitarie.
“Sono iniziative importanti”, osserva Cartabellotta, “ma difficili da realizzare senza nuove risorse, in un contesto segnato da carenze di personale e da condizioni di lavoro sempre più critiche”.

La Sanità pubblica non è una “priorità per il Paese”

Secondo GIMBE, nonostante il lieve aumento di fondi, la sanità pubblica italiana rimane ampiamente sottofinanziata.
“Il DFP scongiura nuovi tagli, ma conferma che la sanità non è ancora una priorità per il Paese”, conclude Cartabellotta.

Ristorazione Collettiva: in Italia supera i 4,4 miliardi di euro

Nel 2023, pur avendo recuperato i valori di fatturato pre-pandemia e mantenendo invariato il livello occupazionale, il settore della ristorazione collettiva vede i propri margini d’impresa drasticamente ridotti dai costi crescenti di materie prime alimentari ed energia.

Attraverso il lavoro di 100.000 addetti, di cui l’80% donne, le 1000 aziende della filiera garantiscono ogni anno 780 milioni di pasti destinati a milioni di studenti di tutte le età, pazienti, lavoratori e persone in difficoltà, svolgendo un ruolo cruciale per la salute pubblica e l’inclusione sociale.
Emerge da ‘Sfide e Opportunità per la Ristorazione collettiva in Italia’, la ricerca commissionata da Oricon e realizzata da Nomisma.

L’EBITDA margin scende al 3%

A fronte di un fatturato di circa 4,5 miliardi di euro (2023) la ricerca mostra una diminuzione dei margini di impresa con un risultato operativo del -69% rispetto al 2018 e una riduzione dell’EBITDA margin dal 6% (2018) al 3% (2023).
Le cause riguardano l’impatto di alcuni fattori quali l’aumento dei costi di produzione dovuto ai trend macroeconomici, il cambiamento demografico e le nuove abitudini alimentari degli italiani.

Le crescenti richieste cui il settore deve rispondere, anche in termini di sostenibilità ambientale e sociale, se non supportate da un impianto normativo nazionale, regionale e locale si traducono in una continua erosione dei margini d’impresa, soprattutto nei segmenti in cui la quota di appalti pubblici è più elevata.

Le cause di un settore in difficoltà

Tra le principali cause delle difficoltà del settore, rientra anche la necessità di conciliare la qualità del servizio con l’efficienza economica, soprattutto nel soddisfare i criteri definiti dagli appalti pubblici, dove i budget sono limitati e i prezzi fissi rispetto alla significativa volatilità e all’incremento dei costi.

Se confrontati con quelli della ristorazione commerciale i risultati operativi delle aziende di ristorazione collettiva denotano un aumento dei costi per le materie prime e del personale, che non si è tradotto in un paragonabile aumento dei ricavi a causa della rigidità dei prezzi.

I costi del cambiamento sono a carico delle imprese

Al contempo, il quadro normativo all’interno del quale si muovono le aziende della ristorazione collettiva impone quantità e qualità delle materie prime da utilizzare, ma non contempla l’adeguamento dei prezzi a carico delle PA in caso di significativi aumenti dei costi.

“Evitare che le imprese siano gli unici attori del sistema della ristorazione collettiva a sostenere i costi del cambiamento è un’azione necessaria per far sì che il settore possa continuare a erogare i propri servizi e garantire continuità occupazionale e qualità – commenta Sara Teghini, Senior Advisor Nomisma -. La rigidità delle regolamentazioni in ampi segmenti del mercato della ristorazione collettiva ha impedito la messa in campo di strategie di adeguamento dell’offerta, che hanno avuto ripercussioni non solo sui margini operativi delle imprese, ma anche sul raggiungimento effettivo del servizio in termini sociali, di sostenibilità e soddisfazione del welfare degli utenti finali”.

Lo shopping nel 2025 riscrive le regole del retail

Nel 2025, l’accelerazione digitale accresce l’accessibilità di esperienze e beni di consumo, ma allo stesso tempo, le incertezze economiche ridimensionano le aspirazioni del consumatore. Tornano quindi a guadagnare appeal alternative low-cost e lusso second-hand, e la conferma dell’autenticità dei marchi oggi dev’essere garantita in caso di spesa mirata.

