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Videogiochi: gli anti-stress preferiti dagli italiani

Per circa 7 italiani su 10 i videogiochi sono un valido strumento per combattere lo stress. Inoltre, quasi 6 italiani su 10 ritengono che i videogiochi siano in grado di ridurre l’ansia, mentre poco meno della metà afferma che possono aiutare a combattere la solitudine.

Lo rivela un sondaggio dal titolo ‘The power of game’, condotto in Italia da IIDEA, che fa parte di Video Games Europe, su un campione di circa 13mila videogiocatori provenienti da 12 Paesi, di cui circa mille giocatori italiani.
Lo studio ha coinvolto giocatori provenienti da Australia, Brasile, Canada, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Polonia, Spagna, Stati Uniti e Italia.

Effetti positivi sulla salute mentale 

Secondo i partecipanti a livello globale i videogiochi stimolano la mente (70%), favoriscono la connessione tra persone diverse (78%) e offrono esperienze accessibili a persone con abilità diverse (75%).

E secondo i partecipanti italiani, in particolare, i videogiochi hanno un effetto positivo sulla riduzione dello stress (69%), dell’ansia (58%) e della solitudine (45%).
Insomma, i videogiochi possono avere effetti positivi sulla salute mentale, riporta Ansa.

Benefici sociali ed emotivi condivisi a livello globale

Dallo studio emerge, quindi, come i videogiochi possano fornire ai giocatori una serie di benefici sociali ed emotivi condivisi a livello globale.

Nello specifico, i videogiochi sono un efficace strumento per ridurre lo stress a tutti i livelli per le donne (54%) più che per gli uomini (47%), e soprattutto nella fascia di età 25-34 anni (55%).
In più, aiutano ad affrontare le sfide di ogni giorno (66%) e a sentirsi più felici (48%).
Talvolta sono anche terapeutici, dal momento che per 4 intervistati su 10 sono stati utili a superare momenti difficili.

Ma cosa spinge a videogiocare? Divertirsi, ovvio  

I videogiochi, poi, rinforzano skills e attitudini. Migliorano la creatività (69%), aiutano a sviluppare le competenze cognitive (68%), agevolano il lavoro di squadra (63%), affinano le competenze linguistiche (63%) e, in generale, stimolano la flessibilità (59%).

Quanto alle ragioni che spingono gli italiani a videogiocare, se per la maggior parte (65%) sono un modo per passare il tempo, divertirsi (63%) è un’ottima ragione per farlo, e 6 intervistati su 10 pensano che esista un videogioco adatto per tutti.
Rispetto alle abitudini di gioco, riferisce ItaliaInforma, il 71% del campione italiano valuta positivamente la propria esperienza di gioco online, che quando si sceglie di giocare in compagnia spesso viene preferito al gioco in presenza. 

Lavoro: se il cane è in ufficio personale più felice e aziende più attrattive

Aprire gli uffici ai cani avrebbe ricadute positive sia sull’umore delle persone sia sulle aziende.
La metà dei lavoratori italiani, che siano pet parents o meno, crede, infatti, che la presenza di cani migliori l’umore complessivo dell’ufficio (47%). Percentuali leggermente inferiori ritengono inoltre che diminuisca lo stress (42%) e che favorisca le occasioni di connessione con i colleghi (40%).
Due proprietari di cani su 3 vorrebbero poi poter godere della compagnia del proprio amico a quattro zampe anche in ufficio (64%). E quasi la metà ritiene che le aziende dovrebbero organizzarsi a tale scopo (48%). 

Più creatività e produttività, migliore employer branding

Si tratta di alcuni risultati emersi dall’indagine Gli uffici pet-friendly nell’era odierna post pandemia, condotta da Swg e commissionata dal Gruppo Mars, che in Italia è rappresentato dalle aziende Mars, Royal Canin e AniCura. Tra gli altri vantaggi evidenziati dalla ricerca, poter portare i cani un ufficio aumenterebbe la creatività (31%) e la produttività (27%), ma, soprattutto, l’azienda risulterebbe più attrattiva in un’ottica di employer branding (30%). Eppure, la possibilità di far accedere su base regolare il proprio pet negli uffici è una realtà solo in 1 caso su 10, mentre nella maggioranza dei casi non è mai permesso (55%) o non sono state stabilite regole a riguardo (27%).

