Archivi autore: Gianluca Pirovano

Smart working, così 400.000 fuori sede sono tornati a casa

Gli ultimi mesi, con l’avvento e la diffusione del lavoro da remoto, hanno portato una rivoluzione anche sotto il profilo abitativo. Lo smart working, infatti, ha rappresentato per moltissimi individui una preziosa opportunità per riorganizzare la propria vita. Ovviamente, la categoria che più delle altre ha beneficiato di questa opzione è quella dei lavoratori fuori sede. I numeri sono importanti: secondo una recentissima indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, negli ultimi 12 mesi il 20% dei fuori sede, ovvero circa 400.000 persone, ha fatto leva proprio sul remote working per cambiare città. Tra questi, il 75% ha scelto di tornare nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa da quella natale e da dove si trova la sede dell’azienda. Ancora, questo fenomeno ha connotazioni diverse a seconda delle Regioni, con una mobilità maggiore da parte del lavoratori del Sud.

Le differenze territoriali

In alcune regioni, soprattutto nel Mezzogiorno, sono in numero decisamente maggiore i lavoratori che ritornano rispetto a quelli che partono: è il caso della Sardegna (+40%), così come della Sicilia (+27%) e della Calabria (+21%). Dal punto di vista della popolazione e dell’occupazione, invece, l’area urbana più popolosa presenta un saldo negativo, ovvero il numero di smart worker che escono dall’area è superiore a quello di chi rientra: ad esempio, Lombardia (-2%) , Piemonte (-10%) e Lazio (-20%). L”indagine mostra poi un’ulteriore tendenza: sono numerosi gli smart worker che decidono di trasferirsi da una grande città in un centro più piccolo, ma sempre nell’area in cui si trova l’azienda per cui lavorano. Il trend si riscontra in particolare in Lombardia e nel Lazio. 

Le motivazioni del cambiamento

La principale ragione per cui i lavoratori si spostano è prettamente economica. Se è vero che la retribuzione media degli “smart worker di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima -da lavoratore fuori sede – non poteva. Questa potrebbe essere anche la motivazione che spinge sei smart worker su dieci a dichiarare di non voler tornare a fare i fuori sede con casa in affitto, ma di voler continuare a lavorare da remoto.

Occhio alla sicurezza online anche sotto l’ombrellone: le 8 regole d’oro

“L’estate può essere un momento ideale per gli hacker, che approfittando delle distrazioni degli utenti possono accedere ad account e dispositivi, o rubare dati e informazioni tramite phishing”, spiegano i quattro ricercatori e professori del Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni del Politecnico di Torino nonché fondatori di ToothPic, la startup specializzata in cybersecurity. E ad accendere l’attenzione sulla sicurezza online quando si è in vacanza è proprio ToothPic, che dall’autenticazione a due fattori al check della domotica prima di partire per le vacanze, suggerisce 8 regole d’oro per proteggersi dagli attacchi hacker e dai furti di identità online, anche sotto l’ombrellone.

Regola numero 1: inserire credenziali e password sempre diverse

La prima regola comunque è inserire credenziali sempre diverse senza lasciare vecchie password. Scegliere sempre password complesse è fondamentale per proteggere le proprie utenze. Non devono essere banali né troppo corte, altrimenti gli hacker possono intervenire con attacchi diretti a brute force. Ma non solo. Toothpic suggerisce anche di attivare l’autenticazione a due fattori, e se possibile, attivare sempre l’autenticazione multifattore quando l’utente si registra a un servizio online. 

Fare attenzione agli hotspot pubblici

Inoltre, fare attenzione al phishing ed essere diffidenti sotto l’ombrellone: meglio non rispondere mai a messaggi o email, anche se in arrivo da mittenti che sembrano fidati o conosciuti, in cui vengono chiesti dati di autenticazione. La quinta regola di Toothpic è fare anche attenzione agli hotspot pubblici: quando si è in viaggio bisogna fare attenzione alle connessioni pubbliche di bar, ristoranti, stabilimenti balneari e alberghi perché potrebbero non avere sistemi di sicurezza adeguati. La sesta regola d’oro è poi quella di controllare i servizi online, perché anche se si è in vacanza, è bene fare sempre un check costante ai propri servizi online. In questo modo si può intervenire immediatamente se ci si accorge che le credenziali sono state rubate o clonate.

