Archivi autore: Gianluca Pirovano

Robot da cucina: info utili

Molte persone sono confuse riguardo ai robot da cucina. Cercano tra le offerte elettrodomestici e conoscono le loro funzioni di base, ma quello che non sanno è che questi dispositivi hanno più funzioni di quello che immaginano.

Un robot da cucina esegue infatti i compiti più laboriosi e noiosi in cucina, così tu puoi prenderti cura della parte più bella…cioè cucinare.

La funzione principale di questo tipo di robot è quella di “trasformare gli ingredienti”. Quello che fai con le tue mani, con un coltello o altro utensile, il robot lo fa meglio di te e in molto meno tempo.

Le principali attività eseguite dai robot da cucina sono quelle di tritare carne, verdure, patate e persino semi e noci. Possono inoltre sminuzzare e grattugiare verdure, formaggi, ecc. In base agli accessori in dotazione puoi fare tutti i tipi di tagli (cubetti, julienne, giardiniere …) nonché impastare. Puoi preparare basi di pizza, torte e qualsiasi dessert in pochi minuti. È possibile inoltre sbattere le uova, preparare la panna montata o montare le salse, ad esempio, o addirittura preparare una frittata.

Ecco quali sono i parametri in base ai quali scegliere il tuo robot da cucina:

Capacità

Uno degli aspetti principali da valutare nell’acquisto di un robot da cucina è la capacità. Più la famiglia è numerosa, più sarà necessario un macchinario con una certa capienza. Dovresti anche considerare che maggiore è la capacità, maggiore è lo spazio che si andrà ad occupare nella tua cucina.

Potenza

Questa caratteristica è una delle più importanti. La potenza del robot da cucina deve essere proporzionata al tipo di lavoro che intendi fargli fare. Un robot con una potenza non sufficiente non sarà ad esempio in grado di svolgere lavori più impegnativi come impastare una certa quantità di ingredienti, per cui meglio valutare con calma. Al contrario, acquistare un robot da cucina con una potenza sovradimensionata rispetto l’utilizzo che si intende farne comporterà una spesa maggiore non necessaria.

Sicurezza

Un aspetto da non sottovalutare è quello legato alla sicurezza. Se è vero che la maggior parte dei robot dispone già di buoni sistemi di sicurezza, è importante sceglierne uno che abbia piedini antiscivolo, ancoraggio di sicurezza e protezione del motore in caso di surriscaldamento.

Bambini e allergie, la colpa è del cibo spazzatura

Il cibo spazzatura è messo sotto accusa dai pediatri. Esiste infatti una correlazione significativa tra i livelli sottocutanei di alcuni composti rilevati nei bambini con allergie alimentari e il consumo di cibo spazzatura. A dimostrarlo è uno studio condotto dall’Università Federico II di Napoli e presentato a Glasgow durante il 52° meeting annuale dell’European Society of Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition. In pratica, i livelli più elevati di una serie di composti chimici prodotti quando gli zuccheri si combinano con proteine o grassi, detti prodotti finali della glicazione avanzata o Age, si trovano in abbondanza nel junk food, e ora vengono associati con l’allergia alimentare nei bambini.

Livelli sottocutanei più alti di Age trovati nei bimbi con allergie alimentari

È la prima volta che viene trovata un’associazione tra queste sostanze e l’allergia alimentare. I ricercatori dell’Università Federico II di Napoli hanno infatti osservato 61 bimbi tra 6 e 12 anni, divisi in tre gruppi: bambini piccoli con allergie alimentari, bambini con allergie respiratorie, e coetanei sani di controllo. I bambini con allergie alimentari presentavano livelli sottocutanei più alti di Age rispetto ai piccoli con allergie respiratorie o a quelli sani. Inoltre, il team ha trovato prove convincenti relative al meccanismo d’azione di queste sostanze nel determinare l’allergia alimentare.

Finora non si spiegava il drammatico aumento osservato negli ultimi anni

Sebbene manchino statistiche consolidate sulla prevalenza di questo problema a livello mondiale, riporta Adnkronos, vi sono segnali crescenti di un’incidenza in aumento, in particolare tra i bambini piccoli.

