Archivi autore: Gianluca Pirovano

Più di un italiano su due vuole cambiare lavoro

Più della metà dei lavoratori italiani (55%) desidera una nuova occupazione perché quella attuale non soddisfatta più, e il 15% si è attivato per cercare un altro impiego. A descrivere il sentiment degli italiani è l’indagine della Fondazione studi consulenti del lavoro, dal titolo Italiani e lavoro nell’anno della transizione, condotta in collaborazione con SWG. Insomma, dopo la pandemia gli italiani hanno voglia di cambiamento, a partire dal lavoro, e cercano un’occupazione più compatibile con le esigenze di vita personale e più appagante sotto il profilo professionale ed economico.  Un fenomeno trasversale, diffuso non solo tra i giovani e determinate categorie di lavoratori, e decisamente nuovo per un mercato del lavoro da sempre caratterizzato da stabilità e basso turnover interno.

Insoddisfazione e voglia di novità spingono il cambiamento

A pesare sulla decisione di voler voltare pagina sono l’insoddisfazione (38,7%) e la voglia di novità (35,4%), meno la scadenza del contratto (9,8%) o la paura di perdere il lavoro (11,8%). Alla base dell’insoddisfazione, salari bassi (31,9%) e scarse opportunità di carriera (40,9%). Ma non è solo il miglioramento retributivo e professionale a spingere al cambiamento. Il 49% degli italiani indica tra i requisiti irrinunciabili della nuova occupazione un maggiore equilibrio personale, minori livelli di stress e più tempo da dedicare a sé stessi. Il benessere individuale, complice anche i due anni di pandemia, è l’obiettivo soprattutto di under 35 e 35-44enni, prioritario rispetto al miglioramento economico.

Il ruolo decisivo dello smart working

Secondo la ricerca è lo smart working ad avere giocato un ruolo decisivo. Se nel 2021 gli smartworker fornivano un giudizio ambivalente, evidenziando le criticità connesse al lavoro da remoto, nel 2022 l’84,2% dei lavoratori ‘agili’ promuove a pieni voti questo modello, perché concilia lavoro e vita privata. Il 31,8% degli italiani non accetterebbe di tornare a lavorare in presenza, il 16,9% cambierebbe lavoro e il 9,3% potrebbe addirittura licenziarsi. Un modello, dunque, che si consolida e che cambia non solo il lavoro, ma anche la cultura sottostante. Il 50,2% dei lavoratori dipendenti preferirebbe, infatti, essere valutato sui risultati piuttosto che sull’orario di lavoro.

Il “posto fisso” perde appeal

D’altronde, riferisce Adnkronos, la pandemia ha innescato una forte accelerazione tecnologica, costringendo anche i lavoratori più resistenti a fare i conti con le nuove modalità. Il 61% degli intervistati afferma infatti che la rivoluzione tecnologica ha cambiato il lavoro, e una percentuale minoritaria (13,9%) la boccia perché ha reso il lavoro più complicato (14,6%) e disumano (11,1%). Ma i mali del lavoro non derivano solo dalle condizioni economiche. Dopo gli stipendi troppo bassi (56,7%) e la tassazione elevata (43,9%), l’altra criticità è la scarsa meritocrazia del sistema (33%). Un tema avvertito con maggiore urgenza rispetto a quello della precarietà, soprattutto dai giovani. L’idea del ‘posto fisso’ perde dunque appeal. Per quanto un lavoro sicuro resti un obiettivo irrinunciabile per chi sta cercando un’occupazione (25,3%), l’assenza di meritocrazia limita ancor più i pochi spazi di crescita esistenti.

Educational Technology: cresce l’adozione di strumenti e tecnologie

I provider di Educational Technology forniscono piattaforme per la formazione a tipologie di clienti specifiche: scuole e università, aziende, e singoli individui per quanto riguarda il lifelong learning.
Secondo i dati dell’Osservatorio EdTech della School of Management del Politecnico di Milano, in Italia le imprese investono circa il 47% del proprio budget allocato alla formazione in digital learning, ma ai vantaggi derivanti dalla flessibilità della fruizione emergono ancora alcune criticità rispetto all’onerosità degli investimenti necessari. Per l’86% delle scuole italiane gli investimenti futuri in tecnologie digitali costituiscono un obiettivo strategico, ma sono ancora poche a utilizzare tecnologie più innovative. 