Meglio sistemare la domotica prima di partire

Vanno inoltre aggiornati i dispositivi, ricorda Adnkronos: mentre si prepara la valigia è meglio fare anche un aggiornamento dei propri software installati nel computer, nel tablet e nello smartphone. Infine, occhio a sistemare la domotica: quando si parte per le vacanze può essere necessario impostare dispositivi connessi come telecamere per controllare casa anche a distanza. In questo caso, bisogna ricordarsi di cambiare la password admin, poiché se si mantengono gli account di default si è più esposti al rischio che persone esterne accedano alle immagini registrate dalla videocamera.

Ripresa post Covid, viaggi, business, matrimoni e sport

Quali sono gli interessi degli italiani in uscita dalla pandemia? Rispetto a febbraio 2021 a maggio l’umore dei naviganti in Rete mostra un maggior interesse per fare business (+5% vs -4,8%%) e viaggiare (+4% vs -0,6%), le note dominanti negli italiani del post pandemia. Nello stesso tempo matrimonio (+11% vs -6,6%) e maternità (+1% vs -10,1%) tornano a essere tematiche sentite. Questa è la fotografia restituita dal Report trimestrale dell’Osservatorio SevenData–ShinyStatTM, il progetto nato con l’obiettivo di analizzare l’andamento degli interessi degli italiani sul Web. ShinyStatTM, infatti, grazie a un’ampia diffusione dei propri strumenti di web analytics sul mercato italiano, ha un punto di osservazione privilegiato su tali trend.

Gli italiani hanno voglia di tornare a fare business

Tutti gli indicatori di interesse verso tematiche business e aziendali, sono in forte crescita rispetto all’osservazione di febbraio 2021, da Finance (+ 19% vs -12,8%) a banking (+ 9% vs -11,6%) a investimenti (+18% vs -2,2%), ma nache financial news (+43% vs -26%), business news (+23% vs +1,1%), accounting & auditing (+43% vs – 14,9%), trade association (+62% vs -15,1%), small business (+17% vs +2,7%), legal (+77% vs +5,5%), business operations (+19% vs +15,1%) e business services (+60% vs +11,1%). Dati che mostrano come gli italiani abbiano voglia di tornare a fare business.

Infrangere le anguste pareti dei lockdown

Nello stesso tempo risulta in crescita il desiderio di evadere. L’interesse verso i siti di agenzie viaggio (+40% vs +15,5%), spiagge e isole (+33% vs -19,1%), barche (+18% vs -7%), parchi (+17% vs – 32,1%), crociere e charters (+4% vs -17,6%), viaggi aerei (+12% vs -25,6%), parcheggi in aeroporto (+13% vs -27,6%), hotels&accomodations (+18% vs -4,7%) testimoniano infatti una chiara tendenza degli italiani a volere infrangere le anguste pareti dei lockdown. Quello che emerge è soprattutto il bisogno di stare a contatto con la natura. In accelerazione si evideziano tematiche come Camper (+97% vs -7,2%), ciclismo (+63% vs +1,4%), laghi e fiumi (+25% vs -12,9%), Motociclette (+26% vs -3,6%), piscine & Spa (+23% vs -12,5%), Running & Walking (+16% vs +3,3%).

Più calcio, meno sports betting

Grazie all’effetto Europei, accelera ulteriormente l’interesse verso il calcio (+40% vs +32,2%) e si registra una decisa frenata nel calo d’interesse verso lo sports betting (-3% vs -86%), in concomitanza al moltiplicarsi degli eventi sportivi (+50% vs +6%). Torna poi attuale la questione ambientale (+13% vs -26,2%). Dal punto di vista dei settori economici, risulta in frenata l’interesse verso i siti automotive (-14% vs +5,1%), vendite auto (-14% vs +3,5%) e le voci connesse, come assicurazioni (-3% vs +17,8%), rilascio di patenti (+1% vs +23,1%) e manutenzione (-8% vs +11,6%). Tiene, seppur cedendo qualche punto, il real estate (+13% vs +17,9%). Ancora in territorio negativo l’interesse verso lo shopping (-11% vs -8,5%) ma il fashion riprende ossigeno (+27% vs -20,7%).

