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Italia, mercato delle auto diesel: calo nel nuovo, ma forte domanda nell’usato

Nonostante il netto calo delle vendite di auto diesel nel mercato delle vetture nuove, il panorama appare molto diverso per quanto riguarda il mercato dell’usato. Secondo un recente studio condotto da Carfax, oltre il 50% degli acquirenti di veicoli di seconda mano in Italia continua a preferire le auto a gasolio.

Il dato dimostra come il legame degli italiani con i motori diesel sia ancora molto forte, nonostante la crescente scarsità di modelli nuovi e le restrizioni sempre più stringenti nelle grandi città.

Scendono le immatricolazioni di auto diesel nuove

Le immatricolazioni di nuove vetture diesel hanno subito un significativo calo negli ultimi anni, come confermano anche i dati forniti dall’UNRAE. La diminuzione dell’offerta di modelli diesel, sia tra quelli attualmente in vendita sia tra quelli in arrivo sul mercato, ha contribuito a questa tendenza.

Molti costruttori, infatti, stanno progressivamente riducendo la produzione di motorizzazioni a gasolio a favore di soluzioni più ecologiche, come l’elettrico e l’ibrido. Tuttavia, il panorama cambia notevolmente quando si osserva il settore dell’usato.

C’è sempre richiesta nell’usato

Nel mercato delle auto di seconda mano, le vetture diesel continuano a dominare le preferenze degli acquirenti italiani. Il rapporto di Carfax, basato sui dati del primo semestre del 2024, rivela che ben il 52% delle persone opta per un’auto a gasolio, mentre il 34% preferisce quelle a benzina, il 5% sceglie veicoli ibridi e solo l’1% si orienta verso l’elettrico.

Questo fenomeno è influenzato dalla difficoltà di reperire auto diesel nuove e dalla loro efficienza in termini di consumi, particolarmente apprezzata da chi percorre molti chilometri e non è soggetto alle restrizioni urbane.

Età, chilometraggio e marca delle auto diesel usate

Lo studio ha evidenziato che l’età media delle auto diesel usate più richieste è di circa 9 anni, mentre quelle a benzina hanno in media 11 anni. Le vetture diesel, inoltre, registrano un chilometraggio più elevato, con una media di 130.000 chilometri, contro i 97.000 delle auto a benzina.

Tra i marchi preferiti dagli acquirenti di auto diesel usate in Italia spiccano BMW (12%), Mercedes (11%), FIAT (9%), Audi (8%) e Volkswagen (7%). Tuttavia, il 40% di queste vetture ha avuto un incidente o un danno in passato.

Confronto con altri mercati europei

Secondo Marco Arban, Direttore del Business Development di Carfax, anche in Spagna la situazione è simile, con il 51% degli acquirenti che preferisce auto diesel.
In Nord Europa, invece, la tendenza cambia, con Paesi come i Paesi Bassi e la Svezia che mostrano un maggior interesse per le auto a benzina, ibride ed elettriche.

Sondaggi: per gli italiani sono uno strumento per dar voce alle opinioni comuni

Cosa pensano gli italiani dei sondaggi? Risponde un recente studio condotto dal team Public Affairs di Ipsos, che in occasione della millesima rilevazione dell’Osservatorio settimanale Polimetro ha indagato le opinioni degli italiani proprio questo tema.

I sondaggi sono uno strumento fondamentale per conoscere le opinioni, le abitudini e le percezioni delle persone su una vasta gamma di tematiche. Il rigore e le competenze con cui vengono condotti costruiscono la reputazione degli istituti di ricerca.
E gli italiani mostrano di considerare i sondaggi affidabili e utili per esprimere le opinioni dei cittadini. Insomma, gli italiani credono nei risultati dei sondaggi, perché sono uno strumento che dà voce alle opinioni comuni. 

Quasi 9 persone su 10 considerano le survey affidabili

I risultati dell’indagine Ipsos confermano infatti che ben l’88% degli intervistati ritiene i sondaggi uno strumento importante per dar voce alle opinioni delle persone comuni.

