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Visitare Monza e la Brianza

Una delle zone più belle da visitare in Italia è sicuramente quella di Monza e Brianza. Qui i paesaggi e la natura si fondono in una armonia di forme e colori che sembrano essere quasi surreali, un’atmosfera magica che spinge ogni anno migliaia di turisti a venirla a visitare. Questo meraviglioso territorio regala allo stesso tempo la possibilità di immergersi nel bellissimo centro storico di Monza, famoso per il suo patrimonio storico, architettonico e culturale che vede nel Duomo l’edificio di maggiore interesse e fama. 

Trascorrere una vacanza in zona è quindi un’ottima scelta per andare alla scoperta della sua natura ma al tempo stesso della storia del luogo, sia che si viaggi in famiglia che tra amici. Il luogo ideale in cui fare base ed avere la possibilità di raggiungere facilmente qualsiasi meta nei dintorni è sicuramente Monza, città storicamente legata al mondo dei motori ma che offre al turista anche una varietà di parchi e aree verdi da visitare, luoghi di interesse storico e tantissime attività all’aperto.

L’ Over Motel è un motel Monza 4 stelle di recente apertura, dagli ambienti eleganti e finemente arredati, in posizione ideale per esplorare la zona o raggiungere Milano. Una struttura accogliente e confortevole che coccola i propri clienti donando loro tutto il relax e la tranquillità di cui hanno bisogno. Il centro benessere della struttura è l’ideale per concedersi una pausa rigenerante e rinfrancante: un buon bagno caldo in idromassaggio, una sauna ed una atmosfera rilassante elimineranno certamente le tossine e doneranno nuove energie. Per chi desidera rilassarsi e condividere questo momento esclusivamente con il proprio partner, l’Over Motel offre delle meravigliose wellness suite, che presentano un hammam privato da utilizzare a piacimento e che include una piscina con idromassaggio da 4 posti ed un solarium, giusto quel che ci vuole per aggiungere al proprio soggiorno anche un contorno di magia e benessere.

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Robot da cucina: info utili

Molte persone sono confuse riguardo ai robot da cucina. Cercano tra le offerte elettrodomestici e conoscono le loro funzioni di base, ma quello che non sanno è che questi dispositivi hanno più funzioni di quello che immaginano.

Un robot da cucina esegue infatti i compiti più laboriosi e noiosi in cucina, così tu puoi prenderti cura della parte più bella…cioè cucinare.

La funzione principale di questo tipo di robot è quella di “trasformare gli ingredienti”. Quello che fai con le tue mani, con un coltello o altro utensile, il robot lo fa meglio di te e in molto meno tempo.

Le principali attività eseguite dai robot da cucina sono quelle di tritare carne, verdure, patate e persino semi e noci. Possono inoltre sminuzzare e grattugiare verdure, formaggi, ecc. In base agli accessori in dotazione puoi fare tutti i tipi di tagli (cubetti, julienne, giardiniere …) nonché impastare. Puoi preparare basi di pizza, torte e qualsiasi dessert in pochi minuti. È possibile inoltre sbattere le uova, preparare la panna montata o montare le salse, ad esempio, o addirittura preparare una frittata.

Ecco quali sono i parametri in base ai quali scegliere il tuo robot da cucina:

Capacità

Uno degli aspetti principali da valutare nell’acquisto di un robot da cucina è la capacità. Più la famiglia è numerosa, più sarà necessario un macchinario con una certa capienza. Dovresti anche considerare che maggiore è la capacità, maggiore è lo spazio che si andrà ad occupare nella tua cucina.

Potenza

Questa caratteristica è una delle più importanti. La potenza del robot da cucina deve essere proporzionata al tipo di lavoro che intendi fargli fare. Un robot con una potenza non sufficiente non sarà ad esempio in grado di svolgere lavori più impegnativi come impastare una certa quantità di ingredienti, per cui meglio valutare con calma. Al contrario, acquistare un robot da cucina con una potenza sovradimensionata rispetto l’utilizzo che si intende farne comporterà una spesa maggiore non necessaria.

Sicurezza

Un aspetto da non sottovalutare è quello legato alla sicurezza. Se è vero che la maggior parte dei robot dispone già di buoni sistemi di sicurezza, è importante sceglierne uno che abbia piedini antiscivolo, ancoraggio di sicurezza e protezione del motore in caso di surriscaldamento.

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L’acciaio inox in bagno, innumerevoli vantaggi

Nei bagni pubblici, e per pubblici intendiamo quelli di aziende, ristoranti, hotel, negozi, palestre ed ogni ambiente dove la frequentazione è elevata e continua, spesso la qualità degli accessori installati è ampiamente trascurata. La plastica, o l’ABS, è di gran lunga più economica di altri materiali che invece possono garantire una resa ed una durata (oltre che un’estetica) nettamente migliori. Un esempio sono gli accessori bagno acciaio inox di Mediclinics, acquistabili anche sullo shop online.

