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TikTok: nuove funzioni per un’esperienza digitale più sicura

TikTok ha annunciato nuove funzionalità volte a migliorare il controllo del tempo trascorso sulla piattaforma, offrire maggiore trasparenza sulle interazioni sociali degli adolescenti e favorire una disconnessione più consapevole nelle ore serali.

Queste novità rafforzano il Collegamento Familiare, l’iniziativa avviata ormai cinque anni fa al fine di garantire un ambiente online più sicuro per i giovanissimi.

Un supporto più efficace per genitori e tutori

Le nuove funzioni sono state sviluppate con il contributo di esperti e delle famiglie per rispondere alle esigenze di un utilizzo più equilibrato della piattaforma.
L’obiettivo è fornire ai genitori strumenti personalizzabili per monitorare e gestire l’esperienza digitale dei propri figli, senza compromettere la loro autonomia.

Regolazione del tempo di utilizzo

Tra le principali innovazioni c’è la possibilità di impostare pause programmate per limitare l’accesso all’app in determinati momenti della giornata.
Lo strumento, riferisce Ansa, consente ai genitori di stabilire fasce orarie in cui TikTok non sarà accessibile, aiutando così gli adolescenti a bilanciare meglio il tempo trascorso online con altre attività.

Controllo delle interazioni sociali

Un’altra novità riguarda la possibilità per i genitori di visualizzare chi segue i propri figli, chi li segue a loro volta e quali account sono stati bloccati.

La funzione offre una maggiore trasparenza sulle dinamiche sociali all’interno della piattaforma, contribuendo a prevenire interazioni indesiderate.

Segnalazioni più sicure e condivise

Nei prossimi mesi, ogni volta che un adolescente segnalerà un video come inappropriato, potrà contemporaneamente avvisare anche un adulto di fiducia, come un genitore o un tutore, indipendentemente dal fatto che sia collegato al Collegamento Familiare.

SI tratta di un’opzione che garantisce un ulteriore livello di sicurezza nella gestione dei contenuti sensibili.

Promemoria per la disconnessione serale

Per favorire un uso più consapevole della piattaforma nelle ore notturne, TikTok introdurrà un promemoria dedicato agli utenti tra i 13 e i 15 anni. Se l’app viene utilizzata dopo le 22, il feed “Per Te” sarà interrotto da un avviso a schermo intero accompagnato da musica rilassante.

Nelle prossime settimane, verranno inoltre integrati elementi meditativi per incoraggiare ulteriormente la buonanotte.

Surgelati: in Italia consumate 652 mila tonnellate nel 2024

Nel 2024 il consumo di surgelati tra le mura domestiche arriva a quota 652mila tonnellate. Nel 2023 erano 645mila. E cresce il canale Retail, con un aumento a volumi dell’1,3% rispetto al 2023.
Gli alimenti surgelati preferiti dagli italiani? Anche nel 2024 si confermano i vegetali naturali, con oltre 220mila tonnellate consumate, seguiti dalle patate (107mila tonnellate) e i prodotti ittici naturali e panati (96mila tonnellate).

Ma a registrare l’aumento più significativo è il comparto delle pizze surgelate, che con un +3,7% rispetto al 2023 nel 2024 raggiunge un consumo di quasi 66mila tonnellate.
Emerge dai dati di consumo 2024 anticipati dall’Istituto Italiano Alimenti Surgelati (Iias) riferiti alle vendite del canale Retail.

Prodotti dalle qualità intrinseche sempre più apprezzati

Sono dati che indicano un andamento ‘incoraggiante’, sottolinea l’Iias, che conferma come il consumo di prodotti surgelati in Italia negli ultimi anni sia aumentato a un ritmo senza precedenti, per poi stabilizzarsi su livelli elevati. Nel periodo della pandemia gli italiani hanno infatti iniziato a introdurre abitualmente questi prodotti nella propria alimentazione.

“L’aumento segnato nel Retail nel 2024, un canale che da solo rappresenta i due terzi dei consumi complessivi – ricorda Giorgio Donegani, presidente Iias – evidenzia un apprezzamento costante per le qualità intrinseche in questi prodotti, ovvero, praticità, disponibilità, ampiezza e varietà dell’offerta, valenze anti-spreco, gusto, elevati contenuti nutrizionali, e non ultima, la convenienza”.