Scuole: per il 35% è un investimento economico troppo oneroso

In Italia sono le tecnologie tradizionali a supportare ormai a tutti gli effetti il processo di apprendimento degli istituti scolastici. Prevale l’utilizzo del registro elettronico (99%), seguito da lavagne interattive e videoproiettori (93%) e dalle piattaforme per la gestione dell’aula a supporto della didattica digitale integrata (79%). Come benefici percepiti emerge soprattutto il miglioramento dell’efficienza dei processi amministrativi (87%), mentre la maggiore criticità rilevata risiede nelle competenze dei docenti (54%) e del personale amministrativo (42%). Quasi la metà delle scuole ritiene che docenti e personale amministrativo non abbiano le competenze necessarie per utilizzare correttamente gli strumenti digitali. Il 35% delle scuole, inoltre, indica l’investimento economico in EdTech troppo oneroso.

Università: per il 77% è un obiettivo strategico

Per quanto riguarda le prospettive di sviluppo dei prossimi due anni gli investimenti in tecnologie digitali delle scuole italiane riguardano soprattutto laboratori di coding e robotica, lavagne/pannelli interattivi, videoproiettori e realtà virtuale/aumentata. Sono ancora poche però le scuole che utilizzano tecnologie più avanzate (software per la creazione di contenuto all’interno di laboratori, learning app e gaming, realtà virtuale/aumentata, AI). Quanto alle università, la trasformazione digitale dell’esperienza educativa è un obiettivo strategico per il 77% di esse, ma al momento investono solo il 5% del totale dei proventi in soluzioni di EdTech. Nei prossimi 3-5 anni, le università puntano a investire principalmente in learning app e gaming, AI e blockchain.

Imprese: la flessibilità di fruizione è il beneficio maggiore

Da parte delle imprese che usufruiscono di piattaforme EdTech, tra i maggiori benefici il più indicato è la flessibilità di fruizione (83%), oltre l’innovazione e la creazione di nuovi prodotti formativi, la facilità di estensione delle possibilità di apprendimento, il contenimento dei costi nell’erogazione della formazione e il miglioramento della qualità dell’offerta formativa. Dal punto di vista delle criticità, emerge soprattutto l’onerosità dell’investimento (42%).
“Per il mercato della domanda, seppur esistano soluzioni digitali a supporto della formazione, c’è ancora tanta strada da fare – afferma Tommaso Agasisti, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio EdTech -. Così come gli istituti e le imprese debbono investire economicamente nella tecnologia pensando più al ritorno, raggiungibile in termini di efficacia che all’aspetto economico, i docenti devono fare lo sforzo di investire nella propria formazione sia nell’uso della tecnologia sia nell’erogazione ‘innovativa’ dei contenuti”.

Aumentano i cyberattacchi pericolosi per le aziende. Che fare?

Gli attacchi informatici a danno delle aziende sono in crescita. A dirlo è una ricerca basata sull’analisi degli incidenti segnalati ai clienti di Kaspersky Managed Detection and Response (MDR), che ha rivelato che la quota di incidenti critici riscontrati dalle organizzazioni è aumentata dal 9% nel 2020 al 14% nel 2021. Secondo quanto emerso dal report, nel periodo preso in considerazione le organizzazioni di tutti i settori hanno subito gravi incidenti e la maggior parte dei settori verticali ne ha dovuti affrontare di diversi tipi. Le tipologie degli attacchi più frequenti sono rimaste invariate rispetto all’anno precedente e, tra queste, la percentuale maggiore (40,7%) appartiene agli attacchi mirati. I malware che hanno avuto un impatto rilevante sono stati identificati nel 14% dei casi, mentre il 13% ha riguardato lo sfruttamento di vulnerabilità critiche esposte pubblicamente. Anche l’ingegneria sociale è rimasta una minaccia rilevante, rappresentando quasi il 5,5% degli incidenti provocati.

