Archivi autore: Gianluca Pirovano

Il welfare criminale nel turismo vale 2,2 miliardi di euro

In Italia, il giro d’affari della criminalità organizzata attiva nel settore turistico è pari a 2,2 miliardi di euro. Un’attività sempre più pervasiva di controllo del territorio, che metterebbe a rischio 4.450 imprese attive nel comparto, ulteriormente indebolite dalla crisi di liquidità causata dall’emergenza pandemica. Al contrario del welfare criminale, che dispone di ingenti risorse finanziarie pronte alle operazioni di riciclaggio. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Demoskopika, che ha stimato l’attività di welfare criminale delle mafie sul comparto turistico, elaborando i dati di Unioncamere, Direzione Investigativa Antimafia, Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Istat, Cerved e Transcrime.

La crisi del turismo fa gola alle mafie

“Oltre il 13% delle imprese del comparto turistico è a rischio default a causa del Covid – dichiara il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio – e potrebbe subire le strategie aggressive di infiltrazione economica della criminalità organizzata. La prolungata emergenza, causata dalla pandemia, ha generato una preoccupante crisi di liquidità rendendo le imprese ancora più vulnerabili all’ingresso nel capitale sociale di ingenti quantità di denaro dei sodalizi criminali – aggiunge Rio -. In questa direzione le mafie provano a piegare gli imprenditori con allettanti strumenti di welfare criminale, capaci di garantire la sopravvivenza aziendale, la copertura dei lievitati livelli di indebitamento, una maggiore solidità finanziaria con il loro ingresso nelle compagini societarie, fino all’acquisizione totale della realtà imprenditoriale”.

Il livello di infiltrazione criminale per regione

Sono sei i sistemi turistici regionali a presentare i rischi più elevati di infiltrazione criminale nel tessuto economico: Campania, Sicilia, Lazio, Calabria, Lombardia e Puglia. A pesare sul primato negativo della Campania, i 101 alberghi e ristoranti confiscati, pari al 23,5% sul totale delle strutture turistiche confiscate dalle autorità competenti, e le oltre 11 mila operazioni finanziarie sospette direttamente imputabili alla criminalità organizzata. A completare l’area caratterizzata da un livello “alto” di infiltrazione economica nel comparto turistico, si collocano Lazio, Sicilia, Calabria, Lombardia e Puglia. Osservando il livello territoriale emerge inoltre che nelle realtà del Mezzogiorno si concentrerebbe il 38% degli introiti criminali.

Alla ‘Ndrangheta il primato degli introiti criminali

L’analisi per sodalizio criminale evidenzia il primato della ‘Ndrangheta, con un giro d’affari di 810 milioni di euro, pari al 37% degli introiti complessivi, seguita dalla Camorra (730 milioni, 33%), Mafia (440 milioni, (20%) e criminalità organizzata pugliese e lucana (220 milioni, (10%). Di fatto, nei primi sei mesi del 2020 sono state 44.884 le operazioni finanziarie sospette localizzate nelle regioni, direttamente imputabili alla criminalità organizzata, con una crescita del +242,9% rispetto allo stesso periodo del 2019, quando erano state segnalate complessivamente 13.090 operazioni. In valore assoluto, è la Campania a essere la prima regione di localizzazione dell’operatività sospetta, con un’incidenza del 24,8% sul totale del flusso ricevuto, pari a ben 11.152 operazioni finanziarie sospette direttamente attinenti alla criminalità mafiosa. Seguono Lombardia (5.847) e Lazio (5.524), con un’incidenza pari rispettivamente al 13% e al 12,3%.

Le aziende che innovano aumentano i ricavi più delle altre

Con la pandemia e l’accelerazione digitale le aziende condensano un decennio di trasformazione tecnologica nello spazio di uno o due anni. E quelle che innovano aumentano i ricavi cinque volte più rapidamente rispetto alle aziende che non lo fanno, perché reinventano sé stesse e utilizzano le innovazioni tecnologiche per plasmare il mercato. È quanto emerge dal rapporto Technology Vision 2021 di Accenture, dal titolo Leaders wanted: Masters of Change at the Moment of Truth.

