Smart Home, per Apple è integrata e i device diventano controller

Apple sta adottando una strategia diversa per la casa intelligente rispetto a quella progettata per le sue piattaforme principali iOS e MacOS. Durante la sua conferenza annuale, la Worldwide Developers Conference (WWDC), la società ha presentato tante nuove funzionalità per la Smart Home, dalla chiave digitale alle telecamere per controllare la consegna di un pacco, basate sulla piattaforma Apple HomeKit. Se per iOS e MacOS Apple ostruisce l’hardware e controlla il software, per le funzionalità di Smart Home preferisce incoraggiare i produttori di hardware di terze parti ad adottare HomeKit, integrando sulla piattaforma per la Smart Home anche le opzioni per il controllo dei condizionatori d’aria, delle videocamere, dei sensori di movimento, di campanelli e delle luci.

Posizionare iPhone e Apple Watch come controller per le funzioni domestiche

L’obiettivo di Apple è di posizionare iPhone e Apple Watch come controller per un’ampia varietà di funzioni domestiche, rendendoli centrali nella gestione della casa e fidelizzando così la clientela su tutta la gamma di dispositivi Apple, compresi Apple TV e HomePod. In ogni caso, durante la WWDC, Apple ha lasciato intravedere anche un’interessante prospettiva per sbloccare la porta di casa con un iPhone tramite una chiave digitale presente nell’app Wallet.
La nuova funzione Apple consentirà quindi agli utenti di sbloccare la porta d’ingresso o del garage con il proprio iPhone, a condizione che sia stata installata una serratura intelligente compatibile. Tanto che dalla conferenza è emerso come i principali fornitori di serrature saranno coinvolti nello sviluppo nel supporto di questa funzione. 

Uno standard per la compatibilità dei dispositivi futuri

Apple ha poi annunciato il proprio sostegno a Matter, uno standard progettato per consentire ai gadget domestici intelligenti di lavorare insieme, confermando di avere contribuito al progetto a cui partecipano anche Amazon, Google e Samsung con un codice HomeKit open source.
L’obiettivo di Matter è quello di garantire che i dispositivi domestici intelligenti rimangano compatibili per gli anni a venire, e rendere più facile lo sviluppo di nuove app. Per gli sviluppatori, il codice HomeKit funzionerà con Matter senza alcuna modifica.

Siri programma l’accensione delle luci, Apple TV monitora le consegne

Sempre in tema casa, HomeKit potrà presto utilizzare Siri per programmare l’accensione di luci intelligenti, ad esempio, ogni giorno alle ore 8:00, e le videocamere potranno verificare quando un pacco è stato consegnato. Basterà tenere sotto controllo la situazione da una Apple TV in modalità a schermo intero, ed eventualmente, accendere facilmente le luci a distanza per illuminare l’ambiente circostante. Le videocamere per la casa intelligente potranno anche archiviare i filmati in modo crittografato e privato su iCloud, attraverso una funzionalità chiamata HomeKit Secure Video.

Il verde in città ha effetti positivi su salute e pianeta

Sono molteplici i vantaggi degli spazi cittadini verdi e pubblici sul benessere psico-fisico e la qualità della vita delle persone. Il 5 giugno, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, Greenpeace ha lanciato il rapporto Greening the Cities, che oltre a evidenziare i benefici del verde in città, mette in risalto la necessità per gli amministratori e amministratrici delle città italiane di investire di più nelle aree verdi e pubbliche ad accesso equo per tutte e tutti. Il rapporto di Greenpeace mira quindi a promuovere una vera transizione ecologica nelle città per affrontare la crisi climatica e sanitaria.  

Tanti benefici, non solo sull’organismo, ma anche sulla mente

Dalla riduzione del rischio di numerose malattie croniche in età adulta, come diabete e condizioni cardiovascolari, obesità e asma, all’accelerazione del recupero dopo un intervento chirurgico, alla riduzione dei ricoveri ospedalieri e alla mortalità prematura fino a migliori esiti della gravidanza: sono questi i benefici di una città più green per tutti. Lo studio menziona però anche di un miglioramento delle funzioni cognitive e della salute mentale, legato a miglioramenti nello sviluppo comportamentale, come difficoltà ridotte, sintomi emotivi e problemi di relazione tra pari.

