Mercato del lavoro, basta mismatch: arriva un’alleanza istituzionale

Nel mercato odierno del lavoro, il cosiddetto mismatch – ovvero il divario tra profili richiesti e disponibili – è una vera e propria criticità. Per fortuna, arriva una buona notizia dalle istituzioni: CNEL e Unioncamere si sono messi insieme per analizzare il disallineamento tra lavoro e competenze.
La nuova intesa tra le due realtà italiane parte con la pubblicazione del primo rapporto congiunto sul mismatch lavorativo in Italia. Il documento mira a fornire strumenti concreti per interpretare l’evoluzione della domanda e dell’offerta di lavoro, offrendo supporto a politiche occupazionali, formative e di sviluppo dei territori.

Il rapporto si divide in due parti: una fotografica le dinamiche occupazionali nel primo semestre 2025, l’altra propone previsioni per i prossimi cinque anni, includendo tutti i comparti economici, dalla manifattura alla pubblica amministrazione.

I trend del 2025: settori tradizionali in crescita, quelli tecnologici col freno tirato

Nel breve termine, le previsioni parlano chiaro: sono le imprese di piccole dimensioni a trainare la crescita dell’occupazione, con il settore dei servizi che copre oltre il 70% dei contratti programmati (2,94 milioni).

Turismo, accoglienza, commercio e ristorazione mostrano segnali di ripresa rispetto al 2024, mentre calano le prospettive nei settori più innovativi, come informatica e consulenza alle imprese. In particolare, l’ICT registra una flessione del 13,4% su base annua.

Quali sono le figure introvabili?

Come dicevamo, uno dei nodi più spinosi nel mondo del lavoro è la difficoltà nel reperire personale: quasi una posizione su due è difficile da coprire. Le imprese segnalano problemi soprattutto nei comparti ad alta intensità tecnica e scientifica, come metalmeccanica, elettronica, informatica e telecomunicazioni.

Anche se la richiesta di operai specializzati c’è ed è in crescita, aumenta la domanda per mansioni nei servizi a bassa e media qualifica.

Oltre 3 milioni di nuovi ingressi nei prossimi cinque anni

Guardando al medio termine, il fabbisogno occupazionale stimato si attesta tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori. Il 74% delle richieste interesserà ancora il settore terziario, con particolare enfasi sui servizi alla persona, che potrebbero generare fino a 826mila posti.

Restano invece marginali i numeri dei comparti ad alta intensità di conoscenza, come l’ICT, che riguardano solo il 3% della domanda complessiva.

Necessari formazione e orientamento

Secondo CNEL e Unioncamere, almeno il 37% delle nuove assunzioni richiederà un titolo universitario, specialmente in ambito STEM. Grande rilievo avranno anche i diplomati tecnici e professionali, che copriranno circa la metà delle posizioni.
“Occorre una svolta nelle politiche educative e formative – ha dichiarato Renato Brunetta, presidente del CNEL – per rispondere alla trasformazione del lavoro e rafforzare le competenze scientifiche e tecnologiche”.

Per Andrea Prete, presidente di Unioncamere, “orientare la formazione e valorizzare l’istruzione tecnica è essenziale per contrastare il mismatch e sostenere l’occupazione”. Anche la consigliera Marcella Mallen evidenzia l’urgenza di interventi strategici e investimenti nei talenti per affrontare il divario tra competenze richieste e disponibili.