Inoltre, quasi nove italiani su dieci considerano i sondaggi molto o abbastanza affidabili, con solo il 13% che li reputa poco o per niente affidabili.

L’interesse è alto soprattutto per i consumi e i temi sociali

L’affidabilità percepita dei sondaggi varia però a seconda dell’argomento trattato.
Ad esempio, i sondaggi sulle abitudini di consumo e sui comportamenti di acquisto sono considerati i più affidabili (86%), seguiti da quelli sui temi social, come povertà e famiglia (83%) e i sondaggi politici e sulle intenzioni di voto (73%). 

In generale, l’interesse degli italiani verso i sondaggi risulta essere decisamente alto: il 90% degli intervistati si dichiara infatti molto o abbastanza interessato.
In particolare, anche in questo caso i sondaggi che destano maggior interesse sono quelli sulle abitudini di consumo e i comportamenti di acquisto (51%), seguiti dai sondaggi sui temi di interesse sociale (25%) e da quelli politici o elettorali (21%).

L’importanza di rigore metodologico e competenze tecniche

Gli italiani sono consapevoli della necessità di rigore metodologico e competenze tecniche per realizzare sondaggi validi e affidabili. Tanto che quasi una persona su due ritiene che costruire e svolgere un buon sondaggio sia abbastanza o molto difficile. 
Rigore, competenze e affidabilità costruiscono la reputazione degli istituti di ricerca.

Il 63% degli italiani ritiene più attendibili i risultati dei sondaggi svolti da grandi istituti di ricerca e aziende internazionali del settore. Al contrario, solo il 19% degli intervistati afferma di fidarsi di più dei risultati riportati dalle piccole aziende e da istituti di ricerca locali, mentre il 18% afferma di non fidarsi di nessuno dei due.

Data Engineer, Software Developer ed esperti di Cloud i talenti tech più richiesti

Secondo l’analisi della società di recruiting HAYS Italia, la domanda di Data Engineer, Software Developer ed esperti di Cloud è in forte crescita nei settori della manifattura, automotive ed energia. Il report “The Tech Talent Explorer”, realizzato da HAYS in 20 Paesi della regione EMEA, evidenzia un aumento del 35% nella ricerca di professionisti tech rispetto al 2022. Oggi, le richieste di queste figure rappresentano il 30% delle richieste totali da parte delle aziende.

Soddisfazione professionale e prospettive di cambiamento

Nonostante la crescente domanda, quasi un terzo dei professionisti italiani impiegati in ruoli tecnologici non è completamente soddisfatto e prevede di cambiare società nel 2024. I principali motivi di questa insoddisfazione sono il salario basso (57%), la mancanza di opportunità di sviluppo professionale (52%) e l’assenza di avanzamento di carriera (42%).

Solo il 30% dei lavoratori tech in Italia prevede di ricevere un aumento nel 2024, il dato peggiore tra tutti i Paesi EMEA analizzati, dove la media di crescita salariale attesa è del 68%. In confronto, Paesi come Olanda (84%), Spagna (81%), Danimarca (82%) e Germania (65%) mostrano aspettative di crescita salariale molto più elevate.

Stipendi dei professionisti tech in Italia

Un professionista tech in Italia guadagna in media €53.300 all’anno (RAL), con variazioni significative in base all’esperienza. Coloro con 2-5 anni di esperienza guadagnano in media €39.500, quelli con 5-10 anni di esperienza €54.100, e chi ha oltre 10 anni di esperienza €66.400. Le figure più pagate sono i CIO/CTO, con una RAL media di €92.500, seguiti da Software Delivery Manager (€74.000), Business Unit Manager (€73.750), CISO/Manager della Cybersecurity (€66.000) e Architetto Cloud (€65.750).

