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Il welfare criminale nel turismo vale 2,2 miliardi di euro

In Italia, il giro d’affari della criminalità organizzata attiva nel settore turistico è pari a 2,2 miliardi di euro. Un’attività sempre più pervasiva di controllo del territorio, che metterebbe a rischio 4.450 imprese attive nel comparto, ulteriormente indebolite dalla crisi di liquidità causata dall’emergenza pandemica. Al contrario del welfare criminale, che dispone di ingenti risorse finanziarie pronte alle operazioni di riciclaggio. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Demoskopika, che ha stimato l’attività di welfare criminale delle mafie sul comparto turistico, elaborando i dati di Unioncamere, Direzione Investigativa Antimafia, Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Istat, Cerved e Transcrime.

La crisi del turismo fa gola alle mafie

“Oltre il 13% delle imprese del comparto turistico è a rischio default a causa del Covid – dichiara il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio – e potrebbe subire le strategie aggressive di infiltrazione economica della criminalità organizzata. La prolungata emergenza, causata dalla pandemia, ha generato una preoccupante crisi di liquidità rendendo le imprese ancora più vulnerabili all’ingresso nel capitale sociale di ingenti quantità di denaro dei sodalizi criminali – aggiunge Rio -. In questa direzione le mafie provano a piegare gli imprenditori con allettanti strumenti di welfare criminale, capaci di garantire la sopravvivenza aziendale, la copertura dei lievitati livelli di indebitamento, una maggiore solidità finanziaria con il loro ingresso nelle compagini societarie, fino all’acquisizione totale della realtà imprenditoriale”.

Il livello di infiltrazione criminale per regione

Sono sei i sistemi turistici regionali a presentare i rischi più elevati di infiltrazione criminale nel tessuto economico: Campania, Sicilia, Lazio, Calabria, Lombardia e Puglia. A pesare sul primato negativo della Campania, i 101 alberghi e ristoranti confiscati, pari al 23,5% sul totale delle strutture turistiche confiscate dalle autorità competenti, e le oltre 11 mila operazioni finanziarie sospette direttamente imputabili alla criminalità organizzata. A completare l’area caratterizzata da un livello “alto” di infiltrazione economica nel comparto turistico, si collocano Lazio, Sicilia, Calabria, Lombardia e Puglia. Osservando il livello territoriale emerge inoltre che nelle realtà del Mezzogiorno si concentrerebbe il 38% degli introiti criminali.

Alla ‘Ndrangheta il primato degli introiti criminali

L’analisi per sodalizio criminale evidenzia il primato della ‘Ndrangheta, con un giro d’affari di 810 milioni di euro, pari al 37% degli introiti complessivi, seguita dalla Camorra (730 milioni, 33%), Mafia (440 milioni, (20%) e criminalità organizzata pugliese e lucana (220 milioni, (10%). Di fatto, nei primi sei mesi del 2020 sono state 44.884 le operazioni finanziarie sospette localizzate nelle regioni, direttamente imputabili alla criminalità organizzata, con una crescita del +242,9% rispetto allo stesso periodo del 2019, quando erano state segnalate complessivamente 13.090 operazioni. In valore assoluto, è la Campania a essere la prima regione di localizzazione dell’operatività sospetta, con un’incidenza del 24,8% sul totale del flusso ricevuto, pari a ben 11.152 operazioni finanziarie sospette direttamente attinenti alla criminalità mafiosa. Seguono Lombardia (5.847) e Lazio (5.524), con un’incidenza pari rispettivamente al 13% e al 12,3%.

Le aziende che innovano aumentano i ricavi più delle altre

Con la pandemia e l’accelerazione digitale le aziende condensano un decennio di trasformazione tecnologica nello spazio di uno o due anni. E quelle che innovano aumentano i ricavi cinque volte più rapidamente rispetto alle aziende che non lo fanno, perché reinventano sé stesse e utilizzano le innovazioni tecnologiche per plasmare il mercato. È quanto emerge dal rapporto Technology Vision 2021 di Accenture, dal titolo Leaders wanted: Masters of Change at the Moment of Truth.

