Archivi autore: Gianluca Pirovano

Pmi italiane, le più tartassate d’Europa per le bollette

Le piccole e le medie imprese italiane sono le più tartassate d’Europa, almeno per quanto concerne i conti da pagare in fatto di energia. Proprio così: per le nostre Pmi le bollette di luce e gas sono le più pesanti del Vecchio Continente. Lo rivela la Cgia, che ha recentemente diffuso i dati relativi ai consumi energetici, anche in ambito domestico.

Quanto spende una famiglia italiana?

Per quanto riguarda il prezzo dell’energia elettrica per una famiglia con un consumo domestico medio annuo compreso tra 2.500 e 5.000 KWH, ad esempio, il nostro Paese si colloca al quinto posto con un rincaro rispetto al dato medio dei Paesi dell’area euro pari all’1,4%. Non va purtroppo meglio per il gas: il costo medio che viene caricato sulle spalle di una famiglia italiana con un consumo domestico compreso tra 20 e 200 GJ (Giga Joule – unità di misura dell’energia) è il secondo tra i 19 Paesi che utilizzano la moneta unica. Questo dato significa che, nella media di tutti i Paesi dell’area euro, noi italiani dobbiamo sborsare un consistente 8,2% in più. Ma per le imprese, specie quelle medio-piccole, la situazione è decisamente più complicata e, soprattutto, costosa.

I conti in tasca alle piccole e medie imprese

L’analisi della Cgia mette in luce che le bollette che le imprese italiane devono accollarsi sono in assoluto le più care. Rispetto alla media dei 19 Paesi che utilizzano la moneta unica, il costo medio dell’energia elettrica praticata alle attività produttive di casa nostra è superiore del 29,6%. Per quanto concerne il gas, le nostre Pmi, invece, lo pagano il 18,5% in più rispetto la media dei Paesi analizzati.

Nel nostro Paese però ci sono stati dei cali

Anche se il gas rappresenta una voce di spesa importante rispetto agli altri Paesi Ue, nel corso del 2019 ci sono stati dei cali nelle tariffe. In base ai dati diffusi dalla Cgia, le tariffe in Italia hanno infatti continuato ad aumentare e le uniche in controtendenza sono state il gas (-0,9%) e i servizi telefonici (-6,1%). Queste voci, assieme alle corse dei taxi (+0,5%) e ai pedaggi sono le sole tariffe ad essere rimaste al di sotto dell’inflazione che, l’anno scorso, è salita dello 0,6%. Tra le voci che hanno messo a segno i rincari più significativi ci sono invece i trasporti urbani (+2,6%), i servizi postali (+3,4%), l’energia elettrica (+5%), i trasporti ferroviari (+7%) e la fornitura dell’acqua (+2%).

Il lavoro dei sogni per la Generazione Z? Lo stesso dei loro predecessori

Cambiare tutto per non cambiare niente: mutuata dal celebre romanzo Il Gattopardo, questa definizione potrebbe adattarsi perfettamente ai sogni – almeno quelli lavorativi – dei ragazzi della cosiddetta Generazione Z. Già, perché i nativi digitali – le persone nate in pieno boom tecnologico – aspirano alle stesse professioni di chi li ha preceduti. Gli enormi cambiamenti nel mondo del lavoro negli ultimi due decenni hanno avuto un impatto limitato sulle aspettative di carriera degli adolescenti, che sono diventate più concentrate in meno occupazioni, secondo un nuovo rapporto dell’OCSE.

Le “solite” 10 professioni

In base alle cifre emerse dall’ultimo sondaggio Pisa – i test a cui partecipano 80 paesi del mondo e che in Italia vengono somministrati agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado –  si scopre che il 47% dei ragazzi e il 53% delle ragazze intervistati in 41 paesi si aspettano di svolgere uno dei soli 10 lavori popolari entro i 30 anni. Le percentuali scaturite dall’indagine (che ha coinvolto dei quindicenni) rivelano un restringimento delle aspettative, dato che queste quote sono aumentate di otto punti percentuali per i ragazzi e di quattro punti percentuali per le ragazze rispetto all’analoga rilevazione del 2000. Il rapporto afferma che il restringimento delle scelte di lavoro è guidato dai giovani provenienti da contesti più svantaggiati e da coloro che sono risultati più deboli nei test Pisa in lettura, matematica e scienze.