“In risposta alla pandemia, le aziende grandi e piccole hanno inaugurato una nuova era di rapida trasformazione – commenta Fabio Benasso, presidente e ad di Accenture Italia -. L’Italia è un Paese maturo, e in quanto tale, ha bisogno di investire in competenze che garantiscano una crescita sostenibile e strategica. La difesa dello status quo non paga – aggiunge Benasso -. Pur mantenendo la propria identità, le organizzazioni italiane devono reinterpretarsi, aprendosi agli ecosistemi e velocizzando i processi di innovazione”, riporta Ansa.

Strategie aziendali e tecnologiche diventano inseparabili e indistinguibili

Il 92% dei manager intervistati dall’indagine dichiara come la propria azienda stia innovando con l’intenzione di agire entro questo anno, e il 91% di loro concorda sul fatto che per conquistare il mercato di domani è necessario definirlo con chiarezza ora. La Technology Vision 2021 identifica quindi cinque tendenze chiave con cui le aziende dovranno confrontarsi nei prossimi tre anni. La prima è denominata Stack Strategically: Architecting a Better Future. Dove nascono nuovi scenari in cui ricostruire l’architettura IT è necessario pensare alla tecnologia in modo diverso, rendendo indistinguibili le strategie aziendali e tecnologiche. Tanto che secondo l’83% dei dirigenti le strategie aziendali e tecnologiche dell’impresa stanno diventando inseparabili e indistinguibili.

Gemelli digitali e democratizzazione tecnologica

Secondo il 65% degli intervistati nei prossimi tre anni vi sarà un aumento degli investimenti in gemelli digitali intelligenti. La seconda direttrice (Mirrored World: The Power of Massive, Intelligent, Digital Twins), è quella di utilizzare gemelli digitali per creare modelli di intere fabbriche. L’88% dei dirigenti ritiene inoltre che la democratizzazione della tecnologia (Technologist: The Democratization of Technology) stia diventando fondamentale per la capacità di stimolare l’innovazione, a tutti i livelli aziendali e produttivi.

Ricreare l’ambiente di lavoro ovunque

Durante l’emergenza sanitaria il 47% delle organizzazioni ha investito in strumenti di collaborazione digitale, e il 48% in strumenti e tecnologie cloud-enabled per sostenere la forza lavoro da remoto. Il 90% dei dirigenti afferma poi che i multiparty system consentiranno di dare vita a ecosistemi di collaborazione più resilienti e adattabili. Se replicare l’ambiente di lavoro ovunque e reinventare la propria attività (Anywhere, Everywhere: Bring Your Own Environment) è la quarta direttrice del cambiamento, gli ecosistemi di organizzazioni interoperabili sono la quinta direttrice (From Me to We: A Multiparty System’s Path Through Chaos), e aiuteranno le aziende a creare nuovi modi per accedere al mercato e stabilire nuovi standard ecosistemici per i loro settori.

Un giardino da favola sul terrazzo? Si può!

Rendere il tuo terrazzo una meravigliosa oasi in città, uno spazio verde tutto tuo in cui poterti rilassare o passare la serata ogni volta che vuoi, probabilmente è un tuo desiderio da tempo.

Non devi rinunciare a prescindere a questo progetto solo perché non hai il pollice verde e non sai quali soluzioni adottare. In realtà, bastano un po’ di organizzazione e fantasia per trasformare il tuo terrazzo in un vero e proprio giardino urbano.

Ecco allora alcuni consigli che ti saranno utili anche se non hai alcuna esperienza nella manutenzione giardini ma desideri comunque rendere ancora più bello e accogliente questo importante ambiente di casa.