Attacchi a tutti i settori verticali

Gli attacchi mirati nel 2021 sono stati rilevati in tutti i settori verticali presi in considerazione nella ricerca, ad eccezione dei settori education e mass media, anche se sono stati segnalati incidenti di questa tipologia all’interno di organizzazioni legate ai media. Il maggior numero di attacchi human-driven mirava a settori quali: governativo, industriale, informatico e finanziario. Gli incidenti di gravità elevata si distinguono per l’ampio uso di binari “living-off-the-land” (LotL), di natura non dannosa, già presenti in un sistema preso di mira. Questi strumenti consentono ai criminali informatici di nascondere la loro attività e di ridurre al minimo le possibilità di essere individuati durante le prime fasi di un attacco. Oltre ai diffusissimi rundll32.exe, powershell.exe e cmd.exe, strumenti come reg.exe, te.exe e certutil.exe sono spesso utilizzati negli incidenti gravi. Per proteggersi da attacchi mirati, le organizzazioni possono avvalersi di servizi che conducono esercitazioni ethical offensive. Si tratta di attività che simulano attacchi avversari complessi per esaminare la resilienza informatica di un’azienda. Secondo gli analisti MDR di Kaspersky, questa pratica è stata applicata solo nel 16% delle organizzazioni.

Perchè accade questo fenomeno

“Il report MDR dimostra, ancora una volta, che gli attacchi sofisticati sono destinati a persistere e che sempre più organizzazioni si trovano ad affrontare incidenti gravi. Uno dei problemi più urgenti risiede nel fatto che questo tipo di attacchi richiedono più tempo per le indagini e per fornire raccomandazioni sulle varie fasi di remediation. Lo scorso anno, gli analisti di Kaspersky sono riusciti a ridurre significativamente questo indicatore da 52,6 minuti nel 2020 a 41,4 minuti. Questo risultato è stato ottenuto aggiungendo altri incident card template e introducendo nuovi aggiornamenti di telemetria che accelerano il triage”, commenta Sergey Soldatov, Head of Security Operations Center di Kaspersky. Le ragione del perchè questi fenomeni si verificano? Soprattutto a causa di infrastrutture sempre più complesse, carenza di professionisti qualificati e soprattutto u  livello di sofisticazione degli attacchi senza precedenti.

Industria lombarda: risultati positivi, ma non ancora ai livelli pre-crisi

Nel primo trimestre 2022 la produzione industriale lombarda riduce l’intensità della crescita congiunturale, registrando un +1,8% rispetto al trimestre precedente. La variazione tendenziale è invece pari a +11,2%. Un risultato positivo diffuso a quasi tutti i settori, a eccezione dei Mezzi di trasporto, che registrano un lieve calo tendenziale (-0,1%). Fanno ancora da traino al recupero produttivo gli ordini esteri, cresciuti del 4,0% rispetto al trimestre precedente. Cresce anche la domanda interna (+2,7%), ma con intensità ridotta. Risultati positivi anche per le aziende artigiane manifatturiere, che segnano una crescita della produzione del +2,0% congiunturale e del 9,6% tendenziale. Per queste imprese rivolte maggiormente al mercato interno, gli ordini sono postivi, ma meno dinamici (+1,2% congiunturale).

I rincari dei prezzi

Rimane alta l’attenzione sui prezzi per i rincari di beni energetici, materie prime e componenti varie. Rispetto al I° trimestre 2021 i prezzi delle materie prime sono cresciuti mediamente del 57,6% per le imprese industriali e del 76,8% per le artigiane. Persistono difficoltà di approvvigionamento con rallentamenti e interruzioni delle catene di fornitura. Le aspettative delle aziende per il prossimo trimestre si fanno più caute. Rimangono in area positiva per l’industria, ma i saldi si riducono per tutte le variabili, con quote cospicue di imprese che non prevedono variazioni nei livelli. Tra gli artigiani, invece, si fa già strada il segno negativo, più intenso per produzione, fatturato e ordini interni.