Medici, insegnanti, ingegneri, poliziotti…

Nulla è cambiato nel corso dei tempi. Le “classiche” occupazioni del secolo scorso (ma anche di quello precedente) come medici, insegnanti, veterinari, dirigenti d’azienda, ingegneri e agenti di polizia, sono sempre le più desiderate e ambite dai giovani. Si tratta di professioni che, evidentemente, non hanno subito la perdita di fascino causata dal passare degli anni e hanno retto all’avvento dei social media e all’accelerazione delle tecnologie come l’intelligenza artificiale sul posto di lavoro.

I ragazzi non conoscono i “nuovi” lavori Tuttavia questa continuità con il passato, anche per ciò che concerne il lavoro desiderato, potrebbe non essere positiva. Il direttore dell’istruzione dell’OCSE Andreas Schleicher, riporta Italpress, ha dichiarato: “È preoccupante che i più giovani scelgano il lavoro da sogno da un piccolo elenco delle professioni più popolari e tradizionali, come insegnanti, avvocati o dirigenti d’azienda. I sondaggi mostrano che troppi adolescenti stanno ignorando nuovi tipi di lavori che stanno emergendo, in particolare con la della digitalizzazione”. Nei Paesi più evoluti, però, questo andamento è diverso: in Germania e Svizzera, ad esempio, meno di quattro giovani su dieci esprimono interesse per i soliti 10 posti di lavoro. In Indonesia, invece, il 52% delle ragazze e il 42% dei ragazzi sognano una delle sole tre carriere: imprenditori, insegnanti e, tra ragazze, medici o, tra ragazzi, forze armate. Gli adolescenti tedeschi mostrano una gamma molto più ampia di interessi professionali, che riflettono meglio i modelli attuali della domanda del mercato del lavoro.

Come sarà il 2020? Previsioni, aspettative e speranze dei cittadini del mondo

Il nuovo anno è iniziato, e Gallup International ha pubblicato i risultati della 43a edizione del Sondaggio Mondiale di Fine Anno su previsioni, aspettative e speranze dei cittadini di 46 paesi di tutto il mondo. Come sarà quindi il 2020 per i cittadini del nostro Pianeta? Secondo Gallup, di cui BVA-Doxa è partner per l’Italia, per il 37% della popolazione mondiale il 2020 sarà migliore, mentre 1 cittadino su 4 è pessimista. In particolare, le popolazioni del Medio Oriente sono prevalentemente pessimiste (52%), ma l’Europa occidentale è l’area più pessimista dopo quest’area. Inoltre, i Paesi non appartenenti all’Unione Europea sono 2 volte più ottimisti dei Paesi europei occidentali, e in India e nei Paesi dell’Asia Occidentale (Afghanistan, Azerbaijan, Kazakhstan, Pakistan, Turchia) prevalgono previsioni ottimistiche. Anche se gli Americani sono significativamente più fiduciosi dei Russi.

Nigeria, Perù e Albania i più ottimisti, Libano, il più pessimista

A livello di singoli Paesi, i più ottimisti sono Nigeria (73%), Perù e Albania (70%), Kazakhstan (67%) e Armenia (62%). Tra i i paesi pessimisti invece, al primo posto c’è il Libano (76%), seguito da Hong Kong (68%), Giordania (60%) e Italia (59%). In ogni caso, i dati su previsioni e aspettative appaiono fortemente correlati all’età e al livello d’istruzione. Gli intervistati d’età inferiore ai 35 anni e con titoli di studio più elevati risultano significativamente più ottimisti, mentre la religione sembra non essere un fattore discriminante. Con un’eccezione, gli induisti, di gran lunga più ottimisti.

La Colombia è il Paese più felice, la Giordania il più infelice

Per quanto riguarda le percezioni relative alla felicità personale, nella Top Five dei Paesi più felici secondo il Global Happiness Indexdi Gallup, al primo posto si piazza la Colombia, dove i felici superano gli infelici di 88 punti. Al secondo l’Indonesia (86), seguita dall’Ecuador (85), il Kazakhstan (83), la Nigeria e le Filippine (78). I Paesi meno felici sono invece la Giordania, dove gli infelici superano i felici di 38 punti, il Libano (-15), la Siria (-7), Hong Kong e Iraq, con un saldo però positivo di +5 punti.