Le piante da scegliere

Prima di scegliere quali piante posizionare nel tuo terrazzo valuta elementi quali l’esposizione, il clima e gli spazi a tua disposizione. Dalla quantità di luce infatti, è possibile stabilire con esattezza quale tipologia di piante o piccoli arbusti meglio si addicano allo scopo. In linea di massima i consigli per le piante sono i seguenti:

  • Opta per delle piante che non hanno bisogno di particolari cure e manutenzione come ad esempio ciclamini, aloe o rosmarino.
  • Prevedi la presenza di piante rampicanti o sempreverdi come ad esempio il semprevivo, il timo o la lewisia. Avere dei rampicanti infatti, dà la sensazione di essere letteralmente circondato dal verde.
  • Se vivi in zone particolarmente umide o in cui vi è la presenza di eventuali fiumi, ricorda di prevedere la presenza di piante che allontanino le zanzare come ad esempio la lavanda, la citronella o lo stesso rosmarino. Oltre ad essere belle da vedere e profumate, queste piante garantiscono protezione dalle fastidiose zanzare.

Allontana gli sguardi indiscreti

Se non c’è una barriera fisica che protegge gli sguardi degli edifici circostanti, puoi pensare ad installare un gelsomino o comunque un rampicante, che costituisce una perfetta barriera verde che è in grado di tenere lontano gli sguardi indiscreti e concederti un relax totale nel tuo giardino urbano.

Gli arredi

Per completare l’atmosfera fai bene a prevedere la presenza di arredi e la giusta illuminazione nel tuo terrazzo, per utilizzare questi spazi anche la sera. Per quel che riguarda i materiali di sedie e tavoli è bene pensare a qualcosa che resista alla pioggia, come ad esempio il teak.

Grazie a questi consigli ti sarà possibile rendere il tuo terrazzo un bellissimo giardino urbano in grado di regalarti momenti felici in compagnia delle persone che ami.

Universo welfare, la terza edizione dell’Adapt-UBI Welfare Index

Nella terza edizione del rapporto curato da Adapt e UBI Banca l’indice di welfare aziendale, denominato Adapt-UBI Welfare Index, si conferma un utile strumento per misurare in modo sintetico le iniziative di welfare regolate dalla contrattazione collettiva. Basato sulla banca dati di fareContrattazione di Adapt, che contiene, oltre a tutti i principali contratti collettivi nazionali, più di 4.000 tra contratti aziendali e territoriali, il rapporto rafforza il lavoro di analisi e mappatura del vasto universo della contrattazione collettiva nazionale, territoriale e aziendale. Questo, secondo una prospettiva metodologica di relazioni industriali che consente di ricondurre a sistema una pluralità di frammenti di welfare, che se visti in modo isolato, offrirebbero una lettura parziale del fenomeno.

Dimensione aziendale, di territorio e settore produttivo

L’Adapt-UBI Welfare Index “consente a imprese, operatori, attori del sistema di relazioni industriali di misurare concretamente e in modo attendibile la vicinanza o lontananza dal concetto di welfare aziendale di un determinato mix di misure che appartengono a un piano di welfare – si legge nel testo -. L’Index può pertanto rappresentare uno strumento progettuale e operativo utile alla messa a punto, alla successiva implementazione e al controllo periodico di piani e percorsi di welfare aziendale tanto in una dimensione aziendale quanto di territorio o di settore produttivo”. In questa edizione è proseguito il lavoro di analisi sul welfare aziendale/occupazionale del settore metalmeccanico, a cui si è aggiunto un approfondimento sulle misure sviluppate nel settore chimico.

Le clausole di welfarizzazione del premio di produttività

Le riflessioni avanzate nei precedenti rapporti sulle trasformazioni del lavoro e dell’impresa hanno puntato l’attenzione verso quanto avviene fuori dalla fabbrica, ovvero all’interno delle dinamiche di costruzione dei nuovi ecosistemi territoriali del lavoro e del valore. L’indagine condotta sulla contrattazione nei settori della meccanica e della chimica (36 contratti) evidenzia una diffusione del welfare aziendale nel 38,8% delle imprese del campione. Emerge inoltre come il welfare aziendale si sviluppi in buona parte in connessione alla possibilità di welfarizzare il premio di risultato: le clausole di welfarizzazione del premio di produttività sono presenti nel 33% di casi osservati. Chiude la parte tecnica di supporto analitico al Rapporto una rassegna ragionata della vasta letteratura di riferimento, utile, anche in termini definitori e concettuali, a tracciare gli esatti perimetri del fenomeno del welfare aziendale/occupazionale e fornirne una prima rappresentazione attendibile, riporta Italpress.

