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Italia sul podio per edilizia in legno: è il terzo paese in Europa 

Nel 2022, in Italia, sono state costruite 3.602 unità abitative in legno, con un incremento del 1% rispetto al 2021. Questo risultato consolida la posizione dell’Italia come il terzo produttore europeo di soluzioni abitative in legno. Davanti al Belpaese, infatti, si piazzano solo solo Germania e Svezia e lasciando alle spalle l’Austria. A evidenziarlo sono i dati dell’8° ‘Rapporto Edilizia in legno’, realizzato dal centro studi di FederlegnoArredo.
La dinamicità del settore si riflette nel fatturato complessivo di 2,3 miliardi di euro. Una cifra che rappresenta un deciso aumento rispetto al 2021: +15,8%.

La produzione residenziale in legno

Il cuore di questa crescita è la produzione residenziale in legno, che ha generato un fatturato di 866 milioni di euro, segnando un aumento del 12,7% rispetto al 2021. Questo valore rappresenta un quinto di quello tedesco e addirittura il 7,2% del totale dei 27 Paesi dell’Unione Europea, pari a 12 miliardi di euro.

Edifici non residenziali e tradizionali

Oltre all’edilizia residenziale, la produzione non residenziale in legno ha contribuito con 633 milioni di euro, registrando un aumento del 12,2% rispetto al 2021. L’edilizia tradizionale ha anch’essa sperimentato una significativa crescita, raggiungendo i 767 milioni di euro, con un deciso incremento del 22,9% rispetto all’anno precedente.

Dinamiche territoriali e dimensioni aziendali

Il 2022 ha evidenziato un’interessante geografia delle imprese bioedilizie, con una concentrazione significativa in Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto. Le tre aree, da sole, totalizzano il 50% del totale. Il Trentino-Alto Adige spicca come leader nella produzione e specializzazione, contribuendo al 19% della produzione complessiva.

Analizzando le dimensioni aziendali, le prime 10 imprese rappresentano quasi il 31% del mercato, mentre il 68% ha un fatturato inferiore ai 5 milioni di euro. Solo il 7% ha superato i 50 milioni di euro, ma contribuisce al 46% del mercato, sottolineando la concentrazione del settore in poche mani.

La Bioedilizia come alternativa sostenibile

Il 2022 conferma che la bioedilizia sta guadagnando terreno come alternativa all’edilizia tradizionale. La sostenibilità e lo stoccaggio di CO2 rappresentano le forze trainanti di questo settore, che necessita di una maggiore sensibilizzazione e promozione per coinvolgere sia i cittadini che le amministrazioni pubbliche. Assolegno di FederlegnoArredo si impegna a promuovere proprio questo percorso.

Cyber Week 2023, i “numeri” dell’Italia

Come sono andati gli ordini della Cyber Week 2023? A questa domanda risponde Salesforce, leader nel settore dell’AI CRM, ha reso noti i dati relativi alla Cyber Week 2023, analizzando gli acquisti di oltre 1,5 miliardi di consumatori sulla piattaforma Salesforce Customer 360.
Le vendite globali hanno registrato un aumento del 6% rispetto all’anno precedente, raggiungendo la cifra di 298 miliardi di dollari.

In Italia il giorno più performante è stato il Cyber Monday

In Italia, il Cyber Monday del 27 novembre è emerso come il giorno più performante della Cyber Week, con una crescita delle vendite online del 10% rispetto all’anno precedente. Mercoledì 22 novembre ha segnato il picco degli ordini, registrando un aumento del 17% rispetto al 2022. Nel complesso, il traffico online nel paese è cresciuto del 4%, confermando la predilezione italiana per l’utilizzo dei dispositivi mobili, con l’80% del traffico proveniente da mobile durante il Cyber Monday, in confronto al 75% a livello globale.

Complessivamente, la crescita è stata trainata principalmente dal volume degli ordini, segnando un aumento della domanda dei consumatori per la prima volta in più di cinque trimestri. Nonostante una costante presenza di promozioni iniziale, i consumatori più pazienti hanno beneficiato di offerte interessanti durante la Cyber Week. I dati dettagliati mostrano un aumento delle vendite digitali a livello globale del 6%, raggiungendo i 298 miliardi di dollari, e un incremento del traffico del 5%.