“In risposta alla pandemia, le aziende grandi e piccole hanno inaugurato una nuova era di rapida trasformazione – commenta Fabio Benasso, presidente e ad di Accenture Italia -. L’Italia è un Paese maturo, e in quanto tale, ha bisogno di investire in competenze che garantiscano una crescita sostenibile e strategica. La difesa dello status quo non paga – aggiunge Benasso -. Pur mantenendo la propria identità, le organizzazioni italiane devono reinterpretarsi, aprendosi agli ecosistemi e velocizzando i processi di innovazione”, riporta Ansa.

Strategie aziendali e tecnologiche diventano inseparabili e indistinguibili

Il 92% dei manager intervistati dall’indagine dichiara come la propria azienda stia innovando con l’intenzione di agire entro questo anno, e il 91% di loro concorda sul fatto che per conquistare il mercato di domani è necessario definirlo con chiarezza ora. La Technology Vision 2021 identifica quindi cinque tendenze chiave con cui le aziende dovranno confrontarsi nei prossimi tre anni. La prima è denominata Stack Strategically: Architecting a Better Future. Dove nascono nuovi scenari in cui ricostruire l’architettura IT è necessario pensare alla tecnologia in modo diverso, rendendo indistinguibili le strategie aziendali e tecnologiche. Tanto che secondo l’83% dei dirigenti le strategie aziendali e tecnologiche dell’impresa stanno diventando inseparabili e indistinguibili.

Gemelli digitali e democratizzazione tecnologica

Secondo il 65% degli intervistati nei prossimi tre anni vi sarà un aumento degli investimenti in gemelli digitali intelligenti. La seconda direttrice (Mirrored World: The Power of Massive, Intelligent, Digital Twins), è quella di utilizzare gemelli digitali per creare modelli di intere fabbriche. L’88% dei dirigenti ritiene inoltre che la democratizzazione della tecnologia (Technologist: The Democratization of Technology) stia diventando fondamentale per la capacità di stimolare l’innovazione, a tutti i livelli aziendali e produttivi.

Ricreare l’ambiente di lavoro ovunque

Durante l’emergenza sanitaria il 47% delle organizzazioni ha investito in strumenti di collaborazione digitale, e il 48% in strumenti e tecnologie cloud-enabled per sostenere la forza lavoro da remoto. Il 90% dei dirigenti afferma poi che i multiparty system consentiranno di dare vita a ecosistemi di collaborazione più resilienti e adattabili. Se replicare l’ambiente di lavoro ovunque e reinventare la propria attività (Anywhere, Everywhere: Bring Your Own Environment) è la quarta direttrice del cambiamento, gli ecosistemi di organizzazioni interoperabili sono la quinta direttrice (From Me to We: A Multiparty System’s Path Through Chaos), e aiuteranno le aziende a creare nuovi modi per accedere al mercato e stabilire nuovi standard ecosistemici per i loro settori.

Universo welfare, la terza edizione dell’Adapt-UBI Welfare Index

Nella terza edizione del rapporto curato da Adapt e UBI Banca l’indice di welfare aziendale, denominato Adapt-UBI Welfare Index, si conferma un utile strumento per misurare in modo sintetico le iniziative di welfare regolate dalla contrattazione collettiva. Basato sulla banca dati di fareContrattazione di Adapt, che contiene, oltre a tutti i principali contratti collettivi nazionali, più di 4.000 tra contratti aziendali e territoriali, il rapporto rafforza il lavoro di analisi e mappatura del vasto universo della contrattazione collettiva nazionale, territoriale e aziendale. Questo, secondo una prospettiva metodologica di relazioni industriali che consente di ricondurre a sistema una pluralità di frammenti di welfare, che se visti in modo isolato, offrirebbero una lettura parziale del fenomeno.