“Fino a ora le ipotesi e i modelli di allergia alimentare non spiegavano adeguatamente il drammatico aumento osservato negli ultimi anni – dice Roberto Berni Canani, a capo del Programma Allergie del Dipartimento di Scienze mediche traslazionali dell’Università Federico II e a capo del Laboratorio di Immunonutrizione del Ceinge – quindi gli Age potrebbero essere l’anello mancante”.

L’etichettatura dei prodotti industriali non basta

Le autorità sanitarie pubbliche dovrebbero impegnarsi di più per la prevenzione e la cura delle allergie alimentari. “Questi nuovi risultati mostrano che ci sono ancora molte questioni ambientali e alimentari che influiscono sulla nostra salute e il nostro benessere – commenta Isabel Proaño, direttrice delle comunicazioni dell’European Federation of Allergy and Airways Diseases Patients Association (Efa) -. I professionisti sanitari e i pazienti non hanno tutte le informazioni importanti per affrontare una malattia che ha un impatto drammatico sulla qualità della vita, e l’etichettatura dei prodotti industriali non li aiuterà”.

Smart mobility, dopo la crescita nel 2018 il mercato rallenta

La flotta di veicoli in smart mobility, a noleggio o in sharing in Italia ha superato quota 1 milione. Ogni giorno per ragioni di business o turismo oltre 900.000 persone sulle strade italiane utilizzano i servizi del noleggio a lungo termine, 130.000 i servizi di noleggio a breve termine e 33.000 il car sharing.

In Italia però la transizione dall’utilizzo di veicoli di proprietà a quelli in sharing o noleggio è sempre più sostenuta. L’incertezza economica e le frizioni politiche, sommate alle antiquate normative in tema di mobilità e ad alcuni recenti interventi, di fatto stanno rallentando il trend. La conferma arriva dalla 18esima edizione del Rapporto Aniasa, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità

La flotta supera il milione di veicoli e il fatturato raggiunge quasi 7 miliardi di euro

Secondo il rapporto un’auto immatricolata su 4 è a noleggio, e nel 2018 il settore ha complessivamente registrato una crescita della flotta di veicoli in circolazione, arrivata a 1.092.000 unità (+12% sul 2017), e del fatturato (6,8 miliardi, +10%). L’andamento positivo ha subito però un deciso rallentamento delle immatricolazioni nella seconda parte dell’anno, che dopo anni di crescita in doppia cifra hanno frenato la corsa (482.000, +0,4%), pur confermando la significativa incidenza sull’intero mercato automotive, di cui rappresentano quasi il 25%.

Il quadro di incertezza economica frena le scelte di mobilità

I dati relativi al primo trimestre del 2019 confermano la rilevanza del settore e il contestuale rallentamento del trend di nuove immatricolazioni (-14%). A frenare lo sviluppo, oltre a ragioni di calendario per il noleggio a breve termine, è il quadro di incertezza economica che sta rallentando le scelte di mobilità di privati e aziende. A ciò si aggiungono alcune misure assunte negli ultimi mesi a livello nazionale (normativa bonus-malus) e locale (blocchi della circolazione anche per i veicoli diesel Euro 6), che hanno prodotto un generale clima di attesa.

“Sul fronte istituzionale si apprezza la volontà di aggiornare il Codice della Strada”

Alle scelte di 77.000 aziende di ogni dimensione, riporta Askanews, e di 2.900 Pubbliche Amministrazioni che si affidano al noleggio long term, si aggiungono nel 2018 i 5,3 milioni di contratti per esigenze di breve termine e i 12 milioni di noleggi del car sharing.

“I dati testimoniano l’inarrestabile evoluzione della mobilità italiana con il graduale passaggio dalla proprietà all’uso dei veicoli – dichiara il Presidente Aniasa Massimiliano Archiapatti -. Se si apprezza sul fronte istituzionale la volontà di aggiornare un Codice della Strada fermo al 1992, che non considera l’evoluzione della sharing mobility e non contempla adeguatamente neanche il noleggio, non altrettanto può dirsi per misure poco efficaci come la normativa bonus-malus sull’auto”.