Migliore integrazione tra misure nazionali e aziendali

Il documento approfondisce l’impatto delle previsioni di welfare aziendale introdotte dal CCNL Federmeccanica e Assistal nel 2016 sul comparto industriale dei metalmeccanici. Queste disposizioni hanno fatto da apripista per l’introduzione del welfare aziendale a livello di CCNL in altri sistemi di relazioni industriali del settore. Ciò ha imposto una necessaria integrazione e armonizzazione all’interno delle aziende che già erogavano misure di welfare. Progressivamente, anche grazie al crescente utilizzo di piattaforme, oggi è riscontrabile una migliore integrazione tra misure nazionali e aziendali, con quote crescenti come “crediti welfare”.

Sempre più acquisti online, ma attenzione alle truffe. I consigli del Codacons

Sono sempre di più i consumatori che scelgono di effettuare i propri acquisti su Internet, ma le truffe o i raggiri sono dietro l’angolo. Anzi, sono in deciso aumento. Oramai la concorrenza spinge la corsa allo sconto migliore, e i consumatori vengono attirati dalle tante offerte disponibili sui siti web. Siamo sicuri però che tutti questi sconti siano sinonimo di acquisto sicuro? E come riuscire a non incorrere in qualche truffa? È necessario stare attenti quando si fanno spese online, ecco perché Codacons Lombardia ha deciso di preparare una sorta di vademecum con i consigli utili per chi non vuole rinunciare ad acquistare online, senza inciampare nelle truffe.

Attenzione alle offerte che sembrano esageratamente vantaggiose

Innanzitutto Codacons Lombardia consiglia di acquistare esclusivamente da siti internet sicuri, ovvero protetti da sistemi di sicurezza internazionali, riconoscibili dalla presenza del lucchetto nella barra di indirizzo. Attenzione poi alle offerte che sembrano esageratamente vantaggiose, perché con molta probabilità potrebbero nascondere una truffa. Controllare quindi non solo il prezzo del prodotto, ma anche se questo è comprensivo di spese di spedizione o tasse. Ed è consigliabile anche controllare la data di spedizione, e ricordarsi sempre di verificare da dove viene spedito il prodotto.

Meglio pagare tramite Paypal oppure utilizzando carte prepagate?

Un altro consiglio dell’associazione per la difesa dei consumatori è quello di conservare una copia dell’ordine effettuato, e di verificare che esista la possibilità di disdire l’ordine senza il pagamento di penali. Per quanto riguarda i pagamenti online, è bene pagare sempre tramite Paypal oppure utilizzando carte prepagate: meglio evitare bonifici o carte di credito. Inoltre, evitare di comunicare i propri dati personali, sia via telefono sia via mail. E mai inserire dati privati online.

Per gli acquisti effettuati online vale sempre il diritto di recesso

Codacons Lombardia ricorda poi che per tutti gli acquisti effettuati online vale la possibilità di esercitare il diritto di recesso, ovvero il diritto di rinunciare all’acquisto del prodotto, che va inoltrato entro 14 giorni dalla data di acquisto. Nel caso di recesso, al consumatore spetterà sempre il rimborso delle spese effettuate per l’acquisto del bene. E se si è attirati dalla parola “saldi”, prima di effettuare l’acquisto ricordarsi di verificare il prezzo del prodotto pre-saldi con quello offerto in saldo, al fine di controllare l’effettivo abbassamento dello stesso, perché potrebbe trattarsi solo di un modo per attrarre facilmente potenziali acquirenti. 