Le dinamiche settoriali

La maggior parte dei settori industriali aprono il 2022 con incrementi tendenziali dei livelli produttivi. Da segnalare la buona performance di Pelli-Calzature (+29,0%), Abbigliamento (+27,6%) e Tessile (+22,8%), e incrementi sopra la media per Manifatturiere varie (+12,7%) e Minerali non metalliferi (+11,5%). Tassi di crescita anche per Meccanica (+10,2%), Alimentare (+10,1%) e Carta-stampa (+10,1%), e con intensità minori, per Legno-mobilio (+9,7%), Siderurgia (+9,4%), Gomma-plastica (+7,5%), Chimica (+5,9%) e Mezzi di trasporto (+3,4%). La propensione all’estero influisce positivamente sui livelli produttivi. I settori con maggiori quote di fatturato estero presentano infatti livelli dell’indice della produzione maggiori.

Fatturato e ordinativi

Il fatturato a prezzi correnti dell’industria segna un buon risultato tendenziale (+19,1%) e un incremento sul trimestre precedente (+1,7%). Gli incrementi di prezzo dei prodotti finiti, con un’ulteriore crescita congiunturale (+8,3%), influiscono sul risultato. Per le imprese artigiane il fatturato cresce dell’1,9% congiunturale e del 12% tendenziale. Anche in questo caso va considerata la dinamica dei prezzi dei prodotti finiti, cresciuti del 10% rispetto al trimestre precedente. La dinamica congiunturale degli ordini interni (+2,7% congiunturale) mostra segnali di indebolimento per l’industria, mentre gli ordini esteri crescono del 4%. Risultati più contenuti per l’artigianato rispetto al trimestre precedente: +1,2% sia per gli ordini interni sia esteri. La quota del fatturato estero sul totale rimane elevata per le imprese industriali (38,9%) e resta poco rilevante e in diminuzione per le imprese artigiane (6,9%).

Raddoppiano i messaggi inviati dalle software house

Complici anche la pandemia e i cambiamenti negli stili di vita, l’impiego di soluzioni di mobile messaging da parte delle software house negli ultimi due anni è quasi raddoppiato. Negli ultimi due anni è infatti aumentata notevolmente la richiesta di integrare soluzioni di mobile messaging all’interno di gestionali e altri applicativi, anche a seguito della significativa crescita dell’e-commerce, dello smart working e dei servizi di delivery, che portano con sé la necessità di comunicare in modo efficace e rapido in diverse situazioni.

Cresce la domanda di integrare soluzioni di mobile messaging
In base ai dati di Esendex, business provider per le soluzioni per la comunicazione mobile, nel 2021 sono stati inviati dalle software house oltre 96 milioni di messaggi, con un incremento superiore al 180% rispetto al periodo precedente la pandemia. Nell’ultimo periodo in effetti sono aumentate anche le occasioni in cui occorre comunicare in modo veloce ed efficace con la clientela, e di conseguenza è significativamente cresciuta anche la domanda di poter integrare all’interno di gestionali e altri applicativi soluzioni di mobile messaging.

Il 37,7% dei messaggi riguarda l’invio di notifiche e reminder
Analizzando i dati più in profondità, emerge che il massiccio utilizzo da parte delle software house di strumenti di comunicazione mobile, tra cui SMS, omnichannel chat e altri, nel 37,7% dei casi è stato relativo all’invio di notifiche e reminder, come, ad esempio, promemoria di appuntamenti, aggiornamenti su servizi, conferme di ordini e avvisi di consegna. Oltre a notifiche e promemoria, il boom dell’utilizzo del mobile messaging è legato poi anche al costante aumento dei messaggi con i codici per l’autenticazione a due fattori, password o altre comunicazioni nell’ambito della sicurezza, che rappresentano un buon 20,07%. A questi, fanno seguito i messaggi per promuovere le flash sales, gli inviti a eventi e le attività di drive to store e drive to web, che insieme rappresentano il 18,14% del totale.