L’IA ha influenzato le vendite

L’intelligenza artificiale ha giocato un ruolo significativo, influenzando vendite online globali per 51 miliardi di dollari. I consumatori hanno preferito acquistare da dispositivi mobili, con il 79% del traffico e-commerce proveniente da telefoni cellulari, in crescita rispetto al 76% del 2022. Le campagne di marketing hanno sfruttato canali di comunicazione alternativi, con un aumento del 37% nei messaggi inviati tramite notifiche push, SMS e servizi di streaming (OTT).

Gli sconti, incrementati per soddisfare la domanda latente, hanno registrato un aumento medio del 27% a livello globale, con settori come il makeup (38%), l’abbigliamento (33%) e la cura della pelle (33%) in evidenza. La trasparenza sugli sconti ha portato a un minor numero di resi rispetto alla scorsa Cyber Week.

Nuove quote di mercato per i rivenditori monomarca

I rivenditori monomarca hanno conquistato quote di mercato, registrando una crescita online doppia rispetto ai rivenditori multimarca. Metodi di pagamento alternativi, come Buy Now Pay Later (BNPL), sono stati utilizzati per evitare attriti nel checkout, con un aumento dell’8% degli ordini su base annua. L’automazione ha svolto un ruolo chiave, con un aumento del 79% nei messaggi dei chatbot durante il Cyber weekend a livello globale.

Salesforce ha sostenuto il successo della Cyber Week con affidabilità, scalabilità e AI. Commerce Cloud ha gestito quasi 50 milioni di ordini, Marketing Cloud ha inviato oltre 53 miliardi di messaggi di marketing, Service Cloud ha gestito oltre 3,7 miliardi di interazioni, e Salesforce ha fornito oltre 49 miliardi di raccomandazioni di prodotti basate sull’AI durante l’evento di shopping online più intenso dell’anno.

Super sconti on line: cosa guida le scelte dei consumatori?

La recente ricerca globale intitolata “Il gioco dei super saldi: chi è il vincitore? Uno studio su come compriamo e paghiamo,” commissionata da Arlington Research per conto di Kaspersky, si propone di esplorare le opinioni dei consumatori e il loro comportamento d’acquisto durante eventi promozionali come il Black Friday e il Cyber Monday.

L’88% degli acquisti avviene durante il Black Friday e il Cyber Monday

Secondo i risultati dell’indagine condotta da Kaspersky, in Europa l’88% degli acquisti avviene spontaneamente durante il Black Friday e il Cyber Monday. Sorprendentemente, i social media giocano un ruolo significativo nei risultati delle vendite, con il 45% dei follower che cerca di ottenere le offerte speciali consigliate dai loro influencer e blogger online preferiti. A livello globale, le donne (22%) emergono come acquirenti più attente ai super saldi rispetto agli uomini (17%), e la stragrande maggioranza degli intervistati (69%) è disposta ad aspettare questi grandi eventi per ottenere le migliori offerte.

Il Black Friday e il Cyber Monday sono diventati appuntamenti di vendita di grande popolarità a livello mondiale, coinvolgendo milioni di consumatori. Le vendite online del Black Friday sono cresciute del 3,5%, raggiungendo i 65,3 miliardi di dollari a livello globale nel 2022. Inoltre, i consumatori hanno speso 1,14 migliaia di miliardi di dollari online durante le festività, come evidenziato dall’indagine di Salesforce sul resoconto delle vendite. Kaspersky ha esplorato il comportamento degli utenti in relazione a queste importanti ricorrenze di vendita.

Si compra anche ciò… che non serve

I risultati dell’indagine rivelano che la maggior parte dei consumatori cede alle offerte promozionali durante il Black Friday o il Cyber Monday, acquistando spesso qualsiasi cosa, indipendentemente dalle intenzioni iniziali. In Europa, l’88% degli intervistati acquista spontaneamente in questi giorni, di cui il 50% lo fa spesso o addirittura sempre. Blogger, amici e parenti influenzano notevolmente gli acquisti impulsivi, con il 45% dei partecipanti disposto a comprare un prodotto consigliato dai blogger e il 40% a seguire suggerimenti da amici o familiari.

Globalmente, le donne risultano essere le più propense a fare shopping durante i super saldi, con il 22% che afferma di fare sempre acquisti impulsivi durante il Black Friday e il Cyber Monday, rispetto al 17% degli uomini. Il 23% degli intervistati di età compresa tra i 25 e i 34 anni dichiara di comprare sempre qualcosa in modo spontaneo durante questi eventi, una percentuale significativamente maggiore rispetto agli altri gruppi di età.