Smart working, le scuse digitali più frequenti

Dai circa 570mila impiegati nel 2019 ai 6,58 milioni durante il primo lockdown, per poi arrivare verso i 5,35 milioni attuali, la produttività con lo smart working sembra essere aumentata, ma con essa anche il desiderio di lottare contro l’iper connessione. Come registrano i dati raccolti dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, queste sono le cifre di crescita esponenziale dello smart working in Italia. Ma con l’era dello smart working sono nate anche nuove scuse digitali. Secondo quanto emerge da un sondaggio condotto tra la Instagram community di Wiko questo è vero per l’86% degli intervistati, mentre il 42% ha confermato di aver utilizzato almeno una volta una giustificazione digitale per declinare una riunione o un meeting online.

Tutta colpa della connessione

Insomma, si inizia a utilizzare un repertorio di scuse più frequenti, tutte in linea con la nuova normalità. Se, da un lato, la tecnologia ha sopperito all’impossibilità di potersi incontrare e in cambio ha offerto la digitalizzazione degli uffici, dall’altro ha ampliato i confini temporali e il concetto di “disponibilità”, per cui il 43% dei partecipanti alla survey ammette di sentirsi sempre più in dovere di giustificarsi se non risponde immediatamente a un input. Quindi, se il meeting non va come dovrebbe è tutta colpa della connessione (66%), mentre per evitare di rispondere a una domanda a bruciapelo, secondo il 67% degli intervistati si ricorre al microfono in mute.

È arrivato il corriere, non posso rispondere

Abusato poi è l’utilizzo di sfondi improbabili per nascondere il caos nell’appartamento. Una soluzione classica e scontata per il 65% degli utenti coinvolti, mentre i rumori di sottofondo sono sempre colpa del partner in call (57%) o dei vicini intenti a fare pulizie o ad ascoltare musica (43%). Per non parlare dei corrieri, che citofonano sempre quando si sta per iniziare qualcosa di importante e fanno fare tardi (24%). Da sottolineare però che un 76% di più rigorosi ha resistito alla tentazione di non usare questa scusa.

Si spegne la telecamera per evitare di mostrarsi ancora in pigiama

Tra tanti pro e contro, uno dei vantaggi indiscussi dello smart working è sicuramente quello di non doversi presentare in ufficio di persona, e di conseguenza quello di poter trascurare il proprio look, motivo per cui il 72% degli intervistati ha ammesso di ricorrere allo stratagemma di tenere spenta la telecamera durante i meeting per evitare di mostrarsi ancora in pigiama, o con outfit improbabili. Eppure, nonostante le scuse, i dati mostrano un importante incremento della produttività del lavoro svolto da remoto. La sfida per il futuro sarà quindi quella di salvare quanto c’è di buono, recuperando i propri spazi e cogliendo solo i lati positivi della flessibilità.

Italiani, energia e sostenibilità: i giovani i più virtuosi

Sono le fasce di popolazione più giovane quelle maggiormente attente alla sostenibilità, soprattutto quando si tratta di consumi energetici. Lo rivela l’Enea attraverso il report “L’energia tra valori individuali e comunitari” che analizza i comportamenti ambientali e i consumi energetici delle famiglie alla luce della psicologia ambientale e delle scienze sociali applicate. L’analisi è stata condotta su un campione di residenti in Lombardia di cui sono stati esaminati azioni e interventi messi in atto negli ultimi cinque anni per ridurre la propria bolletta energetica. In particolare lo studio evidenzia come all’interno di un unico nucleo familiare spesso convivano diverse subculture energetiche, derivanti da variabili come genere, età, tipologia di abitazione e impegno sui temi della sostenibilità.

I consumi secondo le diverse fasce di età

Come accennato, lo studio ha anche messo in evidenza come ci siano comportamenti differenti a seconda delle fasce di età. Si registra quindi una maggiore adesione ad un’etica sostenibile e un’apertura più ampia al cambiamento da parte della fascia di età 18-37 anni anche per quanto riguarda i temi della mobilità e della condivisione dei servizi. I più “grandi”, precisamente gli over 78, dimostrano un’attenzione di carattere economico nel minimizzare gli sprechi di acqua ed elettricità. Dal report emerge inoltre la tendenza nel dotarsi di un numero inferiore di apparecchi ed elettrodomestici (-16,3%, a parità di dimensione del nucleo familiare) da parte di famiglie “ad alta sostenibilità”, cioè quelle che dichiarano un approccio valoriale maggiormente orientato alla salvaguardia ambientale. Ancora si scopre – in merito alle differenze di genere – che i comportamenti virtuosi sono più diffusi tra le donne che tra gli uomini, in quanto le prime percepiscono in maniera più intensa l’efficacia e l’impatto positivo delle azioni individuali. Questo si traduce in pratiche quotidiane concrete, mentre nel genere maschile prevale lo scetticismo riguardo all’impatto che queste pratiche possono avere nella realtà. 