Centri urbani più sicuri e resilienti ai cambiamenti climatici

“Aumentare le aree verdi e pubbliche significa prendersi cura della salute di cittadine e cittadini e garantire un tessuto sociale sano e attivo – dichiara Chiara Campione, coordinatrice del progetto Hack Your City di Greenpeace -. Rendere più verde lo spazio pubblico aiuta a combattere la disuguaglianza, promuove l’inclusione della comunità e rende le città più sicure e più resilienti ai cambiamenti climatici in corso”. Sebbene la disponibilità e l’accessibilità di spazi verdi urbani nelle grandi città del mondo sia aumentata rispettivamente del 4,11% e del 7,1% negli ultimi 15 anni, solo una manciata di città ha soddisfatto pienamente lo standard dell’Oms sulla disponibilità che stabilisce un minimo di 9 metri quadri di spazi verdi per abitante, per non parlare del valore ideale di 50 m² pro capite. 

Un’opportunità per riequilibrare il nostro rapporto con la natura

Anche nelle città che soddisfano alcuni di questi standard però ciò non si traduce necessariamente in parità di accesso allo spazio verde per tutta la cittadinanza. Più della metà della popolazione mondiale, 4,2 miliardi di persone, vive nelle città, e questo numero è destinato ad aumentare del 70% entro il 2050. Le città sono i centri dell’attività economica, e rappresentano oltre il 70% delle emissioni globali di gas serra. Per l’organizzazione ambientalista gli spazi verdi, riferisce Adnkronos, devono essere considerati non solo un investimento per la salute pubblica e sociale, ma un’opportunità per riequilibrare il nostro rapporto con la natura, rallentare la crisi climatica e proteggerci da future pandemie.

Al Sud più felici al lavoro

Il Sud è l’area geografica italiana più felice e soddisfatta del proprio impiego, tanto che alla domanda: Quando mi sveglio per andare a lavorare mi sento felice? il Sud risponde con una concentrazione di risposte con punteggio tra 4 e 6, dove a 1 corrisponde ‘per niente d’accordo’ e 6 ‘totalmente d’accordo’. Di contro, il Nord-Est esprime una forte negatività, con la maggior parte delle risposte tra 1 e 3. Ma il Sud risponde positivamente anche alle domande Quando lavoro mi appassiono tanto da dimenticare tutto il resto? (67,7% di risposte positive), Sento un forte senso di appartenenza alla mia organizzazione? (68,7%), e I miei meriti vengono riconosciuti? (58,2%), mentre a Nord-Est rispondono rispettivamente con il 57%, 55,5% e 41%. Lo evidenzia la terza analisi dell’Associazione Ricerca Felicità sullo stato di felicità e benessere dei lavoratori italiani attivi.

Differenze anche tra i due estremi settentrionali della Penisola
Oltre che tra Sud e Nord le differenze si riscontrano anche tra i due estremi settentrionali della Penisola, dove il Nord-Est (Triveneto ed Emilia-Romagna), sembra segnalare un maggior senso di isolamento (34,4%), meno felicità (65.6%) e una maggior sensazione di essere tagliati fuori rispetto al Nord-Ovest (34,4%), formato da Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Lombardia rispettivamente con il 20,4%, 79.4% e 19,7%.

Il Nord-Ovest non è molto gratificato del proprio impiego
Complessivamente, dunque, il Nord-Ovest presenta una popolazione attiva che si ritiene felice e per nulla isolata dagli altri, ma non molto gratificata del proprio impiego e delle opportunità che offre, fatta eccezione per il senso di appartenenza all’organizzazione, invece ben sentito dai lavoratori (62,6%). Spostandosi al centro Italia si denota un benessere stabile e una forte coesione sociale, sebbene, anche in questo caso, emerga l’insoddisfazione riguardo l’attività lavorativa. Questo malcontento aumenta volgendo lo sguardo verso le opportunità professionali.

