Salute mentale: perchè in Italia sale la preoccupazione per lo stress?

Il 10 ottobre 2024 si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale, istituita nel 1992 dalla Federazione Mondiale per la Salute Mentale (WFMH. Per l’occasione, Ipsos ha rilasciato l’ultima rilevazione dell’ Global Health Service Monitor. E quest’anno l’analisi evidenzia come quasi la metà delle persone a livello internazionale (45%) ritenga che la salute mentale sia attualmente la principale preoccupazione tra i problemi sanitari del proprio Paese (+18% rispetto al 2018).

La seconda preoccupazione più diffusa è il cancro, menzionato dal 38% delle persone a livello globale. In Italia, tuttavia, questa percentuale sale al 56%, la più alta tra tutti i Paesi esaminati. 
In Italia la preoccupazione per il cancro, nonostante molto elevata, è diminuita del 19% rispetto al 2018. Al contrario, la preoccupazione per la salute mentale è aumentata del 17%, raggiungendo il 35%.

La vita quotidiana inceppata

Durante l’ultimo anno, la maggior parte delle persone a livello internazionale si è sentita stressata. In media, poco più di tre su cinque (62%) affermano di essersi sentite stressate al punto da averne subito l’impatto sulla vita quotidiana almeno una volta.

I livelli di stress riportati variano dal 76% in Turchia al 44% in Giappone. 
In Italia, il 60%  si è sentito stressato al punto da avere la sensazione di non riuscire ad affrontare le cose, mentre per il 56% lo stress ha avuto un impatto sul modo di vivere la propria quotidianità.

Inoltre, il 48% si è sentito depresso al punto da provare tristezza o disperazione quasi ogni giorno per un paio di settimane o più. E il 31% si è sentito così stressato da non poter andare al lavoro per un certo periodo di tempo.

GenZ e Millennials in difficoltà

In generale, sono soprattutto le donne e le giovani generazioni ad aver accusato maggiori livelli di stress durante l’ultimo anno. 
Le donne della GenerazioneZ sono più propense a dichiarare di aver attraverso momenti difficili, con il 40% a livello internazionale che afferma di essersi sentita depressa quasi ogni giorno per un paio di settimane o più, diverse volte. 

Inoltre, la maggioranza (54%) della GenerazioneZ afferma di essersi sentita stressata al punto da non poter andare a lavorare durante l’ultimo anno, mentre per i Millennials la percentuale è leggermente inferiore (47%).
Più in generale, le persone più anziane hanno meno probabilità di riportare stress.

L’importanza della salute mentale nel SSN

Solo il 32% degli italiani (-7% rispetto al 2023) ritiene che salute mentale e fisica siano trattate allo stesso modo dal sistema sanitario.
Il 10% pensa invece che alla salute mentale venga data priorità, mentre quasi la metà (46%) sostiene che il SSN si concentri principalmente sulla salute fisica.

Queste percezioni si estendono anche alla maggioranza degli altri Paesi esaminati nel sondaggio. Soltanto in Malesia (63%), Singapore (53%) e Indonesia (52%) gli intervistati sostengono che salute mentale e fisica siano trattate in modo equivalente dal loro sistema sanitario.

Autobus elettrici: Liguria, Piemonte, Lombardia sul podio

Sono i dati emersi da un’elaborazione dell’Osservatorio sulla Mobilità sostenibile di Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici) sulla base di dati Aci: la diffusione di autobus elettrici in Italia è ancora limitata, anche se alcune regioni raggiungono quote significative sul totale del parco circolante di mezzi. 
In particolare, la Liguria, dove nel 2023 il 5,4% degli autobus in servizio era elettrico (134 su 2.473), il Piemonte (3,4%) e la Lombardia (2,8%, 305 su 10.851 autobus).

In generale, il parco circolante italiano di autobus ha un grande bisogno di rinnovamento e apertura alle nuove motorizzazioni. Secondo gli ultimi dati Acea disponibili, infatti, l’età media degli autobus in circolazione in Italia è di 14,5 anni, più alta della media europea (12,5 anni). 

A Milano il 5,2% dei bus è elettrico

La prima provincia per autobus elettrici utilizzati in Lombardia è Milano (5,2% del totale), seguita da Bergamo (2,1%), Brescia (0,9%), Sondrio e Lodi (0,7% per entrambe). 