Anche chi non lo possiede gradirebbe la compagnia del pet

Tutto questo, nonostante tra chi non possiede un cane, una persona su 3 (il 33%) avrebbe piacere a godere della presenza di pet sul luogo di lavoro. E anche chi inizialmente si è dichiarato contrario (34%) sarebbe disposto a cambiare idea qualora i cani avessero chiari spazi a cui accedere (32%), fossero vaccinati (14%), o l’azienda prevedesse policy di regolamentazione (12%).

Incoraggiare le politiche pet-friendly su larga scala nel mondo del lavoro

I dati dall’indagine sono stati presentati nell’ambito del workshop Pet Vibes, Better Office. L’obiettivo è portare avanti il percorso di incoraggiamento dell’adozione di politiche pet-friendly su larga scala nel mondo del lavoro, condividendo consigli e linee guida su come implementare queste pratiche.
Un appuntamento pensato in vista della Giornata mondiale degli animali, prevista il 4 ottobre, coincidente con la festa del patrono S. Francesco d’Assisi, protettore degli animali. Il Gruppo Mars, riferisce Adnkronos, è pioniere nelle politiche pet-friendly, e tutti i suoi uffici possono accogliere gli amici a quattro zampe, coerentemente con il più ampio impegno di creare città più a misura di animali.

Mobilità a noleggio: primo semestre immatricolazioni a +47% 

Nel primo semestre del 2023 il settore del noleggio veicoli registra una crescita decisa: +47% di immatricolazioni, con una flotta circolante che supera 1 milione e 300mila veicoli. Inoltre, il settore rappresenta il 34% delle nuove vetture elettriche e il 63% dei veicoli ibridi alla spina (PHEV), a conferma del ruolo chiave nella diffusione di veicoli a basse o zero emissioni allo scarico. 
Dopo i primi positivi segnali nella Legge Delega, le imprese italiane attendono però un alleggerimento del peso fiscale sui costi di mobilità, che continuano a penalizzarle rispetto ai competitor di altri Paesi europei. Emerge dall’analisi semestrale sulla mobilità pay-per-use condotta da ANIASA, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità.

Immatricolazioni e flotta da record

Il settore del noleggio veicoli ha immatricolato nei primi sei mesi dell’anno 308.950 veicoli, il 33% dei totali nuovi messi sulle strade italiane. Di fatto, un veicolo nuovo su 3 è a noleggio. Il nuovo aumento dei volumi registrato dal settore riguarda non solo i nuovi ‘innesti’ nel parco, ma anche la consistenza complessiva della flotta, che ha toccato 1 milione e 300mila unità. Di questi, 1.197.000 sono noleggiati a lungo termine da aziende, PA e privati (con partita IVA o solo codice fiscale) e 135.000 presi in locazione a breve termine per esigenze turistiche o di business.

Le auto più noleggiate

La top ten dei modelli di auto più noleggiati nei primi 6 mesi del 2023 propone diverse novità, che confermano come ormai le fonti di approvvigionamento di questo mercato siano piuttosto diversificate. Al di là dei posizionamenti di vertice dei modelli del Gruppo di riferimento dell’ex costruttore nazionale, con Panda (1° posto), Ypsilon (3°), 500 (4°), Renegade (5°) e 500 X (8°), si segnala il secondo posto della Sandero, e nella seconda parte della classifica, la presenza di Yaris Cross, T-Roc, Duster e Captur.

La crescita dei privati nel lungo termine

Tra i segmenti di clientela che hanno visto una ulteriore crescita rispetto allo scorso anno si distinguono i privati che hanno scelto di non acquistare la vettura, ma prenderla a noleggio per 1 o più anni. Si tratta di 163.000 unità, circa il 14% del totale veicoli in flotta. Le aziende si confermano clientela consolidata dei noleggiatori (76% dei mezzi a nolo in circolazione) e il restante 10% è nelle mani delle PA. Ma se nel primo semestre il noleggio a breve termine non ha ancora colmato il gap nei volumi rispetto al pre-pandemia, perdendo quasi 1 noleggio su 5 (-17,5% vs 2019), prosegue nella fase di recupero, avviando a graduale soluzione le difficoltà di approvvigionamento dei veicoli registrate negli anni scorsi e riducendo i prezzi per noleggio (-9,4% rispetto al 2022). Positivi tutti gli altri indicatori: giro d’affari (+21% vs 2019), giorni di noleggio (+4%), flotta (+1%) e durate dei noleggi (+26%).

