Archivi autore: Gianluca Pirovano

La paura per la pandemia spinge gli italiani verso le assicurazioni

La pandemia non accenna a rallentare, e la variante Omicron spaventa ancora gli italiani, che corrono ai ripari dotandosi di polizze assicurative legate alla vita o allo stato di salute. A novembre 2021 un’indagine di Facile.it mostrava che in Italia a stipulare una polizza per la prima volta sono stati 3,6 milioni, il 6% della popolazione, arrivando così a un totale di 16 milioni di italiani assicurati. Dei 3,6 milioni di nuovi assicurati, il 34% lo ha fatto proprio perché si sentiva meno sicuro a causa della pandemia. Ma nel 2021 l’interesse degli italiani per le coperture assicurative vita è cresciuto. Come dimostrano le ricerche online sul comparatore Facile.it, la crescita è del +27% rispetto al 2020.

Cresce l’interesse per i prodotti a copertura della persona

Le persone, impaurite dal prolungarsi della pandemia, hanno richiesto maggiori informazioni sui prodotti assicurativi o si sono interessate di più rispetto alla prima parte dell’anno.  Dall’Osservatorio di Facile.it emerge infatti che nel secondo semestre 2021 si riscontra un incremento delle visualizzazioni online e delle richieste di contatto per le polizze vita, pari al 9% rispetto al primo semestre.
“Dallo scoppio della pandemia in avanti abbiamo notato un crescente e costante aumento di interesse da parte degli utenti verso le assicurazioni salute, e nel complesso, per tutti i prodotti a copertura della persona, della sua salute e di quella del suo nucleo familiare”, spiega Irene Giani, responsabile assicurazioni non motor di Facile.it.

Andamento confermato dai gruppi assicurativi

Un trend, quello emerso dall’indagine del comparatore online, che trova conferma anche da Allianz. Dal gruppo spiegano infatti di aver rilevato per il 2021 un trend stabile, o in leggera crescita, nelle polizze puro rischio (Tcm), e una crescita nel segmento polizze salute individuali superiore ad altri rami assicurativi. In CreditRas, joint venture Allianz-UniCredit nella bancassurance, è stata riscontrata una crescita molto consistente per le polizze di puro rischio.
Andamento che consolida quanto contenuto nel bollettino semestrale relativo all’offerta dei prodotti assicurativi dell’Ivass, fermo al 30 giugno 2021, ma dalle indicazioni chiare: al 1 semestre dello scorso anno risultavano censiti 140 nuovi prodotti individuali relativi al settore vita, rispetto ai 106 rilevati nei sei mesi precedenti.

Primo semestre 2021: raccolti 58,3 miliardi di euro nel settore vita

Un incremento che mostra un’offerta che deve stare al passo con la domanda, cioè con quanto richiesto dai clienti delle compagnie assicurative in tema di salute. Sempre nei primi sei mesi del 2021 la raccolta nel settore vita, riporta Adnkronos, è stata pari a 58,3 miliardi di euro, in aumento del +18,6% rispetto al 2020, si legge in un altro bollettino dell’autorità sui premi. Il recupero è concentrato sul ramo III relativo alle polizze unit e index linked, la cui raccolta aumenta di +8,5 miliardi (+61,2%), e sul ramo I, cui sono collegate le polizze vita ‘pure’, in crescita su base annua di +2,5 miliardi (+8,0%).

I sette trend per gli acquisti lifestyle del 2022

Quali saranno le tendenze di acquisto nel 2022 in fatto di lifestyle? Alla domanda risponde il Catawiki 2022 Trends Report, la ricerca condotta dalla società di consulenza e strategia Crowd DNA, da cui emergono le 7 tendenze che guideranno gli acquisti di arte, moda, design, gioielli, orologi, automobili, cibi e tutto ciò che riguarda il lifestyle nel prossimo anno. E la prima è la Nostalgia degli anni ’90. La moda ispirata al grunge e i memorabilia della cultura pop sono all’apice della popolarità, soprattutto nel settore del lusso. L’84% dei 240 esperti intervistati la colloca infatti tra i primi 3 driver culturali in molti settori. Il ritorno agli anni ‘90 è un trend che si noterà anche nei motori per le auto e nella riscoperta delle moto, oggetti dal design inconfondibile.