Escludendo le regioni meridionali non vi è soddisfazione tra i lavoratori
“In linea generale, escludendo le regioni meridionali non vi è una forte soddisfazione tra i lavoratori: la popolazione attiva del sud è l’unica a rispondere positivamente anche all’affermazione ‘Quando lavoro mi appassiono tanto da dimenticare tutto il resto’ – afferma Elisabetta Dallavalle, Presidente dell’Associazione Ricerca Felicità -. Possiamo quindi affermare che il Sud Italia è più felice, più appagato e appassionato alla sua attività lavorativa, nonostante provi un leggero senso di isolamento. Non abbiamo risposte certe e non le cercavamo – continua Dallavalle -, volevamo avere dati oggettivi su cui partire per farci le giuste domande. Il nostro invito alle istituzioni e a ogni sorta di organizzazione per un confronto costruttivo su cosa si celi dietro alle sensazioni emerse, è sempre valido”.

Mettere in sicurezza la seconda casa

Quello di mettere in sicurezza la seconda casa è un problema che riguarda tantissimi italiani, i quali hanno tipicamente una seconda residenza fuori città o direttamente fuori regione e vi si recano soltanto durante il periodo estivo.

Un facile obiettivo

Ciò significa che durante tutto il periodo invernale questi appartamenti non vengono controllati dal proprietario e rischiano di diventare un facile obiettivo da parte dei malintenzionati, i quali sanno di poter agire indisturbati proprio perché difficilmente il proprietario o chi per lui passerà da quelle parti in determinati periodi dell’anno.

Eventuali sistemi elettronici o sistemi di allarme non rappresentano in questi casi una soluzione efficace, in quanto ad esempio in aperta campagna il suono dell’allarme può non essere percepito da nessuno o comunque le sirene possono facilmente essere manomesse senza che nessuno se ne accorga.

Da qui nasce dunque l’esigenza di individuare effettivamente una soluzione che possa consentire ai proprietari di dormire sonni tranquilli anche durante il periodo invernale, soprattutto per le seconde case o comunque tutti quegli appartamenti in cui non ci si reca frequentemente nel corso dell’anno.

Le inferriate di sicurezza

In questo caso, le inferriate di sicurezza e quelle apribili possono rappresentare la soluzione perfetta per mettere in sicurezza porte e finestre: Questo tipo di inferriate infatti, sono realizzate in ferro e rappresentano una barriera veramente difficile da superare, e che costituisce dunque un ottimo deterrente contro i malintenzionati i quali non hanno tempo da perdere ma al contrario hanno necessità di accedere e allontanarsi dall’appartamento in maniera rapida.

Puoi visionare sul sito di egmetal.net diverse soluzioni di inferriate di sicurezza, ricordando tra l’altro che puoi usufruire delle detrazioni fiscali previste dal “Bonus Casa” grazie al quale potrai recuperare fino al 50% del tuo investimento.

La condivisione dei dati personali online preoccupa i cittadini globali

Quasi metà della popolazione mondiale è preoccupata della condivisione di informazioni personali online, e un terzo ammette di non sapere che uso ne viene fatto una volta che vengono condivise. Le opinioni dei cittadini italiani sono in linea con la media mondiale: il 43% è preoccupato e il 32% ammette di non conoscere l’uso che ne viene fatto. È quanto emerge dall’Annual WIN World Survey di WIN International, l’associazione a livello mondiale nella ricerca di mercato di cui fa parte BVA Doxa, che esplora le opinioni e le convinzioni di 26.433 individui tra i cittadini di 34 paesi in tutto il mondo sulla privacy delle informazioni digitali.

Il 45% della popolazione mondiale teme per la propria privacy

Complessivamente, il 45% della popolazione mondiale è preoccupata per la condivisione digitale delle proprie informazioni personali. Più della metà delle persone nel continente americano (54%) si sente preoccupata, con Brasile (72%) e Cile (61%) i Paesi più preoccupati per la condivisione digitale delle proprie informazioni.  La quota dei “preoccupati” rimane significativa però anche in altre aree del mondo: nella regione Asia e Pacifico lo è il 45% e in Europa il 43%. Per quanto riguarda l’Italia, in linea con i risultati europei, il 43% è preoccupato, mentre il 10% per nulla preoccupato.