Tecnologia e vita quotidiana: la privacy preoccupa meno gli italiani

L’indagine annuale WIN World Survey, realizzata a livello internazionale in 39 Paesi da WIN (Worldwide Independent Network of Market Research) e BVA Doxa, indaga il tema dell’utilizzo quotidiano della tecnologia e dei social media. Rispetto alla rilevazione precedente, su scala globale diminuiscono gli intervistati che si dichiarano spaventati per la condivisione delle proprie informazioni personali. E se la tecnologia è ormai parte integrante della vita quotidiana, l’impatto con l’innovazione tecnologica in generale è ritenuto positivo. Aumenta inoltre la consapevolezza sull’utilizzo dei propri dati una volta diffusi nel Web. E, soprattutto in Italia, diminuisce la preoccupazione per la privacy degli stessi.

Social media: stravolgono la vita, ma meno timore per le violazioni

I dati della ricerca analizzano le opinioni di circa 29mila persone anche riguardo l’uso dei social media, dimostrando, in particolare, come nell’ultimo anno sia diminuita la paura legata alla violazione della privacy dei dati. In Italia, il 35% degli intervistati si dichiara preoccupato di condividere le proprie informazioni digitali, ma il 10% non lo è per nulla. Ma il 22% degli intervistati a livello globale, è completamente d’accordo con l’affermazione secondo cui ‘i social media stanno stravolgendo completamente le nostre vite’. In particolare, Croazia (80%), Slovenia (75%) e Serbia (47,1%) sono i Paesi a sentirsi più impattati dal cambiamento.

Il digitale aiuta l’organizzazione della vita quotidiana

Altri paesi europei, come Francia (53%) e Germania (51%) confermano questa sensazione, mentre l’Italia (30%) non sembra particolarmente preoccupata di quanto i social network stiano condizionando la nostra quotidianità. Nonostante le persone mostrino sentimenti contrastanti riguardo l’argomento, l’uso della tecnologia nella vita quotidiana è innegabile. Il 45,3% degli intervistati a livello globale (Italia 45%) concorda sul fatto che le nuove tecnologie aiutino a essere più organizzati nella vita di tutti i giorni, soprattutto i giovani tra 18-24 anni (51,5%), e in prevalenza uomini (47,4%) rispetto alle donne (43%).

Più consapevoli e informati sull’uso dei dati personali

Rispetto alla rilevazione precedente, crescono al 35% quanti si ritengono consapevoli dell’uso che viene fatto delle informazioni personali una volta condivise. Gli italiani, con un 44% che spicca nella classifica globale, si dimostrano particolarmente informati sull’uso che fornitori di servizi, inserzionisti, rivenditori, assicuratori o enti pubblici, fanno dei loro dati una volta ricevuti.
Si registra anche un calo, su scala globale, di coloro che sono preoccupati di condividere le proprie informazioni. Se un anno fa si trattava del 48% degli intervistati, nell’ultima indagine il dato scende al 45%. Segue la tendenza anche l’Italia, dove la preoccupazione relativa alla condivisione dei dati passa dal 45% del 2019 al 35% dell’ultima rilevazione.

I giovani vorrebbero un’Italia più giusta ed equa

Rispetto ai loro genitori o fratelli maggiori, gli under 35 hanno più timore di essere giudicati dagli altri, e si sentono meno liberi di esprimersi davvero per quello che sono. E se pensano che oggi la libertà di espressione sia uno dei valori più presenti in Italia, credono anche molta strada debba ancora essere percorsa su altri aspetti relativi all’essere pienamente sé stessi. I giovani, e i giovani adulti, vorrebbero un’Italia che permetta di essere pienamente sé stessi, lasciando chiunque libero di esprimersi, e vorrebbero un’Italia più giusta ed equa. È quanto emerge da una ricerca condotta da Eumetra per Lavazza, nell’ambito dell’iniziativa ‘L’Italia che vorrei’. Per l’occasione è stato chiesto ai giovani italiani quali sono i valori secondo loro più presenti oggi nel nostro Paese, e quali quelli in cui si identificano e che cercano di perseguire.