L’acciaio inox, che non è altro che acciaio legato a nichel e cromo, presenta caratteristiche di grande resistenza alla corrosione ed all’ossidazione. Resiste a temperature estremamente elevate (fino a 300 gradi), è resistente all’acqua ed all’umidità, ed inattaccabile dagli acidi organici: ecco perché la sua installazione in un ambiente come il bagno, soggetto ad un continuo utilizzo con acqua e sostanze chimiche di vario genere (non ultime quelle depositate sulle mani degli utenti), è un esempio di grande attenzione all’igiene ed alla cura dell’ambiente.

Accessori per il bagno in acciaio inox necessitano di una manutenzione quasi trascurabile, presentano un aspetto più curato, durano a lungo e sono molto più igienici della plastica o del normale acciaio di qualità inferiore: l’investimento è senz’altro superiore inizialmente, ma viene poi ampiamente ripagato proprio da queste caratteristiche. Senza contare il design: i prodotti Mediclinics, ad esempio, tra i quali dispenser vari, asciugamani elettrici, asciugacapelli o cestini per la carta, sono disponibili anche in finitura black, che rende il bagno decisamente moderno e, pur trovandoci in un contesto pubblico, quasi accattivante, con un design possibile sia in versione lucida che satinata, ed abbinabile quindi agli altri elementi del locale.

Se poi estendiamo il concetto di accessori ad elementi quali i fasciatoi, sempre più richiesti dalla clientela, comprendiamo come l’aspetto igienico sia essenziale: lo stesso vale per le barre per disabili. Gli accessori inox consentono di ottenere una robustezza superiore, evitando fastidiosi danneggiamenti dovuti all’utilizzo improprio, e forme totalmente smussate e quindi prive di angoli, al fine di garantire maggior sicurezza ed evitare spiacevoli incidenti.

A tutti i proprietari di aziende o locali pubblici, colto l’invito? Valutate l’installazione di dispenser di sapone, carta igienica, asciugamani elettrici ed ogni genere di hotellerie in acciaio inox AISI1304, magari rivolgendovi proprio al nostro partner Mediclinics Italia su www.mediclinics.it.

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Lusso e relax al Residence Privilege Apartments di Monza

Il Residence Privilege Apartments di Vimercate dispone di bellissimi appartamenti dotati di ogni comfort ed in grado di garantire un soggiorno assolutamente piacevole ai suoi ospiti, a prescindere da quale delle due diverse tipologie di appartamento essi decidano di riservare. Esistono infatti gli appartamenti Classic e quelli Executive, che si differenziano per le dimensioni degli spazi a disposizione (30 mq il primo e 40 mq il secondo) e del numero di ospiti (un massimo di due per l’appartamento Classic e fino a 4 persone per quello Executive). Entrambe le soluzioni presentano invece Wi-Fi gratuito per gli ospiti, nonché doccia con idromassaggio, TV satellitare a schermo piatto, angolo cottura, frigorifero, balcone e aria condizionata, tra l’altro. È la soluzione ideale sia per quanti si muovono per motivi di lavoro che per chi viaggia invece per motivi personali e desidera usufruire di una soluzione d’alto profilo in una posizione strategica che consenta di raggiungere facilmente Milano, Monza e Bergamo su tutti.

La possibilità di disporre di un angolo cottura e di tutti gli utensili da cucina inoltre, rende questo hotel a Monza una soluzione particolarmente adatta alle necessità di famiglie o gruppi che si spostano per visitare la zona, mentre la connessione gratuita ad internet e la zona con scrivania consentono perfettamente di potersi dedicare al proprio business a quanti si spostano per motivi di lavoro e desiderano essere operativi anche fuori sede. Le amenità presenti nei dintorni inoltre, come ad esempio gli oltre 10 mila metri quadri di parco che circondano la struttura, consentono di potersi immergere nel relax e nel verde senza doversi allontanare. Sarà l’occasione per concedersi una piacevole passeggiata e respirare dell’aria buona, o magari approfittarne per sedere su una panchina e leggere un buon libro, così da ricaricare le energie e trovare il giusto livello di benessere e rilassatezza desiderato.

Vacanze 2020 per il 54% degli italiani, il 10% in meno dell’anno scorso

Quest’estate andrà in vacanza il 54% degli italiani, quasi il 10% in meno rispetto all’estate del 2019. Secondo le rilevazioni dell’osservatorio mensile di Findomestic per il mese di luglio, il 27% degli italiani è ancora indeciso, e il 14% rinuncia alle vacanze per paura del coronavirus. Un 22% invece, anche se ha già previsto di partire, non sa ancora dove andare. Per il 67% la spesa di queste vacanze, quasi esclusivamente entro i confini nazionali, e mediamente come in passato. Secondo Findomestic a giugno l’aumento maggiore per le intenzioni d’acquisto degli italiani è stato proprio nel settore dei viaggi, che segnano un +38,3% di propensione all’acquisto rispetto a maggio,

Il 14% preferisce restare in Italia per timore di non essere gradito all’estero

Tra chi andrà in vacanza, riporta Askanews, il 67% prevede di spendere nel 2020 come negli anni passati, mentre il 25% spenderà di meno, e solo l’8% spenderà di più.