Gli utenti aspettano pur di risparmiare

Riguardo all’importanza dei grandi eventi promozionali, il 60% degli europei è disposto ad aspettare il Black Friday o il Cyber Monday per ottenere le migliori offerte. Mentre il 64% dei consumatori pianifica anticipatamente i propri acquisti importanti nel periodo precedente a questi eventi, cercando di massimizzare gli sconti e le offerte speciali.

Marina Titova, Vice-President, Consumer Product Marketing di Kaspersky, ha commentato l’entusiasmo senza precedenti per lo shopping online e offline durante il Black Friday e il Cyber Monday in Europa. Ha sottolineato l’importanza della sicurezza nei pagamenti online e ha consigliato l’utilizzo di soluzioni come Kaspersky Premium per proteggere i dati personali e finanziari, evitando potenziali truffe online.

Pagamenti digitali per le utility: nel 2023 toccati i 20 miliardi di euro

Il 2023 ha visto un significativo incremento dei pagamenti digitali per le utility italiane, con un valore di transazioni sulla piattaforma pagoPA che ha raggiunto quasi i 20 miliardi di euro nei primi dieci mesi dell’anno, attraverso oltre 118 milioni di operazioni. Questi dati, forniti da PagoPA e elaborati da Adnkronos, rappresentano un aumento rispetto ai 120 milioni di transazioni registrate nel 2022, evidenziando una proiezione di crescita consistente per la fine dell’anno.

In Italia 700 società del settore delle utility aderiscono a pagoPA

Attualmente, circa 700 società nel settore delle utility, compresi reseller e distributori, hanno aderito alla piattaforma pagoPA, offrendo ai propri clienti un maggior numero di canali per gestire il pagamento delle utenze.
Queste società, attive nel settore dell’energia, gas, telecomunicazioni, acqua, trasporto pubblico e altri servizi, hanno adottato PagoPA come parte di una strategia più ampia di digitalizzazione dei propri servizi per ottimizzare i processi e migliorare l’esperienza dell’utenza.

Oltre 120 milioni di transazioni sulla piattaforma

Nel 2022, le utility hanno totalizzato oltre 120 milioni di transazioni sulla piattaforma, con un valore transato di 20 miliardi di euro. Nel periodo da gennaio a ottobre 2023, il numero complessivo delle transazioni delle utility è stato di 118,6 milioni, per un valore di 19,6 miliardi di euro, rappresentando il 37,1% delle transazioni complessive su pagoPA.
Nel solo mese di ottobre 2023, sono state effettuate 12,1 milioni di transazioni verso le utility tramite pagoPA, con un aumento del 11,9% rispetto all’anno precedente.

I vantaggi della multicanalità

Le utility hanno sfruttato le opzioni di pagamento offerte da pagoPA, utilizzando canali digitali e fisici di circa 400 prestatori di servizi di pagamento (Psp) presenti sulla piattaforma, eliminando la necessità di accordi separati con ognuno di essi.
Questa multicanalità risponde ai regolamenti dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera), che richiedono ai gestori di garantire agli utenti finali una vasta gamma di modalità di pagamento.

Dalle testimonianze delle società del settore utility che utilizzano la piattaforma, emergono benefici tangibili, tra cui una migliore gestione dei flussi di pagamento, la riorganizzazione dei processi interni in funzione dei canali digitali e un miglioramento complessivo dell’esperienza del cliente. Inoltre, l’uso di pagoPA ha consentito alle utility di offrire una maggiore flessibilità di pagamento ai propri clienti, rispondendo alle esigenze regolamentari dell’Arera.
In conclusione, l’adozione di pagoPA da parte delle utility italiane ha dimostrato di essere un passo significativo verso la digitalizzazione dei servizi, portando benefici sia per le aziende che per gli utenti finali.

Imprese: in 10 anni un quarto di giovani impiegati in meno

L’Italia sta invecchiando, e anche l’impresa mostra una progressione verso la terza età. Nell’Italia delle imprese sempre meno giovani occupano i centri decisionali.
Le elaborazioni di Unioncamere e InfoCamere sul totale di chi ricopre una carica all’interno delle aziende italiane, ovvero, titolari, amministratori o soci, mostrano come in 10 anni la presenza di over70 sia aumentata di un quarto, più o meno nella stessa proporzione in cui è diminuita quella dei giovani tra 18-29 anni.