Italia al 31° posto del Global Happiness Index

E l’Italia? Il nostro Paese si trova circa a due terzi della classifica, al 31° posto, con 42 punti. Risultato del 48% di felici (ma solo 2% molto felici e 46% abbastanza), e 6% di infelici. E una porzione piuttosto ampia (45%) di nostri concittadini si schiera al centro della scala, dichiarandosi né felici né infelici.

Giovani e giovanissimi sono però molto più felici della propria vita rispetto agli individui di età più avanzata. In particolare, tra i 15 e i 17 anni i felici sono 3 su 4 (76%), tra i 18-34 anni 2 su 3 (65%), e 6 su 10 (59%) nella fascia 35-44.

La porzione dei felici si attesta poi al 45% tra i 45 e i 64 anni, per scendere (29%) nella fascia over 64.

Dati biometrici, il 37% dei sistemi violati

I dati biometrici vengono utilizzati sempre più frequentemente come metodo di autenticazione, in alternativa ai metodi tradizionali come quelli basati su login e password. L’autenticazione basata sulla biometria, ovvero su impronte digitali, geometria della mano, viso, voce e iride, viene utilizzata per accedere a uffici governativi e commerciali, sistemi di automazione industriale, laptop aziendali e personali, e smartphone. Anche i sistemi di autenticazione biometrica però hanno dimostrato di avere alcuni lati negativi, in particolare legati a questioni di sicurezza. E nel terzo trimestre del 2019 il 37% dei computer, tra server e workstation, utilizzati per raccogliere, elaborare e memorizzare dati biometrici ha subito almeno un tentativo di infezione da malware.

Un numero significativo di malware di tipo convenzionale

Si tratta dei risultati del report di Kaspersky ICS CERT Threats for biometric data processing and storage systems. Una ricerca condotta nei primi nove mesi del 2019 sulle minacce informatiche che hanno preso di mira i computer utilizzati per raccogliere, elaborare e memorizzare dati biometrici, su cui sono installati i prodotti Kaspersky. Nel complesso, si legge nella ricerca, sono stati bloccati un numero significativo di campioni di malware di tipo convenzionale, tra cui i moderni Trojan ad accesso remoto (5,4%), i malware utilizzati negli attacchi di phishing (5,1%), i ransomware (1,9%) e i banking Trojan (1,5%).

La minaccia arriva dal web

Dall’indagine è emerso inoltre che la principale fonte delle minacce rivolte ai sistemi di elaborazione dei dati biometrici è internet. Queste minacce sono state bloccate sul 14,4% di tutti i sistemi di elaborazione dei dati biometrici. La categoria in esame comprende le minacce bloccate su siti web malevoli e di phishing, nonché i servizi di posta elettronica basati sul web. Dopo internet un’altra fonte di minacce è riferita ai supporti rimovibili (8%), che risultano tra i più utilizzati per distribuire worm. In questo caso, dopo aver infettato un computer, i worm scaricano comunemente spyware, Trojan di accesso remoto e ransomware.

Il 6,1% degli attacchi bloccati nei client di posta elettronica

Al terzo posto con il 6,1% rientrano le minacce bloccate nei client di posta elettronica. Nella maggior parte dei casi si tratta di classiche e-mail di phishing (come messaggi falsi sulla consegna di beni e servizi, sul pagamento di fatture) che contengono link a siti web dannosi o allegati che contengono documenti aziendali con codice dannoso incorporato.

“Sebbene riteniamo che i nostri clienti siano cauti dobbiamo sottolineare che l’infezione causata dal malware che abbiamo rilevato – dichiara Kirill Kruglov, senior security expert, Kaspersky ICS CERT – potrebbe aver influito negativamente sull’integrità e la riservatezza dei sistemi di elaborazione biometrica. Questo vale in particolare per i database che contengono dati biometrici – aggiunge Kruglov – e che non sono dotati di alcun sistema di protezione”.