Le quote più basse di autobus elettrici sul totale di autobus in circolazione, si rilevano invece in Campania, Calabria, Marche e Friuli-Venezia Giulia (0,3%), mentre la Basilicata non supera lo 0,1%, e Molise e Valle d’Aosta risultano le uniche regioni italiane prive di autobus elettrici in uso.

Uno dei pilastri della transizione ecologica

L’elettrificazione del trasporto pubblico, nazionale e regionale, è uno dei pilastri della transizione ecologica che il governo italiano e le amministrazioni locali stanno promuovendo, in risposta alle emergenze climatiche e alle direttive europee.
Con un numero crescente di autobus elettrici, città come Milano stanno dimostrando che è possibile ridurre l’inquinamento e migliorare la qualità della vita dei cittadini, investendo in tecnologie pulite e infrastrutture all’avanguardia.

L’obiettivo a lungo termine è quello di incrementare progressivamente la percentuale di autobus elettrici in circolazione, riducendo al contempo l’età media del parco mezzi, e promuovendo soluzioni sempre più efficienti dal punto di vista energetico e ambientale, riporta mitomorrow.it

Perché non iniziare a usare pneumatici ricostruiti?

Il processo di rinnovamento del parco circolante richiede tempo e forti investimenti, ma nel lungo periodo offre benefici ambientali e per la sicurezza. Si tratta di vantaggi simili a quelli offerti dagli pneumatici ricostruiti, che ricorda Airp, consentono di risparmiare sulle spese di gestione del mezzo. Gli pneumatici ricostruiti, infatti, hanno un costo minore rispetto a quelli nuovi.

Inoltre, permettono di rinviare l’esigenza di smaltimento degli pneumatici usati, che possono essere ricostruiti, con evidenti effetti positivi per l’ambiente.
Non ultimo, il fattore risparmio, pari a oltre il 70% delle materie utilizzate nella produzione di pneumatici nuovi.

SMS, il canale preferito per promemoria e appuntamenti di lavoro

Sebbene non più molto utilizzato per le comunicazioni con familiari, amici e colleghi, l’SMS, acronimo di Short Message Service, è molto apprezzato in ambito business. Poiché considerato meno soggetto al fenomeno dello spam rispetto alle email, e meno invasivo della sfera privata rispetto a WhatsApp, l’SMS risulta più adatto a messaggi di tipo professionale, come conferme o promemoria di appuntamenti di lavoro.

Secondo il sondaggio svolto da Skebby, la piattaforma italiana che offre servizi professionali di mobile marketing, è infatti proprio l’SMS lo strumento favorito per confermare gli appuntamenti aziendali. E lo è ancora di più quando il testo del messaggio viene arricchito da link.

La telefonata è all’ultimo posto

La mancata presenza agli appuntamenti di lavoro, come visite, ritiri e consegne merce, o sopralluoghi, rappresenta da sempre un problema significativo per le aziende.
Negli ultimi anni tale problema è stato sensibilmente ridimensionato grazie al mobile messaging, che consente di recapitare messaggi di promemoria in modo diretto, semplice ed economico.

Utilizzati dalla stragrande maggioranza degli utenti, questi messaggi possono essere inviati tramite diversi canali di comunicazione, e nel mondo del lavoro quello più usato è proprio il ‘vecchio’ SMS.

È gradito un link all’interno del messaggio 

Dai risultati emersi dall’indagine di Skebby, dove era prevista la possibilità di scegliere tra sei diversi canali secondo l’ordine di preferenza, l’SMS ha  ottenuto infatti la media migliore (3,2), seguito dall’email (3,4), da WhatsApp (3,5), dai social media e la posta cartacea (3,6), e ultima, dalla telefonata (3,7).
Nello stesso sondaggio è stato anche chiesto agli intervistati se l’aggiunta di contenuti arricchiti, come l’inserimento di link che indirizzino a landing page online, possa rendere più probabile l’interazione con i messaggi.

E la maggioranza degli intervistati (55%) ha confermato questa possibilità, contro il 32% che si è dichiarato indifferente, e il 13% più titubante in merito.

In disuso per le comunicazioni private ma perfetto per l’ambito business

“La nostra indagine conferma come l’SMS, che da tempo ormai non rappresenta più lo strumento prescelto per le comunicazioni private, sia invece il canale preferito per i messaggi importanti, quelli che devono assolutamente essere letti – ha dichiarato Domitilla Cortelletti, marketing manager di Skebby -. Si tratta, infatti, di un canale più libero rispetto agli altri strumenti di messaggistica istantanea e alle email. E probabilmente anche per questo è anche quello più apprezzato per la ricezione di comunicazioni che non si possono perdere, come quelle di conferma e memo di appuntamenti”.

