Archivi autore: Gianluca Pirovano

Saldi online: gli utenti italiani si fidano del proprio istinto a scapito della sicurezza

I periodi di saldi rappresentano momenti di forte attività per i truffatori online. Con l’avvicinarsi dei saldi invernali, secondo i risultati un sondaggio di Kaspersky, il 98% degli italiani dimostra un livello sostanziale di consapevolezza dei rischi legati alla sicurezza online, e adotta almeno alcune misure per proteggere le proprie transazioni digitali

Allo stesso tempo, il 63% degli acquirenti online ritiene di essere in grado di individuare autonomamente le frodi, mentre solo il 30% utilizza effettivamente software di sicurezza per proteggere i pagamenti e bloccare i link dannosi. 
Secondo gli esperti, questa discrepanza rappresenta un rischio significativo per chi fa acquisti sul web.

Attacchi phishing: nel 2025 quasi 6,7 milioni

“È particolarmente preoccupante il modo in cui i criminali informatici stanno sfruttando l’Intelligenza artificiale per creare tentativi di phishing sempre più sofisticati e mirati, spesso difficili da riconoscere per gli utenti comuni”, spiega Olga Altukhova, Senior Web Content Analyst di Kaspersky.

Inoltre, nell’ultimo anno Kaspersky ha identificato quasi 6,7 milioni di attacchi di phishing che simulavano negozi online, sistemi di pagamento o banche, di cui il 55,6% era rivolto specificamente agli acquirenti online.
La tendenza a trascurare le misure di sicurezza informatica è particolarmente marcata tra le generazioni più anziane (over 55), tra le quali solo il 32% degli intervistati dichiara di utilizzare effettivamente soluzioni di sicurezza quando effettua acquisti online.

La maggior parte utilizza misure di protezione base

In generale, le misure di protezione più diffuse includono l’attenzione ai potenziali segnali di allarme, come collegamenti ipertestuali sospetti o un design insolito dei siti web (63%), e la verifica dell’autenticità del venditore (62%).

Gli esperti di Kaspersky sottolineano che sebbene queste pratiche siano fondamentali per uno shopping online più sicuro, rappresentano solo un livello di protezione base e non una prevenzione completa delle frodi, che al contrario, può essere garantita da soluzioni di sicurezza dedicate.
Altre misure, come l’utilizzo di una carta di credito separata per gli acquisti digitali o un indirizzo e-mail dedicato per registrarsi su negozi online sconosciuti, sono state adottate rispettivamente dal 48% e dal 19% degli intervistati.

I giovani chiedono consigli ad amici e parenti prima di comprare

Il 18% degli intervistati, dichiara, inoltre, di consultare amici e parenti prima di effettuare un acquisto. Questa pratica è particolarmente diffusa tra le generazioni più giovani, con il 37% che la adotta, mentre risulta meno frequente tra le persone più anziane (21%).
“Durante tutto l’anno abbiamo osservato come gli acquirenti online siano costantemente tra gli obiettivi preferiti dei truffatori – ha sottolineato Olga Altukhova -. Nei periodi di saldi, queste attività fraudolente diventano ancora più frequenti. Rimanere vigili è fondamentale, ma proteggersi richiede più della semplice consapevolezza”.

Natale: sotto l’albero circa 30 milioni di regali indesiderati. La soluzione? Rivenderli online

Secondo la nuova ricerca di Ipsos Doxa per eBay dedicata al regifting, ovvero la rivendita dei regali “indesiderati”, lo scorso Natale il 15% di italiani ha rivenduto un regalo non gradito- Quest’anno la quota sale al 20 %.

In Italia ogni Natale si scartano infatti circa 30 milioni di regali “sbagliati”. In cima alla lista, vestiti, scarpe e accessori (44%), articoli per la casa (33%), libri e fumetti (18%), gioielli e orologi (17%), elettronica (14%).
Il 76% degli intervistati si rivolge alle piattaforme digitali per rivendere i doni sbagliati, o acquistare articoli usati da regalare (66%), confermando un’apertura generale al second-hand. 