 

Carpooling e Pmi, 440mila tonnellate di CO2 in meno ogni anno

In un’ottica di sostenibilità ambientale, con particolare riferimento all’aria che tutti noi respiriamo, il carpooling, ovvero la condivisione dell’auto, potrebbe essere una strada percorribile. Già, perché non bisogna essere degli scienziati per comprendere che meno auto in circolazione significano molta meno CO2 emessa, oltre che un netto risparmio su mezzi e carburante. Sono oltre 440mila le tonnellate di CO2 che potrebbero essere non emesse in Italia se anche solo il 10% dei 5 milioni di dipendenti delle 760mila Pmi del Paese facessero carpooling in modo sistematico e condividessero la tratta casa-lavoro. Una cifra che corrisponde alla CO2 che, se emessa, richiederebbe di essere neutralizzata da un bosco di 22 milioni di alberi.

I dati diffusi in occasione dell’Earth Day

I dati sono stati resi noti il 22 aprile scorso, in occasione dell’Earth Day, e sono il frutto delle rilevazioni di  Jojob, servizio che offre alle aziende uno strumento di welfare aziendale dal punto di vista della mobilità, incentivando l’uso dei trasporti condivisi e a basso impatto ambientale. In base ai dati raccolti,  si stima che se anche una piccola parte dei dipendenti delle Pmi Italiane facesse quotidianamente carpooling, considerando un equipaggio medio di 2,33 persone, si risparmierebbero più di 3 miliardi di Km e si toglierebbero dalle strade circa 285.407 automobili. Sempre in base alle stime di  Jojob, in questo modo non solo si andrebbe a diminuire il traffico sulle strade cittadine e suburbane, ma anche l’ansia per la ricerca del parcheggio: in particolare, si calcola che la superficie di parcheggi liberata sarebbe pari a 3,5 milioni di metri quadri, pari a 13.721 campi da tennis. i litri di carburante risparmiati toccherebbero i 226 milioni (circa 1,4 milioni di barili) mentre a livello economico la condivisione dell’auto tra colleghi porterebbe un risparmio economico totale per i dipendenti di 678 milioni di euro, quattro volte il costo di costruzione dell’autostrada A1 Milano-Napoli.

Bene all’ambiente e bene alle tasche delle aziende

“In occasione dell’Earth Day è importante sottolineare come la scelta del carpooling contribuirebbe ad abbattere le emissioni di CO2 in Italia, facendo del bene alle tasche dei dipendenti e sviluppando la cultura della condivisione. Il servizio di carpooling è rivolto in particolare alle aziende che ragionano in un’ottica di welfare aziendale e di miglioramento di Csr: creando una rete di dipendenti, invogliati e facilitati alla condivisione dell’auto, da una parte si diffonde la mobilità sostenibile e dall’altra si rafforza il rapporto tra i dipendenti, migliorandone l’affiatamento sul posto di lavoro” ha dichiarato Gerard Albertengo, CEO& founder di Jojob.”In generale, sono sempre di più le aziende che scelgono il carpooling aziendale come soluzione e opzione per i propri dipendenti: nel 2018 il numero è salito a oltre 2.000 (+15% rispetto al 2017) e oltre al servizio di carpooling aziendale – conclude Gerard Albertengo – queste realtà stanno introducendo anche gli incentivi per i dipendenti che certificano gli spostamenti a piedi, in bici o con la navetta”.

L’acciaio inox in bagno, innumerevoli vantaggi

Nei bagni pubblici, e per pubblici intendiamo quelli di aziende, ristoranti, hotel, negozi, palestre ed ogni ambiente dove la frequentazione è elevata e continua, spesso la qualità degli accessori installati è ampiamente trascurata. La plastica, o l’ABS, è di gran lunga più economica di altri materiali che invece possono garantire una resa ed una durata (oltre che un’estetica) nettamente migliori. Un esempio sono gli accessori bagno acciaio inox di Mediclinics, acquistabili anche sullo shop online.