L’Artigianato e i Grandi Classici 
Il secondo trend è l’Artigianato come sinonimo di qualità e unicità. Il 67% degli esperti conferma la crescente attenzione per tutto ciò che celebra la creatività e l’artigianato in ambiti come moda, design o cibo, in risposta al ‘fast fashion’, al ‘fast food’ e al ‘fast furniture’.
Di fronte a un eccesso di scelta, gli acquirenti però sono sempre più attratti da oggetti senza tempo, che si tratti di una chitarra Fender o di una borsa Louis Vuitton. Per questo Il valore senza tempo dei grandi Classici è la terza tendenza del 2022: il 76% degli esperti concorda sul fatto che il loro valore aumenterà più velocemente rispetto ad altri oggetti.

Il Legame con la Terra e la riscoperta del Patrimonio Culturale
A emergere è anche un quarto trend: la riscoperta del Legame con la Terra e la Natura. Tra collezionisti e antiquari il panel di esperti ha notato un ritorno a materiai come legno, ceramica e tessuti. Ma anche la ricerca di vini naturali e organici. Secondo gli esperti torneranno di moda anche gli oggetti speciali in grado di celebrare l’identità e il patrimonio culturale. Secondo il 76% degli intervistati la riscoperta del Patrimonio Culturale nel prossimo anno si evidenzierà con la richiesta di oggetti con un denominatore comune: sottolineare le origini, celebrare la storia, e portare un messaggio sociale.

Nuova vita agli oggetti con Brio e Fantasia
La ricerca dell’originalità sta portando sempre più persone a reinventare oggetti per posizionarli o utilizzarli in contesti completamente nuovi, riferisce Ansa. Secondo il 61% degli esperti dare Nuova vita agli oggetti è la sesta tendenza chiave per il 2022, per cui ci sarà un aumento di tessuti riciclati e articoli vintage, in una sorta di moto di ribellione verso il consumismo. Ma dopo mesi di lockdown le persone vogliono anche riaccendere il loro lato giocoso. Che si tratti di colori audaci, motivi vivaci o design appariscente, torneranno in auge oggetti fuori dal comune, dai tessuti a fantasia con disegni floreali o animalier ai gioielli ‘tuttifrutti’ fino agli orologi esuberanti e colorati, in grado di trasmettere Brio e Fantasia. 

Con Alexa gli anziani si sentono meno soli

Ad approfondire il rapporto tra l’innovazione tecnologica e gli over 60, più precisamente, la fascia 65-80 anni, è il progetto Voice4Health, condotto dal Centro di ricerca dell’Università Cattolica EngageMinds HUB, in collaborazione con DataWizard, e con il contributo di Amazon. In particolare, il progetto Voice4Health ha analizzato il rapporto tra gli anziani e l’uso dell’assistente vocale Alexa, e dai dati è emerso che più di 6 over 65 su 10 dichiarano di sentirsi meno soli ad Alexa. La tecnologia, insomma, non è a uso esclusivo dei giovani. Fuori dalla stretta cerchia dei teenager anche tra chi è più avanti con l’età dalla tecnologia trae vantaggi, ma soprattutto benessere.

L’assistente vocale aumenta il benessere degli over 60

La ricerca ha visto protagonisti 60 uomini e donne senior e anziani reclutati appositamente per lo studio. Queste persone hanno ricevuto un dispositivo Alexa e sono state intervistate quattro volte: due settimane prima dell’inizio della sperimentazione, appena prima dell’inizio, alla fine delle due settimane di sperimentazione, e dopo altri quindici giorni. Quasi la totalità degli intervistati ha espresso una maggiore volontà di comunicare con altre persone mediante nuove tecnologie, e il 75% del campione alla fine della sperimentazione sostiene di aver visto aumentare il proprio stato di benessere. 

Un impatto positivo sulle relazioni sociali e lo stato emotivo

Gli assistenti vocali sono tecnologie che con il solo uso della voce permettono di attivare un promemoria, riprodurre musica e video, ascoltare le ultime notizie e rimanere sempre in contatto con parenti e amici. Ci vuole poco a immaginare il ruolo di questi strumenti nella vita di chi deve fare i conti con la solitudine e vive in prevalenza in casa. Lo studio dell’EngageMinds HUB rileva infatti che la risposta positiva alla domanda ‘Mi sono sentito calmo e rilassato’ usando un assistente vocale è cresciuta nel corso del periodo di otto settimane.
“Dal punto di vista emotivo – spiega la ricercatrice Serena Barello – il 52% degli intervistati ha dichiarato di aver mantenuto un elevato stato di benessere anche nelle settimane successive alla sperimentazione. Ma di tutto rilievo è stato anche l’impatto sulle relazioni sociali – aggiunge Barello – perché dopo la sperimentazione ben il 62% degli intervistati ha avuto la sensazione di sentirsi meno solo e il 98% ha espresso una maggior volontà di comunicare con altre persone mediante le nuove tecnologie”.