Nelle due classi di età mediane, quella dei 30-49enni e dei 50-69enni, si incontrano invece la riduzione percentuale maggiore e l’aumento maggiore in valore assoluto.
Tra il 2014 e il 2023 i primi sono scesi del 28%, per oltre 1 milione e 100mila cariche in meno rispetto a 10 anni fa, e i secondi, con quasi 600mila cariche in più, evidenziano una variazione positiva del 15,3%.

Un bilancio negativo in tutti i settori

Ma non è solo colpa della ‘demografia’.
“Bisogna semplificare tutte le procedure che ancora oggi frenano il fare impresa in Italia, e che sono vissute come un fardello troppo pesante, soprattutto dai più giovani – commenta il Presidente di Unioncamere, Andrea Prete -: ben 7 imprese under35 su 10 vedono nella burocrazia l’ostacolo maggiore all’utilizzo delle risorse del PNRR”.

Inoltre, il bilancio della presenza giovanile nell’impresa, in discesa di quasi 110mila unità in un decennio, è negativo in tutti i settori, a eccezione dell’Agricoltura, che segna un +12,8% per le cariche dei 18-29enni (oltre 4mila posizioni in più) e delle Attività professionali, scientifiche e tecniche (+27,7%, per 3.300 imprese in più).

Raddoppiano le cariche per over 70 e over 50

In misura più modesta, le cariche occupate dai 18-29enni crescono anche nell’Istruzione (+6%, +100) e nelle Attività finanziarie e assicurative (+3,3%, +300).
Il crollo dei 30-49enni invece è deciso in tutti i settori. Nella manifattura si registra la variazione più negativa (-42,5%), nel Commercio, la riduzione maggiore in valori assoluti (-317mila cariche).

Gli over70, invece, che oggi occupano 268mila cariche in più dal 2014, così come gli over50 (quasi +600mila), aumentano in tutti i settori, con incrementi quasi sempre a due cifre.

Largo ai giovani solo in Trentino Alto Adige

I dati più elevati sono però quelli del Noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (over50 +50,6%, over70 quasi +70%), dell’Istruzione (+36,8%, +51,5%), e della Sanità (+40,2%, +72,4%). 

A livello territoriale, a eccezione del Trentino Alto Adige, dove i 18-29enni sono aumentati del 3,9%, è nelle regioni del Mezzogiorno, a partire da Molise, Abruzzo, Calabria e Sicilia, che si contano le perdite maggiori. 
Calabria, Sicilia e Abruzzo sono le regioni in cui, invece, la popolazione dell’impresa over70 cresce di più. Calabria, Campania e Toscana, quelle in cui crescono i 50-69enni con ruoli apicali. 

Flat Tax per le nuove imprese, quali sono i requisiti per accedervi?

I titolari di partita IVA che avviano una nuova attività possono beneficiare dell’applicazione della cosiddetta “flat tax” al 5%. Questo regime fiscale agevolato è stato mantenuto nonostante le numerose modifiche apportate nel corso degli anni alle condizioni di accesso al regime forfettario.
La possibilità di applicare la flat tax al 5% per i primi cinque anni di attività rimane invariata, ma con alcune regole specifiche da rispettare.

“Il regime fiscale per le start up”

La flat tax al 5% si applica alle nuove attività, ed è spesso definita il “regime fiscale per le startup”. Per i primi cinque anni di attività, l’aliquota fiscale per coloro che adottano il regime forfettario scende dal 15% al 5%.
Questo favorisce chi sta iniziando una nuova “avventura” imprenditoriale, professionale o artistica, rendendo la tassazione più favorevole rispetto all’opzione del 15%.

Condizioni ben precise

Iil regime forfettario per le startup è soggetto a specifiche condizioni. L’applicazione della flat tax al 5% è limitata a coloro che avviano un’attività completamente nuova. Ciò implica che il contribuente non deve aver svolto, nei tre anni precedenti l’avvio dell’impresa, alcuna attività artistica, professionale o imprenditoriale, a meno che non sia stata una pratica obbligatoria per l’accesso a professioni o mestieri.
Ancora, se si prosegue un’attività precedentemente svolta da un altro soggetto, i ricavi o compensi realizzati nell’anno fiscale precedente non devono superare la soglia di accesso al regime forfettario. Queste sono le tre condizioni specifiche che si aggiungono ai requisiti generali per l’accesso e la permanenza nel regime forfettario, che attualmente prevede un limite di ricavi o compensi di 85.000 euro.