Non è un caso che il Buy now Pay later sia fra le modalità di acquisto predilette da Millennials e GenZ. Un dato, questo, che certifica il passaggio verso una nuova flessibilità finanziaria, dove lo shopper diventa sempre più selettivo e prudente, favorendo una vera e propria ‘riscrittura delle regole del retail’.
Sono alcune evidenze emerse da ‘The State of Shopping 2025’, l’analisi sviluppata da Scalapay sulla base dei dati forniti da Casaleggio Associati. 

Torna l’esperienza d’acquisto nei negozi fisici

Le statistiche tracciano una rotta chiara: nel 2024 il 65% dei consumatori ha privilegiato brand economici e il 57% ha cercato sconti online.
Privacy e autenticità ora rappresentano due pilastri dell’acquisto, indispensabili per far fronte alle truffe alimentate da AI e deepfake, una delle principali preoccupazioni per il 79% degli shopper.

Torna quindi l’esperienza d’acquisto nei negozi fisici, dove scovare le occasioni di persona, ma guadagna terreno anche l’e-commerce.
I volumi di vendita maggiori sono rappresentati dai viaggi (22,8% della spesa totale) e dalla moda (18,3%), con una netta preferenza per mezzi finanziari che garantiscano il controllo immediato della spesa. Le carte prepagate (45%) prevalgono sulle carte di debito (36%), riducendo il ricorso alle carte di credito (19%).

Quali sono gli elementi chiave per conquistare i consumatori?

I consumatori più dinamici sono concentrati in particolare in tre regioni, Lombardia (15%), Campania (13%) e Lazio (11%), con i rispettivi capoluoghi alla guida delle attività di consumo.

“L’innovazione nei metodi di pagamento, la fiducia digitale e l’esperienza d’acquisto personalizzata sono oggi elementi chiave per conquistare i consumatori – ha dichiarato Simone Mancini, ceo di Scalapay -. Il nostro impegno è supportare retailer e consumatori con soluzioni che rendano lo shopping più accessibile e sicuro, rispondendo alle nuove abitudini di consumo”.

Iper-personalizzazione, esperienze immersive, scelte sostenibili

Tre le linee di sviluppo previste per l’immediato futuro rientrano iper-personalizzazione, esperienze immersive e scelte sostenibili, guidate da investimenti in tecnologie anti-frode per costruire ecosistemi digitali sicuri, e scelte di ‘dupes’ e ‘resale’ come bilanciamento a un iperlusso sempre meno accessibile.

Ua ulteriore tendenza, riferisce Askanews, riguarda il riconoscimento dell’Intelligenza artificiale quale strumento ideale per identificare i prodotti più in linea col proprio profilo.

Alimentazione e sostenibilità: le scelte degli italiani

La sostenibilità alimentare è un tema che sta sempre più a cuore agli italiani. Un’indagine condotta da Consumerismo No Profit per Findus rivela che il 68% dei consumatori considera la sostenibilità un aspetto rilevante nelle proprie scelte d’acquisto e per il 20% rappresenta addirittura un criterio fondamentale nella selezione dei prodotti alimentari.

Come cambiano le abitudini di acquisto

Negli ultimi dieci anni, il 66% degli italiani ha aumentato la propria attenzione verso i prodotti certificati sostenibili, e il 20% li cerca attivamente al supermercato.

La lettura delle etichette è sempre più diffusa: il 46% dei consumatori controlla spesso la provenienza e la filiera dei prodotti, mentre il 26% lo fa regolarmente.

Prodotti certificati: la discriminante è il prezzo

Nonostante l’interesse per la sostenibilità, l’aspetto economico resta comunque determinante. Solo il 12% degli italiani sceglie sempre prodotti certificati, mentre il 71% li acquista occasionalmente, approfittando di sconti e promozioni. Questo dato indica sì una crescente sensibilità, ma anche la necessità di rendere questi prodotti più accessibili.

La sostenibilità nel settore ittico

Per quanto riguarda i prodotti ittici, il 64% degli italiani valuta prioritario il criterio della freschezza e della qualità, seguito dalla provenienza (59%) e dal prezzo (51%).

Un altro dato interessante, riporta Adnkronos, è che le certificazioni di sostenibilità stanno acquisendo sempre più rilevanza, tanto che il 26% dei consumatori le considera un elemento chiave nella scelta del pesce.