Shopping tourism, in Italia 2 milioni di turisti all’anno

Sono circa 2 milioni i visitatori che ogni anno scelgono l’Italia per un viaggio all’insegna dello shopping tourism. Un dato che evidenzia l’esistenza di un segmento significativo di domanda turistica per la quale è lo shopping la motivazione principale della vacanza. E che risulta ancor più rilevante considerando che tale stima non comprende gli “escursionisti”, ovvero coloro che non pernottano, e quelli, assai più numerosi, per i quali lo shopping, pur non essendo l’unico scopo del viaggio, svolgono comunque tale attività durante la vacanza. I dati, elaborati da Risposte Turismo, società di ricerca e consulenza per la macroindustria turistica, sono stati ottenuti attraverso l’applicazione di coefficienti percentuali differenti in ragione della tipologia di destinazione.

Un fenomeno generato dalla collaborazione tra mondo retail e turismo

“Lo shopping tourism continua a sorprendere per numero di iniziative internazionali lanciate da Paesi o da singole amministrazioni locali, e per investimenti attivati da multinazionali o aziende impegnate in singoli mercati nazionali”, dichiara Francesco di Cesare, Presidente Risposte Turismo.

Si tratta di un fenomeno generato dalla collaborazione tra il mondo retail e quello del turismo. Inizialmente spinto dal comportamento della domanda, ovvero i turisti, oggi lo shopping tourism viene sempre più sostenuto, progettato e realizzato dall’offerta, ovvero le aziende, i professionisti, e le rappresentanze pubbliche.

“Colmare il gap ed essere una destinazione d’eccellenza”

“In questo scenario l’Italia insegue altri contesti nazionali decisamente più avanti nel percorso – continua di Cesare – ma presenta tutte le condizioni per poter colmare il gap ed essere presto una destinazione d’eccellenza per il turismo dello shopping”.

A fare il punto sul fenomeno in Italia è la terza edizione di Shopping Tourism – il forum italiano, l’appuntamento dedicato allo shopping tourism ideato e organizzato da Risposte Turismo. Il forum, a cui partecipano oltre 200 operatori del turismo e del retail, quest’anno è focalizzato su temi quali il profilo dello shopping tourist italiano, il turismo del lusso, i metodi di pagamento digitali e il binomio shopping ed enogastronomia.

Dai brand della moda all’enogastronomia fino alle strutture ricettive

L’evento è dedicato a tutti gli interessati dal fenomeno, dalle realtà che gestiscono i luoghi dello shopping (outlet village, department store, mall, botteghe storiche, vie dello shopping) a quelle che organizzano iniziative a esso dedicate (festival, concorsi, fashion night) fino ai brand della moda e i produttori e distributori enogastronomici. Ma anche alle attività artigiane, i laboratori e musei di impresa, i tour operator e le aziende turistico-ricettive, le associazioni di categoria, le amministrazioni pubbliche e gli enti di promozione turistica. Senza dimenticare le nuove figure professionali coinvolte nello shopping tourism, come i personal shopper, o i tourism manager attivi all’interno dei centri commerciali.

Il meteo cambia l’umore, anche a tavola

Arriva la stagione invernale, si abbassano le temperature, e il caldo lascia il passo al freddo e alla pioggia. E oltre all’umore cambia anche il nostro modo di stare a tavola, ovvero, l’umore gastronomico degli italiani. Per quasi 8 italiani su 10, infatti, se piove la voglia di pizza sul divano e di nullafacenza rischia di prevalere sulle tavolate con gli amici. Lo rivela una ricerca di Deliveroo, il servizio di food delivery, condotta in collaborazione con Doxa, che messo in evidenza i cambiamenti di gusti e scelte in fatto di cibo in relazione al meteo.

Il freddo è il fenomeno metereologico che incide maggiormente sulla scelta di cosa mangiare

Cosa si preferisce mangiare, e quali sono i mood e le sensazioni più ricorrenti quando al bel tempo subentrano giornate più grigie e temperature più rigide? Secondo la ricerca di Deliveroo il 77% degli italiani dichiara che la scelta del cibo è influenzata dalle condizioni del tempo, e solo il 5% afferma il contrario. Ed è decisamente il freddo il fenomeno metereologico che incide maggiormente sulla scelta di cosa mangiare: lo sostiene il 30% degli intervistati, soprattutto tra le donne (33%), mentre il caldo e la pioggia sono “fattori di cambiamento” rispettivamente per il 25% e il 24% degli intervistati. Seguono, a distanza, il sole (10%), la neve (8%), e il vento (3%).