Priorità e benefici per i lavoratori italiani

L’Italia si distingue dagli altri Paesi dell’area EMEA per l’importanza data al work-life balance, considerato prioritario dal 49% dei lavoratori tech. Seguono lo sviluppo di carriera adeguato (47%) e i benefit aziendali (45%). Tra i benefit più apprezzati in Italia si trovano l’assicurazione sanitaria/copertura medica privata (57%) e l’auto aziendale (52%). Il lavoro flessibile è comunque molto valorizzato, posizionandosi al terzo posto con il 51%.

Conclusione

L’analisi di HAYS Italia mostra una crescente domanda di professionisti tech, accompagnata da una significativa insoddisfazione legata a salari e opportunità di crescita. Per trattenere i talenti, le aziende italiane dovranno migliorare le condizioni lavorative e adeguarsi alle aspettative salariali europee, offrendo anche un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro e benefici aziendali attraenti.

Bevande analcoliche: il comfort drink preferito dagli italiani 

Che ruolo hanno le bibite analcoliche nella vita degli italiani? Lo ha scoperto la ricerca ‘Bevande analcoliche come Comfort Food: il valore, il significato e le emozioni’, effettuata da Euromedia Research per Assobibe.
Quasi un italiano su due (46%) ricerca nelle bevande analcoliche un comfort drink da concedersi quando ha bisogno di sentirsi appagato, o semplicemente di ‘staccare’ per qualche minuto dagli impegni quotidiani.

Senza ‘sensi di colpa’ né misure restrittive per controllare il consumo, per il 61,8% degli italiani concedersi un momento in compagnia della bevanda analcolica preferita genera relax e appagamento.
E per oltre 7 italiani su 10 le bevande analcoliche sono associate a situazioni di socialità (73%) e convivialità (74%), e facilitano il confronto e le relazioni (56,5%).

Relax, appagamento, condivisione: oltre al sapore c’è di più

“In una quotidianità complicata, in cui ognuno cerca di seguire i propri impegni, sapersi ritagliare un attimo di relax per staccare da tutto e da tutti rappresenta un momento cruciale – spiega Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research -. Le bevande analcoliche si inseriscono in questo contesto individuale e rappresentano una parte fondamentale di questa coccola. Un momento personale o in condivisione che genera piacere e appagamento e dove la complementarietà tra bevande analcoliche, l’attimo, il bicchiere, lo stato d’animo e tutto il contesto rappresenta il fattore ‘C’ o fattore comfort. Non esiste quindi solo una questione di gusto e sapori, ma emerge un mondo di sensazioni che racchiudono un importante valore edonistico a cui si giunge attraverso un ‘rituale’.

Per la GenZ è un plus anche come aperitivo

Non a caso, il 7,5% del campione le consuma durante l’aperitivo, di questi il 16,5% sono giovani di età compresa tra 18-30 anni, per i quali la possibilità di godere di un momento di piacere ‘analcolico’ rappresenta un plus, perché possono essere consumate in qualsiasi momento.

“Siamo di fronte, dunque, a una consuetudine che fa parte della nostra tradizione, anche se i consumi sono molto calati negli ultimi anni – sottolinea Giangiacomo Pierini, presidente Assobibe -. Se si chiede poi alle persone cosa rappresentino per loro le bibite analcoliche, le risposte evocano suggestioni come ‘festa’, ‘socialità’, ‘ricordi’. Bere bibite analcoliche diventa quindi un’esperienza, che oltre a coinvolgere i sensi, abbraccia le nostre emozioni più profonde”.

Contrari a tassazioni o restrizioni per limitarne il consumo 

Per il 57% degli intervistati le bevande analcoliche possono essere consumate scegliendo tra le varianti più adatte al proprio stile di vita, come le proposte ‘zero’ (zucchero, caffeina, ecc.). Di questo parere sono soprattutto i giovani di età compresa tra 18-30 anni (69%).