I limiti dei ricavi

L’applicazione della flat tax al 5% per le nuove attività non concede deroghe per quanto riguarda i requisiti d’accesso e le cause di esclusione previste per il regime forfettario. Ad esempio, il limite di ricavi o compensi di 85.000 euro per l’anno precedente deve essere rispettato.
Inoltre, è possibile accedere alla flat tax agevolata a condizione di sostenere spese per lavoro accessorio o dipendente e per l’erogazione di compensi ai collaboratori che non superino i 20.000 euro all’anno.

Le cause di esclusione

Alcune cause di esclusione includono l’applicazione di regimi speciali IVA o di determinazione del reddito, la non residenza (con alcune eccezioni), e l’esercizio prevalente di attività come la vendita di immobili, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi.

Inoltre, i titolari di partita IVA che partecipano a società di persone, associazioni o imprese contemporaneamente, o che controllano direttamente o indirettamente SRL o associazioni in partecipazioni che svolgono attività simili a quella individuale, non possono adottare il regime forfettario.
Allo stesso modo, chi svolge prevalentemente attività per l’ex datore di lavoro dei due anni precedenti o verso soggetti direttamente o indirettamente riconducibili, nonché coloro con redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 euro nell’anno precedente (eccetto in caso di cessazione del rapporto), è escluso dall’applicazione della flat tax.

Videogiochi: gli anti-stress preferiti dagli italiani

Per circa 7 italiani su 10 i videogiochi sono un valido strumento per combattere lo stress. Inoltre, quasi 6 italiani su 10 ritengono che i videogiochi siano in grado di ridurre l’ansia, mentre poco meno della metà afferma che possono aiutare a combattere la solitudine.

Lo rivela un sondaggio dal titolo ‘The power of game’, condotto in Italia da IIDEA, che fa parte di Video Games Europe, su un campione di circa 13mila videogiocatori provenienti da 12 Paesi, di cui circa mille giocatori italiani.
Lo studio ha coinvolto giocatori provenienti da Australia, Brasile, Canada, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Polonia, Spagna, Stati Uniti e Italia.

Effetti positivi sulla salute mentale 

Secondo i partecipanti a livello globale i videogiochi stimolano la mente (70%), favoriscono la connessione tra persone diverse (78%) e offrono esperienze accessibili a persone con abilità diverse (75%).

E secondo i partecipanti italiani, in particolare, i videogiochi hanno un effetto positivo sulla riduzione dello stress (69%), dell’ansia (58%) e della solitudine (45%).
Insomma, i videogiochi possono avere effetti positivi sulla salute mentale, riporta Ansa.

Benefici sociali ed emotivi condivisi a livello globale

Dallo studio emerge, quindi, come i videogiochi possano fornire ai giocatori una serie di benefici sociali ed emotivi condivisi a livello globale.

Nello specifico, i videogiochi sono un efficace strumento per ridurre lo stress a tutti i livelli per le donne (54%) più che per gli uomini (47%), e soprattutto nella fascia di età 25-34 anni (55%).
In più, aiutano ad affrontare le sfide di ogni giorno (66%) e a sentirsi più felici (48%).
Talvolta sono anche terapeutici, dal momento che per 4 intervistati su 10 sono stati utili a superare momenti difficili.

Ma cosa spinge a videogiocare? Divertirsi, ovvio  

I videogiochi, poi, rinforzano skills e attitudini. Migliorano la creatività (69%), aiutano a sviluppare le competenze cognitive (68%), agevolano il lavoro di squadra (63%), affinano le competenze linguistiche (63%) e, in generale, stimolano la flessibilità (59%).

Quanto alle ragioni che spingono gli italiani a videogiocare, se per la maggior parte (65%) sono un modo per passare il tempo, divertirsi (63%) è un’ottima ragione per farlo, e 6 intervistati su 10 pensano che esista un videogioco adatto per tutti.
Rispetto alle abitudini di gioco, riferisce ItaliaInforma, il 71% del campione italiano valuta positivamente la propria esperienza di gioco online, che quando si sceglie di giocare in compagnia spesso viene preferito al gioco in presenza. 