Dimensione aziendale, di territorio e settore produttivo

L’Adapt-UBI Welfare Index “consente a imprese, operatori, attori del sistema di relazioni industriali di misurare concretamente e in modo attendibile la vicinanza o lontananza dal concetto di welfare aziendale di un determinato mix di misure che appartengono a un piano di welfare – si legge nel testo -. L’Index può pertanto rappresentare uno strumento progettuale e operativo utile alla messa a punto, alla successiva implementazione e al controllo periodico di piani e percorsi di welfare aziendale tanto in una dimensione aziendale quanto di territorio o di settore produttivo”. In questa edizione è proseguito il lavoro di analisi sul welfare aziendale/occupazionale del settore metalmeccanico, a cui si è aggiunto un approfondimento sulle misure sviluppate nel settore chimico.

Le clausole di welfarizzazione del premio di produttività

Le riflessioni avanzate nei precedenti rapporti sulle trasformazioni del lavoro e dell’impresa hanno puntato l’attenzione verso quanto avviene fuori dalla fabbrica, ovvero all’interno delle dinamiche di costruzione dei nuovi ecosistemi territoriali del lavoro e del valore. L’indagine condotta sulla contrattazione nei settori della meccanica e della chimica (36 contratti) evidenzia una diffusione del welfare aziendale nel 38,8% delle imprese del campione. Emerge inoltre come il welfare aziendale si sviluppi in buona parte in connessione alla possibilità di welfarizzare il premio di risultato: le clausole di welfarizzazione del premio di produttività sono presenti nel 33% di casi osservati. Chiude la parte tecnica di supporto analitico al Rapporto una rassegna ragionata della vasta letteratura di riferimento, utile, anche in termini definitori e concettuali, a tracciare gli esatti perimetri del fenomeno del welfare aziendale/occupazionale e fornirne una prima rappresentazione attendibile, riporta Italpress.

Migliore integrazione tra misure nazionali e aziendali

Il documento approfondisce l’impatto delle previsioni di welfare aziendale introdotte dal CCNL Federmeccanica e Assistal nel 2016 sul comparto industriale dei metalmeccanici. Queste disposizioni hanno fatto da apripista per l’introduzione del welfare aziendale a livello di CCNL in altri sistemi di relazioni industriali del settore. Ciò ha imposto una necessaria integrazione e armonizzazione all’interno delle aziende che già erogavano misure di welfare. Progressivamente, anche grazie al crescente utilizzo di piattaforme, oggi è riscontrabile una migliore integrazione tra misure nazionali e aziendali, con quote crescenti come “crediti welfare”.

Black Friday, vendite in leggero calo per il Tech

Dalla fine del lockdown di marzo 2020 il mercato italiano della Tecnologia di consumo ha registrato trend positivi per molto mesi e, come già successo lo scorso anno, il forte anticipo delle promozioni ha condizionato le vendite del settore nella settimana del Black Friday. Rispetto allo scorso anno, però, dal 23 al 29 novembre il mercato del Tech ha registrato un risultato a valore leggermente negativo. Rispetto al 2019, le rilevazioni effettuate da GfK sul Panel Weekly mostrano infatti un trend pari al -2,9% a valore per le categorie più importanti, tra cui TV, PC, Smartphone, Tablet, Frigoriferi, Lavatrici, Aspirapolvere e Stampanti. Per questo perimetro di prodotti, è stato generato un controvalore pari a 464 milioni di euro, anche se il risultato del Black Friday 2020 va analizzato considerando le buone performance delle settimane precedenti.

Il trend delle settimane precedenti è positivo

Con l’anticipo delle promozioni le settimane precedenti il Black Friday 2020 hanno fatto registrare infatti crescite record. Mai come quest’anno molti retailer ed e-tailer hanno giocato d’anticipo, e le promozioni sono cominciate fin dall’inizio di novembre. Questo ha portato a un trend positivo nelle giornate antecedenti il Venerdì Nero. La settimana dal 16 al 22 novembre è cresciuta del +33,3% su base annua, la settimana dal 9 al 15 novembre è cresciuta del +28,5% e quella ancora precedente, dal 2 all’8 novembre, ha fatto registrare un +30,6%. Inoltre, rispetto al valore della settimana media riferita all’ultimo anno, la settimana del Black Friday 2020 ha comunque fatto registrare un incremento delle vendite del +142%.