Italia, mercato delle auto diesel: calo nel nuovo, ma forte domanda nell’usato

Nonostante il netto calo delle vendite di auto diesel nel mercato delle vetture nuove, il panorama appare molto diverso per quanto riguarda il mercato dell’usato. Secondo un recente studio condotto da Carfax, oltre il 50% degli acquirenti di veicoli di seconda mano in Italia continua a preferire le auto a gasolio.

Il dato dimostra come il legame degli italiani con i motori diesel sia ancora molto forte, nonostante la crescente scarsità di modelli nuovi e le restrizioni sempre più stringenti nelle grandi città.

Scendono le immatricolazioni di auto diesel nuove

Le immatricolazioni di nuove vetture diesel hanno subito un significativo calo negli ultimi anni, come confermano anche i dati forniti dall’UNRAE. La diminuzione dell’offerta di modelli diesel, sia tra quelli attualmente in vendita sia tra quelli in arrivo sul mercato, ha contribuito a questa tendenza.

Molti costruttori, infatti, stanno progressivamente riducendo la produzione di motorizzazioni a gasolio a favore di soluzioni più ecologiche, come l’elettrico e l’ibrido. Tuttavia, il panorama cambia notevolmente quando si osserva il settore dell’usato.

C’è sempre richiesta nell’usato

Nel mercato delle auto di seconda mano, le vetture diesel continuano a dominare le preferenze degli acquirenti italiani. Il rapporto di Carfax, basato sui dati del primo semestre del 2024, rivela che ben il 52% delle persone opta per un’auto a gasolio, mentre il 34% preferisce quelle a benzina, il 5% sceglie veicoli ibridi e solo l’1% si orienta verso l’elettrico.

Questo fenomeno è influenzato dalla difficoltà di reperire auto diesel nuove e dalla loro efficienza in termini di consumi, particolarmente apprezzata da chi percorre molti chilometri e non è soggetto alle restrizioni urbane.

Età, chilometraggio e marca delle auto diesel usate

Lo studio ha evidenziato che l’età media delle auto diesel usate più richieste è di circa 9 anni, mentre quelle a benzina hanno in media 11 anni. Le vetture diesel, inoltre, registrano un chilometraggio più elevato, con una media di 130.000 chilometri, contro i 97.000 delle auto a benzina.

Tra i marchi preferiti dagli acquirenti di auto diesel usate in Italia spiccano BMW (12%), Mercedes (11%), FIAT (9%), Audi (8%) e Volkswagen (7%). Tuttavia, il 40% di queste vetture ha avuto un incidente o un danno in passato.

Confronto con altri mercati europei

Secondo Marco Arban, Direttore del Business Development di Carfax, anche in Spagna la situazione è simile, con il 51% degli acquirenti che preferisce auto diesel.
In Nord Europa, invece, la tendenza cambia, con Paesi come i Paesi Bassi e la Svezia che mostrano un maggior interesse per le auto a benzina, ibride ed elettriche.

Sondaggi: per gli italiani sono uno strumento per dar voce alle opinioni comuni

Cosa pensano gli italiani dei sondaggi? Risponde un recente studio condotto dal team Public Affairs di Ipsos, che in occasione della millesima rilevazione dell’Osservatorio settimanale Polimetro ha indagato le opinioni degli italiani proprio questo tema.

I sondaggi sono uno strumento fondamentale per conoscere le opinioni, le abitudini e le percezioni delle persone su una vasta gamma di tematiche. Il rigore e le competenze con cui vengono condotti costruiscono la reputazione degli istituti di ricerca.
E gli italiani mostrano di considerare i sondaggi affidabili e utili per esprimere le opinioni dei cittadini. Insomma, gli italiani credono nei risultati dei sondaggi, perché sono uno strumento che dà voce alle opinioni comuni. 

Quasi 9 persone su 10 considerano le survey affidabili

I risultati dell’indagine Ipsos confermano infatti che ben l’88% degli intervistati ritiene i sondaggi uno strumento importante per dar voce alle opinioni delle persone comuni.