Un aiuto per controllare la domotica

Alexa è l’assistente vocale implementato su tutti i dispositivi smart prodotti da Amazon, e al momento è l’assistente vocale che ha la maggior compatibilità anche con device di terze parti, come ad esempio Philips. Ma non è l’unico, riporta Agi. C’è anche Microsoft, con Cortana, e Google, con il suo ecosistema Google Assistant, che può inviare messaggi, avviare chiamate, riprodurre musica, ma anche controllare la domotica, come la regolazione della temperatura o l‘impianto di illuminazione.
L’assistente vocale di Apple poi si integra perfettamente con tutti i dispositivi Apple e con gli accessori per la domotica certificati Works with Apple HomeKit, che permettono di controllare tutta la casa semplicemente con la voce.

Ponte dell’immacolata: le vacanze costano in media il 17,3% in più

Per il ponte dell’8 dicembre 2021 sono 10 milioni gli italiani che si sono messi in viaggio, ma per loro questo è un ponte ‘salato’ a causa dei forti rincari di prezzi e tariffe sul fronte dei trasporti e delle vacanze. Secondo il presidente del Codacons, l’avvocato Marco Donzelli, quest’anno trascorrere qualche giorno fuori casa in occasione delle festività dell’Immacolata è costato in media il 17,3% in più rispetto allo scorso anno. Dal settore dei trasporti a quello dei viaggi fino alla ristorazione si registrano infatti aumenti a due cifre per molte voci di spesa. Una su tutte quella dei biglietti aerei, soprattutto per quelli dei voli internazionali, ma, denuncia il Codacons, anche mangiare al ristorante o dormire in albergo quest’anno è decisamente più oneroso.

Viaggiare quest’anno è più caro

Insomma, viaggiare per il Ponte dell’Immacolata quest’anno è più caro. Sul settore dei viaggi si stanno infatti registrando aumenti a due cifre per moltissime voci. Come segnala il Codacons, in testa alla classifica dei rincari i prezzi dei biglietti aerei, con i voli internazionali che hanno subito su base annua un rincaro record del +51,3%, mentre i voli nazionali registrano un aumento del +18,9%.
Per chi ha scelto di viaggiare in occasione del Ponte dell’Immacolata costa di più anche spostarsi via mare su navi e traghetti (+7,4%), mentre chi ha optato per un pacchetto vacanza deve mettere in conto una spesa maggiore in media del +11,5%.

Spostarsi in auto è un vero salasso, ma anche mangiare fuori

Un vero salasso anche spostarsi in auto, a causa dei rincari dei carburanti, con la benzina che oggi costa il 25,3% in più rispetto allo scorso anno e il gasolio aumentato addirittura del 27,9% in più. Del resto, dai rincari non si salvano nemmeno i ristoranti. Per mangiare fuori durante la festività dell’Immacolata si spende in media il 2,8% in più, ed è più caro anche dormire fuori: le tariffe degli alberghi hanno subito un rialzo del +4,4% su base annua, mentre per un villaggio vacanza si spende in media il 6,7% in più.

Cosa fare in caso di ritardi, disservizi e cancellazioni dei voli

Sul fronte del trasporto aereo il Codacons ricorda poi che in caso di ritardi, disservizi e cancellazioni dei voli, gli utenti potranno avvalersi della nuova piattaforma CPC. (Codacons Passengers Complaint), lanciata dal Codacons per ottenere assistenza e avanzare le richieste di rimborso e indennizzo nei confronti delle compagnie aeree.

Colloquio di lavoro, i 4 errori da non fare

Il colloquio di lavoro è un momento cruciale nella vita professionale di ognuno di noi. Un incontro che può cambiare in meglio il nostro futuro, e sul quale si investono desideri e ambizioni. Insomma, è uno snodo cruciale per ogni carriera, da giocarsi bene, anzi benissimo. Eppure, vuoi perchè è la prima volta oppure perchè è passato molto tempo dall’ultimo colloquio o ancora per un eccessivo carico di stress, capita di incorrere in un passo falso che può condurre al fallimento. Ecco i 4 errori da non fare assolutamente, come spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di head hunting.