e-commerce, smart working, servizi di delivery incrementano le richieste
“Negli ultimi due anni, a seguito della forte crescita dell’e-commerce, dello smart working e dei servizi di delivery, chi si occupa di sviluppo software ha assistito a un notevole incremento delle richieste dei clienti di poter gestire la comunicazione mobile dall’interno dei loro gestionali, facendo esplodere la domanda delle nostre soluzioni – dichiara Carmine Scandale, Head of Sales di Esendex Italia -. Per le software house rappresentiamo da sempre un partner strategico poiché consentiamo loro di garantire l’affidabilità e i livelli qualitativi che solamente il leader a livello europeo nell’ambito della messaggistica è in grado di poter offrire. A tutto ciò si aggiunge la tranquillità di poter contare su API rest universali costantemente aggiornate, e grazie ai nostri server server ridondanti su due serverfarm, anche sui più elevati livelli di sicurezza”.

Indagine Kaspersky, nei primi tre mesi del 2022 boom di attacchi DDoS

Il primo trimestre dell’anno si è aperto con un dato preoccupante: un aumento senza precedenti di attacchi DDoS (Distributed Denial of Service), programmati per bloccare e impedire il corretto funzionamento delle risorse di rete utilizzate da aziende e organizzazioni. Lo evidenzia un recente report di Kapersky. “Nel primo trimestre del 2022 abbiamo rilevato un numero di attacchi DDoS senza precedenti. Questo trend di crescita è stato in gran parte influenzato dalla situazione geopolitica. Anche la durata degli attacchi rilevata in questo periodo si è dimostrata abbastanza insolita in quanto solitamente i DDoS vengono eseguiti per ottenere un profitto nell’immediato. Alcuni degli attacchi che abbiamo osservato sono durati per giorni e persino settimane, il che suggerisce che potrebbero essere stati condotti da cyberattivisti spinti da motivazioni ideologiche. Abbiamo anche notato che molte organizzazioni non erano preparate a contrastare queste minacce. Tutti questi fattori ci hanno reso più consapevoli circa la possibile estensione e pericolosità degli attacchi DDoS, e hanno reso ancora più evidente la necessità per le organizzazioni di farsi trovare preparate per fronteggiare questa minaccia”, ha dichiarato Alexander Gutnikov, esperto di sicurezza di Kaspersky. 

Aumenta anche la durata dell’attacco

Ma gli elementi di emergenza sono anche altri: ulteriori indagini condotte da Kaspersky hanno rivelato che la sessione DDoS media è durata 80 volte più a lungo di quella del primo trimestre del 2021. L’attacco di maggiore durata (177 ore) si è verificato il 29 marzo. Si tratta di livelli senza precedenti per le sessioni DDoS, in particolare quelle rivolte a risorse statali e banche.

In crescita di 4,5 volte sullo stesso periodo del 2021

Rispetto al numero di attacchi registrati nel quarto trimestre del 2021, considerato il più alto di sempre per quel che riguarda gli attacchi DDoS rilevati dalle soluzioni Kaspersky, nel primo trimestre del 2022 il numero di attacchi di questo tipo è aumentato del 46%, una crescita di 4,5 volte più alta rispetto allo stesso trimestre del 2021. Anche il numero di attacchi “smart” o avanzati e mirati ha registrato una crescita dell’81% rispetto al record storico precedentemente raggiunto nel quarto trimestre del 2021. Questi attacchi non sono solo stati eseguiti su larga scala ma si sono contraddistinti anche per il loro carattere innovativo. Gli esempi includono una copia del popolare gioco di puzzle 2048 utilizzato per gamificare gli attacchi DDoS ai siti web russi e un appello a creare un esercito informatico volontario per facilitare i cyberattacchi. Questi attacchi sono ancora più pericolosi se i sistemi compromessi rientrano nell’ambito governativo o finanziario, poiché l’indisponibilità di questi servizi ha ripercussioni sull’intera popolazione. Nel corso del primo trimestre del 2022, precisamente alla fine di febbraio, è stato osservato un improvviso aumento degli attacchi come conseguenza della guerra in Ucraina.