Vegetali e patate sul podio dei preferiti

Nel 2024 sono i vegetali a confermare la prima posizione nelle vendite. Con 220.497 tonnellate consumate durante il 2024, le verdure surgelate sono cresciute del +2,2% rispetto all’anno precedente. Seguono, al secondo posto, le patate. Con 107.207 tonnellate, pur mantenendo il secondo gradino sul podio, le patate registrano una lieve decrescita (-3,1%) rispetto al 2023, anno in cui i consumi di questi prodotti avevano registrato cifre record, raggiungendo quota 110.532 tonnellate.

Pesce, pizza, piatti pronti o specialità?

Al terzo posto si classifica il pesce surgelato, naturale o panato, che con 95.955 tonnellate registra un incremento del +3,9% rispetto alle 92.372 tonnellate del 2023.

Da evidenziare, nel 2024, la crescita del comparto delle pizze surgelate, che registra l’aumento più significativo in termini percentuali: un +3,7%, pari a un consumo di 65.688 tonnellate.
Anche i piatti pronti surgelati e le specialità salate registrano un trend in crescita nei consumi domestici, riferisce Askanews. I primi crescono infatti del +0,5%, mentre i secondi, del +2,4% sul 2023, per un consumo rispettivamente pari a 66.306 e 31.367 tonnellate.

Furti in casa: con oltre 13.440 casi Roma è la provincia più colpita 

È quanto emerge dalla terza edizione dell’Osservatorio sulla Sicurezza della Casa Censis-Verisure, realizzato con il supporto del Servizio analisi criminale del Ministero dell’Interno: il furto in casa è il reato che suscita maggiore preoccupazione tra gli italiani.
Tanto che per il 48,0% dei cittadini è al primo posto tra i reati che si teme maggiormente di subire.

Ma se il Lazio si posiziona tra le regioni italiane più ‘visitate’ dai ladri d’appartamento, Roma si aggiudica il primo gradino del podio, e diventa la Capitale dei furti in casa.
In pratica, ogni dieci furti commessi in Italia uno avviene nell’abitazione di un cittadino romano. E in questo scenario, il Lazio emerge come una delle regioni più vulnerabili. 

Roma Capitale anche dei furti in abitazione

Con 17.061 furti registrati nel 2023, pari all’11,6% del totale nazionale, e 29,8 furti ogni 10.000 abitanti, la regione del Lazio si posiziona significativamente al di sopra della media nazionale. L’incremento complessivo dei furti in case laziali, il 16,1% in più rispetto al 2022, è ben superiore alla media nazionale (+10,4%).

La situazione risulta poi particolarmente critica nell’area metropolitana di Roma, che con 13.463 furti (31,8 ogni 10.000 abitanti) rappresenta da sola il 9,1% dei casi a livello nazionale, e si conferma la provincia più colpita d’Italia.

Indice di Sicurezza Domestica: Lazio in fondo alla classifica

I dati dell’Osservatorio sulla Sicurezza relativi a Roma esprimono quanto rilevato anche a livello nazionale. Le aree metropolitane sono i territori più esposti al fenomeno, con una concentrazione di casi significativamente superiore rispetto alle zone periferiche.
Quanto all’Indice di Sicurezza Domestica, elaborato da Censis e Verisure, si evidenzia l’ulteriore peggioramento di una situazione già critica.

Con un punteggio di 71,0, nettamente inferiore alla media italiana, pari a 100, il Lazio occupa l’ultimo posto della classifica nazionale, registrando un deterioramento rispetto al già preoccupante 73,8 del 2022.
È un dato particolarmente allarmante, che sottolinea come all’elevato numero di furti si aggiunga una significativa vulnerabilità delle abitazioni.

Prevenzione e tecnologia: la risposta dei cittadini

La terza edizione dell’Osservatorio Censis-Verisure mostra però una consapevolezza sempre più sviluppata degli italiani riguardo l’importanza della prevenzione.
Secondo i dati, l’89,2% degli italiani considera la sicurezza domestica un elemento essenziale per il proprio benessere, e il 50,1% prevede di investire di più in sistemi di protezione nei prossimi anni.

Il 64,7% degli italiani ritiene, infatti, necessario disporre di un sistema d’allarme integrato, in grado di anticipare e neutralizzare i pericoli.
Oltre alla protezione contro le intrusioni, si diffonde poi anche l’esigenza di dispositivi per la sicurezza della persona. Il 25,5% degli italiani teme infatti gli incidenti domestici, e il 37,7% ha paura di sentirsi male in casa senza possibilità di ricevere soccorso.