Verso un consumo più responsabile

Aumenta quindi l’attenzione degli italiani verso la sostenibilità alimentare, un indicatore di un cambiamento positivo. Sebbene il prezzo rappresenti ancora un ostacolo, la trasparenza e la responsabilità ambientale stanno diventando criteri sempre più considerati nelle scelte d’acquisto.

Per favorire un consumo più sostenibile, sarà essenziale informare e incentivare i consumatori a fare scelte più consapevoli.

TikTok: nuove funzioni per un’esperienza digitale più sicura

TikTok ha annunciato nuove funzionalità volte a migliorare il controllo del tempo trascorso sulla piattaforma, offrire maggiore trasparenza sulle interazioni sociali degli adolescenti e favorire una disconnessione più consapevole nelle ore serali.

Queste novità rafforzano il Collegamento Familiare, l’iniziativa avviata ormai cinque anni fa al fine di garantire un ambiente online più sicuro per i giovanissimi.

Un supporto più efficace per genitori e tutori

Le nuove funzioni sono state sviluppate con il contributo di esperti e delle famiglie per rispondere alle esigenze di un utilizzo più equilibrato della piattaforma.
L’obiettivo è fornire ai genitori strumenti personalizzabili per monitorare e gestire l’esperienza digitale dei propri figli, senza compromettere la loro autonomia.

Regolazione del tempo di utilizzo

Tra le principali innovazioni c’è la possibilità di impostare pause programmate per limitare l’accesso all’app in determinati momenti della giornata.
Lo strumento, riferisce Ansa, consente ai genitori di stabilire fasce orarie in cui TikTok non sarà accessibile, aiutando così gli adolescenti a bilanciare meglio il tempo trascorso online con altre attività.

Controllo delle interazioni sociali

Un’altra novità riguarda la possibilità per i genitori di visualizzare chi segue i propri figli, chi li segue a loro volta e quali account sono stati bloccati.

La funzione offre una maggiore trasparenza sulle dinamiche sociali all’interno della piattaforma, contribuendo a prevenire interazioni indesiderate.

Segnalazioni più sicure e condivise

Nei prossimi mesi, ogni volta che un adolescente segnalerà un video come inappropriato, potrà contemporaneamente avvisare anche un adulto di fiducia, come un genitore o un tutore, indipendentemente dal fatto che sia collegato al Collegamento Familiare.

SI tratta di un’opzione che garantisce un ulteriore livello di sicurezza nella gestione dei contenuti sensibili.

Promemoria per la disconnessione serale

Per favorire un uso più consapevole della piattaforma nelle ore notturne, TikTok introdurrà un promemoria dedicato agli utenti tra i 13 e i 15 anni. Se l’app viene utilizzata dopo le 22, il feed “Per Te” sarà interrotto da un avviso a schermo intero accompagnato da musica rilassante.

Nelle prossime settimane, verranno inoltre integrati elementi meditativi per incoraggiare ulteriormente la buonanotte.

Vivere a Milano consigli per ottimizzare gli spazi In un appartamento

Milano, città dinamica e ricca di opportunità, presenta un mercato con spazi abitativi tipicamente compatti.

Ottimizzare lo spazio diventa quindi essenziale per vivere al meglio la propria casa, o destinarla all’affitto.

Non è sempre facile, ma possibile trasformare anche il più piccolo appartamento in un ambiente funzionale e accogliente.

Cerchiamo di capire insieme come fare, analizzando diverse soluzioni e idee creative.

L’importanza di un progetto ben definito

Prima di iniziare qualsiasi lavoro, è importante avere un’idea chiara di ciò che si vuole ottenere. Un progetto ben definito è un ottimo punto di partenza.

Valuta attentamente le tue esigenze e il tuo stile di vita. Considera quali sono le tue priorità. Hai bisogno di più spazio per lavorare da casa? Desideri una zona living più ampia per ospitare amici e parenti?

Rispondere a queste domande ti aiuterà a definire gli obiettivi del tuo progetto di ottimizzazione degli spazi.

Soluzioni salvaspazio: gli arredi multifunzionali

Gli arredi multifunzionali sono un’ottima soluzione per guadagnare spazio prezioso. Un divano letto è un classico esempio.