Più attenti alla sfera individuale rispetto agli over 35

Qualità Rossa racconta quindi un’Italia fatta di valori che si esprimono anche attraverso piccoli gesti, come quello di condividere un caffè. Ma oltre al rispetto per le diversità e la libertà di espressione, gli under 35 vorrebbero un’Italia più giusta ed equa. Diversamente dal resto della popolazione, però, sembrano essere più attenti alla sfera individuale, ancora in fase di compiuta realizzazione. A differenza degli over 35, che si concentrano su valori più ‘sociali’, come la lealtà e la dignità, i più giovani trovano infatti fondamentale poter lavorare sulla realizzazione di sé, anche con una punta di sana ambizione.

Ambiente e temi sociali non sono più presenti nella “musica”

Naturalmente anche l’ambiente è importante, ma in modo più concreto di quanto si potrebbe pensare. Non è soltanto infatti un invito generico al rispetto per il nostro pianeta, ma un’attenzione a perseguire la sostenibilità anche nel quotidiano, ad esempio, attraverso l’uso di borracce al posto delle bottiglie di plastica. Questi valori, importanti e auspicati, non si ritrovano però nella musica più ascoltata dai giovani. Se viene chiesto loro di citare un cantante che nelle sue canzoni esprime valori di giustizia, equità e libertà di espressione, si torna indietro almeno agli anni ’80, se non prima, con la citazione di ‘mostri sacri’ come Bob Dylan, De André, Guccini o Vasco Rossi.

I valori si esprimono con le stories

E anche i pochi cantanti contemporanei che si occupano di questi temi lo fanno quasi più tramite discorsi, stories e dichiarazioni, che con le loro canzoni, come nell’emblematico caso di Fedez, tra i cantanti più citati, ma del quale si fa fatica a trovare una canzone che ‘parli’ di valori. Non è il solo, però. Molto spesso a far pensare ai valori rappresentati è la reputazione degli artisti più che le canzoni, come dimostra il fatto che solo due intervistati su 10 riescano a citare qualche brano.

L’antistress naturale più potente? Il tramonto

Ammirare il tramonto può avere un effetto benefico sullo stato d’animo. Secondo uno studio riportato dal Washington Post, vedere un’alba o un tramonto è tra i momenti più intensi della giornata. Tanto forte che esperienze analoghe non hanno la medesima portata. Ad esempio, osservare un’opera d’arte o guardare le suggestive  immagini mostrate sullo schermo di un PC non possono essere paragonati al potere emotivo di sorprendersi di fronte alla natura. Alex Smalley, principale autore della ricerca e dottorando presso l’Università di Exeter in Inghilterra, ha condotto degli studi che dimostrano come queste esperienze possano incentivare sentimenti positivi e ridurre lo stress.

Cosa rivela la ricerca scientifica

La ricerca afferma con sicurezza che “i tramonti sono tra i fenomeni meteorologici transitori più belli che si verificano durante un giorno” e che “le persone trovano albe e tramonti i momenti più belli e potenti della giornata”. Tuttavia, lo stesso studio sostiene anche che mentre “un cielo azzurro e limpido può migliorare lo stato mentale” sicuramente “guardare un tramonto o un’alba regala un’emozione in più ”. “Lo stupore è in genere un sentimento difficile da evocare”, ha affermato l’autore Smalley, che ha ribadito che “i sentimenti di stupore possono anche migliorare l’umore, aumentare le emozioni positive e diminuire lo stress”. Sottolinea ancora Smalley: “Quando vediamo qualcosa di così profondo e travolgente, i problemi sembrano svanire o almeno ridursi nella loro proporzione. Il risultato? Non ci preoccupiamo più troppo”. Albe e tramonti danno sollievo Insomma.

Il momento perfetto

E’ però difficile cogliere l’attimo perfetto, quando cielo e atmosfera collaborano alla magia del tramonto. L’inquinamento atmosferico è spesso responsabile della perdita della nitidezza dello spettacolo, ma le nuvole possono anche contribuire riflettendo ulteriormente la luce solare sul terreno. L’ estate è un momento critico per vedere i tramonti, perché spesso ci sono troppe particelle nell’aria, mentre  la stagione migliore per vedere questo spettacolo naturale è durante l’inverno, quando il cielo è più pulito e limpido. 