Chi vive in condominio ha un approccio più “eco”

Il report mette in luce che ci sono differenze anche tra chi vive in un condominio rispetto a chi abita in una soluzione indipendente. Il contesto condominiale appare come più favorevole a una minor presenza di elettrodomestici e a consumi più orientati all’innovazione. Questo grazie alla metratura più ridotta delle singole abitazioni, alla possibilità di condividere i sistemi di riscaldamento e alla distribuzione geografica dei condomini, decisamente più diffusi nei grandi centri urbani. Le differenze maggiori riguardano gli interventi per ridurre i consumi energetici, messi in atto in misura maggiore nei condomini, dove oltre il 59% degli intervistati ha indicato di aver effettuato almeno un intervento per risparmiare energia negli ultimi cinque anni, contro il 21% di chi vive nelle abitazioni indipendenti. D’altro canto, chi vive in soluzioni indipendenti è più propenso ad adottare interventi che beneficiano di incentivi economici (40% contro il 32%). “Dal report emerge quanto sia importante, in termini di efficacia, la possibilità di fornire agli utenti una serie di feedback in tempo reale circa la correttezza dei propri comportamenti, allo scopo di progettare strategie di sensibilizzazione che interagiscano direttamente con i cittadini, attuate attraverso metodologie in grado di iscriversi in tempo reale nel processo e nelle dinamiche quotidiane di utilizzo condiviso e individuale delle fonti rinnovabili”, afferma Ilaria Bertini, direttrice del Dipartimento Unità Efficienza Energetica dell’Enea.

Black Friday, vendite in leggero calo per il Tech

Dalla fine del lockdown di marzo 2020 il mercato italiano della Tecnologia di consumo ha registrato trend positivi per molto mesi e, come già successo lo scorso anno, il forte anticipo delle promozioni ha condizionato le vendite del settore nella settimana del Black Friday. Rispetto allo scorso anno, però, dal 23 al 29 novembre il mercato del Tech ha registrato un risultato a valore leggermente negativo. Rispetto al 2019, le rilevazioni effettuate da GfK sul Panel Weekly mostrano infatti un trend pari al -2,9% a valore per le categorie più importanti, tra cui TV, PC, Smartphone, Tablet, Frigoriferi, Lavatrici, Aspirapolvere e Stampanti. Per questo perimetro di prodotti, è stato generato un controvalore pari a 464 milioni di euro, anche se il risultato del Black Friday 2020 va analizzato considerando le buone performance delle settimane precedenti.

Il trend delle settimane precedenti è positivo

Con l’anticipo delle promozioni le settimane precedenti il Black Friday 2020 hanno fatto registrare infatti crescite record. Mai come quest’anno molti retailer ed e-tailer hanno giocato d’anticipo, e le promozioni sono cominciate fin dall’inizio di novembre. Questo ha portato a un trend positivo nelle giornate antecedenti il Venerdì Nero. La settimana dal 16 al 22 novembre è cresciuta del +33,3% su base annua, la settimana dal 9 al 15 novembre è cresciuta del +28,5% e quella ancora precedente, dal 2 all’8 novembre, ha fatto registrare un +30,6%. Inoltre, rispetto al valore della settimana media riferita all’ultimo anno, la settimana del Black Friday 2020 ha comunque fatto registrare un incremento delle vendite del +142%.