La maggior parte degli italiani non considera il consumo moderato di bevande analcoliche un rischio per la salute, e il 56,7%, che sale al 60% per la Generazione Z, non ritiene necessarie tassazioni o restrizioni per limitare il consumo di bevande analcoliche.
Una percentuale ancora maggiore, superiore al 58%, è convinta che l’introduzione di una Sugar tax sulle sole bevande analcoliche non rappresenti un modo efficace per modificare le scelte di consumo, e non ne condivide l’applicazione.

Internet advertising: in Italia vale 5,4 miliardi, +10% in un anno

Il valore dell’Internet advertising a fine 2023 ha raggiunto 4,9 miliardi di euro e le prime previsioni per il 2024 vedono il mercato raggiungere 5,4 miliardi di euro (+10%), pari a 500 milioni in più rispetto al valore consuntivo di fine 2023.

Internet consolida la prima posizione nel mercato pubblicitario italiano, confermando il ruolo trainante nella crescita del settore. 
Con una quota del 48% e un incremento del 9%, è seguito da Tv (35%, +2%), Out of Home (7%, +13%), Stampa (6%, -2%), Radio (4%, +8%): emerge dall’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano.

Previsioni di mercato

Nell’immediato futuro, il trend sarà però condizionato dalle performance di pochi operatori. Nel 2024 aumenterà infatti la concentrazione del mercato e i grandi player internazionali raccoglieranno l’82% (+1%) degli investimenti pubblicitari complessivi.
L’andamento è in gran parte frutto degli investimenti allocati dagli advertiser alle applicazioni Video, soprattutto sul grande schermo.

Tra i formati che lavorano nella creazione di nuovi touchpoint c’è l’Audio advertising (+22%), che nonostante sia ancora residuale in termini di raccolta (43 milioni), attira un interesse crescente degli investitori, grazie alle sue caratteristiche intrinseche, come la fruizione lontana da uno schermo, che lo differenziano dagli altri formati pubblicitari online.

Continua la luna di miele del podcast con la GenZ

“Anche dal lato consumatore si registrano movimenti interessanti nel mondo Audio – dichiara Antonio Filoni, Partner e Head of Innovation and Digital, BVA Doxa -. Abbiamo riscontrato una crescita rilevante dell’ascolto dei Branded Podcast, passato dal 14% del 2023 al 23% del 2024, guidato soprattutto dalle giovani generazioni (35% tra la GenZ). Il Podcast prosegue quindi la luna di miele con gli italiani digitali, dove oltre la metà degli attuali ascoltatori dichiara che ne aumenterà l’ascolto. E rimanendo sul tema Audio advertising, bene anche il ricordo pubblicitario di questi formati: nell’ultimo anno l’Host Read passa dal 32% al 42% e l’Interactive Ads dal 27% al 34%”.

AI e Attention Metrics nell’era privacy oriented

Negli anni scorsi l’utilizzo dell’AI nel mercato pubblicitario riguardava principalmente finalità di analisi/gestione dati e comprensione dei testi: oggi l’AI Generativa ha ampliato significativamente le opportunità per il settore.
D’altronde, la consapevolezza delle minacce alla privacy e l’attenzione delle Autorità europee hanno portato le industrie Tech a riconsiderare il loro approccio al tracciamento online.

Quanto alle Attention Metrics, al centro di diversi dibattiti all’interno dell’industry pubblicitaria, gli sviluppi desiderati dagli advertiser per il futuro riguardano la possibilità di scalare questo tipo di misurazione anche su altri ambienti. Questo porterebbe alla creazione di un circolo virtuoso capace di ridurre la sovraesposizione giornaliera dell’utente alle comunicazioni pubblicitarie, ma aumentandone la qualità.

Spesa a Km 0: gli italiani preferiscono comprare in fattoria

Nel corso del 2024, il 64% degli italiani, quasi due su tre, ha fatto la spesa almeno una volta in un mercato contadino. Il motivo? La vendita diretta dell’agricoltore rappresenta la prima garanzia sulla sostenibilità di quanto si porta in tavola. E fare la spesa a chilometro zero in filiere corte, con l’acquisto di prodotti locali, taglia del 60% lo spreco alimentare rispetto ai sistemi alimentari tradizionali. 