Natale con i tuoi…o forse no

Il risparmio rimane la prima scelta di destinazione del guadagno ottenuto dalla rivendita per il 55% degli intervistati, quota in crescita rispetto al 51% del 2024.
Ma se nell’immaginario collettivo parenti lontani e conoscenti sono simbolo del regalo “difficile da apprezzare”, la realtà risulta diversa.
Secondo la ricerca, infatti, zii (12%), colleghi (9%), cugini (7%), sono lontani dal palmares di chi vince nel fare i regali sbagliati, che vede in cima alla classifica amici (24%), partner (21%) mamme e fratelli (17%).

Il 44% degli italiani dichiara di aver ricevuto almeno un regalo non gradito il Natale scorso, e di questi, il 20% solitamente lo rivende, il 35% ritiene che rivenderlo non sia un gesto carino da fare o ha avuto paura di essere scoperto dalla persona che l’aveva donato, oppure, crede sia uno sforzo per cui non valga la pena impegnarsi (15%).

Il regifting è un fenomeno di tendenza tutto l’anno

Quasi il 60% degli intervistati (56% nel 2024) è disposto a vendere i regali non graditi ricevuti nel corso di tutto l’anno, non solo a Natale, con un 48% che prevede di farlo nella stessa misura dello scorso anno e l’11% addirittura in misura maggiore.  
In particolare, oltre 1 italiano su 3 ha rivenduto almeno un articolo indesiderato, con il 41% che dichiara di essere più propenso a rivendere a causa del costo della vita.

Le motivazioni del regifting sono concrete: il 37% lo fa perché il regalo non corrisponde ai propri gusti, il 28% perché possiede già un articolo simile e il 27% perché semplicemente non lo vuole tenere.

Pratica sostenibile o irrispettosa?

Di fatto, il regifting può rappresentare un’opportunità economica.
Per alcuni, la rivendita rappresenta infatti anche un’opportunità di guadagno extra (12%), per altri è una decisione dettata dal valore dell’oggetto, considerato troppo prezioso per restare inutilizzato (9%).

Aumenta poi anche la considerazione che il regifting sia una pratica sostenibile (38% vs 36% nel 2024) perché permette di ridurre lo spreco e favorire la circolarità.
Il 34% (vs 37% nel 2024) lo considera invece un’attività pratica, perché garantisce una seconda vita agli oggetti, mentre resta pressoché stabile chi continua a ritenerla una pratica irrispettosa nei confronti di chi ha fatto il regalo (33% vs 34%).

Riciclo, l’Italia è da serie A. Ma resistono alcune criticità

L’Italia, quando si parla di riciclo, continua a giocare nella serie A europea. I numeri sono lusinghieri, e non da oggi. Eppure, dietro questa facciata brillante, si nascondono crepe profonde che riguardano proprio le filiere più importanti per quantità e potenziale economico.

È quanto emerge dal nuovo Rapporto “L’Italia che Ricicla”, presentato a Roma da UNICIRCULAR, la sezione di ASSOAMBIENTE dedicata al riciclo e all’economia circolare.

I numeri: tanta raccolta, ma il cerchio non si chiude completamente

Nel nostro Paese si producono 193,8 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno. La fetta più grande è rappresentata dai rifiuti speciali, 164,5 milioni di tonnellate, soprattutto da costruzioni, demolizioni e attività manifatturiere. I rifiuti urbani ammontano invece a 29,3 milioni di tonnellate, con l’organico che resta la parte dominante.

La raccolta differenziata continua a salire e tocca il 66,6 per cento. Più della metà dei rifiuti urbani finisce avviata a riciclo, mentre i rifiuti speciali raggiungono addirittura il 73 per cento. Risultati che molti Paesi europei ci invidiano.

Le filiere in affanno: plastica, tessile, edilizia e RAEE

Nonostante i traguardi, il sistema resta privo di una vera strategia industriale che trasformi il riciclo in un vantaggio competitivo. Le difficoltà maggiori emergono da settori strategici come la plastica, dove i materiali vergini a basso costo soffocano il mercato dei riciclati; o come il tessile e i RAEE, penalizzati da una raccolta ancora troppo bassa per recuperare materie preziose.

Nel mondo dell’edilizia, pur con tassi di recupero molto alti, gli aggregati riciclati faticano a trovare sbocchi. Mancano domanda stabile, norme uniformi e una visione che trasformi i materiali recuperati da pesi da gestire a risorse da valorizzare.
Anche le filiere più mature, come carta e vetro, pagano il conto dell’energia e dei costi di emissione, che riducono ulteriormente la competitività.

