La ricerca Sustainable AI, realizzata dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale mostra come i cittadini italiani percepiscano il potenziale dell’Intelligenza artificiale come vettore di sostenibilità nei diversi settori. Al contempo, per il 64% degli italiani, di cui il 10% è fortemente in accordo, gli strumenti di AI come ChatGPT avranno un impatto negativo sulle persone, distruggendo posti di lavoro.
Nel confronto tra quattro generazioni (GenZ, Millenials, Generazione X, Baby Boomers) si riscontra una significativa omogeneità nelle risposte. La preoccupazione più elevata è tra i Millenials (29-44 anni), con il 14% fortemente d’accordo, ma nel complesso il timore è ampiamente diffuso.
Vantaggi non compensati dall’eccessivo consumo energetico
Un italiano su dieci (10%), allo stesso modo, si dichiara fortemente convinto del fatto che gli strumenti di AI avranno un impatto negativo sull’ambiente. Ciò che manca, secondo gli intervistati, è un’adeguata compensazione. In altre parole, i vantaggi che porta non compenserebbero il consumo energetico necessario per addestrarne i modelli e per utilizzarli.
La percentuale si mantiene sostanzialmente stabile tra la GenZ e i Millenials, per calare leggermente all’aumentare dell’età: 9% nella Generazione X e 7% nei Baby Boomers.
Anche in questo caso, dunque, non sembra esserci una correlazione evidente tra la generazione di appartenenza e il timore nei confronti degli effetti della tecnologia.
GenZ ottimista sul contributo positivo nel turismo
Oltre il 60% degli italiani si dichiara poi d’accordo con il fatto che tecnologie come l’AI sono utili nel contrastare il fenomeno del sovraffollamento turistico, ma soltanto il 9% è fortemente in accordo con l’affermazione.
Una convinzione abbastanza moderata, ma con alcuni picchi significativi. Mentre, infatti, la percentuale si abbassa tra i Baby Boomers (6%) e nella Generazione X (8%), cresce molto tra i Millenials (11%) e soprattutto nella GenZ (15%).
I più giovani si mostrano quindi più ottimisti nei confronti del contributo che l’AI può offrire all’interno di un settore di cruciale importanza per il Paese.
Quanto alla sanità, quasi un italiano su tre è poco o per nulla convinto rispetto al contributo che l’AI può offrire nel miglioramento del servizio in ambito sanitario. Anche in questo caso, solo il 12% è molto d’accordo.
Per governare la trasformazione servono politiche inclusive
Nel confronto generazionale circa la metà del campione si posiziona nella fascia intermedia “dell’abbastanza d’accordo”, evidenziando una percezione positiva dei vantaggi, ma spesso priva di reale convinzione.
Insomma, riporta Agi, quella degli italiani nei confronti dell’AI è una fiducia ancora da costruire, indipendentemente dall’ambito in cui questa tecnologia viene applicata.
Le differenze nelle percezioni delle diverse generazioni indicano la necessità di attivare un dialogo intergenerazionale instaurando politiche inclusive per governare la trasformazione in atto.