È quanto emerge da una analisi di Coldiretti su dati di Noto Sondaggi diffusa in occasione della Giornata della gastronomia sostenibile, festeggiata il 18 giugno scorso.

Acquistare frutta e verdura che non hanno viaggiato per migliaia di km

Ma la vendita diretta dal contadino consente anche di abbattere le migliaia di chilometri che frutta e verdura stranieri percorrono in media prima di giungere sulle tavole degli italiani, tutelando così l’ambiente con la riduzione delle emissioni in atmosfera dovute alla combustione di benzina e gasolio.

Un’opportunità resa possibile dalla presenza in Italia della più estesa rete organizzata di mercati contadini, che conta 15 mila agricoltori coinvolti in circa 1.200 farmers market del network di Campagna Amica.

Il mercato contadino come laboratorio di conoscenza

I mercati dei contadini non sono solo un luogo di commercio, ma negli anni sono diventati dei veri e propri ‘laboratori’. Ovvero, centri di divulgazione  e conoscenza dei prodotti. Attraverso il contatto stretto con i consumatori, i mercati di Campagna Amica hanno favorito la diffusione di una corretta cultura alimentare fondata su qualità, sicurezza, legame col territorio e rispetto dei principi della Dieta Mediterranea.

Un regime alimentare che oggi è messo a rischio dalla diffusione di sistemi ingannevoli, come il Nutriscore. Il sistema francese di etichettatura dei prodotti alimentari, pensato per semplificare l’identificazione dei valori nutrizionali di un prodotto alimentare, di fatto boccia le eccellenze del Made in Italy a tavola.

Meno residui chimici irregolari dei prodotti di importazione 

In ogni caso, i mercati contadini rappresentano la vetrina di un’agricoltura italiana che oggi risulta la più green d’Europa. Può infatti contare su 5.450 specialità ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni e censite dalle Regioni, su 325 specialità Dop e Igp riconosciute a livello comunitario, oltre a 415 vini Doc e Docg, e circa 86 mila aziende agricole biologiche.

Secondo elaborazioni Coldiretti su dati Efsa, i prodotti agroalimentari nazionali con residui chimici irregolari rappresentano una percentuale di appena lo 0,5%. Cinque volte in meno rispetto ai prodotti di importazione, il cui tasso di non conformità è pari in media al 2,6%.

Arriva il Codice della strada aggiornato: quali sono le modifiche e le novità?

Se tutto procede come previsto, il Codice della strada aggiornato potrebbe entrare in vigore prima dell’estate, e ora spetta al Senato l’approvazione definitiva.
Le modifiche al Codice della Strada, incluse nel testo del decreto legge approvato alla Camera, mirano a promuovere una cultura della sicurezza stradale, ridurre il numero di vittime e incidenti, costituendo un passo avanti verso una maggiore sicurezza e responsabilità alla guida.

Tra le principali novità, spiccano le misure a contrasto dell’abuso di alcol e droghe alla guida, l’inasprimento delle sanzioni per alcune violazioni e l’adozione di misure più rigorose per garantire la sicurezza dei pedoni. Ma sono state rivedute anche le disposizioni in materia di assicurazione auto e protezione degli animali.

Tolleranza zero per alcol e droga al volante

Sanzioni più severe per chi viene trovato al volante con un tasso alcolemico superiore ai limiti consentiti: con un tasso compreso tra 0,5 e 0,8 grammi per litro, oltre a una multa, è prevista la sospensione della patente da 3 a 6 mesi, per tassi alcolemici più elevati, le sanzioni arrivano fino all’arresto e la sospensione della patente fino a due anni.