Un settore frammentato

Il rapporto ricorda come la gran parte delle imprese del settore sia composta da micro e piccole realtà, spesso schiacciate da costi elevati, margini ridotti e incertezze normative. Secondo UNICIRCULAR, una maggiore integrazione tra imprese e una reale collaborazione industriale potrebbero fare la differenza.

Paolo Barberi avverte che senza un quadro normativo stabile e una domanda interna capace di assorbire i materiali riciclati, l’economia circolare rischia di restare solo uno slogan. Chicco Testa insiste su un punto: il riciclo non è più solo un gesto virtuoso, è un pezzo strategico della politica industriale nazionale.

Italia, cosa raccontano davvero i dati Istat su lavoro e redditi 

Capire come sta cambiando il lavoro in Italia non è mai semplice. I dati sono velocissimi, mentre la vita delle persone segue – per fortuna – un altro ritmo. 

L’Istat, questa volta, ha messo insieme due settori che spesso vengono letti separatamente: i redditi delle famiglie (dal 2018 al 2022) e la situazione lavorativa degli individui (2018-2023). È un po’ come guardare dentro una casa dalla finestra e poi aprire la porta per vedere chi ci vive davvero. I numeri, così, diventano più sinceri.

Dopo la pandemia, una ripartenza tutt’altro che scontata

Il 2024 conferma un trend che ormai sembra essersi rimesso in moto: il tasso di occupazione dei 15-64enni è arrivato al 62,2%, un piccolo passo avanti che però vale molto. La disoccupazione scende al 6,6%, mentre l’inattività resta quasi ferma.

Guardando al 2023, si intravedeva già una scia positiva: più persone al lavoro, meno in cerca, meno fuori dal mercato. Sembra una normalità riconquistata dopo lo shock del 2020, ma il quadro è più sfaccettato.

Le famiglie con redditi bassi crescono di più

La sorpresa arriva da chi, finora, faticava di più. Tra il 2022 e il 2023, proprio le famiglie nei primi quinti di reddito sono quelle che hanno visto aumentare di più il tasso di occupazione. Parliamo di rialzi anche di 2-3 punti percentuali. Parallelamente, la disoccupazione scende più velocemente proprio tra chi aveva meno margine.

Il Mezzogiorno, spesso citato solo per le difficoltà, mostra invece una crescita simile al Nord-est. E nei redditi più bassi, alcune zone registrano balzi davvero notevoli. Segnali positivi

Giovani, donne e istruzione: i nodi ancora da sciogliere

I giovani tra i 25 e i 34 anni tornano a lavorare di più, toccando il 68,1% di occupazione, con miglioramenti forti soprattutto nelle fasce meno abbienti. Bene anche gli over 55, che crescono più degli altri.

Rimane invece il nodo del divario di genere, che pesa soprattutto nei redditi più bassi: in alcune fasce la distanza tra uomini e donne sfiora ancora i 30 punti percentuali. Anche il livello di istruzione continua a segnare confini netti: chi ha una laurea parte ancora avvantaggiato, e la differenza si vede soprattutto tra ricchi e poveri.

Aumentano i contratti stabili, ma tanti lavori a basso reddito

Una buona notizia: i contratti stabili crescono, mentre quelli a termine scendono un po’. Ma se si guarda alla qualità dei lavori, c’è ancora parecchia strada: più di un quarto degli occupati è in professioni a basso reddito, e tra chi trova lavoro per la prima volta, questa quota sale oltre il 40%.

Ottobre 2025: l’inflazione rallenta, l’aumento dei prezzi frena

A volte basta andare a fare la spesa per accorgersi che qualcosa si muove. Non sempre, purtroppo, al ribasso. Ma a ottobre 2025 l’Istat ci consegna una fotografia che, per una volta, lascia spazio a un po’ di ottimismo: l’inflazione rallenta in modo netto.

L’indice dei prezzi al consumo (NIC), senza tabacchi, scende dello 0,3% rispetto a settembre e si attesta a +1,2% su base annua. Un passo indietro evidente rispetto al +1,6% del mese precedente.