Inoltre, quasi nove italiani su dieci considerano i sondaggi molto o abbastanza affidabili, con solo il 13% che li reputa poco o per niente affidabili.

L’interesse è alto soprattutto per i consumi e i temi sociali

L’affidabilità percepita dei sondaggi varia però a seconda dell’argomento trattato.
Ad esempio, i sondaggi sulle abitudini di consumo e sui comportamenti di acquisto sono considerati i più affidabili (86%), seguiti da quelli sui temi social, come povertà e famiglia (83%) e i sondaggi politici e sulle intenzioni di voto (73%). 

In generale, l’interesse degli italiani verso i sondaggi risulta essere decisamente alto: il 90% degli intervistati si dichiara infatti molto o abbastanza interessato.
In particolare, anche in questo caso i sondaggi che destano maggior interesse sono quelli sulle abitudini di consumo e i comportamenti di acquisto (51%), seguiti dai sondaggi sui temi di interesse sociale (25%) e da quelli politici o elettorali (21%).

L’importanza di rigore metodologico e competenze tecniche

Gli italiani sono consapevoli della necessità di rigore metodologico e competenze tecniche per realizzare sondaggi validi e affidabili. Tanto che quasi una persona su due ritiene che costruire e svolgere un buon sondaggio sia abbastanza o molto difficile. 
Rigore, competenze e affidabilità costruiscono la reputazione degli istituti di ricerca.

Il 63% degli italiani ritiene più attendibili i risultati dei sondaggi svolti da grandi istituti di ricerca e aziende internazionali del settore. Al contrario, solo il 19% degli intervistati afferma di fidarsi di più dei risultati riportati dalle piccole aziende e da istituti di ricerca locali, mentre il 18% afferma di non fidarsi di nessuno dei due.

Data Engineer, Software Developer ed esperti di Cloud i talenti tech più richiesti

Secondo l’analisi della società di recruiting HAYS Italia, la domanda di Data Engineer, Software Developer ed esperti di Cloud è in forte crescita nei settori della manifattura, automotive ed energia. Il report “The Tech Talent Explorer”, realizzato da HAYS in 20 Paesi della regione EMEA, evidenzia un aumento del 35% nella ricerca di professionisti tech rispetto al 2022. Oggi, le richieste di queste figure rappresentano il 30% delle richieste totali da parte delle aziende.

Soddisfazione professionale e prospettive di cambiamento

Nonostante la crescente domanda, quasi un terzo dei professionisti italiani impiegati in ruoli tecnologici non è completamente soddisfatto e prevede di cambiare società nel 2024. I principali motivi di questa insoddisfazione sono il salario basso (57%), la mancanza di opportunità di sviluppo professionale (52%) e l’assenza di avanzamento di carriera (42%).

Solo il 30% dei lavoratori tech in Italia prevede di ricevere un aumento nel 2024, il dato peggiore tra tutti i Paesi EMEA analizzati, dove la media di crescita salariale attesa è del 68%. In confronto, Paesi come Olanda (84%), Spagna (81%), Danimarca (82%) e Germania (65%) mostrano aspettative di crescita salariale molto più elevate.

Stipendi dei professionisti tech in Italia

Un professionista tech in Italia guadagna in media €53.300 all’anno (RAL), con variazioni significative in base all’esperienza. Coloro con 2-5 anni di esperienza guadagnano in media €39.500, quelli con 5-10 anni di esperienza €54.100, e chi ha oltre 10 anni di esperienza €66.400. Le figure più pagate sono i CIO/CTO, con una RAL media di €92.500, seguiti da Software Delivery Manager (€74.000), Business Unit Manager (€73.750), CISO/Manager della Cybersecurity (€66.000) e Architetto Cloud (€65.750).

Priorità e benefici per i lavoratori italiani

L’Italia si distingue dagli altri Paesi dell’area EMEA per l’importanza data al work-life balance, considerato prioritario dal 49% dei lavoratori tech. Seguono lo sviluppo di carriera adeguato (47%) e i benefit aziendali (45%). Tra i benefit più apprezzati in Italia si trovano l’assicurazione sanitaria/copertura medica privata (57%) e l’auto aziendale (52%). Il lavoro flessibile è comunque molto valorizzato, posizionandosi al terzo posto con il 51%.