Ma la vera novità è l’introduzione dell’alcolock, un dispositivo installato sul veicolo che impedisce l’avvio del motore nel caso in cui venga rilevato un tasso alcolemico del conducente superiore ai limiti consentiti.
Anche per quanto riguarda l’uso di droghe le nuove norme sono decisamente più aspre, con il ritiro immediato della patente in caso di esito positivo ai test preliminari.

Più limitazioni per i neopatentati

Previsti cambiamenti anche per i neopatentati, con l’introduzione di limitazioni più rigide. In particolare, viene ampliato il divieto di guida di veicoli potenti per i primi tre anni dal conseguimento della patente B anche se il limite di potenza è stato alzato dagli attuali 70 kW/t a 75 kW/t.

Per l’uso del cellulare al volante, invece, la sanzione amministrativa passerà da 250 euro a 1.000 euro. E la sospensione della patente potrà essere applicata già alla prima infrazione.
Altra novità importante riguarda l’assicurazione auto, con l’introduzione dell’obbligo per il proprietario del veicolo di verificare che sia regolarmente assicurato, anche quando nella legittima disponibilità di altri.

Nuove norme a tutela degli animali, per monopattini e biciclette

Particolare attenzione è stata dedicata alla tutela degli animali, con l’introduzione di sanzioni equiparabili a reati di omicidio stradale e lesioni personali gravi o gravissime per chi si rende colpevole dell’abbandono di animali per strada, anche in assenza di incidenti. 
Le nuove norme stabiliscono inoltre diverse regole per i monopattini (obbligo di indicatori luminosi di svolta/freno, contrassegno di riconoscimento assimilabile alla targa, obbligo del casco, divieto di uscire dai centri urbani, assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile).

Anche le regole per la circolazione delle biciclette sono state riviste, riporta Adnkronos, soprattutto per quanto riguarda il sorpasso, così come per gli scooter, consentendo a un maggior numero di mezzi di viaggiare su autostrade e strade extraurbane principali, purché il conducente sia maggiorenne.

Cybersecurity: il phishing compie 30 anni. Qual è la situazione sulle truffe?

A distanza di quasi 30 anni dal primo caso di phishing le truffe informatiche si sono evolute grazie allo sviluppo della tecnologia. Cyber Guru, piattaforma di Security Awareness Training, fa il punto sulle truffe più diffuse in Italia. A cominciare proprio dal phishing, che secondo il Data Breach Investigations Report 2023 di Verizon, è il fattore preponderante nel 74% dei casi di breach.

Il primo caso risale al 1996, quando alcune persone, non volendo pagare per la navigazione Internet (fornita da America on Line, primo Isp USA), cambiarono la propria intestazione mail spacciandosi per amministratori della società. Centinaia furono le vittime della campagna, mirata a ottenere nome utente e password per poter accedere gratuitamente a internet.

Indurre a cliccare su link malevoli

All’inizio degli anni 2000 i criminali iniziarono a studiare come sottrarre piccole somme di denaro, sia sfruttando i cosiddetti bias cognitivi sia la tendenza a condividere spontaneamente contenuti e link.
Con la digitalizzazione dei servizi hanno preso piede le trappole basate su false promozioni o sconti tramite mail e SMS, e in tempi più recenti, su pretestuosi blocchi di spedizioni o account bancari.

L’obiettivo è sempre lo stesso: indurre gli utenti a cliccare su link malevoli o fornire dati e informazioni riservate.
Anche lo sviluppo dei social ha intensificato i metodi per raggirare le persone, dai love scam, in cui la vittima è indotta a credere di avere una relazione romantica con qualcuno che chiede denaro perché difficoltà, alla ‘truffa del militare’, ‘dell’astronauta’, fino agli annunci in DM di give-away o ambassadorship, che offrono piccoli compensi e visibilità in cambio del pagamento di un articolo da provare o della spedizione per riceverlo.