Rasoi, dispositivi per l’igiene orale e core wearables i più venduti

Nella settimana del Black Friday 2020 i prodotti che hanno mostrato le crescite più importanti rispetto alla settimana precedente (Week 47) sono stati i Rasoi (+127%), i dispositivi per l’Igiene Orale (+118%) e i Core Wearables (+98%). Si conferma quindi un trend già emerso nei mesi scorsi: la crescita significativa delle vendite di tutti i dispositivi elettronici che aiutano le persone a gestire la salute, la bellezza e la cura della persona in casa. Sarà importante quindi continuare a monitorare la crescita dei prodotti tecnologici. Alla luce di alcuni fenomeni di shortage di prodotto che si stanno già verificando, soprattutto sui settori connessi allo smartworking e alla didattica a distanza, la crescita potrebbe quindi protrarsi anche a dicembre per gli acquisti di Natale.

Il peso dell’online è del 34,4% a valore

Le limitazioni alla circolazione delle persone in alcune aree del Paese e l’approccio sempre più omnichannel hanno abbracciato dagli italiani dall’inizio dell’emergenza Covid-19 hanno sicuramente contribuito alla crescita del canale online, che durante la settimana del Black Friday, è arrivato a pesare il 34,4% a valore di tutte le vendite di prodotti Tech. I comparti che hanno visto crescere di più la quota dell’online rispetto allo scorso anno sono stati il Piccolo Elettrodomestico, con un peso dell’online passato dal 42% al 55%, e le Telecomunicazioni, passato dal 20% al 34%.

Shopping tourism, in Italia 2 milioni di turisti all’anno

Sono circa 2 milioni i visitatori che ogni anno scelgono l’Italia per un viaggio all’insegna dello shopping tourism. Un dato che evidenzia l’esistenza di un segmento significativo di domanda turistica per la quale è lo shopping la motivazione principale della vacanza. E che risulta ancor più rilevante considerando che tale stima non comprende gli “escursionisti”, ovvero coloro che non pernottano, e quelli, assai più numerosi, per i quali lo shopping, pur non essendo l’unico scopo del viaggio, svolgono comunque tale attività durante la vacanza. I dati, elaborati da Risposte Turismo, società di ricerca e consulenza per la macroindustria turistica, sono stati ottenuti attraverso l’applicazione di coefficienti percentuali differenti in ragione della tipologia di destinazione.

Un fenomeno generato dalla collaborazione tra mondo retail e turismo

“Lo shopping tourism continua a sorprendere per numero di iniziative internazionali lanciate da Paesi o da singole amministrazioni locali, e per investimenti attivati da multinazionali o aziende impegnate in singoli mercati nazionali”, dichiara Francesco di Cesare, Presidente Risposte Turismo.

Si tratta di un fenomeno generato dalla collaborazione tra il mondo retail e quello del turismo. Inizialmente spinto dal comportamento della domanda, ovvero i turisti, oggi lo shopping tourism viene sempre più sostenuto, progettato e realizzato dall’offerta, ovvero le aziende, i professionisti, e le rappresentanze pubbliche.

“Colmare il gap ed essere una destinazione d’eccellenza”

“In questo scenario l’Italia insegue altri contesti nazionali decisamente più avanti nel percorso – continua di Cesare – ma presenta tutte le condizioni per poter colmare il gap ed essere presto una destinazione d’eccellenza per il turismo dello shopping”.

A fare il punto sul fenomeno in Italia è la terza edizione di Shopping Tourism – il forum italiano, l’appuntamento dedicato allo shopping tourism ideato e organizzato da Risposte Turismo. Il forum, a cui partecipano oltre 200 operatori del turismo e del retail, quest’anno è focalizzato su temi quali il profilo dello shopping tourist italiano, il turismo del lusso, i metodi di pagamento digitali e il binomio shopping ed enogastronomia.