Conclusione

L’analisi di HAYS Italia mostra una crescente domanda di professionisti tech, accompagnata da una significativa insoddisfazione legata a salari e opportunità di crescita. Per trattenere i talenti, le aziende italiane dovranno migliorare le condizioni lavorative e adeguarsi alle aspettative salariali europee, offrendo anche un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro e benefici aziendali attraenti.

Bevande analcoliche: il comfort drink preferito dagli italiani 

Che ruolo hanno le bibite analcoliche nella vita degli italiani? Lo ha scoperto la ricerca ‘Bevande analcoliche come Comfort Food: il valore, il significato e le emozioni’, effettuata da Euromedia Research per Assobibe.
Quasi un italiano su due (46%) ricerca nelle bevande analcoliche un comfort drink da concedersi quando ha bisogno di sentirsi appagato, o semplicemente di ‘staccare’ per qualche minuto dagli impegni quotidiani.

Senza ‘sensi di colpa’ né misure restrittive per controllare il consumo, per il 61,8% degli italiani concedersi un momento in compagnia della bevanda analcolica preferita genera relax e appagamento.
E per oltre 7 italiani su 10 le bevande analcoliche sono associate a situazioni di socialità (73%) e convivialità (74%), e facilitano il confronto e le relazioni (56,5%).

Relax, appagamento, condivisione: oltre al sapore c’è di più

“In una quotidianità complicata, in cui ognuno cerca di seguire i propri impegni, sapersi ritagliare un attimo di relax per staccare da tutto e da tutti rappresenta un momento cruciale – spiega Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research -. Le bevande analcoliche si inseriscono in questo contesto individuale e rappresentano una parte fondamentale di questa coccola. Un momento personale o in condivisione che genera piacere e appagamento e dove la complementarietà tra bevande analcoliche, l’attimo, il bicchiere, lo stato d’animo e tutto il contesto rappresenta il fattore ‘C’ o fattore comfort. Non esiste quindi solo una questione di gusto e sapori, ma emerge un mondo di sensazioni che racchiudono un importante valore edonistico a cui si giunge attraverso un ‘rituale’.

Per la GenZ è un plus anche come aperitivo

Non a caso, il 7,5% del campione le consuma durante l’aperitivo, di questi il 16,5% sono giovani di età compresa tra 18-30 anni, per i quali la possibilità di godere di un momento di piacere ‘analcolico’ rappresenta un plus, perché possono essere consumate in qualsiasi momento.

“Siamo di fronte, dunque, a una consuetudine che fa parte della nostra tradizione, anche se i consumi sono molto calati negli ultimi anni – sottolinea Giangiacomo Pierini, presidente Assobibe -. Se si chiede poi alle persone cosa rappresentino per loro le bibite analcoliche, le risposte evocano suggestioni come ‘festa’, ‘socialità’, ‘ricordi’. Bere bibite analcoliche diventa quindi un’esperienza, che oltre a coinvolgere i sensi, abbraccia le nostre emozioni più profonde”.

Contrari a tassazioni o restrizioni per limitarne il consumo 

Per il 57% degli intervistati le bevande analcoliche possono essere consumate scegliendo tra le varianti più adatte al proprio stile di vita, come le proposte ‘zero’ (zucchero, caffeina, ecc.). Di questo parere sono soprattutto i giovani di età compresa tra 18-30 anni (69%).

La maggior parte degli italiani non considera il consumo moderato di bevande analcoliche un rischio per la salute, e il 56,7%, che sale al 60% per la Generazione Z, non ritiene necessarie tassazioni o restrizioni per limitare il consumo di bevande analcoliche.
Una percentuale ancora maggiore, superiore al 58%, è convinta che l’introduzione di una Sugar tax sulle sole bevande analcoliche non rappresenti un modo efficace per modificare le scelte di consumo, e non ne condivide l’applicazione.

Internet advertising: in Italia vale 5,4 miliardi, +10% in un anno

Il valore dell’Internet advertising a fine 2023 ha raggiunto 4,9 miliardi di euro e le prime previsioni per il 2024 vedono il mercato raggiungere 5,4 miliardi di euro (+10%), pari a 500 milioni in più rispetto al valore consuntivo di fine 2023.

Internet consolida la prima posizione nel mercato pubblicitario italiano, confermando il ruolo trainante nella crescita del settore. 
Con una quota del 48% e un incremento del 9%, è seguito da Tv (35%, +2%), Out of Home (7%, +13%), Stampa (6%, -2%), Radio (4%, +8%): emerge dall’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano.