L’acciaio inox, che non è altro che acciaio legato a nichel e cromo, presenta caratteristiche di grande resistenza alla corrosione ed all’ossidazione. Resiste a temperature estremamente elevate (fino a 300 gradi), è resistente all’acqua ed all’umidità, ed inattaccabile dagli acidi organici: ecco perché la sua installazione in un ambiente come il bagno, soggetto ad un continuo utilizzo con acqua e sostanze chimiche di vario genere (non ultime quelle depositate sulle mani degli utenti), è un esempio di grande attenzione all’igiene ed alla cura dell’ambiente.

Accessori per il bagno in acciaio inox necessitano di una manutenzione quasi trascurabile, presentano un aspetto più curato, durano a lungo e sono molto più igienici della plastica o del normale acciaio di qualità inferiore: l’investimento è senz’altro superiore inizialmente, ma viene poi ampiamente ripagato proprio da queste caratteristiche. Senza contare il design: i prodotti Mediclinics, ad esempio, tra i quali dispenser vari, asciugamani elettrici, asciugacapelli o cestini per la carta, sono disponibili anche in finitura black, che rende il bagno decisamente moderno e, pur trovandoci in un contesto pubblico, quasi accattivante, con un design possibile sia in versione lucida che satinata, ed abbinabile quindi agli altri elementi del locale.

Se poi estendiamo il concetto di accessori ad elementi quali i fasciatoi, sempre più richiesti dalla clientela, comprendiamo come l’aspetto igienico sia essenziale: lo stesso vale per le barre per disabili. Gli accessori inox consentono di ottenere una robustezza superiore, evitando fastidiosi danneggiamenti dovuti all’utilizzo improprio, e forme totalmente smussate e quindi prive di angoli, al fine di garantire maggior sicurezza ed evitare spiacevoli incidenti.

A tutti i proprietari di aziende o locali pubblici, colto l’invito? Valutate l’installazione di dispenser di sapone, carta igienica, asciugamani elettrici ed ogni genere di hotellerie in acciaio inox AISI1304, magari rivolgendovi proprio al nostro partner Mediclinics Italia su www.mediclinics.it.

Rifiuti elettronici, cresce la raccolta

L’Italia sta dimostrando di avere una coscienza più “green” anche nello smaltimento dei rifiuti elettronici, che sono – con l’aumento e il turnover delle apparecchiature – sempre di più. Il dato positivo arriva da Ecolight, uno dei maggiori sistemi collettivi per la gestione dei Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), delle Pile e degli Accumulatori. Ecolight è un consorzio nazionale senza fini di lucro che raccoglie quasi 1.800 aziende su tutto il territorio e ha perciò l’effettivo polso della situazione.

17mila tonnellate di Raee

Tra smartphone, tablet, piccoli elettrodomestici e apparecchi di varia utilità Ecolight ha raccolto quasi 17.000 tonnellate nel 2018, con una crescita del 5,4% rispetto ai dodici mesi precedenti. “Nel corso del 2018, l’attività complessiva di Ecolight ha permesso di avviare ad un corretto recupero e trattamento quasi 24mila tonnellate di rifiuti elettronici», dice il direttore generale Giancarlo Dezio. “Di queste, oltre il 70% è rappresentato da piccoli elettrodomestici, telecomandi, cellulari e oggetti elettrici ed elettronici di uso quotidiano che non funzionano più. I Raee, ovvero i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, sono un rifiuto inquinante se non correttamente gestito: l’attenzione per l’ambiente passa anche da piccole accortezze quotidiane, come il corretto conferimento di questa tipologia di rifiuti”.

I rifiuti elettronici come risorsa 
Classificati nel raggruppamento R4, i rifiuti derivanti dai piccoli elettrodomestici e dall’elettronica di consumo sono un’importante risorsa. “Sono riciclabili fino a quasi il 95% del loro peso2 specifica Dezio. “È possibile ricavarne significative quantità di plastica, ferro e vetro; tutti materiali che, se opportunamente trattati, possono diventare materie prime seconde ed essere re-immesse sul mercato dando così concretezza all’economia circolare”.