“Tra chi partirà – segnala Findomestic – l’89% ha come obiettivo l’Italia e ha scelto la penisola per sostenere la nostra economia (53%), ma anche perché non vorrebbe avere ‘problemi sanitari’ al di fuori dei confini nazionali (31%)”. C’è però un 14% che preferisce restare in Italia per timore di non essere gradito all’estero, che nonostante i dubbi resta la meta prescelta per l’11% dei vacanzieri.

Al Sud il Covid non ha cambiato le abitudini relative alle vacanze

Coloro che per trascorrere le vacanze prevedono di spostarsi in altre regioni sono gli abitanti del Nord-ovest, soprattutto i lombardi, mentre chi abita al Sud preferisce rimanere nella propria regione. Al Centro e nel Nord-est si privilegeranno invece le regioni vicine. Al Sud le abitudini in materia di vacanze non sono cambiate radicalmente a causa del Covid-19, tanto che è proprio al Sud la percentuale più alta di chi afferma che rimarrà in Italia come ha sempre fatto. Ma dove alloggeranno i vacanzieri del 2020? Alberghi e villaggi turistici (34%) “rimangono le strutture preferite dagli italiani per il soggiorno – spiega ancora Findomestic – ma cresce la percentuale di chi mette nel mirino case in affitto (32%), b&b e agriturismi (21%), segno che si cerca un maggiore distanziamento sociale”.

I veneti andranno in auto, l’Emilia-Romagna è pronta ad accogliere tutti

Secondo l’osservatorio nel Mezzogiorno e nelle isole c’è anche “il numero più alto di chi sostiene che sia meglio restare in Italia per timore di trovarsi ad affrontare problemi sanitari all’estero”.

Quanto al mezzo di trasporto usato per spostarsi il Veneto più di altre regioni preferirà spostarsi in auto per timore di tornare a viaggiare in treno o in aereo. La vocazione turistica emiliano-romagnola invece non viene smentita nemmeno dal coronavirus: questa è infatti la regione che si dichiara più pronta ad accogliere turisti da ogni destinazione. A partire dai lombardi, che più di tutti avvertono la sensazione di non essere graditi oltreconfine.

In Italia la bioeconomia vale 345 miliardi di euro

Oltre due milioni di occupati nel 2018 e una produzione arrivata a quota 345 miliardi di euro. Sono i numeri italiani della bioeconomia, il sistema che utilizza le risorse biologiche, inclusi gli scarti, per la produzione di beni ed energia.

Secondo la sesta edizione del report dal titolo La bioeconomia in Europa, realizzato dalla direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, il nostro Paese è al terzo posto in Europa per fatturato, dopo Germania (414 miliardi) e Francia (359 miliardi).

In Europa una crescita stimata di oltre 7 miliardi rispetto al 2017

A quanto emerge dal report in Europa la bioeconomia è stimata in crescita di oltre 7 miliardi rispetto al 2017, pari a un +2,2%. Questo, grazie in particolare al contributo della filiera agroalimentare, ma risulta in crescita anche il mondo delle startup innovative della bioeconomia. In Europa sono infatti state censite 941 start-up innovative, pari all’8,7% di quelle iscritte a fine febbraio 2020 al registro camerale (quota che sale al 17% per le iscritte dei primi due mesi del 2020), con oltre il 50% dei soggetti operativi nella R&S e nella consulenza.

La filiera agroalimentare genera oltre la metà del valore della produzione e dell’occupazione

La filiera agroalimentare, cui è dedicata questa edizione del rapporto, “è uno dei pilastri della bioeconomia, generandone oltre la metà del valore della produzione e dell’occupazione – si legge nel report di Intesa Sanpaolo -. Il sistema agroalimentare italiano si posiziona ai primi posti in Europa, con un peso sul totale europeo del 12% in termini di valore aggiunto e del 9% in termini di occupazione”. Nel ranking del valore aggiunto europeo del settore agricolo, riporta Askanews, sono italiane 6 regioni su 15.

Agrifood Made in Italy: una specializzazione in prodotti a elevato valore aggiunto

La filiera agroalimentare italiana “è altamente integrata nel contesto europeo e ha visto crescere la proiezione sui mercati mondiali – continua il report -. Conserva al tempo stesso una forte base domestica, con quasi l’80% del valore aggiunto di derivazione nazionale, considerando non soltanto gli input prodotti internamente, ma anche l’apporto degli altri settori”.

A fronte di un tessuto produttivo maggiormente frammentato, “l’agrifood Made in Italy è caratterizzato da una specializzazione in prodotti a elevato valore aggiunto e di alta qualità – si legge ancora nel report – come dimostrano il primato europeo delle certificazioni Dop-Igp e il terzo posto mondiale in termini di quota di mercato sui prodotti del food di alta gamma”.