Previsioni di mercato

Nell’immediato futuro, il trend sarà però condizionato dalle performance di pochi operatori. Nel 2024 aumenterà infatti la concentrazione del mercato e i grandi player internazionali raccoglieranno l’82% (+1%) degli investimenti pubblicitari complessivi.
L’andamento è in gran parte frutto degli investimenti allocati dagli advertiser alle applicazioni Video, soprattutto sul grande schermo.

Tra i formati che lavorano nella creazione di nuovi touchpoint c’è l’Audio advertising (+22%), che nonostante sia ancora residuale in termini di raccolta (43 milioni), attira un interesse crescente degli investitori, grazie alle sue caratteristiche intrinseche, come la fruizione lontana da uno schermo, che lo differenziano dagli altri formati pubblicitari online.

Continua la luna di miele del podcast con la GenZ

“Anche dal lato consumatore si registrano movimenti interessanti nel mondo Audio – dichiara Antonio Filoni, Partner e Head of Innovation and Digital, BVA Doxa -. Abbiamo riscontrato una crescita rilevante dell’ascolto dei Branded Podcast, passato dal 14% del 2023 al 23% del 2024, guidato soprattutto dalle giovani generazioni (35% tra la GenZ). Il Podcast prosegue quindi la luna di miele con gli italiani digitali, dove oltre la metà degli attuali ascoltatori dichiara che ne aumenterà l’ascolto. E rimanendo sul tema Audio advertising, bene anche il ricordo pubblicitario di questi formati: nell’ultimo anno l’Host Read passa dal 32% al 42% e l’Interactive Ads dal 27% al 34%”.

AI e Attention Metrics nell’era privacy oriented

Negli anni scorsi l’utilizzo dell’AI nel mercato pubblicitario riguardava principalmente finalità di analisi/gestione dati e comprensione dei testi: oggi l’AI Generativa ha ampliato significativamente le opportunità per il settore.
D’altronde, la consapevolezza delle minacce alla privacy e l’attenzione delle Autorità europee hanno portato le industrie Tech a riconsiderare il loro approccio al tracciamento online.

Quanto alle Attention Metrics, al centro di diversi dibattiti all’interno dell’industry pubblicitaria, gli sviluppi desiderati dagli advertiser per il futuro riguardano la possibilità di scalare questo tipo di misurazione anche su altri ambienti. Questo porterebbe alla creazione di un circolo virtuoso capace di ridurre la sovraesposizione giornaliera dell’utente alle comunicazioni pubblicitarie, ma aumentandone la qualità.

Spesa a Km 0: gli italiani preferiscono comprare in fattoria

Nel corso del 2024, il 64% degli italiani, quasi due su tre, ha fatto la spesa almeno una volta in un mercato contadino. Il motivo? La vendita diretta dell’agricoltore rappresenta la prima garanzia sulla sostenibilità di quanto si porta in tavola. E fare la spesa a chilometro zero in filiere corte, con l’acquisto di prodotti locali, taglia del 60% lo spreco alimentare rispetto ai sistemi alimentari tradizionali. 

È quanto emerge da una analisi di Coldiretti su dati di Noto Sondaggi diffusa in occasione della Giornata della gastronomia sostenibile, festeggiata il 18 giugno scorso.

Acquistare frutta e verdura che non hanno viaggiato per migliaia di km

Ma la vendita diretta dal contadino consente anche di abbattere le migliaia di chilometri che frutta e verdura stranieri percorrono in media prima di giungere sulle tavole degli italiani, tutelando così l’ambiente con la riduzione delle emissioni in atmosfera dovute alla combustione di benzina e gasolio.

Un’opportunità resa possibile dalla presenza in Italia della più estesa rete organizzata di mercati contadini, che conta 15 mila agricoltori coinvolti in circa 1.200 farmers market del network di Campagna Amica.

Il mercato contadino come laboratorio di conoscenza

I mercati dei contadini non sono solo un luogo di commercio, ma negli anni sono diventati dei veri e propri ‘laboratori’. Ovvero, centri di divulgazione  e conoscenza dei prodotti. Attraverso il contatto stretto con i consumatori, i mercati di Campagna Amica hanno favorito la diffusione di una corretta cultura alimentare fondata su qualità, sicurezza, legame col territorio e rispetto dei principi della Dieta Mediterranea.