La necessità di condividere le proprie informazioni personali online

Per il 22% della popolazione mondiale condividere i dati oggi è una necessità, mentre il 30% non lo ritiene necessario. La quota degli europei che ritiene necessario condividere i dati personali si attesta al 19%, mentre in Italia al 21%, al contrario della Francia (8%), che insieme a Corea del Sud (10%) e Perù (9%), è tra i Paesi in cui le persone si trovano meno d’accordo con l’affermazione. Quasi un terzo della popolazione intervistata poi non è d’accordo con le pratiche in materia di privacy adottate dalla maggior parte dei raccoglitori di dati, e le persone di età pari o superiore a 55 anni sono quelle che esprimono maggiormente il loro disaccordo. In Europa, il 25% non è d’accordo con le pratiche in materia di privacy, una percentuale che si abbassa al 15% in Italia.

Cosa succede una volta che i nostri dati sono online?

Ma quanto sono consapevoli le persone di ciò che succede una volta che i dati sono condivisi? Quasi un terzo della popolazione (27%) ammette di sapere cosa succede con i propri dati, ma un altro 27% non sa come verranno utilizzati o dove. Tra le regioni geografiche, il 30% delle persone in Asia Pacifico ha affermato di sapere cosa succede con i propri dati personali dopo che sono stati condivisi, fanno eccezione il Giappone e la Corea del Sud, dove rispettivamente solo il 12% e il 4% dicono di averne consapevolezza. Facendo riferimento al nostro Paese, il 32% sostiene di conoscere l’uso che viene fatto dei propri dati: una percentuale più alta della media europea, che si attesta al 23%.

Il welfare criminale nel turismo vale 2,2 miliardi di euro

In Italia, il giro d’affari della criminalità organizzata attiva nel settore turistico è pari a 2,2 miliardi di euro. Un’attività sempre più pervasiva di controllo del territorio, che metterebbe a rischio 4.450 imprese attive nel comparto, ulteriormente indebolite dalla crisi di liquidità causata dall’emergenza pandemica. Al contrario del welfare criminale, che dispone di ingenti risorse finanziarie pronte alle operazioni di riciclaggio. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Demoskopika, che ha stimato l’attività di welfare criminale delle mafie sul comparto turistico, elaborando i dati di Unioncamere, Direzione Investigativa Antimafia, Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Istat, Cerved e Transcrime.

La crisi del turismo fa gola alle mafie

“Oltre il 13% delle imprese del comparto turistico è a rischio default a causa del Covid – dichiara il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio – e potrebbe subire le strategie aggressive di infiltrazione economica della criminalità organizzata. La prolungata emergenza, causata dalla pandemia, ha generato una preoccupante crisi di liquidità rendendo le imprese ancora più vulnerabili all’ingresso nel capitale sociale di ingenti quantità di denaro dei sodalizi criminali – aggiunge Rio -. In questa direzione le mafie provano a piegare gli imprenditori con allettanti strumenti di welfare criminale, capaci di garantire la sopravvivenza aziendale, la copertura dei lievitati livelli di indebitamento, una maggiore solidità finanziaria con il loro ingresso nelle compagini societarie, fino all’acquisizione totale della realtà imprenditoriale”.

Il livello di infiltrazione criminale per regione

Sono sei i sistemi turistici regionali a presentare i rischi più elevati di infiltrazione criminale nel tessuto economico: Campania, Sicilia, Lazio, Calabria, Lombardia e Puglia. A pesare sul primato negativo della Campania, i 101 alberghi e ristoranti confiscati, pari al 23,5% sul totale delle strutture turistiche confiscate dalle autorità competenti, e le oltre 11 mila operazioni finanziarie sospette direttamente imputabili alla criminalità organizzata. A completare l’area caratterizzata da un livello “alto” di infiltrazione economica nel comparto turistico, si collocano Lazio, Sicilia, Calabria, Lombardia e Puglia. Osservando il livello territoriale emerge inoltre che nelle realtà del Mezzogiorno si concentrerebbe il 38% degli introiti criminali.

Alla ‘Ndrangheta il primato degli introiti criminali

L’analisi per sodalizio criminale evidenzia il primato della ‘Ndrangheta, con un giro d’affari di 810 milioni di euro, pari al 37% degli introiti complessivi, seguita dalla Camorra (730 milioni, 33%), Mafia (440 milioni, (20%) e criminalità organizzata pugliese e lucana (220 milioni, (10%). Di fatto, nei primi sei mesi del 2020 sono state 44.884 le operazioni finanziarie sospette localizzate nelle regioni, direttamente imputabili alla criminalità organizzata, con una crescita del +242,9% rispetto allo stesso periodo del 2019, quando erano state segnalate complessivamente 13.090 operazioni. In valore assoluto, è la Campania a essere la prima regione di localizzazione dell’operatività sospetta, con un’incidenza del 24,8% sul totale del flusso ricevuto, pari a ben 11.152 operazioni finanziarie sospette direttamente attinenti alla criminalità mafiosa. Seguono Lombardia (5.847) e Lazio (5.524), con un’incidenza pari rispettivamente al 13% e al 12,3%.