Puntualità innanzitutto e abbigliamento adeguato

“Il primo errore banale che si può fare al momento del colloquio di lavoro è quello di presentarsi in ritardo” spiega l’esperta “per il semplice fatto che una delle prime ed essenziali doti che si cercano in un lavoratore è proprio la puntualità. Prima di recarsi a un colloquio di lavoro è quindi bene studiare il percorso che si dovrà fare – in auto, in bus o a piedi – tenendo conto del traffico e di vari altri eventuali ostacoli, come per esempio il bus in ritardo: è decisamente meglio arrivare nei pressi del luogo prestabilito con dieci minuti d’anticipo e farsi una breve passeggiata per ingannare il tempo e distendere i nervi, piuttosto che arrivare all’appuntamento con 10 minuti di ritardo”.
Il secondo errore in cui è possibile incappare è non scegliere l’abbigliamento adeguato. Anche se l’abito non fa il monaco, “di certo, in un colloquio di 20 o di 30 minuti, anche questi dettagli sono fondamentali per definire la persona che ci si trova davanti” precisa Adami. Meglio quindi vestirsi in modo idoneo, individuando quello che è il dress code dell’azienda che assume, per non rischiare né di essere troppo trasandati, né di eccedere in eleganza.

Preparazione e comportamento corretto

Al terzo posto fra gli errori “gravi” in fase di colloquio c’è quello di arrivare all’incontro impreparati. “Basta poco tempo per raccogliere qualche informazione in più sull’azienda, per imparare la sua storia e la sua filosofia: in questo modo sarà possibile affrontare il colloquio in modo migliore, e si dimostrerà di essere realmente interessati alla posizione” afferma l’esperta. Che mette in guardia anche da un altro comportamento inopportuno: mai parlare male degli ex colleghi di lavoro. Nessuno, infatti, vorrebbe assumere qualcuno che alla prima occasione sparla alle spalle.

Boom per l’app che svela la qualità di cibi e cosmetici

Chi sono i nuovi consulenti dei consumatori? Le app: basta inquadrare il codice a barre di cosmetici e cibi confezionati con il telefonino e Yuka promuove o boccia il contenuto in relazione alla qualità in relazione alla nostra salute. Con tanto di semaforo verde, giallo o rosso. Yuka è infatti l’app più usata per scansionare i prodotti e decifrare e analizzare nel dettaglio i componenti di alimenti confezionati o prodotti cosmetici. Utilizzata in 11 paesi nel mondo da oltre 20 milioni di persone, in Italia a oggi è stata scaricata oltre 10 milioni di volte. Gli adolescenti inquadrano le merendine preferite rendendosi conto in pochi secondi cosa stanno per mangiare, ma la usano anche le signore ‘beauty addicted’ per confrontare rossetti e creme con quelli dei mass market, e i neo-genitori per scegliere quali omogeneizzati acquistare.

Scoprire se il prodotto è eccellente, buono, mediocre o scarso 

Il sistema giudica infatti in modo semplice e immediato se il prodotto alimentare è eccellente, buono, mediocre o scarso tenendo conto della qualità nutrizionale, come contenuto di zuccheri, sale, calorie, fibre, grassi, la presenza di additivi e il profilo bio. Per i cosmetici Yuka considera invece le sostanze chimiche presenti, se innocue o potenzialmente dannose per la salute. L’uso di Yuka dilaga tra i consumatori, nonostante le critiche mosse dall’allora ministro Teresa Bellanova che lo scorso anno la bollò come ‘semplicistica e sbagliata’.

Un sistema credibile perché indipendente

Yuka è un’applicazione francese e valuta la qualità secondo il metodo di etichettatura ‘Nutriscore’ a semaforo, mentre in Italia si usa il sistema ‘Nutriform Battery’, che elenca in modo più preciso e dettagliato la composizione nutrizionale. Insomma, l’applicazione del momento segue il nuovo trend che vede le app scaricate sugli smartphone sempre più al centro dello shopping e della nostra vita. Gli informatici francesi che l’hanno inventata garantiscono che il sistema è credibile perché indipendente e si basa su un database mondiale che cresce di giorno in giorno. Ma, soprattutto, non riceve alcun finanziamento da parte di brand ma solo dagli utenti.