Ma le opzioni sono davvero infinite. Tavoli consolle allungabili, letti a scomparsa, panche contenitore.

Scegli mobili che si trasformano e si adattano alle tue esigenze. In questo modo potrai avere un ambiente versatile e funzionale, senza rinunciare allo stile.

Sfruttare l’altezza grazie a mensole e scaffali a tutta parete

Spesso ci si concentra sulla superficie orizzontale, dimenticando il potenziale dello spazio verticale. Sfrutta l’altezza delle pareti installando mensole e scaffali a tutta parete.

Questi elementi non solo offrono tanto spazio di archiviazione. Possono anche diventare elementi decorativi.

Organizza libri, oggetti e piante in modo creativo. Crea composizioni originali che riflettano il tuo gusto personale.

L’importanza della luce per ampliare visivamente gli spazi

La luce è un elemento fondamentale per creare un ambiente accogliente e spazioso. Sfrutta al massimo la luce naturale.

Utilizza tende leggere e chiare che non ostacolino il passaggio della luce. Evita di posizionare mobili ingombranti davanti alle finestre.

Scegli colori chiari e luminosi per le pareti e i pavimenti. Questi colori riflettono la luce e ampliano visivamente gli spazi.

Soluzioni creative per separare gli ambienti senza muri

In un appartamento piccolo, open space, può essere utile creare delle zone distinte senza dover costruire muri.

Utilizza librerie a giorno, paraventi o tende per separare gli ambienti. Queste soluzioni sono leggere e flessibili.

Ti permettono di modificare la disposizione degli spazi in base alle tue esigenze. Puoi anche utilizzare tappeti di diverse dimensioni e colori per delimitare le aree funzionali.

Ristrutturare: un investimento per il futuro

Se hai la possibilità, considera una ristrutturazione per ottimizzare al meglio gli spazi del tuo appartamento.

Un professionista può aiutarti a ripensare la disposizione degli ambienti e suggerirti soluzioni su misura per le tue esigenze.

Ad esempio, potresti creare un soppalco per ricavare una zona notte aggiuntiva. Oppure potresti trasformare un piccolo ripostiglio in un bagno di servizio.

Considera che i servizi che offrono ristrutturazioni chiavi in mano consentono di non avere il problema di dover contattare e coordinare tutte le maestranze necessarie.

Organizzazione e decluttering: liberarsi del superfluo

Infine, ma non meno importante, è fondamentale mantenere l’ordine e liberarsi del superfluo.

Elimina tutto ciò che non ti serve o che non utilizzi più, organizzando gli oggetti in modo funzionale.

Utilizza scatole, cesti e contenitori per tenere tutto in ordine. Un ambiente ordinato e minimalista trasmette una sensazione di spazio e tranquillità.

Dunque, vivere a Milano in un appartamento piccolo non significa dover rinunciare al comfort e alla funzionalità.

Con un po’ di creatività e ingegno, è possibile trasformare anche il più piccolo spazio in un ambiente accogliente e vivibile.

Ricorda di valutare attentamente le tue esigenze e di partire da quelle, scegliendo soluzioni salvaspazio e sfruttando al massimo la luce naturale.

Surgelati: in Italia consumate 652 mila tonnellate nel 2024

Nel 2024 il consumo di surgelati tra le mura domestiche arriva a quota 652mila tonnellate. Nel 2023 erano 645mila. E cresce il canale Retail, con un aumento a volumi dell’1,3% rispetto al 2023.
Gli alimenti surgelati preferiti dagli italiani? Anche nel 2024 si confermano i vegetali naturali, con oltre 220mila tonnellate consumate, seguiti dalle patate (107mila tonnellate) e i prodotti ittici naturali e panati (96mila tonnellate).

Ma a registrare l’aumento più significativo è il comparto delle pizze surgelate, che con un +3,7% rispetto al 2023 nel 2024 raggiunge un consumo di quasi 66mila tonnellate.
Emerge dai dati di consumo 2024 anticipati dall’Istituto Italiano Alimenti Surgelati (Iias) riferiti alle vendite del canale Retail.

Prodotti dalle qualità intrinseche sempre più apprezzati

Sono dati che indicano un andamento ‘incoraggiante’, sottolinea l’Iias, che conferma come il consumo di prodotti surgelati in Italia negli ultimi anni sia aumentato a un ritmo senza precedenti, per poi stabilizzarsi su livelli elevati. Nel periodo della pandemia gli italiani hanno infatti iniziato a introdurre abitualmente questi prodotti nella propria alimentazione.

