Archivi autore: Gianluca Pirovano

Italiani, energia e sostenibilità: i giovani i più virtuosi

Sono le fasce di popolazione più giovane quelle maggiormente attente alla sostenibilità, soprattutto quando si tratta di consumi energetici. Lo rivela l’Enea attraverso il report “L’energia tra valori individuali e comunitari” che analizza i comportamenti ambientali e i consumi energetici delle famiglie alla luce della psicologia ambientale e delle scienze sociali applicate. L’analisi è stata condotta su un campione di residenti in Lombardia di cui sono stati esaminati azioni e interventi messi in atto negli ultimi cinque anni per ridurre la propria bolletta energetica. In particolare lo studio evidenzia come all’interno di un unico nucleo familiare spesso convivano diverse subculture energetiche, derivanti da variabili come genere, età, tipologia di abitazione e impegno sui temi della sostenibilità.

I consumi secondo le diverse fasce di età

Come accennato, lo studio ha anche messo in evidenza come ci siano comportamenti differenti a seconda delle fasce di età. Si registra quindi una maggiore adesione ad un’etica sostenibile e un’apertura più ampia al cambiamento da parte della fascia di età 18-37 anni anche per quanto riguarda i temi della mobilità e della condivisione dei servizi. I più “grandi”, precisamente gli over 78, dimostrano un’attenzione di carattere economico nel minimizzare gli sprechi di acqua ed elettricità. Dal report emerge inoltre la tendenza nel dotarsi di un numero inferiore di apparecchi ed elettrodomestici (-16,3%, a parità di dimensione del nucleo familiare) da parte di famiglie “ad alta sostenibilità”, cioè quelle che dichiarano un approccio valoriale maggiormente orientato alla salvaguardia ambientale. Ancora si scopre – in merito alle differenze di genere – che i comportamenti virtuosi sono più diffusi tra le donne che tra gli uomini, in quanto le prime percepiscono in maniera più intensa l’efficacia e l’impatto positivo delle azioni individuali. Questo si traduce in pratiche quotidiane concrete, mentre nel genere maschile prevale lo scetticismo riguardo all’impatto che queste pratiche possono avere nella realtà. 

Chi vive in condominio ha un approccio più “eco”

Il report mette in luce che ci sono differenze anche tra chi vive in un condominio rispetto a chi abita in una soluzione indipendente. Il contesto condominiale appare come più favorevole a una minor presenza di elettrodomestici e a consumi più orientati all’innovazione. Questo grazie alla metratura più ridotta delle singole abitazioni, alla possibilità di condividere i sistemi di riscaldamento e alla distribuzione geografica dei condomini, decisamente più diffusi nei grandi centri urbani. Le differenze maggiori riguardano gli interventi per ridurre i consumi energetici, messi in atto in misura maggiore nei condomini, dove oltre il 59% degli intervistati ha indicato di aver effettuato almeno un intervento per risparmiare energia negli ultimi cinque anni, contro il 21% di chi vive nelle abitazioni indipendenti. D’altro canto, chi vive in soluzioni indipendenti è più propenso ad adottare interventi che beneficiano di incentivi economici (40% contro il 32%). “Dal report emerge quanto sia importante, in termini di efficacia, la possibilità di fornire agli utenti una serie di feedback in tempo reale circa la correttezza dei propri comportamenti, allo scopo di progettare strategie di sensibilizzazione che interagiscano direttamente con i cittadini, attuate attraverso metodologie in grado di iscriversi in tempo reale nel processo e nelle dinamiche quotidiane di utilizzo condiviso e individuale delle fonti rinnovabili”, afferma Ilaria Bertini, direttrice del Dipartimento Unità Efficienza Energetica dell’Enea.

Black Friday, vendite in leggero calo per il Tech

Dalla fine del lockdown di marzo 2020 il mercato italiano della Tecnologia di consumo ha registrato trend positivi per molto mesi e, come già successo lo scorso anno, il forte anticipo delle promozioni ha condizionato le vendite del settore nella settimana del Black Friday. Rispetto allo scorso anno, però, dal 23 al 29 novembre il mercato del Tech ha registrato un risultato a valore leggermente negativo. Rispetto al 2019, le rilevazioni effettuate da GfK sul Panel Weekly mostrano infatti un trend pari al -2,9% a valore per le categorie più importanti, tra cui TV, PC, Smartphone, Tablet, Frigoriferi, Lavatrici, Aspirapolvere e Stampanti. Per questo perimetro di prodotti, è stato generato un controvalore pari a 464 milioni di euro, anche se il risultato del Black Friday 2020 va analizzato considerando le buone performance delle settimane precedenti.