Rasoi, dispositivi per l’igiene orale e core wearables i più venduti

Nella settimana del Black Friday 2020 i prodotti che hanno mostrato le crescite più importanti rispetto alla settimana precedente (Week 47) sono stati i Rasoi (+127%), i dispositivi per l’Igiene Orale (+118%) e i Core Wearables (+98%). Si conferma quindi un trend già emerso nei mesi scorsi: la crescita significativa delle vendite di tutti i dispositivi elettronici che aiutano le persone a gestire la salute, la bellezza e la cura della persona in casa. Sarà importante quindi continuare a monitorare la crescita dei prodotti tecnologici. Alla luce di alcuni fenomeni di shortage di prodotto che si stanno già verificando, soprattutto sui settori connessi allo smartworking e alla didattica a distanza, la crescita potrebbe quindi protrarsi anche a dicembre per gli acquisti di Natale.

Il peso dell’online è del 34,4% a valore

Le limitazioni alla circolazione delle persone in alcune aree del Paese e l’approccio sempre più omnichannel hanno abbracciato dagli italiani dall’inizio dell’emergenza Covid-19 hanno sicuramente contribuito alla crescita del canale online, che durante la settimana del Black Friday, è arrivato a pesare il 34,4% a valore di tutte le vendite di prodotti Tech. I comparti che hanno visto crescere di più la quota dell’online rispetto allo scorso anno sono stati il Piccolo Elettrodomestico, con un peso dell’online passato dal 42% al 55%, e le Telecomunicazioni, passato dal 20% al 34%.

I ricordi mancati dei viaggi non fatti nel 2020

Ciò che è mancato di più agli italiani in questo 2020 segnato dal Covid  è non avere potuto viaggiare, o comunque, avere viaggiato di meno. Per il 58% degli italiani la possibilità di creare nuovi ricordi in vacanza era ciò che più desiderava, e il 32% ha intenzione di effettuare “il viaggio della vita” nel prossimo futuro, quando le restrizioni a contrasto della pandemia lo permetteranno. Si tratta dei risultati di un sondaggio di Hilton, condotto da YouGov a ottobre 2020 su un campione di 2.000 italiani. A sorpresa, quindi, ciò che gli italiani apprezzano di più di una vacanza è proprio la possibilità di creare nuovi ricordi, tanto che oltre il 69% è d’accordo con l’affermazione: “alcuni dei miei ricordi più belli sono legati a un viaggio o a una vacanza”.

Si rimpiangono i piccoli momenti, anche negativi

La pandemia ha reso più difficile la possibilità di viaggiare, specie all’estero, e quasi tre quarti degli italiani (74%) afferma che quando avrà la possibilità di tornare a viaggiare apprezzerà ancora di più il viaggio e i ricordi che ne derivano. Ma, oltre ai ricordi, agli italiani cosa è mancato di più del poter viaggiare? Al primo posto il lasciarsi alle spalle la quotidianità (56%), seguito dalla possibilità di vivere nuove esperienze (48%) e imparare cose nuove (43%).

Agli intervistati sono mancati però anche gli aspetti del viaggio che “prima” erano considerati come negativi, ma che in qualche modo, ora vengono rimpianti. Come, ad esempio, il fatto di spendere troppi soldi (22%), o dover fare le valigie per lunghi tragitti in auto (20%), oppure le lunghe attese al nastro di ritiro bagagli all’aeroporto (18%).

Meno social durante le ultime vacanze

Nel tentativo di passare più tempo a godersi il momento, oltre un terzo (34%) dei vacanzieri quest’estate ha trascorso meno tempo postando sui social media. Più della metà (51%) ha ammesso di aver perso troppo tempo nelle vacanze precedenti, cercando di catturare lo scatto perfetto, e ha voluto passare più tempo a creare ricordi con la propria famiglia. Quasi uno su quattro (23%), poi, dichiara di aver “messo in pausa” i propri post sui social per una forma di rispetto nei confronti della famiglia e degli amici che non sono riusciti a concedersi una vacanza, e uno su cinque (20%) ha postato foto per ricordare la propria vacanza e rivivere i bei momenti trascorsi.