Uno spettacolo che non si può programmare

Sebbene vedere un’alba o un tramonto sia difficilmente programmabile poiché si tratta di momenti estremamente brevi che cambiano nel corso di minuti, se non addirittura di secondi, goderne il fascino è senza dubbio benefico in termini di stato emotivo. Quindi, non dobbiamo far altro che imparare a saper cogliere l’attimo… e alzare gli occhi al cielo!

Malaburocrazia: costa oltre 225 miliardi di euro l’anno

Le regole tortuose della burocrazia statale, i mancati pagamenti della PA, la lentezza della giustizia civile, il deficit infrastrutturale, gli sprechi nella sanità e nel trasporto pubblico locale sono da tempo una spina nel fianco dell’economia italiana. L’Ufficio studi della CGIA ha provato a stimare gli effetti economici di queste criticità, concludendo che dovrebbero interessare oltre 11 punti di Pil all’anno, ovvero circa 225 miliardi di euro. Si tratta di una cifra più che doppia dell’evasione tributaria e contributiva (stimata intorno ai 100 miliardi di euro l’anno), quasi doppia della spesa sanitaria (131,7 miliardi per il 2023), pari al Pil prodotto nel 2021 da tre Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia, e di poco inferiore alle risorse che l’Italia dovrà spendere entro il 2026 con il PNRR (235 miliardi).

Tra gli ultimi in UE per qualità dei servizi pubblici

Nonostante il problema fosse avvertito fin dagli inizi della Repubblica, a distanza di quasi 75 anni la lotta alla cattiva burocrazia non ha portato grandi risultati. Certo, l’avvento delle tecnologie informatiche ha reso meno impervio il rapporto tra i cittadini e gli uffici pubblici, ma le difficoltà rimangono e la percezione degli italiani sul livello di qualità reso dalla PA resta molto basso. Sebbene abbiamo recuperato qualche posizione rispetto al 2019, nell’ultima indagine campionaria realizzata a inizio 2023 l’Italia si colloca solo al 23° posto a livello europeo per la qualità offerta dai servizi pubblici. Tra i 27 paesi UE solo Romania, Portogallo, Bulgaria e Grecia presentano un risultato peggiore del nostro.

Male soprattutto Basilicata, Campania e Calabria

Anche a livello territoriale non brilliamo per qualità ed efficienza. Su 208 regioni europee monitorate nel 2021 dall’Università di Göteborg, la prima realtà italiana è al 100° posto ed è la Provincia Autonoma di Trento. Sconsolante poi la situazione che emerge dalla lettura dei dai riferiti alle regioni del Sud. Delle ultime 20 posizioni di questa graduatoria 5 sono occupate dalle regioni del Mezzogiorno: Puglia (190°), Sicilia (191°), Basilicata (196°), Campania (206°) e Calabria, penultima a livello europeo, al 207°. La graduatoria però non misura la qualità istituzionale dell’Amministrazione, bensì di tutte le società/enti pubblici presenti: Agenzia Entrate, ASL, Camere di Commercio, Comuni, CNR, Inail, Inps, Province, RAI, Regione, Rete Ferroviaria Italiana, Università, ecc.

I numeri dell’inefficienza

Di fatto, il costo annuo sostenuto dalle imprese per la gestione dei rapporti con la PA è pari a 57,2 miliardi di euro. Inoltre, i debiti commerciali di parte corrente della PA nei confronti dei propri fornitori ammontano a 55,6 miliardi di euro, e la lentezza della giustizia costa al Paese 2 punti di Pil l’anno, ovvero 40 miliardi di euro. Il deficit logistico-infrastrutturale penalizza poi il nostro sistema economico per un importo di 40 miliardi di euro all’anno, e se gli sprechi nella sanità cubano oltre 21 miliardi di euro sprechi e inefficienze presenti nel settore del trasporto pubblico locale ammontano a 12,5 miliardi di euro all’anno.

Pmi nel 2023 pronte ad assumere, ma l’obiettivo è trattenere i talenti

A quanto emerge dall’Indagine di InfoJobs, Trend mercato del lavoro 2023, quest’anno l’87% degli HR intervistati conferma l’intenzione di assumere nuovi collaboratori, di cui il 46,6% in numero limitato per sostituire eventuali dimissionari (12,6%), e il 27,8% in numero elevato. Di contro, il 9,4% delle aziende non pensa a nuove assunzioni, nemmeno per sostituire i dimissionari, e il 3,7% valuta la riduzione del personale. Dal punto di vista della tipologia di contratti, per il 49,7% vigeranno i medesimi criteri del passato, un 40,1% punta a poche figure, ma qualitativamente selezionate, e il 10,2% preferisce contratti flessibili. Nel 2023 le Pmi italiane sono quindi pronte ad assumere, ma l’obiettivo primario è trattenere i talenti.