Le aziende che innovano aumentano i ricavi più delle altre

Con la pandemia e l’accelerazione digitale le aziende condensano un decennio di trasformazione tecnologica nello spazio di uno o due anni. E quelle che innovano aumentano i ricavi cinque volte più rapidamente rispetto alle aziende che non lo fanno, perché reinventano sé stesse e utilizzano le innovazioni tecnologiche per plasmare il mercato. È quanto emerge dal rapporto Technology Vision 2021 di Accenture, dal titolo Leaders wanted: Masters of Change at the Moment of Truth.

“In risposta alla pandemia, le aziende grandi e piccole hanno inaugurato una nuova era di rapida trasformazione – commenta Fabio Benasso, presidente e ad di Accenture Italia -. L’Italia è un Paese maturo, e in quanto tale, ha bisogno di investire in competenze che garantiscano una crescita sostenibile e strategica. La difesa dello status quo non paga – aggiunge Benasso -. Pur mantenendo la propria identità, le organizzazioni italiane devono reinterpretarsi, aprendosi agli ecosistemi e velocizzando i processi di innovazione”, riporta Ansa.

Strategie aziendali e tecnologiche diventano inseparabili e indistinguibili

Il 92% dei manager intervistati dall’indagine dichiara come la propria azienda stia innovando con l’intenzione di agire entro questo anno, e il 91% di loro concorda sul fatto che per conquistare il mercato di domani è necessario definirlo con chiarezza ora. La Technology Vision 2021 identifica quindi cinque tendenze chiave con cui le aziende dovranno confrontarsi nei prossimi tre anni. La prima è denominata Stack Strategically: Architecting a Better Future. Dove nascono nuovi scenari in cui ricostruire l’architettura IT è necessario pensare alla tecnologia in modo diverso, rendendo indistinguibili le strategie aziendali e tecnologiche. Tanto che secondo l’83% dei dirigenti le strategie aziendali e tecnologiche dell’impresa stanno diventando inseparabili e indistinguibili.

Gemelli digitali e democratizzazione tecnologica

Secondo il 65% degli intervistati nei prossimi tre anni vi sarà un aumento degli investimenti in gemelli digitali intelligenti. La seconda direttrice (Mirrored World: The Power of Massive, Intelligent, Digital Twins), è quella di utilizzare gemelli digitali per creare modelli di intere fabbriche. L’88% dei dirigenti ritiene inoltre che la democratizzazione della tecnologia (Technologist: The Democratization of Technology) stia diventando fondamentale per la capacità di stimolare l’innovazione, a tutti i livelli aziendali e produttivi.

Ricreare l’ambiente di lavoro ovunque

Durante l’emergenza sanitaria il 47% delle organizzazioni ha investito in strumenti di collaborazione digitale, e il 48% in strumenti e tecnologie cloud-enabled per sostenere la forza lavoro da remoto. Il 90% dei dirigenti afferma poi che i multiparty system consentiranno di dare vita a ecosistemi di collaborazione più resilienti e adattabili. Se replicare l’ambiente di lavoro ovunque e reinventare la propria attività (Anywhere, Everywhere: Bring Your Own Environment) è la quarta direttrice del cambiamento, gli ecosistemi di organizzazioni interoperabili sono la quinta direttrice (From Me to We: A Multiparty System’s Path Through Chaos), e aiuteranno le aziende a creare nuovi modi per accedere al mercato e stabilire nuovi standard ecosistemici per i loro settori.

Un giardino da favola sul terrazzo? Si può!

Rendere il tuo terrazzo una meravigliosa oasi in città, uno spazio verde tutto tuo in cui poterti rilassare o passare la serata ogni volta che vuoi, probabilmente è un tuo desiderio da tempo.