L’effetto pandemia sul settore dei computer è finito 

Dopo il boom di dad e smart working in seguito alla pandemia, dalla fine del 2021 le spedizioni di pc sono calate, e i Chromebook guidano la discesa, ulteriormente ampliata dalle sanzioni imposte alla Russia. Secondo le ultime rilevazioni delle società di analisi Idc e Gartner, il mercato dei pc nel primo trimestre del 2022 ha registrato una netta flessione rispetto a un anno fa, pari al -5,1% secondo Idc e al -7,7% secondo Gartner. Gran parte di questo calo, per entrambe le agenzie, è dovuto ai Chromebook, i portatili economici dotati di sistema operativo Google, le cui spedizioni sono diminuite in tutti i paesi che nei mesi scorsi ne avevano decretato il successo, grazie all’acquisto da parte di scuole e istituti di formazione.

La discesa è “guidata” dai Chromebook

I Chromebook sono infatti modelli usati per lo più in ambito scolastico, tanto da aver sorpassato nel 2020 i MacBook di Apple all’interno del particolare scenario di utilizzo negli Stati Uniti. Se Idc riporta un totale di 80,5 milioni di spedizioni di pc nell’ultimo trimestre del 2021, Gartner vede la cifra al ribasso, pari a 77,5 milioni, per un calo del 7,7% rispetto al primo trimestre del 2021.

Rallenta l’acquisto di pc da parte degli istituti di istruzione

In particolare, è proprio Gartner ad affermare che senza contare i Chromebook il mercato dei computer sarebbe aumentato del 3,3% anno su anno. Anche Idc ha rilevato un rallentamento nell’acquisto di pc da parte degli istituti di istruzione, un mercato che utilizza oltre 40 milioni di Chromebook per insegnanti e studenti. Quanto ai brand è Lenovo ancora il marchio più venduto, seguito da HP, Dell e Apple. Di questi, solo Dell e Apple hanno registrato una crescita nei numeri, seguiti dai dispositivi targati Asus.

La guerra in Ucraina contribuisce al calo nel quarto trimestre 2021

Nel primo trimestre dello scorso anno, spinti dal boom di smart working e dad, il segmento dei computer aveva fatto segnare un +15% in confronto ai dati del 2020, il rialzo maggiore degli ultimi 20 anni. Entrambi gli analisti, riporta Ansa, concordano sul fatto che ora il mercato dei pc sta iniziando a stabilizzarsi dopo due anni di aumento delle spedizioni.
Gartner ha citato anche la guerra in corso in Ucraina come un fattore che ha contribuito alla mancanza di crescita dell’ultimo trimestre 2021, poiché molte aziende hanno smesso di spedire i loro dispositivi in Russia, a causa delle sanzioni economiche.

Preferiti e seguiti, così Instagram cambia il feed

Con due miliardi di utenti e una platea in crescita, probabilmente Instagram aveva la necessità di cambiare il feed, in modo che gli utilizzatori potessero districarsi nella marea di contenuti del social e trovare con più facilità quello che cercano. La richiesta, partita proprio dal basso, pare essere arrivata alle orecchierei dirigenti di Instagram, che hanno infatti deciso di apportare due importanti novità. Sono state infatti previste due diverse tipologie di visualizzazione, una in base ai Seguiti e una in base ai Preferiti.