Streaming: il 65% degli italiani spende 30 euro al mese 

Mentre in passato si pagava un canone per la televisione, o si noleggiavano videocassette e DVD, oggi sono disponibili numerosi abbonamenti mensili a servizi di streaming, come Netflix, Amazon Prime, Disney Plus, HBO e tanti altri.
Sommando i costi di ognuno di questi abbonamenti, ci si potrebbe chiedere quanto stiamo effettivamente pagando per questa nuova era di comodità digitale. La risposta è 30 euro al mese.

Questo è infatti il budget che il 65% degli italiani è disposta a destinare per il consumo di contenuti digitali.
Di fatto, la rivoluzione digitale ha innescato una migrazione massiccia dal piccolo schermo verso le piattaforme di streaming, che offrono una miriade di opzioni a portata di clic.

Come bilanciare qualità dei contenuti, prezzo e pubblicità?

La domanda cruciale per le piattaforme di streaming, però, è come offrire ai consumatori un servizio che bilanci contenuti di alta qualità, un prezzo accessibile e una pubblicità accettabile?
A quanto pare, gli italiani, pur riconoscendo il valore dei contenuti premium, non sono avversi all’idea di pubblicità, a patto che sia ben dosata.

Il 59% degli intervistati sarebbe infatti disposto a tollerare spot pubblicitari pur di accedere a una piattaforma gratuita, ma ad alcune condizioni, ovvero, pubblicità mirate e limitate interruzioni durante la visione. E quando è inevitabile, che almeno lo spot sia breve.

I giovani sottoscrivono anche più di 4 abbonamenti 

L’epoca in cui un unico abbonamento soddisfaceva tutte le esigenze di intrattenimento sembra essere un lontano ricordo. Ora, con giganti del settore che offrono cataloghi vastissimi e diversificati, la tentazione di diversificare gli abbonamenti è forte.
Questa tendenza, però, non è uniforme tra le diverse fasce d’età.

Se da un lato un significativo 42% della popolazione mantiene un approccio più conservativo, limitandosi a 2-3 servizi, dall’altro la fascia più giovane (25-34 anni) mostra un comportamento decisamente diverso.
Quest’ultimo gruppo, infatti, sembra avere una sete insaziabile di contenuti, tanto da sottoscrivere a 4 o più servizi contemporaneamente.

La lealtà degli utenti non è garantita

Nonostante il boom dei servizi di streaming, la lealtà degli utenti non è garantita. Esistono infatti numerosi modi di ‘saltare’ il pagamento dell’abbonamento.
Ma mentre le piattaforme competono per la lealtà degli utenti, è chiaro che il futuro sarà multidimensionale, con servizi integrati che vanno oltre il mero intrattenimento.
La sfida per le aziende sarà quella di rimanere al passo con le crescenti aspettative dei consumatori, e offrire soluzioni innovative che combinino contenuto, comodità e valore.

Lavoro: se il cane è in ufficio personale più felice e aziende più attrattive

Aprire gli uffici ai cani avrebbe ricadute positive sia sull’umore delle persone sia sulle aziende.
La metà dei lavoratori italiani, che siano pet parents o meno, crede, infatti, che la presenza di cani migliori l’umore complessivo dell’ufficio (47%). Percentuali leggermente inferiori ritengono inoltre che diminuisca lo stress (42%) e che favorisca le occasioni di connessione con i colleghi (40%).
Due proprietari di cani su 3 vorrebbero poi poter godere della compagnia del proprio amico a quattro zampe anche in ufficio (64%). E quasi la metà ritiene che le aziende dovrebbero organizzarsi a tale scopo (48%). 

Più creatività e produttività, migliore employer branding

Si tratta di alcuni risultati emersi dall’indagine Gli uffici pet-friendly nell’era odierna post pandemia, condotta da Swg e commissionata dal Gruppo Mars, che in Italia è rappresentato dalle aziende Mars, Royal Canin e AniCura. Tra gli altri vantaggi evidenziati dalla ricerca, poter portare i cani un ufficio aumenterebbe la creatività (31%) e la produttività (27%), ma, soprattutto, l’azienda risulterebbe più attrattiva in un’ottica di employer branding (30%). Eppure, la possibilità di far accedere su base regolare il proprio pet negli uffici è una realtà solo in 1 caso su 10, mentre nella maggioranza dei casi non è mai permesso (55%) o non sono state stabilite regole a riguardo (27%).