Valorizzare e riqualificare le risorse interne

Tra i temi più caldi affrontati dagli HR italiani emerge infatti la valorizzazione e la riqualificazione delle risorse interne. Sebbene il 47,6% non preveda azioni specifiche, e il 14,3% dichiari di dover ridurre l’organico, accompagnandolo con azioni di prepensionamento o percorsi di outplacement, cresce la consapevolezza dell’importanza degli investimenti in formazione e sviluppo (38,1%). Anche per l’impatto significativo delle dimissioni sul 2022. Il 55% degli HR ha infatti notato un incremento nel numero di dimissioni rispetto al passato, soprattutto tra i giovani, che secondo il 27,8% ricercano un posto migliore o un miglior work-life balance.

Azioni strategiche in ottica di retention

Ma c’è anche un 35,3% che non ha notato mutamenti nel numero di dimissioni rispetto al passato, e il 9,7% che vede addirittura nel momento storico, tra inflazione e aumento del costo della vita, una riduzione del numero di dimissionari. Proprio il tema dei rincari e delle congiunture socio-politico-economiche spinge oltre la metà delle aziende a ritenere strategiche azioni a sostegno dei propri dipendenti in ottica di retention. Per il 27,8% si tratta di benefit (buoni pasto, agevolazioni trasporti/parcheggi), il 16,5% valuta bonus/contributi aggiuntivi in busta paga, e il 15,8% pensa a una politica di aumenti o adeguamenti degli stipendi. Ma il 13,5% non trova necessaria alcuna azione, e il 26,3% sarebbe intenzionato a supportare i dipendenti, ma non gli è possibile per motivi economici.

I trend del mercato del lavoro

Poiché l’azienda deve interrogarsi su come essere ingaggiante per i suoi dipendenti, e non lasciarsi sfuggire le risorse migliori, secondo gli HR fra i trend del lavoro 2023 spiccano la retention (42,9%) e l’attraction (24,8%), magari attuando strategie multi-canale di employer branding per attrarre i migliori talenti. Un altro trend è la digital4human (12,8%): la tecnologia è infatti un alleato prezioso che se usato correttamente può davvero fare la differenza, anche nei processi di ricerca, selezione e gestione del personale. Ma vere e proprie sfide consisteranno nel conciliare i benefici del lavoro in presenza e da remoto (lavoro ibrido, 11,3%), e creare maggiore senso di appartenenza. E non solo per superare la distanza tra persone e azienda (diversity inclusion, 8,3%).

WhatsApp: le chiamate da sconosciuti verranno silenziate 

Una nuova funzione che ha l’obiettivo non solo di ridurre al minimo le interruzioni tra le chat, ma anche di evitare potenzialmente le chiamate spam e quelle pubblicitarie. WhatsApp sta infatti lavorando per introdurre un’opzione per silenziare, in automatico, le chiamate in arrivo da numeri sconosciuti. Le chiamate non saranno bloccate, e i numeri chiamanti appariranno comunque nell’elenco ‘chiamate’, situato nella barra superiore dell’app, al fianco di Chat e Stato. Attualmente la funzione è in fase di sviluppo per la versione Android della piattaforma, ma quando verrà introdotta sarà identificata da un menu aggiuntivo nelle impostazioni, e se abilitata, silenzierà tutte le chiamate provenienti dai numeri non presenti nella rubrica dell’utente.

Stop alle chiamate non desiderate

La funzione per silenziare le chiamate da sconosciuti presenta numerosi vantaggi, come la riduzione delle interruzioni e la potenziale prevenzione delle chiamate non desiderate. Uno dei problemi che affligge le community di WhatsApp è infatti la possibilità di essere raggiunti da chiunque faccia parte della community, visto che il numero di telefono del creator è sempre visibile. Questo comporta un serio problema perché chiunque potrebbe chiamare il creatore di una community, anche senza un valido motivo, indipendentemente dal fatto che abbia il permesso di farlo.