Troppi device non vengono smaltiti correttamente

Non tutti i prodotti tecnicamente appartenenti a questo gruppo finisce però nel circolo virtuoso del trattamento di riciclo e recupero. Si stima infatti che solamente un cellulare non più funzionante su cinque sia conferito correttamente. La maggior parte rimane in fondo ad un cassetto o in cantina, oppure nel peggiore dei casi viene messo nel sacco dell’indifferenziato. Ma lo smaltimento è diventato più facile e accessibile. Il consorzio ha infatti dato vita ad un progetto di EcoIsole RAEE, ovvero cassonetti automatizzati dove poter conferire i Raee di piccole dimensioni. “Attraverso le 31 postazioni che abbiamo posizionato in luoghi ad elevata frequentazione come i centri commerciali, i punti vendita di grandi dimensioni oppure spazi pubblici, negli ultimi dodici mesi sono state raccolte 102 tonnellate di piccoli RAEE. Trattandosi di oggetti piccoli dal peso medio al di sotto dei 500 grammi, è un buon risultato che viene amplificato dalla capacità di coinvolgimento che hanno le nostre EcoIsole: nel solo 2018 sono state utilizzate da oltre 2,5 milioni di persone” conclude il direttore generale.

Il nuovo indice Istat usa Twitter

L’Istat sperimenta un nuovo indice per analizzare il sentiment italiano sull’economia. La novità è che il nuovo Social Mood on Economy Index del’Istat usa Twitter. L’indice fornisce analisi derivate da campioni di tweet pubblici in lingua italiana catturati in rete, e i suoi risultati sono forniti in media da 50 mila cinguetti al giorno. Il nuovo indice rientra nella categoria di quelli ad alta frequenza basati su dati giornalieri, che attraverso un filtraggio abbastanza complesso, “sono in grado di restituire una determinata informazione relativa all’atteggiamento della popolazione coinvolta sul social media”, spiega Roberto Monducci, direttore del dipartimento produzione statistica dell’Istat, a Radio24.

Sfruttare i tweet per coinvolgere chiunque abbia un profilo attivo

L’indice mira all’utilizzo, per fini statistici, dei cosiddetti big data, riporta Agi, e fa parte di una batteria di indicatori sperimentali pubblicati dall’Istat sul sito. Non si tratta di statistiche ufficiali, ma di statistiche che, secondo Monducci, “hanno un buon potenziale, soprattutto in termini di utilizzatori, per illustrare aspetti che finora sono stati poco indagati”.

L’idea dell’Istat è quella di sfruttare i tweet per coinvolgere chiunque abbia un profilo attivo. I dati pubblici, resi anonimi, sono poi elaborati e pubblicati sul sito. Maggiore è il valore dell’indice, migliore è il sentiment. I punti corrispondenti ai principali picchi e alle principali valli dell’indice sono annotati ed evidenziati con un quadratino.

Come viene scelto il campione

Il filtraggio avviene sulla base consentita da Twitter, ovvero l’utilizzo dell’1% del volume dei tweet generati giornalmente. L’Istat applica poi un filtraggio di 60 parole volto a intercettare i messaggi più attinenti alla ricerca, concentrandosi su temi prettamente economici, come l’analisi dei trend, mercato del lavoro, disoccupazione, spread, scelte del governo, politiche pubbliche. Le conversazioni intercettate dal sistema sono in grado di trasmettere un segnale giornaliero continuo, ad alta frequenza, regolare e più immediato delle ricerche a carattere mensile o annuale. L’indice, inoltre, fornisce una riflessione sulla reattività del pubblico riguardo a eventi particolarmente importanti, come un dato impattante sulla disoccupazione, positivo o negativo, o l’uscita di un comunicato stampa.