Dai brand della moda all’enogastronomia fino alle strutture ricettive

L’evento è dedicato a tutti gli interessati dal fenomeno, dalle realtà che gestiscono i luoghi dello shopping (outlet village, department store, mall, botteghe storiche, vie dello shopping) a quelle che organizzano iniziative a esso dedicate (festival, concorsi, fashion night) fino ai brand della moda e i produttori e distributori enogastronomici. Ma anche alle attività artigiane, i laboratori e musei di impresa, i tour operator e le aziende turistico-ricettive, le associazioni di categoria, le amministrazioni pubbliche e gli enti di promozione turistica. Senza dimenticare le nuove figure professionali coinvolte nello shopping tourism, come i personal shopper, o i tourism manager attivi all’interno dei centri commerciali.

L’estate porta lavoro a Milano, Monza Brianza e Lodi

Turismo e lavoro, un’abbinata che paga, specie in estate, sul fronte dell’occupazione. E l’area di Milano, Monza e Brianza e Lodi non fa eccezione: il livello occupazionale sale di diverse migliaia di unità. A Milano sono previste 10 mila entrate nel turismo, a Monza 1.300 e a Lodi 320 nei mesi di giugno, luglio e agosto. A decretarlo è una recente elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Sistema Informativo Excelsior realizzato da Unioncamere in collaborazione con ANPAL.

La mappa dei lavori estivi

Sono circa 10 mila i lavoratori previsti in entrata dalle imprese del territorio di Milano, circa 1.300 a Monza, 320 a Lodi tra alloggio, ristorazione e servizi turistici nei mesi estivi. Per un totale di 11.600 lavoratori nel turismo dei tre territori per il periodo estivo su 109.600 entrate in tutti i settori nei tre territori. Pesano circa un terzo delle entrate previste nel settore turismo nello stesso periodo in Lombardia (circa 30 mila). Contano per Milano l’11% di tutte le entrate previste tra giugno ed agosto, per Monza il 10% e per Lodi il 12%. Sono giugno e luglio i mesi di picco con circa 4 mila entrate previste a Milano, circa 500 in Brianza e oltre 100 a Lodi, su oltre 10 mila in Lombardia, mentre ad agosto, mese tradizionale di ferie per molte attività, il numero scende a circa 2 mila a Milano, 280 a Monza, 60 a Lodi e 5 mila in regione.

Le figure ricercate a Milano…

Complessivamente, nei mesi compresi tra giugno e agosto, sono circa 94 mila le entrate previste dalle imprese milanesi in tutti i settori di attività tra personale dipendente, lavoro somministrato e collaboratori. Il 56% è previsto nei servizi alle imprese e alla persona, vengono poi l’industria (19%), il commercio (14%), i servizi turistici (11%).

…e a Monza Brianza e Lodi

A Monza Brianza, nei mesi compresi tra giugno e agosto, sono circa 13 mila le entrate previste dalle imprese brianzole in tutti i settori di attività tra personale dipendente, lavoro somministrato e collaboratori. Il 38% è previsto nei servizi alle imprese e alla persona, vengono poi l’industria (31%), il commercio (21%), i servizi turistici (10%).  A lodi, sempre per il trimestre estivo, sono circa 3 mila le entrate previste dalle imprese lodigiane in tutti i settori di attività tra personale dipendente, lavoro somministrato e collaboratori. Il 42% è previsto nei servizi alle imprese e alla persona, vengono poi l’industria (32%), il commercio (14%), i servizi turistici (12%).

Carpooling e Pmi, 440mila tonnellate di CO2 in meno ogni anno

In un’ottica di sostenibilità ambientale, con particolare riferimento all’aria che tutti noi respiriamo, il carpooling, ovvero la condivisione dell’auto, potrebbe essere una strada percorribile. Già, perché non bisogna essere degli scienziati per comprendere che meno auto in circolazione significano molta meno CO2 emessa, oltre che un netto risparmio su mezzi e carburante. Sono oltre 440mila le tonnellate di CO2 che potrebbero essere non emesse in Italia se anche solo il 10% dei 5 milioni di dipendenti delle 760mila Pmi del Paese facessero carpooling in modo sistematico e condividessero la tratta casa-lavoro. Una cifra che corrisponde alla CO2 che, se emessa, richiederebbe di essere neutralizzata da un bosco di 22 milioni di alberi.