Un regime alimentare che oggi è messo a rischio dalla diffusione di sistemi ingannevoli, come il Nutriscore. Il sistema francese di etichettatura dei prodotti alimentari, pensato per semplificare l’identificazione dei valori nutrizionali di un prodotto alimentare, di fatto boccia le eccellenze del Made in Italy a tavola.

Meno residui chimici irregolari dei prodotti di importazione 

In ogni caso, i mercati contadini rappresentano la vetrina di un’agricoltura italiana che oggi risulta la più green d’Europa. Può infatti contare su 5.450 specialità ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni e censite dalle Regioni, su 325 specialità Dop e Igp riconosciute a livello comunitario, oltre a 415 vini Doc e Docg, e circa 86 mila aziende agricole biologiche.

Secondo elaborazioni Coldiretti su dati Efsa, i prodotti agroalimentari nazionali con residui chimici irregolari rappresentano una percentuale di appena lo 0,5%. Cinque volte in meno rispetto ai prodotti di importazione, il cui tasso di non conformità è pari in media al 2,6%.

Arriva il Codice della strada aggiornato: quali sono le modifiche e le novità?

Se tutto procede come previsto, il Codice della strada aggiornato potrebbe entrare in vigore prima dell’estate, e ora spetta al Senato l’approvazione definitiva.
Le modifiche al Codice della Strada, incluse nel testo del decreto legge approvato alla Camera, mirano a promuovere una cultura della sicurezza stradale, ridurre il numero di vittime e incidenti, costituendo un passo avanti verso una maggiore sicurezza e responsabilità alla guida.

Tra le principali novità, spiccano le misure a contrasto dell’abuso di alcol e droghe alla guida, l’inasprimento delle sanzioni per alcune violazioni e l’adozione di misure più rigorose per garantire la sicurezza dei pedoni. Ma sono state rivedute anche le disposizioni in materia di assicurazione auto e protezione degli animali.

Tolleranza zero per alcol e droga al volante

Sanzioni più severe per chi viene trovato al volante con un tasso alcolemico superiore ai limiti consentiti: con un tasso compreso tra 0,5 e 0,8 grammi per litro, oltre a una multa, è prevista la sospensione della patente da 3 a 6 mesi, per tassi alcolemici più elevati, le sanzioni arrivano fino all’arresto e la sospensione della patente fino a due anni.

Ma la vera novità è l’introduzione dell’alcolock, un dispositivo installato sul veicolo che impedisce l’avvio del motore nel caso in cui venga rilevato un tasso alcolemico del conducente superiore ai limiti consentiti.
Anche per quanto riguarda l’uso di droghe le nuove norme sono decisamente più aspre, con il ritiro immediato della patente in caso di esito positivo ai test preliminari.

Più limitazioni per i neopatentati

Previsti cambiamenti anche per i neopatentati, con l’introduzione di limitazioni più rigide. In particolare, viene ampliato il divieto di guida di veicoli potenti per i primi tre anni dal conseguimento della patente B anche se il limite di potenza è stato alzato dagli attuali 70 kW/t a 75 kW/t.

Per l’uso del cellulare al volante, invece, la sanzione amministrativa passerà da 250 euro a 1.000 euro. E la sospensione della patente potrà essere applicata già alla prima infrazione.
Altra novità importante riguarda l’assicurazione auto, con l’introduzione dell’obbligo per il proprietario del veicolo di verificare che sia regolarmente assicurato, anche quando nella legittima disponibilità di altri.

Nuove norme a tutela degli animali, per monopattini e biciclette

Particolare attenzione è stata dedicata alla tutela degli animali, con l’introduzione di sanzioni equiparabili a reati di omicidio stradale e lesioni personali gravi o gravissime per chi si rende colpevole dell’abbandono di animali per strada, anche in assenza di incidenti. 
Le nuove norme stabiliscono inoltre diverse regole per i monopattini (obbligo di indicatori luminosi di svolta/freno, contrassegno di riconoscimento assimilabile alla targa, obbligo del casco, divieto di uscire dai centri urbani, assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile).

Anche le regole per la circolazione delle biciclette sono state riviste, riporta Adnkronos, soprattutto per quanto riguarda il sorpasso, così come per gli scooter, consentendo a un maggior numero di mezzi di viaggiare su autostrade e strade extraurbane principali, purché il conducente sia maggiorenne.