Un algoritmo condiviso

Per estrapolare questa mole di informazioni si mettono in comune, con altri istituti di ricerca e con la comunità scientifica internazionale, gli algoritmi prescelti. Un network attivo e impegnato nel testare la capacità di questi dati, come nel caso di quelli presi da Twitter, è in grado di fare notizia attraverso informazioni affidabili. Anche perché ci si muove in un contesto diverso dalla statistica tradizionale e dalla solita stratificazione sociale rappresentativa

L’AI non spaventa gli italiani, la mancanza di competenze sì

L’Intelligenza artificiale non fa paura agli italiani, che guardano all’innovazione come un’opportunità per il proprio futuro professionale. Due terzi dei dipendenti italiani ritiene che automazione, robotica e AI influenzeranno positivamente il lavoro nei prossimi cinque o dieci anni. E l’80% considera positivamente l’impatto della tecnologia sul mondo del lavoro. Ma se si considerano le competenze richieste dalla digitalizzazione la percezione cambia. E se i lavoratori italiani sentono di dover sviluppare le proprie capacità per riuscire a tenere il passo con il progresso tecnologico, l’offerta di competenze digitali non viene considerata  ancora sufficiente.

Lo evidenzia l’ultima edizione del Randstad Workmonitor, l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro, condotta in 34 Paesi su un campione di 405 lavoratori.

L’80% degli italiani è ottimista

Secondo l’indagine la maggior parte degli italiani vede il crescente impatto della tecnologia sul mondo del lavoro come un’opportunità. In particolare, l’80% (+6% sulla media globale e 10% sulla media europea), una percentuale che ci colloca al 12° posto rispetto ai 34 Paesi analizzati. In Europa soltanto Grecia (82%) e Portogallo (83%) sono più ottimisti di noi. Il 65% dei lavoratori, inoltre, è convinto che automazione, robotica e AI avranno un impatto positivo (+25% rispetto al 2014), sei punti in più rispetto alla media globale, e dodici rispetto alla media dei Paesi europei: solo la Polonia (68%) ha un atteggiamento più favorevole.

Acquisire nuove competenze per mantenersi competitivi

L’87% dei lavoratori italiani avverte la necessità di acquisire sempre nuove competenze per mantenersi competitivi sul mercato, riferisce Adnkronos. E se l’indagine rivela un atteggiamento favorevole dei lavoratori italiani nei confronti dell’AI, allo stesso tempo fa emergere quanto l’offerta e la padronanza di questo tipo di competenze non sia ancora sufficiente a gestire un cambiamento sociale, culturale e tecnologico così profondo.

Una carenza di competenze digitali che gli italiani avvertono sia nelle imprese sia nelle istituzioni scolastiche e universitarie.

Solo il 41% delle imprese offre corsi di formazione digitale

Sempre secondo la ricerca solo il 41% delle aziende offre corsi di formazione ai propri dipendenti. E solo il 50% degli italiani ritiene che le università forniscano le giuste competenze digitali per preparare gli studenti al futuro nel mondo del lavoro. Una percentuale che ci colloca in 32a posizione su 34 Paesi, per un -18% rispetto alla media globale e un -15% rispetto alla media europea.

Il 56% dei lavoratori, inoltre, pensa che gli studenti siano in grado di rispondere alla richiesta di competenze investendo autonomamente nella propria formazione digitale.

“La partita per cogliere tutti i benefici dell’intelligenza artificiale si gioca quindi sulla capacità del sistema formativo e delle imprese di sviluppare le competenze digitali di studenti e lavoratori – commenta Marco Ceresa, amministratore delegato Randstad Italia – ma su questo piano la strada da fare è ancora lunga”.

Fisco, al via l’operazione saldo e stralcio delle cartelle

L’Agenzia delle entrate-Riscossione ha pubblicato il modello per presentare la domanda di adesione al provvedimento contenuto nella legge di bilancio 2019. Si tratta dell’operazione “saldo e stralcio delle cartelle”, che consente alle persone in situazione di grave e comprovata difficoltà economica, di pagare i debiti fiscali e contributivi in forma ridotta, con una percentuale che varia dal 16 al 35% dell’importo dovuto già scontato delle sanzioni e degli interessi di mora. Il modello SA-ST deve essere presentato entro il 30 aprile 2019 ed è disponibile, oltre che sul sito dell’Agenzia, anche in tutti gli sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione.