I dati diffusi in occasione dell’Earth Day

I dati sono stati resi noti il 22 aprile scorso, in occasione dell’Earth Day, e sono il frutto delle rilevazioni di  Jojob, servizio che offre alle aziende uno strumento di welfare aziendale dal punto di vista della mobilità, incentivando l’uso dei trasporti condivisi e a basso impatto ambientale. In base ai dati raccolti,  si stima che se anche una piccola parte dei dipendenti delle Pmi Italiane facesse quotidianamente carpooling, considerando un equipaggio medio di 2,33 persone, si risparmierebbero più di 3 miliardi di Km e si toglierebbero dalle strade circa 285.407 automobili. Sempre in base alle stime di  Jojob, in questo modo non solo si andrebbe a diminuire il traffico sulle strade cittadine e suburbane, ma anche l’ansia per la ricerca del parcheggio: in particolare, si calcola che la superficie di parcheggi liberata sarebbe pari a 3,5 milioni di metri quadri, pari a 13.721 campi da tennis. i litri di carburante risparmiati toccherebbero i 226 milioni (circa 1,4 milioni di barili) mentre a livello economico la condivisione dell’auto tra colleghi porterebbe un risparmio economico totale per i dipendenti di 678 milioni di euro, quattro volte il costo di costruzione dell’autostrada A1 Milano-Napoli.

Bene all’ambiente e bene alle tasche delle aziende

“In occasione dell’Earth Day è importante sottolineare come la scelta del carpooling contribuirebbe ad abbattere le emissioni di CO2 in Italia, facendo del bene alle tasche dei dipendenti e sviluppando la cultura della condivisione. Il servizio di carpooling è rivolto in particolare alle aziende che ragionano in un’ottica di welfare aziendale e di miglioramento di Csr: creando una rete di dipendenti, invogliati e facilitati alla condivisione dell’auto, da una parte si diffonde la mobilità sostenibile e dall’altra si rafforza il rapporto tra i dipendenti, migliorandone l’affiatamento sul posto di lavoro” ha dichiarato Gerard Albertengo, CEO& founder di Jojob.”In generale, sono sempre di più le aziende che scelgono il carpooling aziendale come soluzione e opzione per i propri dipendenti: nel 2018 il numero è salito a oltre 2.000 (+15% rispetto al 2017) e oltre al servizio di carpooling aziendale – conclude Gerard Albertengo – queste realtà stanno introducendo anche gli incentivi per i dipendenti che certificano gli spostamenti a piedi, in bici o con la navetta”.

Il nuovo indice Istat usa Twitter

L’Istat sperimenta un nuovo indice per analizzare il sentiment italiano sull’economia. La novità è che il nuovo Social Mood on Economy Index del’Istat usa Twitter. L’indice fornisce analisi derivate da campioni di tweet pubblici in lingua italiana catturati in rete, e i suoi risultati sono forniti in media da 50 mila cinguetti al giorno. Il nuovo indice rientra nella categoria di quelli ad alta frequenza basati su dati giornalieri, che attraverso un filtraggio abbastanza complesso, “sono in grado di restituire una determinata informazione relativa all’atteggiamento della popolazione coinvolta sul social media”, spiega Roberto Monducci, direttore del dipartimento produzione statistica dell’Istat, a Radio24.

Sfruttare i tweet per coinvolgere chiunque abbia un profilo attivo

L’indice mira all’utilizzo, per fini statistici, dei cosiddetti big data, riporta Agi, e fa parte di una batteria di indicatori sperimentali pubblicati dall’Istat sul sito. Non si tratta di statistiche ufficiali, ma di statistiche che, secondo Monducci, “hanno un buon potenziale, soprattutto in termini di utilizzatori, per illustrare aspetti che finora sono stati poco indagati”.

