Italia, cosa raccontano davvero i dati Istat su lavoro e redditi 

Capire come sta cambiando il lavoro in Italia non è mai semplice. I dati sono velocissimi, mentre la vita delle persone segue – per fortuna – un altro ritmo. 

L’Istat, questa volta, ha messo insieme due settori che spesso vengono letti separatamente: i redditi delle famiglie (dal 2018 al 2022) e la situazione lavorativa degli individui (2018-2023). È un po’ come guardare dentro una casa dalla finestra e poi aprire la porta per vedere chi ci vive davvero. I numeri, così, diventano più sinceri.

Dopo la pandemia, una ripartenza tutt’altro che scontata

Il 2024 conferma un trend che ormai sembra essersi rimesso in moto: il tasso di occupazione dei 15-64enni è arrivato al 62,2%, un piccolo passo avanti che però vale molto. La disoccupazione scende al 6,6%, mentre l’inattività resta quasi ferma.

Guardando al 2023, si intravedeva già una scia positiva: più persone al lavoro, meno in cerca, meno fuori dal mercato. Sembra una normalità riconquistata dopo lo shock del 2020, ma il quadro è più sfaccettato.

Le famiglie con redditi bassi crescono di più

La sorpresa arriva da chi, finora, faticava di più. Tra il 2022 e il 2023, proprio le famiglie nei primi quinti di reddito sono quelle che hanno visto aumentare di più il tasso di occupazione. Parliamo di rialzi anche di 2-3 punti percentuali. Parallelamente, la disoccupazione scende più velocemente proprio tra chi aveva meno margine.

Il Mezzogiorno, spesso citato solo per le difficoltà, mostra invece una crescita simile al Nord-est. E nei redditi più bassi, alcune zone registrano balzi davvero notevoli. Segnali positivi

Giovani, donne e istruzione: i nodi ancora da sciogliere

I giovani tra i 25 e i 34 anni tornano a lavorare di più, toccando il 68,1% di occupazione, con miglioramenti forti soprattutto nelle fasce meno abbienti. Bene anche gli over 55, che crescono più degli altri.

Rimane invece il nodo del divario di genere, che pesa soprattutto nei redditi più bassi: in alcune fasce la distanza tra uomini e donne sfiora ancora i 30 punti percentuali. Anche il livello di istruzione continua a segnare confini netti: chi ha una laurea parte ancora avvantaggiato, e la differenza si vede soprattutto tra ricchi e poveri.

Aumentano i contratti stabili, ma tanti lavori a basso reddito

Una buona notizia: i contratti stabili crescono, mentre quelli a termine scendono un po’. Ma se si guarda alla qualità dei lavori, c’è ancora parecchia strada: più di un quarto degli occupati è in professioni a basso reddito, e tra chi trova lavoro per la prima volta, questa quota sale oltre il 40%.