Energia e alimentari: i settori che migliorano l’andamento

La frenata dell’inflazione non è arrivata per caso. Ci sono almeno due comparti che hanno tirato il freno a mano in maniera decisa.
Il primo è quello dell’energia regolamentata, passato dal +13,9% a un quasi incredibile -0,5%. Un ribaltamento che da solo basta a cambiare il ritmo generale. Anche gli alimentari non lavorati, solitamente soggetti a oscillazioni continue, rallentano la loro corsa: dal +4,8% si scivola a +1,9%.

Più morbido anche l’andamento dei servizi legati ai trasporti e degli alimentari lavorati. Qualche settore, invece, continua a spingere verso l’alto: i servizi ricreativi, culturali e quelli legati alla cura della persona mostrano un ulteriore piccolo aumento, dal +3,1% al +3,3%. Nulla di drammatico, ma sufficiente a far notare come alcune voci non vogliano proprio rientrare.

Inflazione di fondo: un lieve, ma importante, rallentamento

La cosiddetta “inflazione di fondo”, quella che prova a misurare il trend reale lasciando fuori energia e alimentari freschi, scende dal +2,0% al +1,9%. Poco, si dirà, ma in un contesto di prezzi ballerini anche un decimo di punto può raccontare molto.

I beni crescono appena (+0,2%), mentre i servizi rimangono inchiodati al +2,6%. Il risultato è che il divario tra beni e servizi si allarga ancora un po’.

Che cosa succede nel carrello della spesa

La flessione mensile dell’indice generale è figlia soprattutto del calo dei prezzi energetici, sia regolamentati che non regolamentati. Scendono anche i servizi ricreativi, quelli culturali e quelli legati alla mobilità. Gli unici ad andare in controtendenza sono i servizi relativi all’abitazione, che salgono leggermente.

A questo punto, l’inflazione acquisita per il 2025 raggiunge l’1,6% per l’indice generale e l’1,9% per la componente di fondo.

Una boccata d’aria

In sostanza, ottobre regala una boccata d’aria: +1,2% di inflazione, un valore che torna ai livelli più tranquilli di fine 2024.
L’Istat spiega come siano gli alimentari non lavorati e, soprattutto, il drastico calo dell’energia regolamentata ad aver cambiato la scena. Anche il famoso “carrello della spesa” rallenta, e non è cosa da poco.

Imprese di stranieri: crescono del +1,7% e arrivano a 678mila

Emerge dal report curato da InfoCamere: a fine giugno 2025 le imprese guidate da stranieri sono 678mila, l’1,7% in più rispetto all’anno precedente.
In dettaglio, nei primi sei mesi dell’anno le iscrizioni di imprese con un titolare straniero sfiorano le 37mila unità (-267 vs 2024), mentre 20.754 (-804) sono le cessazioni, per un saldo positivo che supera le 16mila imprese. 

A trainare l’imprenditoria straniera sono le costruzioni e l’agricoltura (+3,2% e +3,7% su base annua), che rappresentano rispettivamente il 25% e il 3% del totale. Il commercio resta però il settore più rappresentativo (275mila imprese), in lieve recupero del +0,1%, ma cresce anche l’industria manifatturiera (+1,1%), dove operano oltre 50mila imprese straniere.
Il report è parte dello studio semestrale realizzato nell’ambito del progetto Futurae – Programma Imprese Migranti.

Società di capitale +11,4% a quota147mila

Quella straniera è una imprenditoria che in Italia si rafforza anche strutturalmente. Infatti, la crescita è generata soprattutto dalle società di capitale, che nell’ultimo anno sono aumentate dell’11,4%, superando quota 147mila, a fronte di una tenuta delle imprese individuali, che tuttavia rappresentano il 72% del totale.

Gli imprenditori stranieri scelgono soprattutto il Nord Ovest, dove si concentra il 32% delle imprese straniere in Italia. Le regioni nord-occidentali mostrano infatti la crescita più sostenuta su base annua (+3,6%), superiore a quella del Nord Est (+2,8%).
Lieve calo invece nel Mezzogiorno (-0,5%) e stabilità al Centro (+0,3%), che detengono rispettivamente la maggiore e la minore incidenza della componente straniera sul totale delle imprese.

A Prato si concentra il 32,7%

Prato si conferma la provincia con la maggior incidenza di imprese straniere (32,7%), seguita da Trieste (20%) e Imperia (18,2%), che sale al terzo posto al posto di Firenze (18,1%).
All’estremo opposto, è quella di Barletta-Andria-Trani la provincia con la minore incidenza.