Smart Home, per Apple è integrata e i device diventano controller

Apple sta adottando una strategia diversa per la casa intelligente rispetto a quella progettata per le sue piattaforme principali iOS e MacOS. Durante la sua conferenza annuale, la Worldwide Developers Conference (WWDC), la società ha presentato tante nuove funzionalità per la Smart Home, dalla chiave digitale alle telecamere per controllare la consegna di un pacco, basate sulla piattaforma Apple HomeKit. Se per iOS e MacOS Apple ostruisce l’hardware e controlla il software, per le funzionalità di Smart Home preferisce incoraggiare i produttori di hardware di terze parti ad adottare HomeKit, integrando sulla piattaforma per la Smart Home anche le opzioni per il controllo dei condizionatori d’aria, delle videocamere, dei sensori di movimento, di campanelli e delle luci.

Posizionare iPhone e Apple Watch come controller per le funzioni domestiche

L’obiettivo di Apple è di posizionare iPhone e Apple Watch come controller per un’ampia varietà di funzioni domestiche, rendendoli centrali nella gestione della casa e fidelizzando così la clientela su tutta la gamma di dispositivi Apple, compresi Apple TV e HomePod. In ogni caso, durante la WWDC, Apple ha lasciato intravedere anche un’interessante prospettiva per sbloccare la porta di casa con un iPhone tramite una chiave digitale presente nell’app Wallet.
La nuova funzione Apple consentirà quindi agli utenti di sbloccare la porta d’ingresso o del garage con il proprio iPhone, a condizione che sia stata installata una serratura intelligente compatibile. Tanto che dalla conferenza è emerso come i principali fornitori di serrature saranno coinvolti nello sviluppo nel supporto di questa funzione. 

Uno standard per la compatibilità dei dispositivi futuri

Apple ha poi annunciato il proprio sostegno a Matter, uno standard progettato per consentire ai gadget domestici intelligenti di lavorare insieme, confermando di avere contribuito al progetto a cui partecipano anche Amazon, Google e Samsung con un codice HomeKit open source.
L’obiettivo di Matter è quello di garantire che i dispositivi domestici intelligenti rimangano compatibili per gli anni a venire, e rendere più facile lo sviluppo di nuove app. Per gli sviluppatori, il codice HomeKit funzionerà con Matter senza alcuna modifica.

Siri programma l’accensione delle luci, Apple TV monitora le consegne

Sempre in tema casa, HomeKit potrà presto utilizzare Siri per programmare l’accensione di luci intelligenti, ad esempio, ogni giorno alle ore 8:00, e le videocamere potranno verificare quando un pacco è stato consegnato. Basterà tenere sotto controllo la situazione da una Apple TV in modalità a schermo intero, ed eventualmente, accendere facilmente le luci a distanza per illuminare l’ambiente circostante. Le videocamere per la casa intelligente potranno anche archiviare i filmati in modo crittografato e privato su iCloud, attraverso una funzionalità chiamata HomeKit Secure Video.

Il verde in città ha effetti positivi su salute e pianeta

Sono molteplici i vantaggi degli spazi cittadini verdi e pubblici sul benessere psico-fisico e la qualità della vita delle persone. Il 5 giugno, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, Greenpeace ha lanciato il rapporto Greening the Cities, che oltre a evidenziare i benefici del verde in città, mette in risalto la necessità per gli amministratori e amministratrici delle città italiane di investire di più nelle aree verdi e pubbliche ad accesso equo per tutte e tutti. Il rapporto di Greenpeace mira quindi a promuovere una vera transizione ecologica nelle città per affrontare la crisi climatica e sanitaria.  