Spiaggia libera, ma con prenotazione: il 50% degli italiani dice sì

Tutti al mare, come intona una vecchia canzone. Però quest’estate ce la dovremo vedere ancora con le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria. E l’accesso alle spiagge dovrà essere necessariamente controllato, così da evitare affollamenti e situazioni potenzialmente pericolose. Rispettare le regole è quindi una priorità, anche in vacanza, e gli italiani ne sono consapevoli. Tanto che, come rivela l’indagine condotta per Facile.it da mUp research e Norstat, più di 1 italiano su 2 (il 51,3% pari a 22,5 milioni di individui) è d’accordo con l’introduzione di sistemi di prenotazione per accedere alle spiagge libere.

Piace ai più giovani e ai più grandi

La proposta di introdurre sistemi per prenotare un posto su una spiaggia libera piace soprattutto ai due estremi anagrafici del campione, i più giovani e i più grandi. I più giovani probabilmente perché non sono intimoriti dalle soluzioni digitali (tra i rispondenti con età compresa tra i 18 e i 24 anni i favorevoli salgono al 55,1% e al 57% tra chi ha 25-34 anni di età), gli over 65 forse perché sono più attenti alla propria salute e temono i rischi di contagio (i favorevoli in questa fascia di età sono il 58%). A livello territoriale, invece, vedono con maggiore positività un sistema di prenotazione i residenti delle regioni del Nord Ovest e del Nord Est (con percentuali prossime al 54%). Dall’altra parte, ci sono quelli poco favorevoli a simili misure: a fronte di un valore nazionale pari al 31%, la percentuale dei contrari alla prenotazione per la spiaggia sale al 41% tra gli individui con età compresa tra i 55 e i 64 anni. Sotto il profilo geografico, chi dice “no” sono in prevalenza i residenti nelle regioni del Centro, del Sud Italia e nelle Isole, forse abituati a godere delle loro spiagge in libertà.

Distanziamento sociale in spiaggia
Il distanziamento sociale in spiaggia è, e lo sarà sempre più con l’avvicinarsi dell’estate, un elemento particolarmente critico; ma se all’interno degli stabilimenti balneari privati saranno i gestori a garantire il rispetto delle regole, nelle spiagge libere, in assenza di norme precise come ad esempio l’accesso tramite prenotazione, molto dipenderà dal buon senso dei cittadini. E molti italiani intervistati nel sondaggio hanno dichiarato, con onestà, di non sapere se riusciranno a rispettare il distanziamento sociale in spiaggia. Ma c’è anche chi ha ammesso di essere sicuro di non riuscire a mantenere le distanze. Si prevede un’estate decisamente “calda”.

Gli italiani e le cooperative sostengono i prodotti Made in Italy

Sostenere il Made in Italy è importante, soprattutto in questo periodo di emergenza. La fase di grande difficoltà che stiamo vivendo spinge infatti gli italiani ad acquistare prodotti nostrani. Il che si traduce in un sostegno univoco da parte dell’opinione pubblica verso le filiere del Made in Italy.

“In questa fase di emergenza drammatica è evidente che i cittadini, sia consumatori sia lavoratori, percepiscono il rischio di un arretramento del Paese – commenta il presidente di Legacoop, Mauro Lusetti -. Le nostre sensazioni al riguardo erano corrette, e anche per andare incontro a questo sentiment stiamo predisponendo proposte concrete a sostegno delle produzioni e delle filiere nazionali”.

In prima linea nell’affrontare l’emergenza

Di fatto, l’importanza dell’acquisto di soli prodotti Made in Italy è stata espressa dall’82% degli italiani, con la percentuale più alta (86%) registrata nel ceto medio, seguito a ruota dal ceto medio-basso (82%), e a maggiore distanza, dal ceto popolare (72%). I dati emergono dalle risposte a un sondaggio condotto nell’ambito dell’Osservatorio Coronavirus, nato dalla collaborazione tra Swg e Area Studi Legacoop per testare opinioni e percezioni della popolazione di fronte ai problemi determinati dall’emergenza in corso. Per quanto riguarda i settori in cui le cooperative sono maggiormente impegnate in prima linea nell’affrontare l’emergenza, le risposte collocano al primo posto (35%) le cooperative operanti nel settore dell’assistenza sociale e sanitaria, seguite dalle cooperative agroalimentari (30%), quelle di pulizia ed ecologia (27%) e quelle della grande distribuzione (23%), riporta Agi.

Ricorrere al workers buyout nel caso chiuda l’azienda per cui si lavora

“Le nostre cooperative sono profondamente radicate nei territori e nelle comunità – aggiunge Mauro Lusetti – anche per questo, laddove possibile e permesso dai provvedimenti del Governo, nelle scorse settimane le cooperative hanno sempre continuato a lavorare per la salute delle persone e per garantire prodotti e servizi necessari alle comunità”. 