Quando piove, spaghetti al pomodoro e frutta colorata

Ma cosa si mangia quando fuori piove? Per tenere alto l’umore nonostante il clima piovoso la maggior parte degli italiani non rinuncia a spaghetti al pomodoro, pizza e frutta colorata. Non verrebbe in mente di mangiare questi cibi solo al 12% degli intervistati.  Per lo stesso motivo, i cibi che si ha meno voglia di mangiare sono il sushi (38%), il gelato (36%) e il pesce (17%), che a quanto pare mal si accompagnano alle grigie giornate di pioggia.

Una cena tra amici, una pizza sul divano o fare una torta?

Non è solo una questione di cibo, ma anche di come si preferisce gustarlo. In una giornata di pioggia e freddo quasi la metà degli italiani, il 40%, sogna la compagnia di amici e di una bella tavolata, ma quasi la stessa percentuale, il 38%, è diviso tra l’irresistibile impulso a consumare una pizza sul divano in dolce compagnia (37%), in particolare i ragazzi tra i 15 e 24 anni, e ricevere a casa il proprio piatto preferito senza dover fare niente. In questo caso le donne sono decisamente più degli uomini (uomini 15%, donne 22%), seguite dai millennials (25-34 anni, 24). Seguono coloro che vorrebbero ricreare l’illusione di essere ancora al mare (15%), e chi si dedica a fare una torta (8%).

Distribuzione automatica, crescono fatturato e macchine installate

Sono più di 6 mila in Italia le attività del settore legato alla distribuzione automatica. Tra sedi (3.620) e unità locali (2.676), dalle bevande ai gelati e dai prodotti parafarmaceutici ai gadget i distributori automatici crescono del 4,1% in un anno e del 17,7% in cinque. La crescita del comparto è dovuta soprattutto all’apertura di nuove unità locali, mentre le sedi di impresa restano stabili rispetto al 2018, e aumentano dell’1% dal 2014, passando da 3.588 a 3.620.

Secondo un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi sui dati del registro imprese al secondo trimestre 2019 la Lombardia è la prima regione italiana per numero di attività, con 877 tra sedi di impresa e unità locali (di cui 525 sedi,) e un peso del 13,9% sul fatturato totale nazionale..

Roma, Milano e Torino sul podio

Roma con 431 attività, 6,8% del totale italiano, Milano con 353 (5,6%) e Torino con 306 (4,9%) sono i primi tre territori per concentrazione, seguiti da Bari, Napoli, Cagliari, Taranto, Genova, Lecce e Firenze. Tra i primi dieci territori, crescono in un anno soprattutto Bari (+13,4%), Taranto (+12%) e Firenze (+8,9%). In cinque anni maggior aumento a Taranto (+211,8%), Bari (+125,2%) e Lecce (+80%). In crescita, secondo l’associazione italiana della distribuzione automatica Confida, crescono anche il fatturato, che arriva a quasi 4 miliardi (+4,7%), vending machine installate (822.175, +1,4%) e consumazioni (12 miliardi).

Più varietà, qualità e sostenibilità

“È un settore dinamico e in crescita – commenta Massimo Trapletti, residente di Confida – in cui l’Italia è leader a livello europeo. Gli sforzi delle aziende del settore sono attualmente orientate all’innovazione tecnologica delle vending machine, che oggi iniziano a essere connesse, dotate di touch screen per una migliore esperienza d’acquisto del consumatore e di pagamenti cashless”. Ma l’impegno del comparto si sta orientando soprattutto verso la qualità e la varietà dei prodotti alimentari offerti. E verso la sostenibilità, attraverso la raccolta e il riciclo di tutta la plastica di bicchierini e palette del caffè, riporta Askanews.