Analizzando le sole imprese individuali, le uniche per le quali è possibile stabilire una coincidenza con il Paese di origine del titolare, emerge che Marocco, Romania e Cina sono i principali Paesi di provenienza dell’imprenditoria straniera in Italia (34% del totale), seguiti da Albania, Bangladesh e Pakistan (19%), Egitto, Nigeria e Senegal (11%).

Settori, provenienza e localizzazione

Se i nati in Marocco vantano la massima incidenza nelle province dello Stretto (Catanzaro, Reggio Calabria e Messina) e operano in prevalenza nel commercio (21,6%) i romeni, molto presenti nelle costruzioni (22%), raggiungono la massima incidenza a Viterbo, Torino, Cremona.

I cinesi invece mostrano un’elevata incidenza e concentrazione in Toscana, soprattutto a Prato, con il primato assoluto del 68% e Firenze con il 27%, ma anche nelle Marche (Fermo, con 29%), con una forte concentrazione nel manifatturiero e nei servizi ricreativi e di intrattenimento. 

La forza delle abitudini: la routine guida le giornate degli italiani

Uno studio SWG rivela che rituali quotidiani e piccoli gesti ripetuti rappresentano un punto fermo per la maggior parte delle persone, ma il weekend diventa il momento per concedersi una pausa.

Quando si parla di quotidianità, gli italiani mostrano un forte attaccamento alle proprie abitudini. Lo evidenzia una recente indagine del Radar SWG, che analizza come le routine scandiscano le giornate, tra organizzazione, benessere personale e desiderio di libertà.

Il mattino: mettersi in moto fra cura della casa e di sé

Secondo i dati dell’indagine, il momento in cui gli italiani concentrano maggiormente le proprie ritualità è il mattino. È allora che ci si dedica a sé stessi e alla casa: una sorta di “messa in moto” che aiuta a dare un ritmo alla giornata.
Fare ordine tra le mura domestiche, curare il corpo, pianificare gli impegni: sono questi i gesti che più spesso si ripetono dal lunedì al venerdì.

Il pomeriggio: cambio di scenario 

Con il passare delle ore, le routine si fanno più leggere. Nelle ore pomeridiane aumentano le attività legate al tempo libero, alla socialità e alla cultura.
Se la mattina è sinonimo di produttività, il resto della giornata concede spazio allo svago e agli interessi personali.

Routine sì, ma gabbia no

La ricerca SWG mostra come gli italiani non vivano le abitudini esclusivamente come un vincolo. Al contrario, le considerano una struttura che aiuta a mantenere l’equilibrio tra doveri e piaceri. Anche chi si definisce più flessibile o incline all’improvvisazione riconosce che senza una base di ritualità sarebbe complicato portare a termine gli impegni settimanali.

Eppure, quando arriva il weekend, più di due terzi degli intervistati confessano di provare sollievo nel rompere lo schema. Sospendere gli orari fissi e i gesti programmati regala un senso di libertà che contribuisce al recupero mentale.

Chi è abitudinario? Rigoroso e affidabile

Nell’immaginario degli italiani, chi segue con costanza una routine appare soprattutto come una persona rigorosa, equilibrata e affidabile.
Ma a questa immagine positiva si affianca il timore che una troppa rigidità possa generare ansia o portare a un’eccessiva chiusura.

Per concludere

Le routine emergono dunque come un’arma a doppio taglio: pilastri di stabilità da un lato, elementi da alleggerire non appena possibile dall’altro.
Il sondaggio SWG, condotto con metodo CAWI su un campione nazionale di maggiorenni, racconta un’Italia che trova nelle abitudini un porto sicuro, ma che sa anche quando salpare verso un po’ di libertà.

AI, vettore di sostenibilità… o addio a posti di lavoro?

La ricerca Sustainable AI, realizzata dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale mostra come i cittadini italiani percepiscano il potenziale dell’Intelligenza artificiale come vettore di sostenibilità nei diversi settori. Al contempo, per il 64% degli italiani, di cui il 10% è fortemente in accordo, gli strumenti di AI come ChatGPT avranno un impatto negativo sulle persone, distruggendo posti di lavoro.