Di fronte all’eventualità di chiusura dell’azienda nella quale lavorano gli intervistati, il sondaggio ha inoltre indagato l’eventuale interesse a farla rinascere costituendo una cooperativa con i colleghi di lavoro, ovvero ricorrendo alla modalità del workers buyout. In questo caso, le risposte delineano una netta divisione delle opinioni tra chi si dice molto o abbastanza interessato (36%), e chi invece (30%) dichiara di essere poco o per niente interessato.

La cooperazione è una risposta in termini di politiche industriali

Le percentuali più alte tra chi è interessato al workers buyout si registrano al Sud (44%) e al Nordest (41%), mentre è il Centro (37%) a guidare la classifica dei non interessati. “Misuriamo ogni giorno che l’impatto di questa crisi sul sistema imprenditoriale sarà rilevante – sottolinea Lusetti – ogni impresa spazzata via disperderà competenze, lavoro, valore imprenditoriale. La cooperazione potrà essere anche in questo senso una delle possibili risposte in termini di politiche industriali. Le nostre proposte sono sul tavolo e saranno avanzate in ogni occasione ci sia possibile farlo”. 

A casa, ma con quello che mi piace: volano acquisti on line di attrezzi per fitness e macchine del caffè

Costretti a casa sì, ma senza privarsi di proprio tutte le proprie passioni. Così gli italiani corrono ai ripari e fanno entrare tra le mura domestiche diversi prodotti utili a mantenere almeno un po’ di normalità. E, ovviamente, visto che è obbligatorio restare al proprio domicilio l’ecommerce ha un ruolo fondamentale in questo preciso momento storico, per alleviare la “reclusione” forzata. In questo contesto, eBay ha voluto approfondire come gli italiani si stiano attrezzando per trascorrere il tempo nelle proprie case, proprio a partire dalle scelte d’acquisto online, riuscendo a soddisfare le esigenze prioritarie senza dover uscire e tutelando così la propria e l’altrui salute. Ecco la classifica delle tipologie di acquisti fatti dai nostri connazionali nelle ultime settimane.

Prendersi cura di se stessi

Gli italiani amano prendersi cura della propria immagine, sebbene centri di estetica e parrucchieri siano chiusi. La riprova?  Gli acquisti di prodotti di Bellezza e Salute registrano un aumento esponenziale (+62%), con incrementi fra il 20% e il 30% per Cura dei capelli (+20%), Cura del corpo (+25%), Depilazione e rasatura (+30%) e Manicure e pedicure (+31%).

In forma anche in salotto

Ma non c’è solo la bellezza, c’è anche la forma. L’aumento dell’acquisto di articoli quali integratori alimentari (+59%) e rimedi naturali e alternativi (+23%), in concomitanza all’aumento della richiesta di attrezzi per Palestra fitness corsa yoga (+15%), confermano volontà di perseguire la cura del benessere psicofisico. Anche perché è impossibile condurre una normale attività fisica in palestra o all’aperto.

Il bar in cucina

Vivere maggiormente la casa, ci spinge a prendercene maggior cura. Le persone sembrano avere incominciato anzitempo le pulizie di primavera, infatti gli acquisti in generale per la casa sono aumentati del 15%, con particolare interesse per la categoria dedicata alla Pulizia e bucato (+14%). Fra gli elettrodomestici invece (cresciuti in generale del 14%) spopolano le Macchine da caffè (+39%), segno di quanto non poter più far conto sul caffè al solito bar o in ufficio, abbia spinto molti ad attrezzarsi fra le mura domestiche.

Fare bello il balcone o il terrazzo

Dedicarsi al giardinaggio è un’occupazione utile per passare del tempo in serenità e per allontanare lo stress. Per tutti coloro che hanno a disposizione un giardino, un terrazzo o anche solo un angolo verde in casa, gli articoli da giardinaggio in generale sono cresciuti del +16%. In particolare, aumentano gli acquisti di prodotti per proteggere le piantine già esistenti: fitosanitari e pesticidi registrano un +81%.

Pmi italiane, le più tartassate d’Europa per le bollette

Le piccole e le medie imprese italiane sono le più tartassate d’Europa, almeno per quanto concerne i conti da pagare in fatto di energia. Proprio così: per le nostre Pmi le bollette di luce e gas sono le più pesanti del Vecchio Continente. Lo rivela la Cgia, che ha recentemente diffuso i dati relativi ai consumi energetici, anche in ambito domestico.

Quanto spende una famiglia italiana?