Ridurre lo spam e bloccare i truffatori

La nuova funzionalità può anche aiutare gli utenti a ridurre significativamente le chiamate spam. Negli ultimi anni le chiamate spam da parte di truffatori sono diventate un problema crescente, e le app di messaggistica istantanea non fanno eccezione. Anche le chiamate spam possono infatti essere pericolose: i truffatori possono chiamare gli utenti per rubare informazioni personali, indurre le persone a effettuare pagamenti o fornire dati sensibili. Tuttavia, WhatsApp offrirà la possibilità di bloccare e segnalare queste chiamate, e grazie a questa nuova funzione, gli utenti di WhatsApp potranno finalmente evitare di ricevere chiamate da numeri sconosciuti disattivandoli. In ogni caso, questa funzione è ancora in fase di sviluppo, quindi non è pronta per essere rilasciata ai beta tester, riferisce wabetainfo.com.

In arrivo anche un nuovo strumento di newsletter

La piattaforma di messaggistica istantanea sta anche lavorando a uno strumento di newsletter, che consentirebbe agli iscritti di ricevere facilmente aggiornamenti da persone e gruppi, come amministrazioni locali, squadre sportive e altre organizzazioni. La funzione renderebbe facile raggiungere un numero indefinito di utenti e pertanto non dovrebbe essere protetta dalla crittografia end-to-end. Tuttavia, riporta Ansa, il numero di telefono degli utenti che creano e si iscrivono a una newsletter sarà nascosto per questioni di privacy.

Morning routine, cos’è il trend che piace su TikTok

La sveglia, la colazione, lavarsi i denti, fare gli esercizi del mattino… Su TikTok sta spopolando la morning routine, ovvero le abitudini dell’inizio della giornata. Ovviamente “raccontate” dagli utenti del social attraverso un breve video. E’ a tutti gli effetti una tendenza fortissima sulla piattaforma, tanto che i video taggati #morningroutine “sono stati visti collettivamente 14,6 miliardi di volte”, conferma il Washington Post. Il quotidiano americano evidenzia come uno dei riti mattutini più comuni si chiama #5to9 ed è un esplicito riferimento a ciò che accade “tra le 5 e le 9 del mattino in cui le persone altamente motivate possono dedicare quattro ore alle faccende domestiche e alla cura di sé prima di iniziare la giornata lavorativa”.

“Motivare le persone” ad alzarsi

Sebbene il trend possa sembrare un po’ naïf – specie agli occhi dei boomer – gli esperti di TikTok sono convintissimi che questa pratica abbia effetti positivi. Come riporta Agi, i creatori del social  affermano di pubblicare i video “per motivare e ispirare le persone”, tant’è che gli esperti di salute comportamentale concordano sul fatto che “creare una routine sia generalmente un buon modo per costruire abitudini sane”. Anche se il messaggio principale che soggiace alla pubblicazione di questi video sul social media è che “il percorso verso il successo inizia alzandosi prima dell’alba”. Sarà davvero così? I dubbi sono leciti.

Perchè si guardano questi video?

Ma perchè le persone guardano questi video con simile entusiasmo? Alla domanda ha cercato di rispondere Sophia Choukas-Bradley, psicologa dell’Università di Pittsburgh. La dottoressa riferisce che guardare video di altri che realizzano delle cose è “gratificante per il nostro cervello” in quanto “siamo particolarmente attratti da qualsiasi tipo di contenuto dei social media che sia di successo, ambizioso, in ogni caso possibile e raggiungibile”. Così è tutto un mostrarsi e mostrare genitori che preparano i propri figli al mattino e in quale modo, corridori che documentano le loro corse, giovani professionisti che frullano verdure varie per colazione.

C’è anche qualche rischio

Anche in questo caso, però, esistono dei rischi. Come riferisce un’altra esperta, Jacqueline Nesi, docente di psichiatria alla Brown University,guardare simili video potrebbe essere dannoso per adolescenti e giovani adulti. Questi spesso si confrontano con gli altri online e “hanno maggiori probabilità di mostrare sintomi di depressione per il tempo trascorso sui social media” per via dei confronti negativi che fanno tra sé e tutti gli altri. Anche se non si tratta di niente di nuovo: vedi alla voce lavarsi i denti o prepararsi un frullato.