A spingere gli imprenditori a rivolgersi all’estero per soddisfare il fabbisogno occupazionale è principalmente la mancanza di lavoratori italiani. Una motivazione segnalata dal 73,5% delle imprese.
Anche per questo, il 68,7% delle aziende è disposto a investire entro il 2026 in formazione del personale straniero, a fronte del 54,5% di quelle che non assumono lavoratori extra-UE.
In pratica, un’impresa su tre ha in programma di assumere lavoratori stranieri extra Ue entro il 2026 o lo ha già fatto tra il 2021 e il 2023. Emerge dall’indagine di Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne.
Più alta la richiesta nel Nord Est
Il 47,1% delle imprese prevede di assumere operai specializzati, il 32,6% assumerà o ha assunto operai generici, il 13,3% lavoratori del terziario, l’11,1% artigiani, il 9,3% tecnici specializzati, il 4,9% professionisti altamente qualificati e appena l’1,1% manager.
E sono soprattutto le imprese del Nord Est a ricorrere a lavoratori stranieri per fare fronte ai piani di assunzione.
Il 36,5% delle imprese del Triveneto assumerà personale extra UE entro il 2026 o lo ha già fatto tra il 2021-23, a fronte del 31,8% del totale del sistema imprenditoriale italiano.
Il 3% delle imprese assume stranieri per pagare meno
A trainare sono soprattutto le imprese del Trentino-Alto Adige/Südtirol (39,1%), seguite da quelle del Veneto (37,6%) e del Friuli-Venezia (36,8%).
Meno dinamica è la domanda proveniente dal Mezzogiorno. Solo il 28,6% delle imprese meridionali ha in programma o ha programmato di assumere lavoratori non europei.
In generale, è la difficoltà di trovare lavoratori italiani a motivare le imprese a cercare personale straniero fuori dall’Unione europea. A seguire, anche se in misura sensibilmente minore, tra le altre motivazioni indicate rientrano la mancanza di giovani derivante dal calo demografico (12,6%), migliori competenze tecniche da parte dei lavoratori stranieri (9,4%) e marginalmente il minore costo del lavoro (3,0%).
Hi-tech e manifatturiero i settori più propensi
Più imprese manifatturiere, più tecnologiche, più grandi: è questo l’identikit delle realtà imprenditoriali che mostrano una maggiore propensione ad assumere lavoratori extra europei.
Il 37,2% delle imprese industriali ha pianificato di farlo entro il 2026 o lo ha fatto tra il 2021 e il 2023, a fronte del 27,4% di quelle dei servizi. E se nel manifatturiero il 40,2% delle imprese che ricorre al mercato del lavoro al di fuori dell’UE appartiene ai settori ad alta tecnologia, nei servizi il 36,2% opera nei settori a bassa intensità tecnologica.
Nel complesso la metà delle aziende che assumono stranieri non europei, impiega tra 50 e 499 addetti, a fronte del 27,3% di quelle piccole.