“L’aumento segnato nel Retail nel 2024, un canale che da solo rappresenta i due terzi dei consumi complessivi – ricorda Giorgio Donegani, presidente Iias – evidenzia un apprezzamento costante per le qualità intrinseche in questi prodotti, ovvero, praticità, disponibilità, ampiezza e varietà dell’offerta, valenze anti-spreco, gusto, elevati contenuti nutrizionali, e non ultima, la convenienza”.

Vegetali e patate sul podio dei preferiti

Nel 2024 sono i vegetali a confermare la prima posizione nelle vendite. Con 220.497 tonnellate consumate durante il 2024, le verdure surgelate sono cresciute del +2,2% rispetto all’anno precedente. Seguono, al secondo posto, le patate. Con 107.207 tonnellate, pur mantenendo il secondo gradino sul podio, le patate registrano una lieve decrescita (-3,1%) rispetto al 2023, anno in cui i consumi di questi prodotti avevano registrato cifre record, raggiungendo quota 110.532 tonnellate.

Pesce, pizza, piatti pronti o specialità?

Al terzo posto si classifica il pesce surgelato, naturale o panato, che con 95.955 tonnellate registra un incremento del +3,9% rispetto alle 92.372 tonnellate del 2023.

Da evidenziare, nel 2024, la crescita del comparto delle pizze surgelate, che registra l’aumento più significativo in termini percentuali: un +3,7%, pari a un consumo di 65.688 tonnellate.
Anche i piatti pronti surgelati e le specialità salate registrano un trend in crescita nei consumi domestici, riferisce Askanews. I primi crescono infatti del +0,5%, mentre i secondi, del +2,4% sul 2023, per un consumo rispettivamente pari a 66.306 e 31.367 tonnellate.

Furti in casa: con oltre 13.440 casi Roma è la provincia più colpita 

È quanto emerge dalla terza edizione dell’Osservatorio sulla Sicurezza della Casa Censis-Verisure, realizzato con il supporto del Servizio analisi criminale del Ministero dell’Interno: il furto in casa è il reato che suscita maggiore preoccupazione tra gli italiani.
Tanto che per il 48,0% dei cittadini è al primo posto tra i reati che si teme maggiormente di subire.

Ma se il Lazio si posiziona tra le regioni italiane più ‘visitate’ dai ladri d’appartamento, Roma si aggiudica il primo gradino del podio, e diventa la Capitale dei furti in casa.
In pratica, ogni dieci furti commessi in Italia uno avviene nell’abitazione di un cittadino romano. E in questo scenario, il Lazio emerge come una delle regioni più vulnerabili. 

Roma Capitale anche dei furti in abitazione

Con 17.061 furti registrati nel 2023, pari all’11,6% del totale nazionale, e 29,8 furti ogni 10.000 abitanti, la regione del Lazio si posiziona significativamente al di sopra della media nazionale. L’incremento complessivo dei furti in case laziali, il 16,1% in più rispetto al 2022, è ben superiore alla media nazionale (+10,4%).

La situazione risulta poi particolarmente critica nell’area metropolitana di Roma, che con 13.463 furti (31,8 ogni 10.000 abitanti) rappresenta da sola il 9,1% dei casi a livello nazionale, e si conferma la provincia più colpita d’Italia.

Indice di Sicurezza Domestica: Lazio in fondo alla classifica

I dati dell’Osservatorio sulla Sicurezza relativi a Roma esprimono quanto rilevato anche a livello nazionale. Le aree metropolitane sono i territori più esposti al fenomeno, con una concentrazione di casi significativamente superiore rispetto alle zone periferiche.
Quanto all’Indice di Sicurezza Domestica, elaborato da Censis e Verisure, si evidenzia l’ulteriore peggioramento di una situazione già critica.

Con un punteggio di 71,0, nettamente inferiore alla media italiana, pari a 100, il Lazio occupa l’ultimo posto della classifica nazionale, registrando un deterioramento rispetto al già preoccupante 73,8 del 2022.
È un dato particolarmente allarmante, che sottolinea come all’elevato numero di furti si aggiunga una significativa vulnerabilità delle abitazioni.