L’idea dell’Istat è quella di sfruttare i tweet per coinvolgere chiunque abbia un profilo attivo. I dati pubblici, resi anonimi, sono poi elaborati e pubblicati sul sito. Maggiore è il valore dell’indice, migliore è il sentiment. I punti corrispondenti ai principali picchi e alle principali valli dell’indice sono annotati ed evidenziati con un quadratino.

Come viene scelto il campione

Il filtraggio avviene sulla base consentita da Twitter, ovvero l’utilizzo dell’1% del volume dei tweet generati giornalmente. L’Istat applica poi un filtraggio di 60 parole volto a intercettare i messaggi più attinenti alla ricerca, concentrandosi su temi prettamente economici, come l’analisi dei trend, mercato del lavoro, disoccupazione, spread, scelte del governo, politiche pubbliche. Le conversazioni intercettate dal sistema sono in grado di trasmettere un segnale giornaliero continuo, ad alta frequenza, regolare e più immediato delle ricerche a carattere mensile o annuale. L’indice, inoltre, fornisce una riflessione sulla reattività del pubblico riguardo a eventi particolarmente importanti, come un dato impattante sulla disoccupazione, positivo o negativo, o l’uscita di un comunicato stampa.

Un algoritmo condiviso

Per estrapolare questa mole di informazioni si mettono in comune, con altri istituti di ricerca e con la comunità scientifica internazionale, gli algoritmi prescelti. Un network attivo e impegnato nel testare la capacità di questi dati, come nel caso di quelli presi da Twitter, è in grado di fare notizia attraverso informazioni affidabili. Anche perché ci si muove in un contesto diverso dalla statistica tradizionale e dalla solita stratificazione sociale rappresentativa

Fisco, al via l’operazione saldo e stralcio delle cartelle

L’Agenzia delle entrate-Riscossione ha pubblicato il modello per presentare la domanda di adesione al provvedimento contenuto nella legge di bilancio 2019. Si tratta dell’operazione “saldo e stralcio delle cartelle”, che consente alle persone in situazione di grave e comprovata difficoltà economica, di pagare i debiti fiscali e contributivi in forma ridotta, con una percentuale che varia dal 16 al 35% dell’importo dovuto già scontato delle sanzioni e degli interessi di mora. Il modello SA-ST deve essere presentato entro il 30 aprile 2019 ed è disponibile, oltre che sul sito dell’Agenzia, anche in tutti gli sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione.

Chi può beneficiare del provvedimento

La legge prevede che a versare in una situazione di grave e comprovata difficoltà economica siano le persone fisiche con Isee del nucleo familiare non superiore a 20 mila euro, oppure per le quali, alla data di presentazione della dichiarazione di adesione, risulti già aperta la procedura di liquidazione prevista dalla cosiddetta legge sul sovraindebitamento. Il modello SA-ST è riservato a chi ha debiti affidati all’agente della riscossione tra il 1 gennaio 2000 e il 31 dicembre 2017 derivanti esclusivamente da omesso versamento di imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali e dalle attività, oppure omesso versamento di contributi dovuti dagli iscritti alle casse previdenziali professionali o alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi dell’Inps.

La percentuale varia in base alla situazione economica

Rientrano nell’agevolazione, riporta Askanews, anche i contribuenti che, nel rispetto dei requisiti in termini di Isee e per le sole tipologie di debiti previste dalla legge, hanno aderito alle precedenti rottamazioni delle cartelle e non hanno perfezionato integralmente e tempestivamente i pagamenti delle somme dovute. Sarà possibile estinguere i debiti riportati nelle cartelle pagando una percentuale che varia in base alla situazione economica. In particolare, il 16% dell’importo per Isee non superiore a 8.500 euro, il 20% con Isee da 8.500 fino a 12.500 euro e il 35% se il contribuente ha un Isee compreso tra 12.500 e 20 mila euro. Nel caso di persone fisiche per le quali risulta aperta la procedura di liquidazione prevista dalla legge sul sovraindebitamento, la percentuale per il pagamento è pari al 10% delle somme dovute a titolo di capitale e interessi.