Le aziende come obiettivi delle truffe

Molte pratiche fraudolente sono ormai note, ma riescono a mietere ancora molte vittime. A ciò si aggiungono l’affinamento delle capacità e la creatività dei criminali e l’evoluzione dell’AI.
Si è infatti creato un vero e proprio mercato sommerso, con organizzazioni che progettano attacchi di ampia portata ai danni di individui e aziende.

Hacker e cybercriminali fanno spesso ricorso all’ingegneria sociale per carpire informazioni personali e dati confidenziali.
Attualmente è molto diffusa la ‘ruffa del CEO’: i criminali impersonano figure apicali per richiedere ai colleghi preposti di effettuare urgentemente operazioni finanziarie improrogabili. Magari utilizzando l’AI per generare immagini e video-call estremamente credibili.

Deepfake: l’ultima frontiera dell’inganno

Molto utilizzati sono i programmi di AI che riutilizzano tracce sonore di video caricati sui social per l’elaborazione di ‘messaggi vocali in grado di ingannare perfino un genitore: basta una finta chiamata in cui si chiede il versamento di denaro spacciandosi per un parente in difficoltà economiche.

Sempre sui social, si sta assistendo anche alla diffusione di video di personaggi noti del mondo dell’industria, della politica e dello spettacolo che promuovono servizi di investimento finanziario profittevoli.
Niente di più falso, ma verosimile, grazie ai deepfake generati dall’AI di testimonial famosi e inconsapevoli usati per rubare ai piccoli investitori.

Google potenzia le applicazioni basate sull’AI: cosa cambia?

Durante la recente conferenza Google I/O, il colosso di Menlo Park ha presentato importanti aggiornamenti riguardanti il suo motore di ricerca e le sue soluzioni di intelligenza artificiale. Con l’introduzione dei nuovi modelli Gemini 1.5 Flash e 1.5 Pro, l’azienda mira a ottimizzare i flussi di lavoro e a potenziare le applicazioni basate sull’AI, offrendo strumenti avanzati a sviluppatori di tutto il mondo. Questi modelli rappresentano un significativo progresso per Google AI e sono ora disponibili in anteprima pubblica in oltre 200 paesi, tra cui l’UE, il Regno Unito e la Svizzera.

Le potenzialità di Gemini 1.5 Flash e 1.5 Pro

I modelli Gemini 1.5 Flash e 1.5 Pro, riferisce Adnkronos, sono progettati per eseguire compiti ad alta frequenza con grande efficienza. In particolare, il modello 1.5 Pro introduce una finestra di contesto di 2 milioni, consentendo una gestione e analisi di grandi volumi di dati in tempo reale senza precedenti. L’API Gemini ora supporta chiamate di funzione parallele e l’estrazione di fotogrammi video, migliorando ulteriormente le capacità di elaborazione. Una nuova funzione di caching del contesto sarà disponibile il prossimo mese, permettendo di memorizzare in cache file di contesto frequentemente utilizzati a costi ridotti, ottimizzando i flussi di lavoro in scenari complessi come la creazione di contenuti, l’analisi di documenti e la sintesi di materiali di ricerca.

Implementazione dell’AI in ambienti edge

Google AI Edge consente inoltre l’implementazione dell’AI in ambienti edge, inclusi dispositivi mobili e web. Grazie a TensorFlow Lite, è possibile portare i modelli PyTorch direttamente sui dispositivi mobili, facilitando l’integrazione dell’AI su dispositivo. Per incentivare l’innovazione, Google ha lanciato una competizione per sviluppatori API Gemini, offrendo come premi un’auto elettrica DeLorean del 1981 personalizzata e altri riconoscimenti. Questa iniziativa mira a scoprire applicazioni innovative che ridefiniscano i confini dell’AI.

Integrazione con Android

La piattaforma di sviluppo Android ora integra Gemini in Android Studio, facilitando la creazione di applicazioni di alta qualità. Gemini Nano, il modello più efficiente di Google per i compiti su dispositivo, è disponibile sui dispositivi Pixel 8 Pro e Samsung Galaxy S24 Series, con supporto in arrivo per altri dispositivi. Gemini Nano è in grado di riconoscere testo, immagini e altri elementi delle pagine web. L’integrazione di Gemini Nano in Chrome desktop porterà le capacità AI direttamente nel browser, migliorando la scalabilità e la privacy.