Il trend delle settimane precedenti è positivo

Con l’anticipo delle promozioni le settimane precedenti il Black Friday 2020 hanno fatto registrare infatti crescite record. Mai come quest’anno molti retailer ed e-tailer hanno giocato d’anticipo, e le promozioni sono cominciate fin dall’inizio di novembre. Questo ha portato a un trend positivo nelle giornate antecedenti il Venerdì Nero. La settimana dal 16 al 22 novembre è cresciuta del +33,3% su base annua, la settimana dal 9 al 15 novembre è cresciuta del +28,5% e quella ancora precedente, dal 2 all’8 novembre, ha fatto registrare un +30,6%. Inoltre, rispetto al valore della settimana media riferita all’ultimo anno, la settimana del Black Friday 2020 ha comunque fatto registrare un incremento delle vendite del +142%.

Rasoi, dispositivi per l’igiene orale e core wearables i più venduti

Nella settimana del Black Friday 2020 i prodotti che hanno mostrato le crescite più importanti rispetto alla settimana precedente (Week 47) sono stati i Rasoi (+127%), i dispositivi per l’Igiene Orale (+118%) e i Core Wearables (+98%). Si conferma quindi un trend già emerso nei mesi scorsi: la crescita significativa delle vendite di tutti i dispositivi elettronici che aiutano le persone a gestire la salute, la bellezza e la cura della persona in casa. Sarà importante quindi continuare a monitorare la crescita dei prodotti tecnologici. Alla luce di alcuni fenomeni di shortage di prodotto che si stanno già verificando, soprattutto sui settori connessi allo smartworking e alla didattica a distanza, la crescita potrebbe quindi protrarsi anche a dicembre per gli acquisti di Natale.

Il peso dell’online è del 34,4% a valore

Le limitazioni alla circolazione delle persone in alcune aree del Paese e l’approccio sempre più omnichannel hanno abbracciato dagli italiani dall’inizio dell’emergenza Covid-19 hanno sicuramente contribuito alla crescita del canale online, che durante la settimana del Black Friday, è arrivato a pesare il 34,4% a valore di tutte le vendite di prodotti Tech. I comparti che hanno visto crescere di più la quota dell’online rispetto allo scorso anno sono stati il Piccolo Elettrodomestico, con un peso dell’online passato dal 42% al 55%, e le Telecomunicazioni, passato dal 20% al 34%.

I ricordi mancati dei viaggi non fatti nel 2020

Ciò che è mancato di più agli italiani in questo 2020 segnato dal Covid  è non avere potuto viaggiare, o comunque, avere viaggiato di meno. Per il 58% degli italiani la possibilità di creare nuovi ricordi in vacanza era ciò che più desiderava, e il 32% ha intenzione di effettuare “il viaggio della vita” nel prossimo futuro, quando le restrizioni a contrasto della pandemia lo permetteranno. Si tratta dei risultati di un sondaggio di Hilton, condotto da YouGov a ottobre 2020 su un campione di 2.000 italiani. A sorpresa, quindi, ciò che gli italiani apprezzano di più di una vacanza è proprio la possibilità di creare nuovi ricordi, tanto che oltre il 69% è d’accordo con l’affermazione: “alcuni dei miei ricordi più belli sono legati a un viaggio o a una vacanza”.

Si rimpiangono i piccoli momenti, anche negativi

La pandemia ha reso più difficile la possibilità di viaggiare, specie all’estero, e quasi tre quarti degli italiani (74%) afferma che quando avrà la possibilità di tornare a viaggiare apprezzerà ancora di più il viaggio e i ricordi che ne derivano. Ma, oltre ai ricordi, agli italiani cosa è mancato di più del poter viaggiare? Al primo posto il lasciarsi alle spalle la quotidianità (56%), seguito dalla possibilità di vivere nuove esperienze (48%) e imparare cose nuove (43%).

Agli intervistati sono mancati però anche gli aspetti del viaggio che “prima” erano considerati come negativi, ma che in qualche modo, ora vengono rimpianti. Come, ad esempio, il fatto di spendere troppi soldi (22%), o dover fare le valigie per lunghi tragitti in auto (20%), oppure le lunghe attese al nastro di ritiro bagagli all’aeroporto (18%).