GenAI: i consumatori vorrebbero integrarla nello shopping

Innovazione tecnologica, cambiamento nelle priorità di spesa e crescente consapevolezza in termini di sostenibilità influenzano i comportamenti dei consumatori. Così, il 71% desidera che l’AI generativa sia integrata nelle esperienze di acquisto. Circa la metà (46%) è entusiasta dell’impatto della GenAI sugli acquisti online, e circa tre quarti sono favorevoli alle raccomandazioni basate su di essa.
La preferenza di GenZ e Millennial per iper-personalizzazione ed esperienze digitali senza soluzione di continuità sono i principali driver di questa tendenza. 

E se il 58% ha sostituito i motori di ricerca tradizionali con strumenti di GenAI per consigli su prodotti e servizi, il 68% desidera che tali strumenti aggreghino i risultati di tutte le ricerche per unificare tutte le opzioni di acquisto. È quanto emerge dal report annuale ‘What Matters to Today’s Consumer’, realizzato dal Capgemini Research Institute.

Disposti a pagare per consegne rapide

Sebbene gli investimenti in GenAI siano in aumento, il suo utilizzo è inferiore alle aspettative. La soddisfazione dei consumatori nei confronti di questa tecnologia cala rispetto allo scorso anno (37% vs 41% nel 2023), mentre aumenta la domanda di servizi commerciali in tempi rapidi. Specialmente in alcune aree geografiche, i consumatori sono sempre più disposti a pagare per velocità (70% vs 41%) ed efficienza.

In particolare, sono disposti a pagare il 9% del valore dell’ordine per consegne in 2h10. E il 65% considera il servizio di consegna in 2 ore un aspetto fondamentale per i propri acquisti. Perciò i retailer dovrebbero prendere in considerazione l’integrazione di questo servizio nei propri modelli di business.

Sì a prodotti sostenibili, no a sovrapprezzo

Nonostante il 64% dei consumatori acquisti da brand sostenibili e il 67% sia disposto a cambiare retailer a favore di uno più sostenibile, scende la disponibilità a pagare un sovrapprezzo.

Sebbene la percentuale di consumatori disposti a pagare tra l’1% e il 5% in più sia leggermente aumentata (38% vs 30%), quelli disposti a pagare più del 5%, negli ultimi due anni diminuiscono in maniera costante.
Ma i consumatori sono sempre più alla ricerca anche di informazioni approfondite sul prodotto che stanno acquistando. Soprattutto le informazioni nutrizionali, con il 67% degli acquirenti che dichiara di essere disposto a cambiare prodotto sulla base di esse.

Social media e influencer virtuali

Gli influencer generati dall’AI sono sempre più popolari: un quarto dei consumatori si fida di loro ed effettua acquisti sulla base dei loro consigli. Anche i tradizionali influencer godono di una certa popolarità. Nel 2024 circa 7 consumatori GenZ su 10 hanno scoperto nuovi prodotti grazie a loro. Nel 2023 erano ‘solo’ il 45%.

Inoltre, il 40% dei consumatori utilizza occasionalmente i canali social per interagire con il servizio clienti. Ciò sottolinea la crescente dipendenza da queste piattaforme per la risoluzione di problemi e la ricerca di assistenza. Piattaforme come Instagram e TikTok stanno poi trasformando il settore retail, poiché oltre la metà dei consumatori scopre nuovi prodotti attraverso i social (32% nel 2022).

Viaggi e turismo online: italiani bloccati dal fenomeno del WanderLost

Per la metà dei viaggiatori italiani (51%) gennaio non è solo uno dei momenti chiave per le decisioni importanti da prendere nel nuovo anno, ma anche per i piani di viaggio. Tuttavia, troppo tempo ed energie dedicate a pianificare rischiano di far cedere alla sopraffazione.

Emerge da una ricerca condotta da Skyscanner: l’86% di chi sta organizzando un viaggio ammette che l’eccesso di variabili nella prenotazione possono portare a perdere completamente le offerte.