Seguiti e Preferiti, cosa cambia

In base a quanto comunicato da Meta, la società titolare del social, si scopre che l’obiettivo delle nuove feature è “dare alle persone la possibilità di personalizzare ancora di più la propria esperienza su Instagram e fare in modo che possano trovare facilmente i contenuti più interessanti”. Ma cosa sono nella pratica le due novità, Preferiti e Seguiti? Come riporta una nota della società, ripresa da Agi, “Il feed di Instagram è un mix di foto e video delle persone seguite, di post suggeriti e altro ancora. Stiamo lavorando per aggiungere ulteriori post suggeriti in base agli interessi, mentre le nuove opzioni Preferiti e Seguiti che annunciamo oggi costituiscono un nuovo modo per scoprire i post più recenti delle persone che seguiamo”. Era già da un po’ che gli sviluppatori di Meta stavano lavorando alle nuove opzioni, intercettate come “work in Progress” già a settembre scorso e all’inizio dell’anno. Vediamo meglio di che si tratta.

Le novità sul feed

Con l’opzione Preferiti vengono mostrati i post più recenti dei profili aggiunti in una lista precedentemente creata, ad esempio i migliori amici o i creator preferiti. Inoltre, i post degli account Preferiti saranno visualizzati più in alto anche nel feed tradizionale. Se si sceglie “Seguiti”, invece, si visualizzeranno i post delle persone che seguiamo. Sia la modalità Preferiti sia quella Seguiti mostreranno i post in ordine cronologico, così da rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità degli account che più ci interessano. Per spostarsi fra le due tipologie è sufficiente toccare il logo Instagram e poi decidere quale visualizzare. Nella lista dei preferiti, inoltre, si possono aggiornare, modificare o sostituire fino a 50 account.

Prossimi step negli Usa

Per gli utenti Instagram negli Stati Uniti è in fase di release una nuova funzionalità: non ci sarà più bisogno di un account business per taggare i prodotti nei post. Insomma, tutto potrà essere taggato.

Come scegliere un mutuo?

Prima di accendere un mutuo sono tanti gli aspetti da valutare. Il consiglio generale è chiedere un prestito che permetta uno stile di vita sereno, consentendo di pagare la rata mensile con la minima fatica. La banca farà la stessa considerazione prima di decidere se approvare o meno il finanziamento, perché vorrà assicurarsi che il futuro cliente sia in grado di rimborsare la cifra concessa. In linea di massima, il rapporto tra rata del mutuo e reddito mensile non deve essere superiore al 30%, limite oltre il quale si ritiene che il pagamento non sarebbe sostenibile. In ogni caso, non esiste il mutuo ideale in assoluto, ma esiste il mutuo migliore per ognuno, calibrato sulla base della personalità e della disponibilità economica.

Quale cifra chiedere?

È meglio non limare l’importo all’indispensabile, perché il mutuo è il finanziamento meno costoso di tutti, nonché l’unico fiscalmente detraibile. Può essere vantaggioso sfruttarlo il più possibile e tenere la liquidità disponibile per altri progetti, soprattutto in anni in cui i tassi di interesse applicati sono molto convenienti. Certo, bisogna considerare che i costi di un mutuo (tassi e spese di istruttoria) crescono all’aumentare dell’LTV (Loan To Value), il rapporto tra importo del finanziamento e valore dell’immobile posto a garanzia. Se possibile, meglio evitare le soglie percentuali che comportano una spesa maggiore, quando non è indispensabile. Ad esempio, chiedere un mutuo al 100%, cioè che copra l’intero valore dell’abitazione, è possibile, ma avrà un costo superiore.

Qual è la durata ideale?

C’è chi preferisce rimborsare il debito nel più breve tempo possibile, risparmiando sugli interessi, e chi privilegia una durata maggiore, in modo che la rata più bassa incida il meno possibile sulla qualità della vita. In questo secondo caso si ha più flessibilità: mentre chiedere l’allungamento del mutuo non è consentito, è sempre nelle facoltà del debitore effettuare estinzioni parziali di capitale. Prima di accendere un mutuo bisogna valutare però se si hanno i requisiti necessari. Alcuni sono di tipo legale: cittadinanza italiana, residenza o domicilio fiscale in Italia, maggiore età. Poi ci sono i requisiti di tipo economico, che la banca esamina in fase di istruttoria per accertare la capacità di rimborso del mutuatario.