Meno social durante le ultime vacanze

Nel tentativo di passare più tempo a godersi il momento, oltre un terzo (34%) dei vacanzieri quest’estate ha trascorso meno tempo postando sui social media. Più della metà (51%) ha ammesso di aver perso troppo tempo nelle vacanze precedenti, cercando di catturare lo scatto perfetto, e ha voluto passare più tempo a creare ricordi con la propria famiglia. Quasi uno su quattro (23%), poi, dichiara di aver “messo in pausa” i propri post sui social per una forma di rispetto nei confronti della famiglia e degli amici che non sono riusciti a concedersi una vacanza, e uno su cinque (20%) ha postato foto per ricordare la propria vacanza e rivivere i bei momenti trascorsi.

Progetti per il futuro: realizzare il “viaggio della vita”

La pandemia costringe a ripensare ai viaggi fatti nel passato, e sette persone su dieci (71%) dichiarano che quando potranno ricominciare a viaggiare li apprezzeranno ancora di più. Quasi la metà (47%) degli intervistati vorrebbe aver scattato più foto durante le vacanze precedenti per fissarne i ricordi. Il 40% ha rivelato anche di aver parlato di viaggi e vacanze con la propria famiglia più del solito, e il 35% ha intenzione, nel futuro, di approfondire la conoscenza del proprio Paese. Tra coloro che hanno intenzione di intraprendere un viaggio nel 2021, il 37% vorrebbe poter scegliere una destinazione in Europa, mentre il 24% preferirebbe rimanere nel Belpaese. Il dato che più colpisce è che il 32% degli intervistati, appena sarà possibile, realizzerà il “viaggio della propria vita”.

Bike economy e Made in Italy, la produzione cresce del 20%

Un boom in atto da diversi anni, quello della bike economy, e che accomuna tutti i Paesi, ma nel quale l’Italia eccelle a livello mondiale in diversi punti della filiera. Tra vecchia tradizione artigiana e l’utilizzo di materiali ultramoderni e tecnologici l’Italia della bicicletta corre sempre più veloce. Nel 2019 le imprese italiane del settore hanno fatturato 1,032 miliardi di euro, e il 2020 sembra andare ancora meglio, con il +20,2% della produzione registrato dopo il lockdown nei mesi di giugno e luglio.

Nel 2019 1.776.300 bici vendute all’estero

Secondo il V Rapporto Artibici di Confartigianato, l’Italia infatti non è solo la prima nazione in Europa per il numero di bici vendute all’estero. Nel 2019 sono state vendute 1.776.300 bici, per un valore complessivo di 609 milioni e una crescita del 15,2% rispetto all’anno precedente. Il nostro Paese si conferma anche quarto esportatore mondiale di biciclette e componenti, con il 7,2% dell’export del mondo del settore, ed è leader globale in alcune parti della filiera.

L’Italia è al primo posto nel mondo per esportazioni delle selle, con più della metà (54,6%) dell’export mondiale, ed esportazioni di cerchioni, con una quota del 13,6%. Tra i clienti esteri delle nostre biciclette la Francia lo scorso anno ne ha acquistate 121 milioni, seguita dalla Germania (100 milioni) e dalla Spagna (46 milioni).

Un’eccellenza della manifattura Made in Italy

Le imprese del settore crescono, e sono arrivate a 3.128, in aumento del 3,2% negli ultimi 5 anni. Tra imprese di produzione, riparazione e noleggio danno lavoro a 7.409 addetti, e nella maggior parte dei casi (1.981) si tratta di imprese artigiane. Anche in questo caso, in controtendenza con i dati generali, sono imprese più vitali della media. La demografia imprenditoriale evidenzia che nel 2019 le realtà della filiera della bicicletta crescono in un anno del +1,5% in controtendenza rispetto al calo dello 0,1% del totale imprese.

“Nella produzione e manutenzione di biciclette – sottolinea il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti – gli imprenditori artigiani hanno saputo far rinascere e rilanciare l’eccellenza della manifattura Made in Italy, conquistando i mercati internazionali”.