Questo fenomeno, soprannominato da Skyscanner e dalla neuroscienziata Faye Begeti come ‘WanderLost’, colpisce i viaggiatori di tutto il mondo.
Quando si tratta di organizzare un viaggio, il desiderio di scegliere la destinazione perfetta lascia infatti l’82% degli italiani nell’indecisione, mentre per il 96% anche il costo dell’intero viaggio è un fattore da considerare.

Se il cervello entra in modalità “basso consumo”

“WanderLost è lo stato di indecisione durante la pianificazione di un viaggio, che deriva fondamentalmente dalla stanchezza mentale – spiega Begeti -. Il cervello esecutivo, situato nella corteccia prefrontale, governa il processo decisionale così come il pensiero complesso e la pianificazione. Le ricerche dimostrano che uno sforzo mentale prolungato, come un’intera giornata di lavoro, riduce il flusso sanguigno in questa regione”.

Secondo la neuroscienziata, ciò porta “il cervello a entrare in modalità a basso consumo, evitando quindi i compiti che richiedono sforzo cognitivo e optando per attività passive, come scorrere il telefono o guardare la Tv”.

Come si combatte la stanchezza da decisione?

“Questo vale anche per la pianificazione di una vacanza – aggiunge Begeti -, che può sembrare scoraggiante poiché richiede una concentrazione e uno sforzo significativi”.
Insomma, l’eccitazione della ‘wanderLust’ si trasforma in uno stato di ‘wanderLost’.

Come combattere la stanchezza da decisione? L’affaticamento decisionale può sopraffare il cervello, facendo sembrare estenuanti anche le scelte più semplici. Per questo, restringere le opzioni è fondamentale.
Quindi, quando l’energia mentale è più alta dare priorità alle decisioni chiave, come volo e alloggio, mentre per le scelte meno importanti optare per il ‘va abbastanza bene’.

Sfruttare la dopamina anticipatoria

Scegliere una vacanza in linea con il proprio stato mentale è fondamentale. Quando si è mentalmente in sovraccarico, meglio scegliere un ritiro nella natura o al mare. Se invece si è poco stimolati, meglio considerare una vacanza in città o all’insegna dell’avventura.

Imparare poi a sfruttare poi la dopamina anticipatoria. Il cervello si nutre di anticipazione, la preparazione di una vacanza è stimolante quanto il viaggio stesso. Inserire le destinazioni dei sogni nell’elenco rende la pianificazione più emozionante.

Un altro ‘brain hack’ è liberarsi dalla routine. Quando si organizzano le vacanze, uscire dalla zona di comfort e indagare su destinazioni inaspettate rispetto al solito, può aiutare a non ricadere nella solita routine da pianificazione.

Perché quasi il 60% delle famiglie italiane è in difficoltà?

Quasi il 60% delle famiglie italiane considera il proprio reddito insufficiente per soddisfare le necessità di base. Secondo un’indagine condotta da Nomisma, il 58% delle famiglie trova sostegno esclusivamente nella rete familiare, mentre solo il 29% può contare sui servizi pubblici.

Questo dato evidenzia un modello di welfare “fai da te”, in cui le famiglie si affidano principalmente a sé stesse per affrontare le difficoltà economiche.

Alcune spese sono “insostenibili
Circa 1 famiglia su 6 si occupa di familiari non autosufficienti, mentre 1 su 10 dichiara di non essere in grado di sostenere economicamente la nascita di un figlio. Queste difficoltà si riflettono anche sulle spese quotidiane: l’85% delle famiglie ha ridotto le spese per il tempo libero, il 72% per i consumi culturali, il 67% per le attività sportive e 1 su 2 ha tagliato le spese sanitarie.
Il 28% ha persino dovuto comprimere i costi legati all’istruzione dei figli.

Migliora la congiuntura economica, ma non tutti ne beneficiano
Nonostante una congiuntura economica apparentemente favorevole, con un tasso di occupazione al 62,5% e un’inflazione stabilizzata sotto il 2%, oltre la metà delle famiglie (59%) considera i propri redditi insufficienti. Tra queste, il 15% non riesce a coprire le spese primarie, mentre un altro 44% arriva a stento a fine mese.

Il mancato aumento della produttività e il blocco dei salari in Italia, cresciuti solo del 16% tra il 2013 e il 2023 contro una media europea del 30,8%, aggravano ulteriormente il problema.