Per quanto riguarda il prezzo dell’energia elettrica per una famiglia con un consumo domestico medio annuo compreso tra 2.500 e 5.000 KWH, ad esempio, il nostro Paese si colloca al quinto posto con un rincaro rispetto al dato medio dei Paesi dell’area euro pari all’1,4%. Non va purtroppo meglio per il gas: il costo medio che viene caricato sulle spalle di una famiglia italiana con un consumo domestico compreso tra 20 e 200 GJ (Giga Joule – unità di misura dell’energia) è il secondo tra i 19 Paesi che utilizzano la moneta unica. Questo dato significa che, nella media di tutti i Paesi dell’area euro, noi italiani dobbiamo sborsare un consistente 8,2% in più. Ma per le imprese, specie quelle medio-piccole, la situazione è decisamente più complicata e, soprattutto, costosa.

I conti in tasca alle piccole e medie imprese

L’analisi della Cgia mette in luce che le bollette che le imprese italiane devono accollarsi sono in assoluto le più care. Rispetto alla media dei 19 Paesi che utilizzano la moneta unica, il costo medio dell’energia elettrica praticata alle attività produttive di casa nostra è superiore del 29,6%. Per quanto concerne il gas, le nostre Pmi, invece, lo pagano il 18,5% in più rispetto la media dei Paesi analizzati.

Nel nostro Paese però ci sono stati dei cali

Anche se il gas rappresenta una voce di spesa importante rispetto agli altri Paesi Ue, nel corso del 2019 ci sono stati dei cali nelle tariffe. In base ai dati diffusi dalla Cgia, le tariffe in Italia hanno infatti continuato ad aumentare e le uniche in controtendenza sono state il gas (-0,9%) e i servizi telefonici (-6,1%). Queste voci, assieme alle corse dei taxi (+0,5%) e ai pedaggi sono le sole tariffe ad essere rimaste al di sotto dell’inflazione che, l’anno scorso, è salita dello 0,6%. Tra le voci che hanno messo a segno i rincari più significativi ci sono invece i trasporti urbani (+2,6%), i servizi postali (+3,4%), l’energia elettrica (+5%), i trasporti ferroviari (+7%) e la fornitura dell’acqua (+2%).

Il lavoro dei sogni per la Generazione Z? Lo stesso dei loro predecessori

Cambiare tutto per non cambiare niente: mutuata dal celebre romanzo Il Gattopardo, questa definizione potrebbe adattarsi perfettamente ai sogni – almeno quelli lavorativi – dei ragazzi della cosiddetta Generazione Z. Già, perché i nativi digitali – le persone nate in pieno boom tecnologico – aspirano alle stesse professioni di chi li ha preceduti. Gli enormi cambiamenti nel mondo del lavoro negli ultimi due decenni hanno avuto un impatto limitato sulle aspettative di carriera degli adolescenti, che sono diventate più concentrate in meno occupazioni, secondo un nuovo rapporto dell’OCSE.

Le “solite” 10 professioni

In base alle cifre emerse dall’ultimo sondaggio Pisa – i test a cui partecipano 80 paesi del mondo e che in Italia vengono somministrati agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado –  si scopre che il 47% dei ragazzi e il 53% delle ragazze intervistati in 41 paesi si aspettano di svolgere uno dei soli 10 lavori popolari entro i 30 anni. Le percentuali scaturite dall’indagine (che ha coinvolto dei quindicenni) rivelano un restringimento delle aspettative, dato che queste quote sono aumentate di otto punti percentuali per i ragazzi e di quattro punti percentuali per le ragazze rispetto all’analoga rilevazione del 2000. Il rapporto afferma che il restringimento delle scelte di lavoro è guidato dai giovani provenienti da contesti più svantaggiati e da coloro che sono risultati più deboli nei test Pisa in lettura, matematica e scienze.

Medici, insegnanti, ingegneri, poliziotti…

Nulla è cambiato nel corso dei tempi. Le “classiche” occupazioni del secolo scorso (ma anche di quello precedente) come medici, insegnanti, veterinari, dirigenti d’azienda, ingegneri e agenti di polizia, sono sempre le più desiderate e ambite dai giovani. Si tratta di professioni che, evidentemente, non hanno subito la perdita di fascino causata dal passare degli anni e hanno retto all’avvento dei social media e all’accelerazione delle tecnologie come l’intelligenza artificiale sul posto di lavoro.

I ragazzi non conoscono i “nuovi” lavori Tuttavia questa continuità con il passato, anche per ciò che concerne il lavoro desiderato, potrebbe non essere positiva. Il direttore dell’istruzione dell’OCSE Andreas Schleicher, riporta Italpress, ha dichiarato: “È preoccupante che i più giovani scelgano il lavoro da sogno da un piccolo elenco delle professioni più popolari e tradizionali, come insegnanti, avvocati o dirigenti d’azienda. I sondaggi mostrano che troppi adolescenti stanno ignorando nuovi tipi di lavori che stanno emergendo, in particolare con la della digitalizzazione”. Nei Paesi più evoluti, però, questo andamento è diverso: in Germania e Svizzera, ad esempio, meno di quattro giovani su dieci esprimono interesse per i soliti 10 posti di lavoro. In Indonesia, invece, il 52% delle ragazze e il 42% dei ragazzi sognano una delle sole tre carriere: imprenditori, insegnanti e, tra ragazze, medici o, tra ragazzi, forze armate. Gli adolescenti tedeschi mostrano una gamma molto più ampia di interessi professionali, che riflettono meglio i modelli attuali della domanda del mercato del lavoro.