Bolzano, Sondrio, Forlì-Cesena sul podio della vocazione produttiva ciclistica

Tra le province con la maggiore vocazione produttiva ciclistica ai primi tre posti ci sono Bolzano, Sondrio, Forlì-Cesena, mente a livello regionale il podio spetta al Trentino Alto Adige, all’Emilia Romagna e al Veneto. Le regioni con la maggiore intensità di utilizzo di bici in rapporto agli abitanti sono il Trentino Alto Adige, il Veneto e l’Emilia Romagna, una regione che conta da sola 1.352,8 km di piste ciclabili. E gli utilizzatori? In Italia i ciclisti sono sempre di più, con oltre un milione (1.003.000) di persone che nel 2019 l’hanno usata, sfruttando anche i 4.568 chilometri di piste ciclabili.

Il 5G migliora le previsioni meteo

Velocità fino a 100 volte superiori, reattività 5 volte maggiore e più capacità di banda per collegamenti multipli. Questo è quanto promette il 5G, che non solo può supportare sistemi ampi e pieni di sensori, ma anche elaborare i dati in tempo reale che questi sensori condividono. Un vantaggio che presto sarà sfruttato da un settore, la meteorologia, basato quasi esclusivamente su sensori sparsi per il pianeta, e tra i satelliti oltre l’atmosfera. I potenti chip di cui le agenzie meteo si dotano sono infatti posizionati alle estremità di antenne poste sul terreno, su edifici oppure su droni. Questo, per ottenere un mix di informazioni da incrociare poi con gli elementi che arrivano dai satelliti.

Informazioni più accurate

Grazie al 5G i sistemi che raccolgono e analizzano tali informazioni garantiranno molti più dati, e con un dettaglio certamente più accurato. Inoltre potranno rilevare il cambiamento di alcune condizioni in real time, come ad esempio le mutazioni di vento, temperatura e umidità, che si verificano spesso prima di eventi climatici estremi. Un simile flusso di programmazione aiuterà a colmare alcune lacune delle previsioni meteorologiche, migliorando la qualità e la completezza dei dati ambientali. Prevedere cosa accade nei chilometri della troposfera può essere difficile, riporta Ansa, ma anche molto importante per ottenere metriche precise e declinazioni periodiche costanti.

Le tecnologie in modalità wireless sono il futuro delle previsioni meteo

A oggi, le soluzioni radar possono essere costose da implementare, e spesso non sono in grado di determinare in che modo la geografia e altri fattori come la temperatura dell’aria influenzino una tempesta. I palloncini meteorologici aiutano la raccolta di dati, ma non possono essere controllati da remoto, e spesso il loro utilizzo non giustifica l’investimento economico elevato. Sono dunque le tecnologie abilitate in modalità wireless il futuro delle previsioni meteo. La statunitense National Oceanic and Atmospheric Administration utilizza già reti 4G per raccogliere in crowdsourcing i bollettini meteorologici e i dati non rilevati dai radar. L’accoppiata vincente perciò è composta dal 5G e da strumenti di analisi automatici, ma comunque gestibili dall’uomo. Tra questi, i droni, che possono seguire piani di volo predeterminati ed essere equipaggiati con sensori personalizzabili per catturare le informazioni di cui si ha più bisogno in un certo momento.

Benefici per altri settori interessati a gestire gli eventi legati al clima

Oltre alle previsioni, i sensori che comunicano via 5G supporteranno anche diversi settori interessati a gestire gli eventi legati al clima. Gli agricoltori li potranno sfruttare per raccogliere e rispondere a informazioni precise su temperatura e precipitazioni al fine di preservare al meglio le colture. Le compagnie energetiche invece potranno posizionare i sensori attorno alle loro reti, per identificare e isolare i problemi causati dalle calamità e ripristinare rapidamente i sistemi, o reindirizzare la fornitura verso altre strutture.

Il timbracartellini per la rilevazione delle presenze

Grazie ad un timbracartellini, oggi è molto più facile registrare il proprio ingresso o uscita dalla sede di lavoro e dunque testimoniare la propria presenza all’interno della sede lavorativa. In passato, i lavoratori erano costretti a firmare un apposito registro e perdere del tempo, dovuto alle inevitabili code di dipendenti che avevano necessità di firmare l’ingresso o l’uscita tutti nella stessa fascia oraria e dunque in un arco di tempo pressoché ristretto.