Le rinunce delle “famiglie sandwich
Particolarmente vulnerabili sono le cosiddette “famiglie sandwich”, costrette a sostenere sia figli piccoli sia genitori anziani. Tra queste, il 70% dichiara di aver ridotto le spese sanitarie. Anche i genitori soli con figli e le famiglie meridionali mostrano elevata fragilità.

Emergono inoltre nuove solitudini: giovani sotto i 45 anni, adulti tra i 45 e i 69 anni, e anziani over 70 sono sempre più esposti a difficoltà economiche, sanitarie e sociali, spesso senza un supporto adeguato.

Il ruolo delle imprese e delle istituzioni
Il supporto delle imprese con il welfare aziendale è limitato: solo il 12% delle famiglie lo percepisce come presente. Anche il welfare pubblico non risponde ai bisogni, lasciando molte famiglie abbandonate a loro stesse.

L’aumento del disagio psicologico fra i giovani e le difficoltà di conciliazione tra vita e lavoro completano un quadro complesso, che richiede interventi mirati per migliorare il benessere delle famiglie italiane.

Tra gli italiani migliora il senso di sicurezza

Quanto si sentono al sicuro gli italiani a camminare da soli, al buio, nella propria zona di residenza? Per nulla il 2%, poco il 12%, abbastanza il 57,6% e molto il 18,4%.
In generale, +15,4% rispetto agli anni 2015-2016. Emerge dall’Indagine ISTAT sulla Sicurezza dei cittadini negli anni 2022-2023.

Rispetto al passato, resta stabile la quota di chi non esce mai di sera, né da solo né accompagnato (11,9%), ma i comportamenti adottati per proteggersi sono in diminuzione (circa -10%). Inoltre, passa dal 7,7% nel 2015-2016 al 4% nel 2022-2023 la quota di chi porta qualcosa con sé per difendersi o chiedere aiuto in caso di pericolo. E diminuisce il senso di insicurezza percepito da soli nella propria abitazione (-9,7%).

Donne insicure il doppio degli uomini

Malgrado i segnali positivi permane comunque una quota importante di cittadini (24%) per cui la criminalità incide sulle abitudini di vita. Un dato comunque dimezzato rispetto al 38,2% del 2015-2016.
La percezione di insicurezza solo parzialmente è collegata al rischio di criminalità di un territorio, ma è condizionata anche da genere, età, livello di istruzione.

Il senso di insicurezza in effetti è significativamente più forte tra le donne rispetto agli uomini, il doppio più propense a sentirsi insicure quando escono da sole di sera (16,4% vs 7,4%) e circa quattro volte più numerose a non uscire di sera per paura (19,5% vs 5,3%). Sono anche più condizionate dalla paura della criminalità (28,8% vs 19%).

Un andamento diverso tra i generi

Oltre un’anziana su due (59,2% over75) non esce mai sola o non esce mai, e lo stesso accade per un anziano su quattro (39,2%). Tuttavia, solo il 4,7% non esce di sera per paura della criminalità.

Inoltre, le ragazze tra 14-24 anni mostrano un picco di insicurezza che diminuisce nelle fasce di età successive, ovvero tra 25-34 anni e tra 35-44, per poi aumentare leggermente e stabilizzarsi. Al contrario, per i maschi l’insicurezza cresce progressivamente raggiungendo il picco intorno a 75 anni.
Anche le precauzioni prese quando si esce la sera risultano più diffuse tra le donne (23,3% vs 16% uomini), ma la differenza tra generi è fortemente ridotta rispetto al passato.

Chi ha paura di stare a casa da solo?

Anche in questo caso, l’insicurezza è più marcata tra le donne (7% vs 3%), in particolare tra le over75 (11,6%).
I giovani sono i meno condizionati dalla percezione della criminalità (29% under24 non è influenzato), mentre i livelli più alti si riscontrano tra gli over65.

Le persone con livello di istruzione più elevato si sentono più sicure (28,7% laureati molto sicuro vs 11% con titolo di studio elementare) e sono meno influenzate dalla criminalità.
Chi ha subito reati, come scippo o rapina, è meno sicuro. Il 34% di loro si sente ‘poco e per niente sicuro quando esce da solo ed è buio’, e il 60,2% è ‘influenzato dalla criminalità’, a fronte, rispettivamente, dell’11,9% e del 23,7% delle ‘non vittime’.

Quali sono i driver di acquisto delle mamme italiane?