Oltre a cibo e cosmetici anche la moda

Sul fronte alimentare oltre Yuka c’è l’analoga Edo, riporta Ansa, ma esistono da qualche anno le app che rivelano marca e prezzo di vestiti e scarpe, che magari vediamo indossati da qualcuno che attraversa la strada o che notiamo sulle riviste o sui social. Come ASAP54, definita ‘lo Shazam della moda’, oppure Snap Fashion. Ci sono poi quelle che aiutano a scegliere l’outfit migliore, come My Dressing o ClosetSpace, o ancora, StyleBook. Anche sul fronte dei cosmetici cresce l’uso di applicazioni che supportano le scelte. Si va da INCIBeauty (un milione di download) a Greenity-Bio Inci cosmetici (oltre centomila download), oppure Biotiful, che traduce in termini semplici l’INCI, l’elenco ingredienti, e confronta prezzi e recensioni. Proprio come Shazam, che indovina le canzoni in pochi secondi, le nuove app mettono al centro il consumatore risolvendo dubbi e difficoltà all’istante.

Smart working nel post-pandemia: dati, numeri e trend

Con l’avanzamento della campagna vaccinale è progressivamente diminuito il numero degli smart worker, passati da 5,37 milioni nel primo trimestre del 2021 a 4,07 milioni nel terzo. A settembre, infatti, si contano complessivamente 1,77 milioni di lavoratori agili nelle grandi imprese, 630mila nelle Pmi, 810mila nelle micro imprese, e 860mila nella PA. Il graduale rientro in ufficio non segna in generale un declino dello smart working, al contrario le organizzazioni prevedono un aumento degli smart worker rispetto ai numeri registrati a settembre. Si prevede infatti che saranno 4,38 milioni i lavoratori che opereranno almeno in parte da remoto (+8%), di cui 2,03 milioni nelle grandi imprese, 700mila delle Pmi, 970mila nelle micro imprese, e 680mila nella PA. Si tratta dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano.

Si al lavoro a distanza anche dopo l’emergenza sanitaria

Dopo la pandemia lo smart working rimarrà, o sarà introdotto, nell’89% delle grandi aziende, nel 62% delle PA, e nel 35% delle Pmi, anche se un terzo di loro prevede di abbandonarlo. La scelta di proseguire con lo smart working è motivata dai benefici riscontrati da lavoratori e aziende. Ad esempio, l’equilibrio fra lavoro e vita privata è migliorato per l‘89% delle grandi imprese, il 55% delle Pmi, e l’82% delle PA. In generale, la modalità di lavoro tenderà a essere ibrida, alla ricerca di un miglior equilibrio fra lavoro in sede e a distanza. In particolare, nelle grandi imprese sarà possibile lavorare a distanza mediamente per tre giorni a settimana, e due nelle PA.

Il punto di vista dei lavoratori

Nel complesso la diffusione dello smart working ha avuto un impatto positivo sui lavoratori. Per il 39% è migliorato il proprio work-life balance, il 38% si sente più efficiente nello svolgimento della propria mansione e il 35% più efficace. Inoltre, secondo il 32% è cresciuta la fiducia fra manager e collaboratori, e per il 31% la comunicazione fra colleghi. Ma il perdurare della pandemia e i lunghi periodi di lavoro da casa hanno anche avuto alcune ripercussioni negative: è infatti diminuita ulteriormente la percentuale di smart worker pienamente ingaggiati, passata dal 18% al 7%, e tra i lavoratori aumenta il livello di tecnostress e overworking.

I benefici sociali e ambientali

I benefici e le opportunità che derivano dallo smart working riguardano non solo le organizzazioni e i lavoratori, ma anche una maggiore sostenibilità sociale e ambientale. Secondo le grandi imprese, la sua applicazione su larga scala favorisce l’inclusione di chi vive lontano dalla sede di lavoro (81%), dei genitori (79%) e di chi si prende cura di anziani e disabili (63%). La possibilità di lavorare in media 2,5 giorni a settimana da casa porterà poi al risparmio di 123 ore l’anno e 1.450 euro in meno per ogni lavoratore che usa l’automobile per recarsi in ufficio. E in termini di sostenibilità ambientale, la sua applicazione comporterà minori emissioni: circa 1,8 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno.