Il caffè rimane il prodotto più consumato, ma cresce anche il bio

Il caffè resta il prodotto più consumato, con il 56% delle vendite dell’intero settore, che corrispondono a 2,8 miliardi di consumazioni (+1,68%). Seguono l’acqua (767 mila consumazioni, +0,43%) e le altre bevande fredde (224mila consumazioni), dove spicca la crescita delle bevande zero zuccheri (+53%).

Per quanto riguarda gli snack (oltre 787 mila consumazioni annue) si segnala la crescita del cioccolato (+1,8%), e dei croissant (+5,4%), e tra i prodotti freschi i panini/tramezzini (+4,5%) e la frutta (+8,8%). Vero boom negli ultimi anni è quello della frutta secca, che anche quest’anno cresce del +12%. Ma aumentano anche le vendite di prodotti nuovi per il vending, come le bevande bio (+6%), snack bio (+25%) e quelli gluten free (+15%).

L’estate porta lavoro a Milano, Monza Brianza e Lodi

Turismo e lavoro, un’abbinata che paga, specie in estate, sul fronte dell’occupazione. E l’area di Milano, Monza e Brianza e Lodi non fa eccezione: il livello occupazionale sale di diverse migliaia di unità. A Milano sono previste 10 mila entrate nel turismo, a Monza 1.300 e a Lodi 320 nei mesi di giugno, luglio e agosto. A decretarlo è una recente elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Sistema Informativo Excelsior realizzato da Unioncamere in collaborazione con ANPAL.

La mappa dei lavori estivi

Sono circa 10 mila i lavoratori previsti in entrata dalle imprese del territorio di Milano, circa 1.300 a Monza, 320 a Lodi tra alloggio, ristorazione e servizi turistici nei mesi estivi. Per un totale di 11.600 lavoratori nel turismo dei tre territori per il periodo estivo su 109.600 entrate in tutti i settori nei tre territori. Pesano circa un terzo delle entrate previste nel settore turismo nello stesso periodo in Lombardia (circa 30 mila). Contano per Milano l’11% di tutte le entrate previste tra giugno ed agosto, per Monza il 10% e per Lodi il 12%. Sono giugno e luglio i mesi di picco con circa 4 mila entrate previste a Milano, circa 500 in Brianza e oltre 100 a Lodi, su oltre 10 mila in Lombardia, mentre ad agosto, mese tradizionale di ferie per molte attività, il numero scende a circa 2 mila a Milano, 280 a Monza, 60 a Lodi e 5 mila in regione.

Le figure ricercate a Milano…

Complessivamente, nei mesi compresi tra giugno e agosto, sono circa 94 mila le entrate previste dalle imprese milanesi in tutti i settori di attività tra personale dipendente, lavoro somministrato e collaboratori. Il 56% è previsto nei servizi alle imprese e alla persona, vengono poi l’industria (19%), il commercio (14%), i servizi turistici (11%).

…e a Monza Brianza e Lodi

A Monza Brianza, nei mesi compresi tra giugno e agosto, sono circa 13 mila le entrate previste dalle imprese brianzole in tutti i settori di attività tra personale dipendente, lavoro somministrato e collaboratori. Il 38% è previsto nei servizi alle imprese e alla persona, vengono poi l’industria (31%), il commercio (21%), i servizi turistici (10%).  A lodi, sempre per il trimestre estivo, sono circa 3 mila le entrate previste dalle imprese lodigiane in tutti i settori di attività tra personale dipendente, lavoro somministrato e collaboratori. Il 42% è previsto nei servizi alle imprese e alla persona, vengono poi l’industria (32%), il commercio (14%), i servizi turistici (12%).

Visitare Monza e la Brianza

Una delle zone più belle da visitare in Italia è sicuramente quella di Monza e Brianza. Qui i paesaggi e la natura si fondono in una armonia di forme e colori che sembrano essere quasi surreali, un’atmosfera magica che spinge ogni anno migliaia di turisti a venirla a visitare. Questo meraviglioso territorio regala allo stesso tempo la possibilità di immergersi nel bellissimo centro storico di Monza, famoso per il suo patrimonio storico, architettonico e culturale che vede nel Duomo l’edificio di maggiore interesse e fama. 