Chi può beneficiare del provvedimento

La legge prevede che a versare in una situazione di grave e comprovata difficoltà economica siano le persone fisiche con Isee del nucleo familiare non superiore a 20 mila euro, oppure per le quali, alla data di presentazione della dichiarazione di adesione, risulti già aperta la procedura di liquidazione prevista dalla cosiddetta legge sul sovraindebitamento. Il modello SA-ST è riservato a chi ha debiti affidati all’agente della riscossione tra il 1 gennaio 2000 e il 31 dicembre 2017 derivanti esclusivamente da omesso versamento di imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali e dalle attività, oppure omesso versamento di contributi dovuti dagli iscritti alle casse previdenziali professionali o alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi dell’Inps.

La percentuale varia in base alla situazione economica

Rientrano nell’agevolazione, riporta Askanews, anche i contribuenti che, nel rispetto dei requisiti in termini di Isee e per le sole tipologie di debiti previste dalla legge, hanno aderito alle precedenti rottamazioni delle cartelle e non hanno perfezionato integralmente e tempestivamente i pagamenti delle somme dovute. Sarà possibile estinguere i debiti riportati nelle cartelle pagando una percentuale che varia in base alla situazione economica. In particolare, il 16% dell’importo per Isee non superiore a 8.500 euro, il 20% con Isee da 8.500 fino a 12.500 euro e il 35% se il contribuente ha un Isee compreso tra 12.500 e 20 mila euro. Nel caso di persone fisiche per le quali risulta aperta la procedura di liquidazione prevista dalla legge sul sovraindebitamento, la percentuale per il pagamento è pari al 10% delle somme dovute a titolo di capitale e interessi.

Per chi resta fuori scatta la rottamazione-ter

Il modello SA-ST deve essere presentato entro il 30 aprile 2019 tramite posta elettronica certificata (PEC), oppure consegnato agli sportelli dell’Agenzia. In assenza dei requisiti, la presentazione della domanda sarà considerata in automatico come richiesta di accesso alla definizione agevolata prevista dall’art. 3 del DL n. 119/2018, la cosiddetta rottamazione-ter. Entro il 31 ottobre 2019 Agenzia delle entrate-Riscossione comunicherà al contribuente l’ammontare delle somme dovute e le scadenze delle singole rate per il saldo e stralcio. Oppure, in mancanza dei requisiti, gli importi dovuti calcolati secondo la rottamazione-ter, con le relative scadenze di pagamento.

Privacy e Regolamento Comunitario: come adeguarsi?

Quello del rispetto e della tutela dei dati personali degli utenti è un tema “caldo” per aziende grandi e piccole. La necessità di adeguarsi alle direttive del GDPR 2016/679, il Regolamento Comunitario, è una priorità per realtà imprenditoriali e commerciali di ogni tipo in quanto sono previste importanti sanzioni amministrative per coloro i quali non seguono tali direttive, ma non solo. Sono sempre di più infatti, gli utenti che desiderano sapere in che modo i propri dati personali vengono raccolti ed utilizzati, ed è bene per questo provvedere ad adottare tutte le soluzioni affinché gli utenti possano sempre essere adeguatamente informati e certi che nessun dato personale possa essere utilizzato impropriamente o per fini differenti da quelli di proprio interesse. Anche il raccogliere semplicemente il codice fiscale di un dipendente significa acquisire dati personali, così come l’indirizzo mail di un cliente o l’indirizzo di residenza di un fornitore. Sono davvero poche dunque, le aziende che possono dire di non raccogliere alcun tipo di dato per il quale possa essere necessario adeguarsi al nuovo regolamento.

A tal proposito, se dovesse apparire come piuttosto complicata questa materia e si preferisse ricevere una consulenza privacy professionale, è possibile usufruire dei servizi di Area 81 s.r.l., azienda da sempre impegnata nell’ambito della sicurezza e della privacy e che può aiutare ogni azienda a comprendere come adeguarsi al nuovo regolamento europeo, così da avere la certezza di raccogliere, trattare e gestire in maniera adeguata i dati personali di dipendenti, fornitori e clienti senza per questo correre il rischio di incappare in pesanti sanzioni (le quali possono anche raggiungere il 4% del fatturato relativo al passato esercizio) dalle quali è bene tenersi alla larga. Per informazioni circa la consulenza di Area 81 s.r.l. è possibile contattare il recapito telefonico 0392911151, o inviare una mail a soluzioni@area81srl.it