Anche chi non lo possiede gradirebbe la compagnia del pet

Tutto questo, nonostante tra chi non possiede un cane, una persona su 3 (il 33%) avrebbe piacere a godere della presenza di pet sul luogo di lavoro. E anche chi inizialmente si è dichiarato contrario (34%) sarebbe disposto a cambiare idea qualora i cani avessero chiari spazi a cui accedere (32%), fossero vaccinati (14%), o l’azienda prevedesse policy di regolamentazione (12%).

Incoraggiare le politiche pet-friendly su larga scala nel mondo del lavoro

I dati dall’indagine sono stati presentati nell’ambito del workshop Pet Vibes, Better Office. L’obiettivo è portare avanti il percorso di incoraggiamento dell’adozione di politiche pet-friendly su larga scala nel mondo del lavoro, condividendo consigli e linee guida su come implementare queste pratiche.
Un appuntamento pensato in vista della Giornata mondiale degli animali, prevista il 4 ottobre, coincidente con la festa del patrono S. Francesco d’Assisi, protettore degli animali. Il Gruppo Mars, riferisce Adnkronos, è pioniere nelle politiche pet-friendly, e tutti i suoi uffici possono accogliere gli amici a quattro zampe, coerentemente con il più ampio impegno di creare città più a misura di animali.

Mobilità a noleggio: primo semestre immatricolazioni a +47% 

Nel primo semestre del 2023 il settore del noleggio veicoli registra una crescita decisa: +47% di immatricolazioni, con una flotta circolante che supera 1 milione e 300mila veicoli. Inoltre, il settore rappresenta il 34% delle nuove vetture elettriche e il 63% dei veicoli ibridi alla spina (PHEV), a conferma del ruolo chiave nella diffusione di veicoli a basse o zero emissioni allo scarico. 
Dopo i primi positivi segnali nella Legge Delega, le imprese italiane attendono però un alleggerimento del peso fiscale sui costi di mobilità, che continuano a penalizzarle rispetto ai competitor di altri Paesi europei. Emerge dall’analisi semestrale sulla mobilità pay-per-use condotta da ANIASA, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità.

Immatricolazioni e flotta da record

Il settore del noleggio veicoli ha immatricolato nei primi sei mesi dell’anno 308.950 veicoli, il 33% dei totali nuovi messi sulle strade italiane. Di fatto, un veicolo nuovo su 3 è a noleggio. Il nuovo aumento dei volumi registrato dal settore riguarda non solo i nuovi ‘innesti’ nel parco, ma anche la consistenza complessiva della flotta, che ha toccato 1 milione e 300mila unità. Di questi, 1.197.000 sono noleggiati a lungo termine da aziende, PA e privati (con partita IVA o solo codice fiscale) e 135.000 presi in locazione a breve termine per esigenze turistiche o di business.

Le auto più noleggiate

La top ten dei modelli di auto più noleggiati nei primi 6 mesi del 2023 propone diverse novità, che confermano come ormai le fonti di approvvigionamento di questo mercato siano piuttosto diversificate. Al di là dei posizionamenti di vertice dei modelli del Gruppo di riferimento dell’ex costruttore nazionale, con Panda (1° posto), Ypsilon (3°), 500 (4°), Renegade (5°) e 500 X (8°), si segnala il secondo posto della Sandero, e nella seconda parte della classifica, la presenza di Yaris Cross, T-Roc, Duster e Captur.

La crescita dei privati nel lungo termine

Tra i segmenti di clientela che hanno visto una ulteriore crescita rispetto allo scorso anno si distinguono i privati che hanno scelto di non acquistare la vettura, ma prenderla a noleggio per 1 o più anni. Si tratta di 163.000 unità, circa il 14% del totale veicoli in flotta. Le aziende si confermano clientela consolidata dei noleggiatori (76% dei mezzi a nolo in circolazione) e il restante 10% è nelle mani delle PA. Ma se nel primo semestre il noleggio a breve termine non ha ancora colmato il gap nei volumi rispetto al pre-pandemia, perdendo quasi 1 noleggio su 5 (-17,5% vs 2019), prosegue nella fase di recupero, avviando a graduale soluzione le difficoltà di approvvigionamento dei veicoli registrate negli anni scorsi e riducendo i prezzi per noleggio (-9,4% rispetto al 2022). Positivi tutti gli altri indicatori: giro d’affari (+21% vs 2019), giorni di noleggio (+4%), flotta (+1%) e durate dei noleggi (+26%).