Come sarà il 2020? Previsioni, aspettative e speranze dei cittadini del mondo

Il nuovo anno è iniziato, e Gallup International ha pubblicato i risultati della 43a edizione del Sondaggio Mondiale di Fine Anno su previsioni, aspettative e speranze dei cittadini di 46 paesi di tutto il mondo. Come sarà quindi il 2020 per i cittadini del nostro Pianeta? Secondo Gallup, di cui BVA-Doxa è partner per l’Italia, per il 37% della popolazione mondiale il 2020 sarà migliore, mentre 1 cittadino su 4 è pessimista. In particolare, le popolazioni del Medio Oriente sono prevalentemente pessimiste (52%), ma l’Europa occidentale è l’area più pessimista dopo quest’area. Inoltre, i Paesi non appartenenti all’Unione Europea sono 2 volte più ottimisti dei Paesi europei occidentali, e in India e nei Paesi dell’Asia Occidentale (Afghanistan, Azerbaijan, Kazakhstan, Pakistan, Turchia) prevalgono previsioni ottimistiche. Anche se gli Americani sono significativamente più fiduciosi dei Russi.

Nigeria, Perù e Albania i più ottimisti, Libano, il più pessimista

A livello di singoli Paesi, i più ottimisti sono Nigeria (73%), Perù e Albania (70%), Kazakhstan (67%) e Armenia (62%). Tra i i paesi pessimisti invece, al primo posto c’è il Libano (76%), seguito da Hong Kong (68%), Giordania (60%) e Italia (59%). In ogni caso, i dati su previsioni e aspettative appaiono fortemente correlati all’età e al livello d’istruzione. Gli intervistati d’età inferiore ai 35 anni e con titoli di studio più elevati risultano significativamente più ottimisti, mentre la religione sembra non essere un fattore discriminante. Con un’eccezione, gli induisti, di gran lunga più ottimisti.

La Colombia è il Paese più felice, la Giordania il più infelice

Per quanto riguarda le percezioni relative alla felicità personale, nella Top Five dei Paesi più felici secondo il Global Happiness Indexdi Gallup, al primo posto si piazza la Colombia, dove i felici superano gli infelici di 88 punti. Al secondo l’Indonesia (86), seguita dall’Ecuador (85), il Kazakhstan (83), la Nigeria e le Filippine (78). I Paesi meno felici sono invece la Giordania, dove gli infelici superano i felici di 38 punti, il Libano (-15), la Siria (-7), Hong Kong e Iraq, con un saldo però positivo di +5 punti.

Italia al 31° posto del Global Happiness Index

E l’Italia? Il nostro Paese si trova circa a due terzi della classifica, al 31° posto, con 42 punti. Risultato del 48% di felici (ma solo 2% molto felici e 46% abbastanza), e 6% di infelici. E una porzione piuttosto ampia (45%) di nostri concittadini si schiera al centro della scala, dichiarandosi né felici né infelici.

Giovani e giovanissimi sono però molto più felici della propria vita rispetto agli individui di età più avanzata. In particolare, tra i 15 e i 17 anni i felici sono 3 su 4 (76%), tra i 18-34 anni 2 su 3 (65%), e 6 su 10 (59%) nella fascia 35-44.

La porzione dei felici si attesta poi al 45% tra i 45 e i 64 anni, per scendere (29%) nella fascia over 64.

Dati biometrici, il 37% dei sistemi violati

I dati biometrici vengono utilizzati sempre più frequentemente come metodo di autenticazione, in alternativa ai metodi tradizionali come quelli basati su login e password. L’autenticazione basata sulla biometria, ovvero su impronte digitali, geometria della mano, viso, voce e iride, viene utilizzata per accedere a uffici governativi e commerciali, sistemi di automazione industriale, laptop aziendali e personali, e smartphone. Anche i sistemi di autenticazione biometrica però hanno dimostrato di avere alcuni lati negativi, in particolare legati a questioni di sicurezza. E nel terzo trimestre del 2019 il 37% dei computer, tra server e workstation, utilizzati per raccogliere, elaborare e memorizzare dati biometrici ha subito almeno un tentativo di infezione da malware.

Un numero significativo di malware di tipo convenzionale

Si tratta dei risultati del report di Kaspersky ICS CERT Threats for biometric data processing and storage systems. Una ricerca condotta nei primi nove mesi del 2019 sulle minacce informatiche che hanno preso di mira i computer utilizzati per raccogliere, elaborare e memorizzare dati biometrici, su cui sono installati i prodotti Kaspersky. Nel complesso, si legge nella ricerca, sono stati bloccati un numero significativo di campioni di malware di tipo convenzionale, tra cui i moderni Trojan ad accesso remoto (5,4%), i malware utilizzati negli attacchi di phishing (5,1%), i ransomware (1,9%) e i banking Trojan (1,5%).