Il lavoro dell’ufficio buste paga diventa più semplice

Oggi questo non è più necessario grazie ai timbracartellini commercializzati da Cotini srl, i quali consentono di registrare l’ingresso o l’uscita in maniera davvero rapida e senza possibilità di errore. Il timbracartellini va a registrare all’evento (ovvero l’ingresso o l’uscita del dipendente) evidenziando con un asterisco un eventuale ritardo oppure uscita anticipata, trasmettendo direttamente queste informazioni all’ufficio buste paga rendendo così anche più semplice il lavoro di chi lavora in amministrazione. Il dipendente ha la certezza che il proprio ingresso o uscita siano stati registrati grazie all’apposito avviso acustico che il timbracartellini mette ogni qualvolta rileva appunto un cartellino che viene inserito.

Una soluzione efficace per limitare gli accessi in azienda

Questa è al tempo stesso un’ottima possibilità non solo per rilevare le presenze, ma anche per limitare gli accessi esclusivamente nei confronti di coloro che sono autorizzati. Esistono differenti modelli di timbracartellini, ciascuno con caratteristiche che lo rendono particolarmente adattabile a determinati tipi di ambienti lavorativi, anche i più polverosi. Vi sono ad esempio quelli con display che consentono di poter leggere l’orario anche a grande distanza, che sono dunque particolarmente adatti a grandi ambienti. Ad ogni modo è possibile posizionare il timbracartellini sia su di un tavolo che su una parete, in base alle preferenze individuali. Alcuni modelli sono infine dotati di batteria al litio, la quale consente al dispositivo di continuare a funzionare per qualche ora anche in assenza di corrente, continuando così a fare il suo lavoro nonostante la momentanea interruzione di energia elettrica.

Il bonus vacanze supera il milione di richieste

I numeri delle richieste del bonus vacanze introdotto dal Governo per sostenere l’industria turistica e le famiglie sono in crescita continua, con una partecipazione nelle Regioni che segue il normale andamento del turismo interno. Emilia Romagna, Puglia e Toscana sono le regioni dove è stato utilizzato più di un terzo dei bonus erogati. Secondo il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, i bonus vacanze erogati hanno superato il milione, “e continuano ad aumentare le strutture ricettive che aderiscono a questa importante iniziativa che supporta il turismo e la spesa delle famiglie a reddito medio basso”.

140 mila famiglie hanno già speso oltre 60 milioni di euro in circa 10 mila strutture

I numeri quindi sono in crescita, e “dopo solo un mese dall’entrata in vigore sono più di un milione i bonus vacanze ottenuti attraverso l’app IO, per un valore economico pari a 450 milioni di euro”, ha proseguito il ministro.

“Al momento sono oltre 140 mila le famiglie che hanno già speso i bonus in circa 10 mila strutture, immettendo così nel settore turistico oltre 60 milioni di euro – ha aggiunto Dario Franceschini -. Un modo efficace per sostenere le imprese turistiche e le famiglie italiane”. Ma anche in vacanza, sottolinea il ministro “occorrono prudenza e rispetto delle regole”, perché l’emergenza Covid-19 non è ancora finita.

In Emilia Romagna, Puglia e Toscana è stato utilizzato più di un terzo dei bonus erogati

Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate riportati dal Mibact la ripartizione territoriale delle spese degli italiani sta avvenendo tra le regioni con un trend non molto difforme dai normali flussi del turismo interno. Le prime tre regioni in cui si sono concentrate le spese sono l’Emilia Romagna, la Puglia e la Toscana dove, nell’insieme, è stato utilizzato più di un terzo dei bonus erogati.

Più in particolare, in Emilia Romagna è stato speso il 16% dei bonus, per un valore di più di 9,5 milioni di euro, in Puglia il 10%, per un valore di oltre 6 milioni di euro, e in Toscana circa il 7%, per un valore di più di 4 milioni di euro, riporta Ansa.

Ogni struttura aderente all’iniziativa ha ospitato mediamente 11 nuclei familiari

I dati evidenziano inoltre che le famiglie italiane stanno decidendo dove trascorrere le vacanze anche in funzione della presenza sui territori di alberghi, campeggi e bed & breakfast che aderiscono all’iniziativa. A livello nazionale sono circa 10 mila le strutture dove è già stato possibile spendere i bonus, e in questo primo mese, ognuna di esse ha ospitato mediamente 11 nuclei familiari.