Quale tasso scegliere?

Quale tasso scegliere considerando l’attuale andamento del mercato? Prima di tutto, riporta Adnkronos, bisogna considerare quanto si è inclini al rischio di un tasso variabile, a fronte di possibili maggiori guadagni. Oppure se si preferisce avere la certezza durevole nel tempo del tasso fisso, anche a costo di una spesa maggiore. Entrambi i tassi sono da anni molto convenienti e si aggirano intorno allo 0, o anche meno, con il tasso fisso leggermente più alto, ma comunque inferiore all’1%. Tra il 2007 e il 2008, invece, sia l’Eurirs sia l’Euribor si aggiravano intorno al 5%. Oggi, invece, la scelta del tasso fisso è in linea di massima la più vantaggiosa. Assicura la stabilità a un costo conveniente.

Internet, in 10 mesi costi di attivazione quasi dimezzati: -43%

Secondo lo studio dell’Osservatorio SosTariffe.it negli ultimi 10 mesi la spesa per l’attivazione della rete Internet a casa risulta quasi dimezzata, pari al 43% in meno. Questo è quindi “un momento di grande convenienza per chi cerca una nuova offerta Internet casa, magari veloce, performante e con costi contenuti”, spiegano gli analisti di SosTariffe.it. Per valutare l’andamento dei costi di Internet lo studio ha analizzato l’evoluzione delle offerte casa avvalendosi dei dati medi ricavati con l’ausilio del proprio comparatore nel periodo tra maggio 2021 e febbraio di quest’anno.

Da una media di circa 82 euro ora si spendono 46 euro

La voce di costo che più è andata giù è l’attivazione (-43%). Il detestato costo di attivazione, infatti, da una media di circa 82 euro è sceso a 46 euro. Inoltre, le compagnie telefoniche tendono a ripartirlo in un periodo sempre più lungo, non più 11 mesi, ma un po’ più di un anno (12,50 mesi), rendendolo sempre meno percepibile ai clienti che sottoscrivono un nuovo contratto. L’attivazione, quando richiesta dal provider, è quindi quasi sempre ‘nascosta’ nel canone mensile.

Le tariffe Internet da rete fissa scendono in media dell’8,3%

L’Osservatorio SosTariffe.it segnala inoltre che anche il canone mensile standard delle offerte ora è più allettante per i nuovi clienti. Se dieci mesi fa servivano almeno 29 euro al mese per usufruire di una tariffa Internet da rete fissa, ora bastano 27 euro (con un calo dell’8,3%). Anche i canoni promozionali stanno subendo una flessione (-7,8%). Da una media di 27 euro al mese, infatti, si è passati a poco più di 25 euro al mese. Inoltre, ulteriore vantaggio per gli utenti, il periodo promozionale ha ormai una durata indeterminata, riporta Adnkronos

Raddoppia la velocità nominale e avanza la fibra ottica

Di pari passo con la riduzione dei costi delle offerte è raddoppiata la velocità nominale inclusa nei pacchetti internet casa. Se 10 mesi fa si aggirava su circa 599 Megabit al secondo ora è pari in media a oltre un Gigabit (1167 Megabit). Da cosa dipende questo incremento? Dal fatto che le offerte in fibra ottica stanno gradualmente aumentando copertura e prestazioni in termini di velocità massima di connessione. Quanto al costo promozionale dei pacchetti sono proprio quelli che comprendono la fibra ottica a subire le maggiori flessioni di prezzo. La fibra FTTH (Fiber-To-The-Home), la più veloce, ha subito la riduzione di prezzo maggiore, per un calo dell’11% rispetto a febbraio scorso, e un costo promozionale che da 28,62 euro scende a 25,45 euro. La fibra mista rame FTTC (Fiber-To-The-Cabinet) registra una flessione del -6%, mentre l’ADSL tradizionale scende del -7%, e la tecnologia di connessione wireless del -5%, passando da un costo medio mensile di 26 euro a 24,72 euro circa.