Non devi rinunciare a prescindere a questo progetto solo perché non hai il pollice verde e non sai quali soluzioni adottare. In realtà, bastano un po’ di organizzazione e fantasia per trasformare il tuo terrazzo in un vero e proprio giardino urbano.

Ecco allora alcuni consigli che ti saranno utili anche se non hai alcuna esperienza nella manutenzione giardini ma desideri comunque rendere ancora più bello e accogliente questo importante ambiente di casa.

Le piante da scegliere

Prima di scegliere quali piante posizionare nel tuo terrazzo valuta elementi quali l’esposizione, il clima e gli spazi a tua disposizione. Dalla quantità di luce infatti, è possibile stabilire con esattezza quale tipologia di piante o piccoli arbusti meglio si addicano allo scopo. In linea di massima i consigli per le piante sono i seguenti:

  • Opta per delle piante che non hanno bisogno di particolari cure e manutenzione come ad esempio ciclamini, aloe o rosmarino.
  • Prevedi la presenza di piante rampicanti o sempreverdi come ad esempio il semprevivo, il timo o la lewisia. Avere dei rampicanti infatti, dà la sensazione di essere letteralmente circondato dal verde.
  • Se vivi in zone particolarmente umide o in cui vi è la presenza di eventuali fiumi, ricorda di prevedere la presenza di piante che allontanino le zanzare come ad esempio la lavanda, la citronella o lo stesso rosmarino. Oltre ad essere belle da vedere e profumate, queste piante garantiscono protezione dalle fastidiose zanzare.

Allontana gli sguardi indiscreti

Se non c’è una barriera fisica che protegge gli sguardi degli edifici circostanti, puoi pensare ad installare un gelsomino o comunque un rampicante, che costituisce una perfetta barriera verde che è in grado di tenere lontano gli sguardi indiscreti e concederti un relax totale nel tuo giardino urbano.

Gli arredi

Per completare l’atmosfera fai bene a prevedere la presenza di arredi e la giusta illuminazione nel tuo terrazzo, per utilizzare questi spazi anche la sera. Per quel che riguarda i materiali di sedie e tavoli è bene pensare a qualcosa che resista alla pioggia, come ad esempio il teak.

Grazie a questi consigli ti sarà possibile rendere il tuo terrazzo un bellissimo giardino urbano in grado di regalarti momenti felici in compagnia delle persone che ami.

Universo welfare, la terza edizione dell’Adapt-UBI Welfare Index

Nella terza edizione del rapporto curato da Adapt e UBI Banca l’indice di welfare aziendale, denominato Adapt-UBI Welfare Index, si conferma un utile strumento per misurare in modo sintetico le iniziative di welfare regolate dalla contrattazione collettiva. Basato sulla banca dati di fareContrattazione di Adapt, che contiene, oltre a tutti i principali contratti collettivi nazionali, più di 4.000 tra contratti aziendali e territoriali, il rapporto rafforza il lavoro di analisi e mappatura del vasto universo della contrattazione collettiva nazionale, territoriale e aziendale. Questo, secondo una prospettiva metodologica di relazioni industriali che consente di ricondurre a sistema una pluralità di frammenti di welfare, che se visti in modo isolato, offrirebbero una lettura parziale del fenomeno.

Dimensione aziendale, di territorio e settore produttivo

L’Adapt-UBI Welfare Index “consente a imprese, operatori, attori del sistema di relazioni industriali di misurare concretamente e in modo attendibile la vicinanza o lontananza dal concetto di welfare aziendale di un determinato mix di misure che appartengono a un piano di welfare – si legge nel testo -. L’Index può pertanto rappresentare uno strumento progettuale e operativo utile alla messa a punto, alla successiva implementazione e al controllo periodico di piani e percorsi di welfare aziendale tanto in una dimensione aziendale quanto di territorio o di settore produttivo”. In questa edizione è proseguito il lavoro di analisi sul welfare aziendale/occupazionale del settore metalmeccanico, a cui si è aggiunto un approfondimento sulle misure sviluppate nel settore chimico.