Italia, connessione Internet per molti, ma non ancora per tutti

Sono ancora tantissimi gli italiani che non hanno una connessione internet: a sorpresa, il numero dei nostri connazionali completamente a digiuno della rete sono ben 4,3 milioni. E se questo numero sembra alto, è ancora più sorprendente scoprire che nel nostro paese sono addirittura oltre 13 milioni quelli che hanno connessioni malfunzionanti. E non è finita qui. A scattare la fotografia della situazione attuale delle connessioni in Italia e del rapporto fra cittadini e tecnologie è stato il report “La digital life degli italiani”, condotto dal Censis che, in collaborazione con Lenovo. Come accennato, l’analisi evidenzia che oltre i 13,2 milioni di italiani che hanno connessioni lente o traballanti, ci sono altri 22,7 milioni che lamentano qualche disagio in casa durante le attività digitali, a causa di stanze sovraffollate (14,7 milioni) o della necessità di condividere i dispositivi con i loro familiari (12,4 milioni). 

L’alba di una nuova transizione: ma 24 milioni di persone non sono al oro agio nel mondo digitale

Siamo all’alba di una nuova transizione digitale. Ora serve un progetto di società pienamente inclusiva, che possa dare risposta alla domanda ancora insoddisfatta di dispositivi, connessioni, competenze, e superare le diversità di accesso” ha spiegato Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis.
Tuttavia, sono circa 24 milioni di italiani che non si sentono pienamente a loro agio nell’ecosistema digitale: 9 milioni riscontrano difficoltà con le piattaforme di messaggistica istantanea, 8 milioni con la posta elettronica, altrettanti con i social network e 7 milioni con la navigazione sui siti web e con le piattaforme che consentono di vedere in streaming eventi sportivi. 5 milioni non sanno eseguire un pagamento online e 4 milioni non hanno dimestichezza con l’uso delle app e delle piattaforme per le videochiamate e i meeting virtuali. Ma per chi riesce a navigare senza troppi problemi, riporta Ansa, i benefici nell’uso di smartphone e PC sono tangibili: 9 intervistati su 10 si dicono soddisfatti dei dispositivi che usano, considerati in linea con le attività svolte giornalmente.

Rete e Pubblica Amministrazione

In un’ottica di transizione digitale completa, l’85,3% dei cittadini spera che in un prossimo futuro possa dialogare via e-mail con gli uffici pubblici, l’85% che si possano richiedere documenti e certificati online, l’83,2% di poter pagare su internet in modo semplice e veloce tasse, bollettini e multe. Il 78,9% si aspetta di ricevere informazioni personalizzate via e-mail, sms o messaggi WhatsApp. Questa facilità di comunicazioni via web non deve però precludere la sicurezza e la protezione dei dati: il 76,4% vorrebbe poter conoscere le informazioni personali di cui la PA dispone, così da evitare inutili duplicazioni, il 75% vorrebbe comunicare via PEC nella massima riservatezza, il 74% vorrebbe poter accedere a tutti i servizi online con una sola password. 

Instagram compie 11 anni. Come usarla in modo sicuro?

Instagram celebra il suo 11° compleanno: in questo breve arco di tempo è riuscita a trasformarsi da un piccolo servizio di condivisione di foto in uno dei social network più popolari al mondo. E oggi tramite Instagram gli utenti possono avere accesso a negozi online, incontrare persone con le stesse passioni, prenotare i servizi più disparati, o anche ‘incontrare l’amore’. Secondo quanto riportato dai dati di eMarketer a oggi Instagram conta 1,074 miliardi di utenti in tutto il mondo. Tenuto conto del numero elevato di utenti che ogni giorno accedono alla piattaforma gli esperti di Kaspersky hanno stilato una lista di raccomandazioni su come mantenere protetti i dati sensibili e l’account.
Primo consiglio, prestare attenzione al livello di privacy del proprio account. Questa misura di sicurezza aiuta a evitare che i criminali informatici entrino in possesso delle informazioni personali. Una possibile opzione è rendere appunto privato l’account Instagram, in modo che i propri post siano visibili solo a follower approvati.