Prevenzione e tecnologia: la risposta dei cittadini

La terza edizione dell’Osservatorio Censis-Verisure mostra però una consapevolezza sempre più sviluppata degli italiani riguardo l’importanza della prevenzione.
Secondo i dati, l’89,2% degli italiani considera la sicurezza domestica un elemento essenziale per il proprio benessere, e il 50,1% prevede di investire di più in sistemi di protezione nei prossimi anni.

Il 64,7% degli italiani ritiene, infatti, necessario disporre di un sistema d’allarme integrato, in grado di anticipare e neutralizzare i pericoli.
Oltre alla protezione contro le intrusioni, si diffonde poi anche l’esigenza di dispositivi per la sicurezza della persona. Il 25,5% degli italiani teme infatti gli incidenti domestici, e il 37,7% ha paura di sentirsi male in casa senza possibilità di ricevere soccorso.

Intelligenza Artificiale: in Italia vale 1,2 miliardi di euro, +58%

Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano: in Italia nel 2024 il mercato dell’Intelligenza artificiale ha raggiunto un nuovo record, toccando quota 1,2 miliardi di euro, con una crescita del +58% rispetto al 2023.
A trainare lo sviluppo sono soprattutto le sperimentazioni che utilizzano la Generative AI, che rappresentano il 43% del valore, mentre il restante 57% è costituito in prevalenza da soluzioni di AI tradizionale.

Guardando alla spesa media per azienda, i settori più attivi risultano Telco&Media e Insurance, seguiti da Energy, Resource&Utility e Banking&Finance, ma si segnala anche una forte accelerazione del GDO&Retail.
Quanto alla Pubblica Amministrazione, oggi pesa il 6% del mercato, ma il tasso di crescita supera il 100%.

Il 59% delle grandi aziende ha attivato un progetto AI

Le imprese italiane si stanno avvicinando all’AI più lentamente rispetto agli altri Paesi europei oggetto dell’indagine (Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Regno Unito, Spagna). Rispetto a una media europea dell’89%, ad avere almeno valutato un progetto è l’81% delle grandi imprese italiane, mentre ha già un progetto attivo il 59%, in questo caso all’ultimo posto tra i Paesi analizzati (69% media europea).

Ma chi già utilizza l’AI, in un caso su quattro ha già progettualità a regime.
Il 65% delle grandi aziende attive nell’AI sta sperimentando anche nel campo della Generative AI, soprattutto per sistemi conversazionali a supporto degli operatori interni.

Ai primi posti per utilizzo di GenAI

In relazione agli aspetti etici e alla compliance delle iniziative di AI, con particolare riferimento all’AI Act, il percorso è ancora lungo. Solo il 28% delle grandi realtà attive ha adottato misure concrete, e il 52% dichiara di non aver compreso a pieno il quadro normativo.

Detto questo, l’Italia è ai primi posti nell’utilizzo di strumenti di GenAI pronti all’uso. Il 53% delle grandi aziende ha acquistato licenze di strumenti di GenAI (principalmente ChatGPT o Microsoft Copilot), più di Francia, Germania e Regno Unito.
E il 39% delle grandi imprese che utilizzano questi strumenti ha riscontrato un effettivo aumento della produttività. Un ulteriore 48%, però, non ha ancora valutato in modo quantitativo gli impatti.

“La vera sfida è appena cominciata”

Le grandi aziende italiane si mostrano consapevoli dei rischi di un utilizzo non governato. In più di 4 aziende su 10 sussistono linee guida e regole per l’utilizzo, e il 17% vieta l’uso di tool non approvati per evitare logiche di Shadow AI.

In generale, “L’Italia ha tra i suoi punti di forza – commenta Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio – un’attività di ricerca di valore e un mercato in forte espansione. Tuttavia, persistono difficoltà nel far crescere realtà imprenditoriali innovative, nell’adozione da parte delle Pmi e nella lenta integrazione della PA. Sono in aumento corsi universitari e ITS con percorsi sulle tecnologie AI, e i cittadini italiani hanno ormai una conoscenza diffusa, ma molto superficiale, dell’Intelligenza artificiale. La vera sfida, quella della trasformazione abilitata dalle nuove capacità delle macchine, è appena cominciata”.