Nel panorama dei consumi delle famiglie Millennials e GenZ, emerge chiaramente il ruolo centrale della community e dei consigli da parte di persone fidate. Le mamme, in particolare, considerano determinanti i suggerimenti di altre mamme (91%) e quelli degli specialisti (87%), insieme al web (90%), per prendere decisioni d’acquisto informate.

L’uso dei social media diventa cruciale: Instagram è la piattaforma prediletta dalle mamme più giovani, con TikTok in crescita tra le giovanissime, mentre i papà optano più spesso per YouTube. I social, dunque, non sono più solo luoghi di intrattenimento, ma vere e proprie fonti di informazione e ispirazione per queste generazioni.

Come cambiano i ruoli di mamma e papà: il punto sulle responsabilità

Il tradizionale equilibrio dei ruoli sembra persistere, con le mamme che ancora si fanno carico della gestione domestica e della cura dei figli in modo prevalente. Secondo lo studio “Focus Mamme” di BVA Doxa, il 70% delle mamme si identifica come figura di riferimento per la cura dei figli, mentre i papà percepiscono una condivisione maggiore, con il 57% che ritiene equa la ripartizione dei compiti tra i partner.

Tuttavia, solo il 26% delle mamme si sente adeguatamente supportato dal partner, una percezione ben diversa rispetto al 44% dei papà.

Mamme e acquisti: il peso dei consigli e del digitale

Le mamme con figli tra 0 e 4 anni cercano conferme nella community e nei canali digitali: il 91% delle intervistate considera i consigli di altre mamme fondamentali, seguiti dalle opinioni degli esperti (87%). La comunicazione diretta dei brand, in crescita rispetto agli anni precedenti, permette una connessione immediata e trasparente con i consumatori.

Il sito web aziendale è il canale preferito per ottenere informazioni (62%), acquistare online (55%) e partecipare a programmi di fedeltà (53%). Anche Instagram è importante, usato da quasi una mamma su due per aggiornamenti su prodotti e iniziative.

Social media e genitorialità: dove si informano le famiglie?

Per affrontare le sfide della genitorialità, le mamme si affidano a figure esperte e consigli digitali. Instagram risulta la piattaforma di riferimento per l’81% delle mamme, seguita da TikTok tra le più giovani.

Il 63% delle mamme segue influencer specializzati in famiglia e genitorialità, attratte dalla possibilità di ricevere consigli utili (75%) e contenuti di valore.

Il tema salute: sui social gli esperti vengono ascoltati?  

Sulla salute dei figli, le mamme si affidano sempre più a medici e specialisti presenti online: il 71% li considera utili. Competenza e affidabilità sono i principali motivi di questa preferenza, con quasi la metà delle mamme pronte a seguire consigli online se provenienti da fonti accreditate.

Salute mentale: perchè in Italia sale la preoccupazione per lo stress?

Il 10 ottobre 2024 si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale, istituita nel 1992 dalla Federazione Mondiale per la Salute Mentale (WFMH. Per l’occasione, Ipsos ha rilasciato l’ultima rilevazione dell’ Global Health Service Monitor. E quest’anno l’analisi evidenzia come quasi la metà delle persone a livello internazionale (45%) ritenga che la salute mentale sia attualmente la principale preoccupazione tra i problemi sanitari del proprio Paese (+18% rispetto al 2018).

La seconda preoccupazione più diffusa è il cancro, menzionato dal 38% delle persone a livello globale. In Italia, tuttavia, questa percentuale sale al 56%, la più alta tra tutti i Paesi esaminati. 
In Italia la preoccupazione per il cancro, nonostante molto elevata, è diminuita del 19% rispetto al 2018. Al contrario, la preoccupazione per la salute mentale è aumentata del 17%, raggiungendo il 35%.

La vita quotidiana inceppata

Durante l’ultimo anno, la maggior parte delle persone a livello internazionale si è sentita stressata. In media, poco più di tre su cinque (62%) affermano di essersi sentite stressate al punto da averne subito l’impatto sulla vita quotidiana almeno una volta.

I livelli di stress riportati variano dal 76% in Turchia al 44% in Giappone. 
In Italia, il 60%  si è sentito stressato al punto da avere la sensazione di non riuscire ad affrontare le cose, mentre per il 56% lo stress ha avuto un impatto sul modo di vivere la propria quotidianità.