A livello territoriale, il podio per numero di strutture aderenti pone in testa l’Emilia Romagna, con il 13% del totale, seguita dal Trentino Alto Adige (9%) e la Toscana (7%).

Vacanze 2020 per il 54% degli italiani, il 10% in meno dell’anno scorso

Quest’estate andrà in vacanza il 54% degli italiani, quasi il 10% in meno rispetto all’estate del 2019. Secondo le rilevazioni dell’osservatorio mensile di Findomestic per il mese di luglio, il 27% degli italiani è ancora indeciso, e il 14% rinuncia alle vacanze per paura del coronavirus. Un 22% invece, anche se ha già previsto di partire, non sa ancora dove andare. Per il 67% la spesa di queste vacanze, quasi esclusivamente entro i confini nazionali, e mediamente come in passato. Secondo Findomestic a giugno l’aumento maggiore per le intenzioni d’acquisto degli italiani è stato proprio nel settore dei viaggi, che segnano un +38,3% di propensione all’acquisto rispetto a maggio,

Il 14% preferisce restare in Italia per timore di non essere gradito all’estero

Tra chi andrà in vacanza, riporta Askanews, il 67% prevede di spendere nel 2020 come negli anni passati, mentre il 25% spenderà di meno, e solo l’8% spenderà di più.

“Tra chi partirà – segnala Findomestic – l’89% ha come obiettivo l’Italia e ha scelto la penisola per sostenere la nostra economia (53%), ma anche perché non vorrebbe avere ‘problemi sanitari’ al di fuori dei confini nazionali (31%)”. C’è però un 14% che preferisce restare in Italia per timore di non essere gradito all’estero, che nonostante i dubbi resta la meta prescelta per l’11% dei vacanzieri.

Al Sud il Covid non ha cambiato le abitudini relative alle vacanze

Coloro che per trascorrere le vacanze prevedono di spostarsi in altre regioni sono gli abitanti del Nord-ovest, soprattutto i lombardi, mentre chi abita al Sud preferisce rimanere nella propria regione. Al Centro e nel Nord-est si privilegeranno invece le regioni vicine. Al Sud le abitudini in materia di vacanze non sono cambiate radicalmente a causa del Covid-19, tanto che è proprio al Sud la percentuale più alta di chi afferma che rimarrà in Italia come ha sempre fatto. Ma dove alloggeranno i vacanzieri del 2020? Alberghi e villaggi turistici (34%) “rimangono le strutture preferite dagli italiani per il soggiorno – spiega ancora Findomestic – ma cresce la percentuale di chi mette nel mirino case in affitto (32%), b&b e agriturismi (21%), segno che si cerca un maggiore distanziamento sociale”.

I veneti andranno in auto, l’Emilia-Romagna è pronta ad accogliere tutti

Secondo l’osservatorio nel Mezzogiorno e nelle isole c’è anche “il numero più alto di chi sostiene che sia meglio restare in Italia per timore di trovarsi ad affrontare problemi sanitari all’estero”.

Quanto al mezzo di trasporto usato per spostarsi il Veneto più di altre regioni preferirà spostarsi in auto per timore di tornare a viaggiare in treno o in aereo. La vocazione turistica emiliano-romagnola invece non viene smentita nemmeno dal coronavirus: questa è infatti la regione che si dichiara più pronta ad accogliere turisti da ogni destinazione. A partire dai lombardi, che più di tutti avvertono la sensazione di non essere graditi oltreconfine.

In Italia la bioeconomia vale 345 miliardi di euro

Oltre due milioni di occupati nel 2018 e una produzione arrivata a quota 345 miliardi di euro. Sono i numeri italiani della bioeconomia, il sistema che utilizza le risorse biologiche, inclusi gli scarti, per la produzione di beni ed energia.

Secondo la sesta edizione del report dal titolo La bioeconomia in Europa, realizzato dalla direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, il nostro Paese è al terzo posto in Europa per fatturato, dopo Germania (414 miliardi) e Francia (359 miliardi).

In Europa una crescita stimata di oltre 7 miliardi rispetto al 2017

A quanto emerge dal report in Europa la bioeconomia è stimata in crescita di oltre 7 miliardi rispetto al 2017, pari a un +2,2%. Questo, grazie in particolare al contributo della filiera agroalimentare, ma risulta in crescita anche il mondo delle startup innovative della bioeconomia. In Europa sono infatti state censite 941 start-up innovative, pari all’8,7% di quelle iscritte a fine febbraio 2020 al registro camerale (quota che sale al 17% per le iscritte dei primi due mesi del 2020), con oltre il 50% dei soggetti operativi nella R&S e nella consulenza.