Progetti per il futuro: realizzare il “viaggio della vita”

La pandemia costringe a ripensare ai viaggi fatti nel passato, e sette persone su dieci (71%) dichiarano che quando potranno ricominciare a viaggiare li apprezzeranno ancora di più. Quasi la metà (47%) degli intervistati vorrebbe aver scattato più foto durante le vacanze precedenti per fissarne i ricordi. Il 40% ha rivelato anche di aver parlato di viaggi e vacanze con la propria famiglia più del solito, e il 35% ha intenzione, nel futuro, di approfondire la conoscenza del proprio Paese. Tra coloro che hanno intenzione di intraprendere un viaggio nel 2021, il 37% vorrebbe poter scegliere una destinazione in Europa, mentre il 24% preferirebbe rimanere nel Belpaese. Il dato che più colpisce è che il 32% degli intervistati, appena sarà possibile, realizzerà il “viaggio della propria vita”.

Bike economy e Made in Italy, la produzione cresce del 20%

Un boom in atto da diversi anni, quello della bike economy, e che accomuna tutti i Paesi, ma nel quale l’Italia eccelle a livello mondiale in diversi punti della filiera. Tra vecchia tradizione artigiana e l’utilizzo di materiali ultramoderni e tecnologici l’Italia della bicicletta corre sempre più veloce. Nel 2019 le imprese italiane del settore hanno fatturato 1,032 miliardi di euro, e il 2020 sembra andare ancora meglio, con il +20,2% della produzione registrato dopo il lockdown nei mesi di giugno e luglio.

Nel 2019 1.776.300 bici vendute all’estero

Secondo il V Rapporto Artibici di Confartigianato, l’Italia infatti non è solo la prima nazione in Europa per il numero di bici vendute all’estero. Nel 2019 sono state vendute 1.776.300 bici, per un valore complessivo di 609 milioni e una crescita del 15,2% rispetto all’anno precedente. Il nostro Paese si conferma anche quarto esportatore mondiale di biciclette e componenti, con il 7,2% dell’export del mondo del settore, ed è leader globale in alcune parti della filiera.

L’Italia è al primo posto nel mondo per esportazioni delle selle, con più della metà (54,6%) dell’export mondiale, ed esportazioni di cerchioni, con una quota del 13,6%. Tra i clienti esteri delle nostre biciclette la Francia lo scorso anno ne ha acquistate 121 milioni, seguita dalla Germania (100 milioni) e dalla Spagna (46 milioni).

Un’eccellenza della manifattura Made in Italy

Le imprese del settore crescono, e sono arrivate a 3.128, in aumento del 3,2% negli ultimi 5 anni. Tra imprese di produzione, riparazione e noleggio danno lavoro a 7.409 addetti, e nella maggior parte dei casi (1.981) si tratta di imprese artigiane. Anche in questo caso, in controtendenza con i dati generali, sono imprese più vitali della media. La demografia imprenditoriale evidenzia che nel 2019 le realtà della filiera della bicicletta crescono in un anno del +1,5% in controtendenza rispetto al calo dello 0,1% del totale imprese.

“Nella produzione e manutenzione di biciclette – sottolinea il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti – gli imprenditori artigiani hanno saputo far rinascere e rilanciare l’eccellenza della manifattura Made in Italy, conquistando i mercati internazionali”.

Bolzano, Sondrio, Forlì-Cesena sul podio della vocazione produttiva ciclistica

Tra le province con la maggiore vocazione produttiva ciclistica ai primi tre posti ci sono Bolzano, Sondrio, Forlì-Cesena, mente a livello regionale il podio spetta al Trentino Alto Adige, all’Emilia Romagna e al Veneto. Le regioni con la maggiore intensità di utilizzo di bici in rapporto agli abitanti sono il Trentino Alto Adige, il Veneto e l’Emilia Romagna, una regione che conta da sola 1.352,8 km di piste ciclabili. E gli utilizzatori? In Italia i ciclisti sono sempre di più, con oltre un milione (1.003.000) di persone che nel 2019 l’hanno usata, sfruttando anche i 4.568 chilometri di piste ciclabili.