Cancellare le proprie tracce digitali e proteggere i dati personali

Verificare, controllare e cancellare le proprie tracce digitali, rimuovendo, ad esempio, le informazioni sui metodi di pagamento dall’account, è fondamentale per proteggersi da furti di dati. Nell’app ci sono istruzioni per configurare iOS e Android in tal senso. Inoltre, è raccomandabile rimuovere il numero di telefono per evitare di essere contattato da sconosciuti. Proteggere i dati personali è poi una misura che aiuterà a mantenere il controllo dei dati condivisi con la piattaforma. In primo luogo, rimuovere i contatti sincronizzati, che Instagram utilizza per offrire suggerimenti su account da seguire o mostrare annunci mirati. Allo stesso modo, bloccare le applicazioni di terze parti collegate al proprio account Instagram: questo permette di eliminare attività non autorizzate sul proprio account, riducendo il rischio di perdita di dati.

“Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”

Ovviamente, non utilizzare la stessa password per l’account Instagram e per altri servizi. I programmi di password manager possono aiutare a memorizzare una sola password principale e a superare la difficoltà di doverne memorizzare di più complesse.
“Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” è comunque la regola migliore per proteggere i dati personali e i dispositivi. I link malevoli possono essere inviati da amici, colleghi o anche partner di gioco online i cui account sono stati compromessi. Pertanto, verificare la validità dei link ricevuti prima di cliccarci sopra, inserendo l’indirizzo web direttamente nel browser o puntando il cursore sul link per valutarne la legittimità. Inoltre, prestare attenzione alla condivisione di scansioni e foto, soprattutto quando si tratta di documenti d’identità, biglietti e documenti di fatturazione. E non condividere le informazioni sui propri spostamenti e sugli orari di viaggio. 

La svolta digitale piace agli italiani: è affidabile e sicura

La svolta digitale piace agli italiani, che la considerano affidabile, sicura, da sostenere e ampliare. A confermarlo è un’indagine a cura della Fondazione Italia Digitale, presentata nell’ambito dell’iniziativa di lancio di questa nuova realtà che si occupa di cultura e policy digitali. Dall’analisi dei dati emerge infatti una sostanziale fiducia da parte dei cittadini nei confronti della digitalizzazione, vista come un’opportunità dal 75% degli intervistati in tutte le fasce di età. Fiducia anche nel rapporto con l’informazione proveniente dal web e dai social, affidabile per il 64% del campione, e nel grado di sicurezza dei servizi digitali offerti (80%).

Acquisti online e pagamenti digitali i servizi preferiti

Tra i canali più utilizzati al primo posto restano i siti web e le app (60%) seguiti dagli sportelli fisici (25%) e dai social network, che continuano la loro scalata inarrestabile tra le modalità preferite di contatto tra PA e cittadino (21%). Compie passi in avanti significativi anche l’identità digitale, attivata dal 55% del campione, mentre il 24% possiede sia una carta di identità elettronica sia lo SPID. Tra i servizi digitali guadagnano la prima posizione l’acquisto online e i pagamenti digitali (75%), seguiti dai servizi della PA (56%). Restando in tema di pagamenti verso la PA, chi predilige l’online lo fa per saldare i tributi (50%).

Facilità e semplicità i requisiti più richiesti
Ottima anche la percezione del fenomeno della digitalizzazione, vista come un processo di semplificazione (48%), e dello smart working, che viene avvertito come un’opportunità per rendere l’organizzazione del lavoro più flessibile e moderna (73%), e come mezzo per favorire l’integrazione delle categorie più fragili (84%). A tal proposito, e per mettere a sistema tutto ciò che è stato fatto finora, per il 90% degli italiani è necessario un ampio piano nazionale di cultura digitale, la cui caratteristica predominante deve essere la facilità e semplicità di utilizzo (35%).

Cresce la consapevolezza di cittadini, istituzioni e imprese

“È arrivato il momento di rendere popolare il digitale nel nostro Paese, la pandemia ha acceso un riflettore enorme: è cresciuta la consapevolezza di cittadini, istituzioni, imprese, e ora serve un salto di qualità per rendere strutturale il cambiamento – spiega Francesco Di Costanzo, presidente della Fondazione Italia Digitale -. Oggi c’è voglia di accelerare e la richiesta di digitale è sempre più forte”.
Secondo Livio Gigliuto, membro del cda della Fondazione Italia Digitale, “Il ruolo salvifico del digitale durante la pandemia sembra aver sconfitto la diffidenza degli italiani”. Non solo acquisti online e videochiamate, quindi, gli italiani ora affidano al digitale anche certificati e tributi. E chiedono “un grande piano di cultura digitale che parta da due obiettivi – sottolinea Gigliuto – semplicità di utilizzo e sicurezza”.