La filiera agroalimentare genera oltre la metà del valore della produzione e dell’occupazione

La filiera agroalimentare, cui è dedicata questa edizione del rapporto, “è uno dei pilastri della bioeconomia, generandone oltre la metà del valore della produzione e dell’occupazione – si legge nel report di Intesa Sanpaolo -. Il sistema agroalimentare italiano si posiziona ai primi posti in Europa, con un peso sul totale europeo del 12% in termini di valore aggiunto e del 9% in termini di occupazione”. Nel ranking del valore aggiunto europeo del settore agricolo, riporta Askanews, sono italiane 6 regioni su 15.

Agrifood Made in Italy: una specializzazione in prodotti a elevato valore aggiunto

La filiera agroalimentare italiana “è altamente integrata nel contesto europeo e ha visto crescere la proiezione sui mercati mondiali – continua il report -. Conserva al tempo stesso una forte base domestica, con quasi l’80% del valore aggiunto di derivazione nazionale, considerando non soltanto gli input prodotti internamente, ma anche l’apporto degli altri settori”.

A fronte di un tessuto produttivo maggiormente frammentato, “l’agrifood Made in Italy è caratterizzato da una specializzazione in prodotti a elevato valore aggiunto e di alta qualità – si legge ancora nel report – come dimostrano il primato europeo delle certificazioni Dop-Igp e il terzo posto mondiale in termini di quota di mercato sui prodotti del food di alta gamma”.

Spiaggia libera, ma con prenotazione: il 50% degli italiani dice sì

Tutti al mare, come intona una vecchia canzone. Però quest’estate ce la dovremo vedere ancora con le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria. E l’accesso alle spiagge dovrà essere necessariamente controllato, così da evitare affollamenti e situazioni potenzialmente pericolose. Rispettare le regole è quindi una priorità, anche in vacanza, e gli italiani ne sono consapevoli. Tanto che, come rivela l’indagine condotta per Facile.it da mUp research e Norstat, più di 1 italiano su 2 (il 51,3% pari a 22,5 milioni di individui) è d’accordo con l’introduzione di sistemi di prenotazione per accedere alle spiagge libere.

Piace ai più giovani e ai più grandi

La proposta di introdurre sistemi per prenotare un posto su una spiaggia libera piace soprattutto ai due estremi anagrafici del campione, i più giovani e i più grandi. I più giovani probabilmente perché non sono intimoriti dalle soluzioni digitali (tra i rispondenti con età compresa tra i 18 e i 24 anni i favorevoli salgono al 55,1% e al 57% tra chi ha 25-34 anni di età), gli over 65 forse perché sono più attenti alla propria salute e temono i rischi di contagio (i favorevoli in questa fascia di età sono il 58%). A livello territoriale, invece, vedono con maggiore positività un sistema di prenotazione i residenti delle regioni del Nord Ovest e del Nord Est (con percentuali prossime al 54%). Dall’altra parte, ci sono quelli poco favorevoli a simili misure: a fronte di un valore nazionale pari al 31%, la percentuale dei contrari alla prenotazione per la spiaggia sale al 41% tra gli individui con età compresa tra i 55 e i 64 anni. Sotto il profilo geografico, chi dice “no” sono in prevalenza i residenti nelle regioni del Centro, del Sud Italia e nelle Isole, forse abituati a godere delle loro spiagge in libertà.

Distanziamento sociale in spiaggia
Il distanziamento sociale in spiaggia è, e lo sarà sempre più con l’avvicinarsi dell’estate, un elemento particolarmente critico; ma se all’interno degli stabilimenti balneari privati saranno i gestori a garantire il rispetto delle regole, nelle spiagge libere, in assenza di norme precise come ad esempio l’accesso tramite prenotazione, molto dipenderà dal buon senso dei cittadini. E molti italiani intervistati nel sondaggio hanno dichiarato, con onestà, di non sapere se riusciranno a rispettare il distanziamento sociale in spiaggia. Ma c’è anche chi ha ammesso di essere sicuro di non riuscire a mantenere le distanze. Si prevede un’estate decisamente “calda”.