Trascorrere una vacanza in zona è quindi un’ottima scelta per andare alla scoperta della sua natura ma al tempo stesso della storia del luogo, sia che si viaggi in famiglia che tra amici. Il luogo ideale in cui fare base ed avere la possibilità di raggiungere facilmente qualsiasi meta nei dintorni è sicuramente Monza, città storicamente legata al mondo dei motori ma che offre al turista anche una varietà di parchi e aree verdi da visitare, luoghi di interesse storico e tantissime attività all’aperto.

L’ Over Motel è un motel Monza 4 stelle di recente apertura, dagli ambienti eleganti e finemente arredati, in posizione ideale per esplorare la zona o raggiungere Milano. Una struttura accogliente e confortevole che coccola i propri clienti donando loro tutto il relax e la tranquillità di cui hanno bisogno. Il centro benessere della struttura è l’ideale per concedersi una pausa rigenerante e rinfrancante: un buon bagno caldo in idromassaggio, una sauna ed una atmosfera rilassante elimineranno certamente le tossine e doneranno nuove energie. Per chi desidera rilassarsi e condividere questo momento esclusivamente con il proprio partner, l’Over Motel offre delle meravigliose wellness suite, che presentano un hammam privato da utilizzare a piacimento e che include una piscina con idromassaggio da 4 posti ed un solarium, giusto quel che ci vuole per aggiungere al proprio soggiorno anche un contorno di magia e benessere.

Bambini e allergie, la colpa è del cibo spazzatura

Il cibo spazzatura è messo sotto accusa dai pediatri. Esiste infatti una correlazione significativa tra i livelli sottocutanei di alcuni composti rilevati nei bambini con allergie alimentari e il consumo di cibo spazzatura. A dimostrarlo è uno studio condotto dall’Università Federico II di Napoli e presentato a Glasgow durante il 52° meeting annuale dell’European Society of Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition. In pratica, i livelli più elevati di una serie di composti chimici prodotti quando gli zuccheri si combinano con proteine o grassi, detti prodotti finali della glicazione avanzata o Age, si trovano in abbondanza nel junk food, e ora vengono associati con l’allergia alimentare nei bambini.

Livelli sottocutanei più alti di Age trovati nei bimbi con allergie alimentari

È la prima volta che viene trovata un’associazione tra queste sostanze e l’allergia alimentare. I ricercatori dell’Università Federico II di Napoli hanno infatti osservato 61 bimbi tra 6 e 12 anni, divisi in tre gruppi: bambini piccoli con allergie alimentari, bambini con allergie respiratorie, e coetanei sani di controllo. I bambini con allergie alimentari presentavano livelli sottocutanei più alti di Age rispetto ai piccoli con allergie respiratorie o a quelli sani. Inoltre, il team ha trovato prove convincenti relative al meccanismo d’azione di queste sostanze nel determinare l’allergia alimentare.

Finora non si spiegava il drammatico aumento osservato negli ultimi anni

Sebbene manchino statistiche consolidate sulla prevalenza di questo problema a livello mondiale, riporta Adnkronos, vi sono segnali crescenti di un’incidenza in aumento, in particolare tra i bambini piccoli.

“Fino a ora le ipotesi e i modelli di allergia alimentare non spiegavano adeguatamente il drammatico aumento osservato negli ultimi anni – dice Roberto Berni Canani, a capo del Programma Allergie del Dipartimento di Scienze mediche traslazionali dell’Università Federico II e a capo del Laboratorio di Immunonutrizione del Ceinge – quindi gli Age potrebbero essere l’anello mancante”.

L’etichettatura dei prodotti industriali non basta

Le autorità sanitarie pubbliche dovrebbero impegnarsi di più per la prevenzione e la cura delle allergie alimentari. “Questi nuovi risultati mostrano che ci sono ancora molte questioni ambientali e alimentari che influiscono sulla nostra salute e il nostro benessere – commenta Isabel Proaño, direttrice delle comunicazioni dell’European Federation of Allergy and Airways Diseases Patients Association (Efa) -. I professionisti sanitari e i pazienti non hanno tutte le informazioni importanti per affrontare una malattia che ha un impatto drammatico sulla qualità della vita, e l’etichettatura dei prodotti industriali non li aiuterà”.