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Bambini e allergie, la colpa è del cibo spazzatura

Il cibo spazzatura è messo sotto accusa dai pediatri. Esiste infatti una correlazione significativa tra i livelli sottocutanei di alcuni composti rilevati nei bambini con allergie alimentari e il consumo di cibo spazzatura. A dimostrarlo è uno studio condotto dall’Università Federico II di Napoli e presentato a Glasgow durante il 52° meeting annuale dell’European Society of Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition. In pratica, i livelli più elevati di una serie di composti chimici prodotti quando gli zuccheri si combinano con proteine o grassi, detti prodotti finali della glicazione avanzata o Age, si trovano in abbondanza nel junk food, e ora vengono associati con l’allergia alimentare nei bambini.

Livelli sottocutanei più alti di Age trovati nei bimbi con allergie alimentari

È la prima volta che viene trovata un’associazione tra queste sostanze e l’allergia alimentare. I ricercatori dell’Università Federico II di Napoli hanno infatti osservato 61 bimbi tra 6 e 12 anni, divisi in tre gruppi: bambini piccoli con allergie alimentari, bambini con allergie respiratorie, e coetanei sani di controllo. I bambini con allergie alimentari presentavano livelli sottocutanei più alti di Age rispetto ai piccoli con allergie respiratorie o a quelli sani. Inoltre, il team ha trovato prove convincenti relative al meccanismo d’azione di queste sostanze nel determinare l’allergia alimentare.

Finora non si spiegava il drammatico aumento osservato negli ultimi anni

Sebbene manchino statistiche consolidate sulla prevalenza di questo problema a livello mondiale, riporta Adnkronos, vi sono segnali crescenti di un’incidenza in aumento, in particolare tra i bambini piccoli.

“Fino a ora le ipotesi e i modelli di allergia alimentare non spiegavano adeguatamente il drammatico aumento osservato negli ultimi anni – dice Roberto Berni Canani, a capo del Programma Allergie del Dipartimento di Scienze mediche traslazionali dell’Università Federico II e a capo del Laboratorio di Immunonutrizione del Ceinge – quindi gli Age potrebbero essere l’anello mancante”.

L’etichettatura dei prodotti industriali non basta

Le autorità sanitarie pubbliche dovrebbero impegnarsi di più per la prevenzione e la cura delle allergie alimentari. “Questi nuovi risultati mostrano che ci sono ancora molte questioni ambientali e alimentari che influiscono sulla nostra salute e il nostro benessere – commenta Isabel Proaño, direttrice delle comunicazioni dell’European Federation of Allergy and Airways Diseases Patients Association (Efa) -. I professionisti sanitari e i pazienti non hanno tutte le informazioni importanti per affrontare una malattia che ha un impatto drammatico sulla qualità della vita, e l’etichettatura dei prodotti industriali non li aiuterà”.

Rifiuti elettronici, cresce la raccolta

L’Italia sta dimostrando di avere una coscienza più “green” anche nello smaltimento dei rifiuti elettronici, che sono – con l’aumento e il turnover delle apparecchiature – sempre di più. Il dato positivo arriva da Ecolight, uno dei maggiori sistemi collettivi per la gestione dei Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), delle Pile e degli Accumulatori. Ecolight è un consorzio nazionale senza fini di lucro che raccoglie quasi 1.800 aziende su tutto il territorio e ha perciò l’effettivo polso della situazione.

17mila tonnellate di Raee

Tra smartphone, tablet, piccoli elettrodomestici e apparecchi di varia utilità Ecolight ha raccolto quasi 17.000 tonnellate nel 2018, con una crescita del 5,4% rispetto ai dodici mesi precedenti. “Nel corso del 2018, l’attività complessiva di Ecolight ha permesso di avviare ad un corretto recupero e trattamento quasi 24mila tonnellate di rifiuti elettronici», dice il direttore generale Giancarlo Dezio. “Di queste, oltre il 70% è rappresentato da piccoli elettrodomestici, telecomandi, cellulari e oggetti elettrici ed elettronici di uso quotidiano che non funzionano più. I Raee, ovvero i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, sono un rifiuto inquinante se non correttamente gestito: l’attenzione per l’ambiente passa anche da piccole accortezze quotidiane, come il corretto conferimento di questa tipologia di rifiuti”.

I rifiuti elettronici come risorsa 
Classificati nel raggruppamento R4, i rifiuti derivanti dai piccoli elettrodomestici e dall’elettronica di consumo sono un’importante risorsa. “Sono riciclabili fino a quasi il 95% del loro peso2 specifica Dezio. “È possibile ricavarne significative quantità di plastica, ferro e vetro; tutti materiali che, se opportunamente trattati, possono diventare materie prime seconde ed essere re-immesse sul mercato dando così concretezza all’economia circolare”.

Troppi device non vengono smaltiti correttamente

Non tutti i prodotti tecnicamente appartenenti a questo gruppo finisce però nel circolo virtuoso del trattamento di riciclo e recupero. Si stima infatti che solamente un cellulare non più funzionante su cinque sia conferito correttamente. La maggior parte rimane in fondo ad un cassetto o in cantina, oppure nel peggiore dei casi viene messo nel sacco dell’indifferenziato. Ma lo smaltimento è diventato più facile e accessibile. Il consorzio ha infatti dato vita ad un progetto di EcoIsole RAEE, ovvero cassonetti automatizzati dove poter conferire i Raee di piccole dimensioni. “Attraverso le 31 postazioni che abbiamo posizionato in luoghi ad elevata frequentazione come i centri commerciali, i punti vendita di grandi dimensioni oppure spazi pubblici, negli ultimi dodici mesi sono state raccolte 102 tonnellate di piccoli RAEE. Trattandosi di oggetti piccoli dal peso medio al di sotto dei 500 grammi, è un buon risultato che viene amplificato dalla capacità di coinvolgimento che hanno le nostre EcoIsole: nel solo 2018 sono state utilizzate da oltre 2,5 milioni di persone” conclude il direttore generale.