La minaccia arriva dal web

Dall’indagine è emerso inoltre che la principale fonte delle minacce rivolte ai sistemi di elaborazione dei dati biometrici è internet. Queste minacce sono state bloccate sul 14,4% di tutti i sistemi di elaborazione dei dati biometrici. La categoria in esame comprende le minacce bloccate su siti web malevoli e di phishing, nonché i servizi di posta elettronica basati sul web. Dopo internet un’altra fonte di minacce è riferita ai supporti rimovibili (8%), che risultano tra i più utilizzati per distribuire worm. In questo caso, dopo aver infettato un computer, i worm scaricano comunemente spyware, Trojan di accesso remoto e ransomware.

Il 6,1% degli attacchi bloccati nei client di posta elettronica

Al terzo posto con il 6,1% rientrano le minacce bloccate nei client di posta elettronica. Nella maggior parte dei casi si tratta di classiche e-mail di phishing (come messaggi falsi sulla consegna di beni e servizi, sul pagamento di fatture) che contengono link a siti web dannosi o allegati che contengono documenti aziendali con codice dannoso incorporato.

“Sebbene riteniamo che i nostri clienti siano cauti dobbiamo sottolineare che l’infezione causata dal malware che abbiamo rilevato – dichiara Kirill Kruglov, senior security expert, Kaspersky ICS CERT – potrebbe aver influito negativamente sull’integrità e la riservatezza dei sistemi di elaborazione biometrica. Questo vale in particolare per i database che contengono dati biometrici – aggiunge Kruglov – e che non sono dotati di alcun sistema di protezione”.

Shopping tourism, in Italia 2 milioni di turisti all’anno

Sono circa 2 milioni i visitatori che ogni anno scelgono l’Italia per un viaggio all’insegna dello shopping tourism. Un dato che evidenzia l’esistenza di un segmento significativo di domanda turistica per la quale è lo shopping la motivazione principale della vacanza. E che risulta ancor più rilevante considerando che tale stima non comprende gli “escursionisti”, ovvero coloro che non pernottano, e quelli, assai più numerosi, per i quali lo shopping, pur non essendo l’unico scopo del viaggio, svolgono comunque tale attività durante la vacanza. I dati, elaborati da Risposte Turismo, società di ricerca e consulenza per la macroindustria turistica, sono stati ottenuti attraverso l’applicazione di coefficienti percentuali differenti in ragione della tipologia di destinazione.

Un fenomeno generato dalla collaborazione tra mondo retail e turismo

“Lo shopping tourism continua a sorprendere per numero di iniziative internazionali lanciate da Paesi o da singole amministrazioni locali, e per investimenti attivati da multinazionali o aziende impegnate in singoli mercati nazionali”, dichiara Francesco di Cesare, Presidente Risposte Turismo.

Si tratta di un fenomeno generato dalla collaborazione tra il mondo retail e quello del turismo. Inizialmente spinto dal comportamento della domanda, ovvero i turisti, oggi lo shopping tourism viene sempre più sostenuto, progettato e realizzato dall’offerta, ovvero le aziende, i professionisti, e le rappresentanze pubbliche.

“Colmare il gap ed essere una destinazione d’eccellenza”

“In questo scenario l’Italia insegue altri contesti nazionali decisamente più avanti nel percorso – continua di Cesare – ma presenta tutte le condizioni per poter colmare il gap ed essere presto una destinazione d’eccellenza per il turismo dello shopping”.

A fare il punto sul fenomeno in Italia è la terza edizione di Shopping Tourism – il forum italiano, l’appuntamento dedicato allo shopping tourism ideato e organizzato da Risposte Turismo. Il forum, a cui partecipano oltre 200 operatori del turismo e del retail, quest’anno è focalizzato su temi quali il profilo dello shopping tourist italiano, il turismo del lusso, i metodi di pagamento digitali e il binomio shopping ed enogastronomia.

Dai brand della moda all’enogastronomia fino alle strutture ricettive

L’evento è dedicato a tutti gli interessati dal fenomeno, dalle realtà che gestiscono i luoghi dello shopping (outlet village, department store, mall, botteghe storiche, vie dello shopping) a quelle che organizzano iniziative a esso dedicate (festival, concorsi, fashion night) fino ai brand della moda e i produttori e distributori enogastronomici. Ma anche alle attività artigiane, i laboratori e musei di impresa, i tour operator e le aziende turistico-ricettive, le associazioni di categoria, le amministrazioni pubbliche e gli enti di promozione turistica. Senza dimenticare le nuove figure professionali coinvolte nello shopping tourism, come i personal shopper, o i tourism manager attivi all’interno dei centri commerciali.