Le clausole di welfarizzazione del premio di produttività

Le riflessioni avanzate nei precedenti rapporti sulle trasformazioni del lavoro e dell’impresa hanno puntato l’attenzione verso quanto avviene fuori dalla fabbrica, ovvero all’interno delle dinamiche di costruzione dei nuovi ecosistemi territoriali del lavoro e del valore. L’indagine condotta sulla contrattazione nei settori della meccanica e della chimica (36 contratti) evidenzia una diffusione del welfare aziendale nel 38,8% delle imprese del campione. Emerge inoltre come il welfare aziendale si sviluppi in buona parte in connessione alla possibilità di welfarizzare il premio di risultato: le clausole di welfarizzazione del premio di produttività sono presenti nel 33% di casi osservati. Chiude la parte tecnica di supporto analitico al Rapporto una rassegna ragionata della vasta letteratura di riferimento, utile, anche in termini definitori e concettuali, a tracciare gli esatti perimetri del fenomeno del welfare aziendale/occupazionale e fornirne una prima rappresentazione attendibile, riporta Italpress.

Migliore integrazione tra misure nazionali e aziendali

Il documento approfondisce l’impatto delle previsioni di welfare aziendale introdotte dal CCNL Federmeccanica e Assistal nel 2016 sul comparto industriale dei metalmeccanici. Queste disposizioni hanno fatto da apripista per l’introduzione del welfare aziendale a livello di CCNL in altri sistemi di relazioni industriali del settore. Ciò ha imposto una necessaria integrazione e armonizzazione all’interno delle aziende che già erogavano misure di welfare. Progressivamente, anche grazie al crescente utilizzo di piattaforme, oggi è riscontrabile una migliore integrazione tra misure nazionali e aziendali, con quote crescenti come “crediti welfare”.

Sempre più acquisti online, ma attenzione alle truffe. I consigli del Codacons

Sono sempre di più i consumatori che scelgono di effettuare i propri acquisti su Internet, ma le truffe o i raggiri sono dietro l’angolo. Anzi, sono in deciso aumento. Oramai la concorrenza spinge la corsa allo sconto migliore, e i consumatori vengono attirati dalle tante offerte disponibili sui siti web. Siamo sicuri però che tutti questi sconti siano sinonimo di acquisto sicuro? E come riuscire a non incorrere in qualche truffa? È necessario stare attenti quando si fanno spese online, ecco perché Codacons Lombardia ha deciso di preparare una sorta di vademecum con i consigli utili per chi non vuole rinunciare ad acquistare online, senza inciampare nelle truffe.

Attenzione alle offerte che sembrano esageratamente vantaggiose

Innanzitutto Codacons Lombardia consiglia di acquistare esclusivamente da siti internet sicuri, ovvero protetti da sistemi di sicurezza internazionali, riconoscibili dalla presenza del lucchetto nella barra di indirizzo. Attenzione poi alle offerte che sembrano esageratamente vantaggiose, perché con molta probabilità potrebbero nascondere una truffa. Controllare quindi non solo il prezzo del prodotto, ma anche se questo è comprensivo di spese di spedizione o tasse. Ed è consigliabile anche controllare la data di spedizione, e ricordarsi sempre di verificare da dove viene spedito il prodotto.

Meglio pagare tramite Paypal oppure utilizzando carte prepagate?

Un altro consiglio dell’associazione per la difesa dei consumatori è quello di conservare una copia dell’ordine effettuato, e di verificare che esista la possibilità di disdire l’ordine senza il pagamento di penali. Per quanto riguarda i pagamenti online, è bene pagare sempre tramite Paypal oppure utilizzando carte prepagate: meglio evitare bonifici o carte di credito. Inoltre, evitare di comunicare i propri dati personali, sia via telefono sia via mail. E mai inserire dati privati online.

Per gli acquisti effettuati online vale sempre il diritto di recesso

Codacons Lombardia ricorda poi che per tutti gli acquisti effettuati online vale la possibilità di esercitare il diritto di recesso, ovvero il diritto di rinunciare all’acquisto del prodotto, che va inoltrato entro 14 giorni dalla data di acquisto. Nel caso di recesso, al consumatore spetterà sempre il rimborso delle spese effettuate per l’acquisto del bene. E se si è attirati dalla parola “saldi”, prima di effettuare l’acquisto ricordarsi di verificare il prezzo del prodotto pre-saldi con quello offerto in saldo, al fine di controllare l’effettivo abbassamento dello stesso, perché potrebbe trattarsi solo di un modo per attrarre facilmente potenziali acquirenti.