Per chi resta fuori scatta la rottamazione-ter

Il modello SA-ST deve essere presentato entro il 30 aprile 2019 tramite posta elettronica certificata (PEC), oppure consegnato agli sportelli dell’Agenzia. In assenza dei requisiti, la presentazione della domanda sarà considerata in automatico come richiesta di accesso alla definizione agevolata prevista dall’art. 3 del DL n. 119/2018, la cosiddetta rottamazione-ter. Entro il 31 ottobre 2019 Agenzia delle entrate-Riscossione comunicherà al contribuente l’ammontare delle somme dovute e le scadenze delle singole rate per il saldo e stralcio. Oppure, in mancanza dei requisiti, gli importi dovuti calcolati secondo la rottamazione-ter, con le relative scadenze di pagamento.

Mercato immobiliare, espansione ininterrotta dal 2014

Da luglio a settembre 2018 in Italia sono state acquistate 130.609 case, un numero in crescita del 6,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il mercato immobiliare anche nel III trimestre dell’anno prosegue quindi nella sua fase ininterrotta di espansione iniziata nel 2014, con un recupero che ha quasi del tutto riassorbito le pesanti perdite registrate nel 2012.

Pertanto, risultano in rialzo anche gli scambi dei depositi pertinenziali, come cantine e soffitte, che consolidano una percentuale di crescita del 9,2%, e di box e posti auto (+5,3%). Stabile invece il mercato dei negozi (+0,8%), mentre in deciso calo quello degli uffici (-20,8%), e degli immobili del settore produttivo (-6,5%).

Crescita più marcata nei comuni minori e nelle aree del Nord Est

Si tratta dei dati principali emersi dalle statistiche trimestrali pubblicate nel report dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate. Il report analizza il trend del real estate basandosi sulle note di trascrizione degli atti di compravendita, registrati presso gli uffici di pubblicità immobiliare dell’Agenzia, incrociati con le informazioni presenti negli archivi del Catasto.

E secondo il report dell’Agenzia la crescita risulta più marcata nei comuni minori e nelle aree del Nord Est, mentre fra le grandi città, riporta askanews, l’unica con tasso negativo è Milano (-2,4%), che interrompe la serie di rialzi iniziata nel 2013.

A Roma il maggior volume di compravendite, ma Bologna cresce di più

Se il capoluogo lombardo è l’unica con un segno meno, le altre città italiane da sud a nord sono tutte positive. Da Palermo (+8,5%) a Torino (+4,5%), e da Napoli (+3,6%), Firenze e Genova (+7,2%) il mercato della compravendita di abitazioni ovunque è in rialzo. E se Roma è la città con il maggior volume di transazioni (7.151 scambi, in crescita del 3,4% rispetto allo stesso trimestre del 2017), è Bologna quella che mostra il rialzo più importante. Con 1.415 compravendite incrementa infatti il suo mercato del 23,7%. Il settore terziario-commerciale torna invece a registrare un dato in flessione, seppur lieve. Si tratta del primo calo dopo tredici trimestri di crescita ininterrotta.

Controtendenza per uffici e studi privati: -20,8%

Il comparto commerciale, costituito prevalentemente da uffici, istituti di credito, negozi, edifici commerciali, depositi e autorimesse, nel periodo considerato in generale ha realizzato 21.368 scambi, registrando un calo dello 0,3%. A pesare di più è stata la decisa diminuzione di compravendite di uffici e studi privati, che scendono a -20,8% fermandosi a quota 2.047.

Negozi e laboratori crescono invece “solo” dello 0,8%, registrando 6.389 transazioni. Meglio per depositi commerciali e autorimesse, che incrementano le compravendite del 2,9%, con 11.753 scambi. Ma dopo dodici trimestri consecutivi con il segno più anche il settore produttivo torna in negativo. Con poco più 2.700 transazioni il mercato di capannoni e industrie perde il 6,5% di scambi. Dopo la flessione registrata lo scorso trimestre  torna invece a crescere il settore produttivo-agricolo, attestandosi a un +3% di transazioni