Digitalizzazione: solo una PMI su due investe davvero 

La piena maturità resta un obiettivo lontano. Infatti, la trasformazione digitale delle piccole e medie imprese italiane procede, ma a rilento.

Anche se il 54% delle PMI dichiari di investire attivamente in tecnologie digitali, la maggior parte di questi sforzi resta confinata ad aree specifiche e non produce un reale cambio di passo organizzativo.

Tecnologia sì, ma senza strategia integrata

Secondo i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, molti imprenditori si sono dotati di strumenti digitali, ma spesso questi non sono interconnessi e vengono utilizzati prevalentemente in ambito amministrativo.

Un’impresa su tre, ad esempio, non ha ancora un responsabile IT, interno o esterno. Manca, insomma, una visione strategica in grado di far evolvere l’azienda nel suo complesso.

Gli ostacoli allo sviluppo: competenze, connessione e cultura

I principali freni alla digitalizzazione non sono più economici, ma culturali e infrastrutturali. Il 59% delle PMI segnala una carenza di competenze digitali, mentre il 44% parla di un atteggiamento culturale poco aperto al cambiamento.

Inoltre, quasi la metà delle imprese soffre per una connettività inadeguata, in particolare nelle aree meno industrializzate dove l’accesso alla fibra ottica resta scarso.

Formazione e fondi pubblici: i due problemi principali

Le attività formative stentano a decollare. Il 38% delle imprese non considera prioritario lo sviluppo delle competenze digitali e quando si fa formazione, è spesso rivolta ai soli livelli operativi.

A questo si aggiunge una scarsa propensione a utilizzare fondi pubblici: meno di un’impresa su tre ne ha usufruito nell’ultimo anno, ostacolata da burocrazia e difficoltà informative.

Diffidenza verso collaborazioni con startup, università e centri di ricerca

L’adozione di strumenti come intelligenza artificiale, blockchain o analisi dei dati è ancora marginale. Le PMI si affidano soprattutto a fornitori tradizionali e mostrano ancora diffidenza verso collaborazioni con startup, università e centri di ricerca.

Serve un’ecosistema pubblico-privato che funzioni

Claudio Rorato, direttore dell’Osservatorio, sottolinea l’importanza di un ecosistema pubblico-privato coeso: “Serve un cambio culturale profondo, sostenuto da politiche mirate e partnership strategiche. Solo così le PMI potranno colmare il divario digitale e affrontare le sfide future con maggiore competitività”.