Nel confronto tra quattro generazioni (GenZ, Millenials, Generazione X, Baby Boomers) si riscontra una significativa omogeneità nelle risposte. La preoccupazione più elevata è tra i Millenials (29-44 anni), con il 14% fortemente d’accordo, ma nel complesso il timore è ampiamente diffuso.

Vantaggi non compensati dall’eccessivo consumo energetico

Un italiano su dieci (10%), allo stesso modo, si dichiara fortemente convinto del fatto che gli strumenti di AI avranno un impatto negativo sull’ambiente. Ciò che manca, secondo gli intervistati, è un’adeguata compensazione. In altre parole, i vantaggi che porta non compenserebbero il consumo energetico necessario per addestrarne i modelli e per utilizzarli.

La percentuale si mantiene sostanzialmente stabile tra la GenZ e i Millenials, per calare leggermente all’aumentare dell’età: 9% nella Generazione X e 7% nei Baby Boomers. 
Anche in questo caso, dunque, non sembra esserci una correlazione evidente tra la generazione di appartenenza e il timore nei confronti degli effetti della tecnologia.

GenZ ottimista sul contributo positivo nel turismo

Oltre il 60% degli italiani si dichiara poi d’accordo con il fatto che tecnologie come l’AI sono utili nel contrastare il fenomeno del sovraffollamento turistico, ma soltanto il 9% è fortemente in accordo con l’affermazione.
Una convinzione abbastanza moderata, ma con alcuni picchi significativi. Mentre, infatti, la percentuale si abbassa tra i Baby Boomers (6%) e nella Generazione X (8%), cresce molto tra i Millenials (11%) e soprattutto nella GenZ (15%).

I più giovani si mostrano quindi più ottimisti nei confronti del contributo che l’AI può offrire all’interno di un settore di cruciale importanza per il Paese.
Quanto alla sanità, quasi un italiano su tre è poco o per nulla convinto rispetto al contributo che l’AI può offrire nel miglioramento del servizio in ambito sanitario. Anche in questo caso, solo il 12% è molto d’accordo.

Per governare la trasformazione servono politiche inclusive

Nel confronto generazionale circa la metà del campione si posiziona nella fascia intermedia “dell’abbastanza d’accordo”, evidenziando una percezione positiva dei vantaggi, ma spesso priva di reale convinzione.

Insomma, riporta Agi, quella degli italiani nei confronti dell’AI è una fiducia ancora da costruire, indipendentemente dall’ambito in cui questa tecnologia viene applicata.
Le differenze nelle percezioni delle diverse generazioni indicano la necessità di attivare un dialogo intergenerazionale instaurando politiche inclusive per governare la trasformazione in atto.

Cybercrime: agli europei gli attacchi informatici costano 300 miliardi

A rivelarlo è una ricerca del broker assicurativo globale Howden: negli ultimi cinque anni Paesi come Italia, Francia, Germania e Spagna hanno perso circa 300 miliardi di euro a causa degli attacchi informatici.

Secondo il report, il 49% delle aziende intervistate ha subito almeno un attacco tra il 2020 e il 2025. Ma nonostante la crescente frequenza e sofisticazione delle minacce,  oltre il 70% delle imprese in Europa non dispone di una polizza assicurativa contro i rischi cyber.
Si tratta di una percentuale decisamente superiore al 61% del Regno Unito, a dimostrazione di una scarsa consapevolezza o un approccio ancora troppo passivo alla gestione del rischio.
Eppure basterebbe assicurarsi per colmare il divario di protezione che affligge il continente.

Assicurazione: non più solo strumento finanziario, ma resilienza strategica

L’adozione di misure di sicurezza e adeguate coperture assicurative avrebbe potuto prevenire perdite per 204 miliardi di euro, dimostrando che la protezione non solo è necessaria, ma anche economicamente conveniente.

Un’azienda con un fatturato annuo di 500 milioni di euro, ad esempio, potrebbe risparmiare circa 16 milioni di euro in dieci anni grazie a una polizza, ottenendo un ritorno sull’investimento del 19% solo in termini di prevenzione e minor gravità degli attacchi.
L’assicurazione non è più un semplice strumento finanziario, ma una componente strategica della resilienza aziendale.

Pmi particolarmente esposte ai rischi

“In un contesto in cui le minacce informatiche diventano sempre più sofisticate e mirate è fondamentale che le aziende adottino un approccio proattivo alla gestione del rischio – ha commentato Roberto Panzeri, Head of Financial Lines Howden -. Una strategia integrata è perfettamente in linea con le direttive europee come la NIS2 e il DORA.”