Gaming… senza mani

Infine, Google ha reso disponibile il codice di Project Gameface, un ‘mouse’ per il gaming controllato tramite espressioni facciali, in open-source per gli sviluppatori Android. Questa funzione di accessibilità permette agli utenti di controllare il cursore con gesti facciali o movimenti della testa, come aprire la bocca per spostare il cursore o alzare le sopracciglia per cliccare e trascinare.

Earth Day 2024: allarme immobilismo per il cambiamento climatico

È quanto emerge dall’indagine condotta da Ipsos in occasione della Giornata Mondiale della Terra 2024: il sentimento di impotenza e disillusione è sempre più diffuso nei confronti della lotta alla crisi climatica. Il cambiamento climatico è un problema così grande che in molti pensano di non poter fare la differenza. 

Secondo l’indagine Ipsos, che ha coinvolto 33 Paesi, tra cui l’Italia, la fiducia nei piani governativi per affrontare il cambiamento climatico è in caduta libera dal 2022.
Infatti, il 63% degli intervistati a livello globale e il 66% degli italiani ritiene che i propri governi dovrebbero fare di più per contrastare la crisi climatica.

I giovani sono i più scoraggiati 

Secondo l’indagine, un terzo dei giovani si sente inerme di fronte al cambiamento climatico, con il 32% dei Millennials e i l 30% dei ragazzi della GenZ che ritengono sia ormai troppo tardi per agire.
A questa sensazione di impotenza si somma una scarsa comprensione di quali azioni individuali potrebbero avere un impatto maggiore sull’ambiente. Nonostante un miglioramento generale della consapevolezza, le persone continuano a fare errori nel valutare le azioni domestiche che hanno il maggiore impatto sulla riduzione delle emissioni di carbonio. 

Le persone tendono a sovrastimare l’efficacia di azioni a basso impatto, come il riciclo. Ad esempio, per molto tempo si è creduto che riciclare le bottiglie di plastica avesse un impatto molto grande, ma recenti studi hanno messo in dubbio la validità di questa convinzione.

L’abbandono dei combustibili fossili e la transizione alle energie rinnovabili

L’allontanamento dai combustibili fossili è un altro tema critico confermato dalla ricerca Ipsos. I timori per il costo della vita nei Paesi sviluppati potrebbero ostacolare la transizione alle energie rinnovabili. Infatti, sebbene molti riconoscano l’importanza di abbandonare i combustibili fossili, le preoccupazioni più ampie in alcuni Paesi potrebbero rallentare la transizione. 

In media, si pensa che il passaggio alle energie rinnovabili avrà un impatto positivo sulla qualità dell’aria (65%), sulla natura (63%) e sulla lotta al cambiamento climatico (63%). Tuttavia, questo dato nasconde differenze di atteggiamento a livello nazionale. L’talia, ad esempio, appare più scettica, con percentuali rispettivamente del 58%, 52% e 53%.

La paura legata ai costi della transizione 

Nonostante i tassi di inflazione siano in calo a livello globale, la convinzione che la transizione dai combustibili fossili possa avere un impatto negativo sul costo della vita rimane forte, con il 29% a livello globale, il 37% nei Paesi del G7, e punte del 47% in Germania e del 42% in Canada.

Per rendere la transizione più facile ed economica, l’indagine Ipsos suggerisce che incentivi finanziari e accesso alle informazioni potrebbero spingere le persone a fare di più per il clima.
Queste sono le principali motivazioni sia a livello globale (39% e 37%), che in Italia (42% e 29%), seguite dal fatto di vedere direttamente le conseguenze di disastri ambientali nel proprio Paese (35% a livello globale e 27% in Italia).