Inoltre, il 48% si è sentito depresso al punto da provare tristezza o disperazione quasi ogni giorno per un paio di settimane o più. E il 31% si è sentito così stressato da non poter andare al lavoro per un certo periodo di tempo.

GenZ e Millennials in difficoltà

In generale, sono soprattutto le donne e le giovani generazioni ad aver accusato maggiori livelli di stress durante l’ultimo anno. 
Le donne della GenerazioneZ sono più propense a dichiarare di aver attraverso momenti difficili, con il 40% a livello internazionale che afferma di essersi sentita depressa quasi ogni giorno per un paio di settimane o più, diverse volte. 

Inoltre, la maggioranza (54%) della GenerazioneZ afferma di essersi sentita stressata al punto da non poter andare a lavorare durante l’ultimo anno, mentre per i Millennials la percentuale è leggermente inferiore (47%).
Più in generale, le persone più anziane hanno meno probabilità di riportare stress.

L’importanza della salute mentale nel SSN

Solo il 32% degli italiani (-7% rispetto al 2023) ritiene che salute mentale e fisica siano trattate allo stesso modo dal sistema sanitario.
Il 10% pensa invece che alla salute mentale venga data priorità, mentre quasi la metà (46%) sostiene che il SSN si concentri principalmente sulla salute fisica.

Queste percezioni si estendono anche alla maggioranza degli altri Paesi esaminati nel sondaggio. Soltanto in Malesia (63%), Singapore (53%) e Indonesia (52%) gli intervistati sostengono che salute mentale e fisica siano trattate in modo equivalente dal loro sistema sanitario.

Sondaggi: per gli italiani sono uno strumento per dar voce alle opinioni comuni

Cosa pensano gli italiani dei sondaggi? Risponde un recente studio condotto dal team Public Affairs di Ipsos, che in occasione della millesima rilevazione dell’Osservatorio settimanale Polimetro ha indagato le opinioni degli italiani proprio questo tema.

I sondaggi sono uno strumento fondamentale per conoscere le opinioni, le abitudini e le percezioni delle persone su una vasta gamma di tematiche. Il rigore e le competenze con cui vengono condotti costruiscono la reputazione degli istituti di ricerca.
E gli italiani mostrano di considerare i sondaggi affidabili e utili per esprimere le opinioni dei cittadini. Insomma, gli italiani credono nei risultati dei sondaggi, perché sono uno strumento che dà voce alle opinioni comuni. 

Quasi 9 persone su 10 considerano le survey affidabili

I risultati dell’indagine Ipsos confermano infatti che ben l’88% degli intervistati ritiene i sondaggi uno strumento importante per dar voce alle opinioni delle persone comuni.

Inoltre, quasi nove italiani su dieci considerano i sondaggi molto o abbastanza affidabili, con solo il 13% che li reputa poco o per niente affidabili.

L’interesse è alto soprattutto per i consumi e i temi sociali

L’affidabilità percepita dei sondaggi varia però a seconda dell’argomento trattato.
Ad esempio, i sondaggi sulle abitudini di consumo e sui comportamenti di acquisto sono considerati i più affidabili (86%), seguiti da quelli sui temi social, come povertà e famiglia (83%) e i sondaggi politici e sulle intenzioni di voto (73%). 

In generale, l’interesse degli italiani verso i sondaggi risulta essere decisamente alto: il 90% degli intervistati si dichiara infatti molto o abbastanza interessato.
In particolare, anche in questo caso i sondaggi che destano maggior interesse sono quelli sulle abitudini di consumo e i comportamenti di acquisto (51%), seguiti dai sondaggi sui temi di interesse sociale (25%) e da quelli politici o elettorali (21%).

L’importanza di rigore metodologico e competenze tecniche

Gli italiani sono consapevoli della necessità di rigore metodologico e competenze tecniche per realizzare sondaggi validi e affidabili. Tanto che quasi una persona su due ritiene che costruire e svolgere un buon sondaggio sia abbastanza o molto difficile. 
Rigore, competenze e affidabilità costruiscono la reputazione degli istituti di ricerca.

Il 63% degli italiani ritiene più attendibili i risultati dei sondaggi svolti da grandi istituti di ricerca e aziende internazionali del settore. Al contrario, solo il 19% degli intervistati afferma di fidarsi di più dei risultati riportati dalle piccole aziende e da istituti di ricerca locali, mentre il 18% afferma di non fidarsi di nessuno dei due.