Questo approccio diventa ancora più critico per le Pmi. “Spesso meno strutturate rispetto alle grandi imprese, le piccole e medie imprese sono particolarmente esposte agli attacchi informatici – ha spiegato Anthea Vasta, Specialty Manager Howden -. Per loro, una polizza cyber non è solo uno strumento di protezione finanziaria, ma un elemento chiave per garantire continuità operativa e conformità normativa.”

Il mercato assicurativo deve semplificare l’offerta

Il mercato assicurativo cyber in Europa offre significative opportunità di crescita. Il 31% delle aziende con un fatturato superiore a 1 milione di euro prevede di acquistare una polizza nei prossimi cinque anni. Tuttavia, riporta Adnkronos, il mercato deve fare di più per comunicare questo valore e semplificare la sua offerta.

“Il divario nella protezione informatica è una questione sociale che richiede un’attenzione urgente – aggiunge Shay Simkin, Presidente, Global Cyber, Howden -. Attraverso una maggiore copertura assicurativa e una maggiore consapevolezza sull’implementazione, possiamo supportare le aziende nel migliorare la loro resilienza informatica e proteggerle dalla perdita di ricavi”.

Tempo libero: nel 2025 tornano alla ribalta i giochi da tavolo

Quasi un quarto delle persone (26%) gioca almeno una volta alla settimana, e i giochi da tavolo si posizionano come la seconda attività di svago più popolare dopo i videogiochi (32%) e alla pari con i podcast (29%).

Secondo questi dati, risultato di uno studio globale condotto da Asmodee, i giochi da tavolo tornano quindi alla ribalta come attività di svago di primo piano, in grado di competere con podcast e videogiochi.
A trainare questa riscoperta sono i Millennial, che dichiarano di dedicare ai giochi da tavolo un tempo simile a quello che dedicano alla lettura o alla visione dei telegiornali.
Più di ogni altra generazione, il 41% di loro afferma di provare gioia nel giocare.

In cerca di esperienze che favoriscano l’evasione

Il successo dei giochi da tavolo si spiega con una profonda esigenza di connessione e di evasione. Secondo lo studio, il 64% delle persone ricorre al gioco per riunire la famiglia, con un picco del 71% in Francia.

Inoltre, in un’epoca caratterizzata da un senso di oppressione causato dal flusso costante di notizie negative, oltre la metà dei partecipanti allo studio (53%) cerca esperienze che favoriscano l’evasione dalla realtà.
Il gioco da tavolo risponde a questo bisogno, fungendo da ponte per le relazioni umane. Il 40% degli intervistati afferma, infatti, di trovare nei giochi un modo più semplice per aprirsi rispetto alle normali conversazioni.

Un mix di immaginazione, benessere, convivialità

“So per esperienza che i giochi da tavolo non sono solo un passatempo, ma anche una preziosa fonte di immaginazione, benessere, divertimento e convivialità tra i giocatori”, afferma Thomas Koegler, ceo di Asmodee.
La riscoperta dei giochi da tavolo si manifesta in modo tangibile nella diffusione dei board game café, che stanno nascendo in tutto il mondo. Questi luoghi offrono spazi dedicati dove persone di ogni età e background possono incontrarsi, imparare e giocare insieme.

Negli Stati Uniti, Greg May, proprietario di The Uncommons a New York, descrive come il suo locale ospiti un pubblico eterogeneo, dove poter organizzare sia riunioni aziendali sia feste di compleanno per bambini. “È proprio questo mix che rende vivace il locale”, spiega Greg May.

Board Game Café: nuovi spazi di condivisione e divertimento

Da Dubai a Oxford i board game café dimostrano che titoli classici come Dobble o Dixit possono superare le barriere linguistiche e culturali, diventando strumenti per favorire la comunicazione e la collaborazione.

“Siamo orgogliosi di far parte di questo settore da 30 anni – dichiara Jean-Sébastien De Barros, cpo di Asmodee – È stato entusiasmante contribuire a democratizzare i giochi da tavolo come nuovo spazio di riferimento per relazionarsi e trascorrere del tempo di qualità con gli amici, creando legami ancora più forti e rendendo questo hobby divertente e accogliente”.