Tanti benefici, non solo sull’organismo, ma anche sulla mente

Dalla riduzione del rischio di numerose malattie croniche in età adulta, come diabete e condizioni cardiovascolari, obesità e asma, all’accelerazione del recupero dopo un intervento chirurgico, alla riduzione dei ricoveri ospedalieri e alla mortalità prematura fino a migliori esiti della gravidanza: sono questi i benefici di una città più green per tutti. Lo studio menziona però anche di un miglioramento delle funzioni cognitive e della salute mentale, legato a miglioramenti nello sviluppo comportamentale, come difficoltà ridotte, sintomi emotivi e problemi di relazione tra pari.

Centri urbani più sicuri e resilienti ai cambiamenti climatici

“Aumentare le aree verdi e pubbliche significa prendersi cura della salute di cittadine e cittadini e garantire un tessuto sociale sano e attivo – dichiara Chiara Campione, coordinatrice del progetto Hack Your City di Greenpeace -. Rendere più verde lo spazio pubblico aiuta a combattere la disuguaglianza, promuove l’inclusione della comunità e rende le città più sicure e più resilienti ai cambiamenti climatici in corso”. Sebbene la disponibilità e l’accessibilità di spazi verdi urbani nelle grandi città del mondo sia aumentata rispettivamente del 4,11% e del 7,1% negli ultimi 15 anni, solo una manciata di città ha soddisfatto pienamente lo standard dell’Oms sulla disponibilità che stabilisce un minimo di 9 metri quadri di spazi verdi per abitante, per non parlare del valore ideale di 50 m² pro capite. 

Un’opportunità per riequilibrare il nostro rapporto con la natura

Anche nelle città che soddisfano alcuni di questi standard però ciò non si traduce necessariamente in parità di accesso allo spazio verde per tutta la cittadinanza. Più della metà della popolazione mondiale, 4,2 miliardi di persone, vive nelle città, e questo numero è destinato ad aumentare del 70% entro il 2050. Le città sono i centri dell’attività economica, e rappresentano oltre il 70% delle emissioni globali di gas serra. Per l’organizzazione ambientalista gli spazi verdi, riferisce Adnkronos, devono essere considerati non solo un investimento per la salute pubblica e sociale, ma un’opportunità per riequilibrare il nostro rapporto con la natura, rallentare la crisi climatica e proteggerci da future pandemie.

Al Sud più felici al lavoro

Il Sud è l’area geografica italiana più felice e soddisfatta del proprio impiego, tanto che alla domanda: Quando mi sveglio per andare a lavorare mi sento felice? il Sud risponde con una concentrazione di risposte con punteggio tra 4 e 6, dove a 1 corrisponde ‘per niente d’accordo’ e 6 ‘totalmente d’accordo’. Di contro, il Nord-Est esprime una forte negatività, con la maggior parte delle risposte tra 1 e 3. Ma il Sud risponde positivamente anche alle domande Quando lavoro mi appassiono tanto da dimenticare tutto il resto? (67,7% di risposte positive), Sento un forte senso di appartenenza alla mia organizzazione? (68,7%), e I miei meriti vengono riconosciuti? (58,2%), mentre a Nord-Est rispondono rispettivamente con il 57%, 55,5% e 41%. Lo evidenzia la terza analisi dell’Associazione Ricerca Felicità sullo stato di felicità e benessere dei lavoratori italiani attivi.

Differenze anche tra i due estremi settentrionali della Penisola
Oltre che tra Sud e Nord le differenze si riscontrano anche tra i due estremi settentrionali della Penisola, dove il Nord-Est (Triveneto ed Emilia-Romagna), sembra segnalare un maggior senso di isolamento (34,4%), meno felicità (65.6%) e una maggior sensazione di essere tagliati fuori rispetto al Nord-Ovest (34,4%), formato da Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Lombardia rispettivamente con il 20,4%, 79.4% e 19,7%.

Il Nord-Ovest non è molto gratificato del proprio impiego
Complessivamente, dunque, il Nord-Ovest presenta una popolazione attiva che si ritiene felice e per nulla isolata dagli altri, ma non molto gratificata del proprio impiego e delle opportunità che offre, fatta eccezione per il senso di appartenenza all’organizzazione, invece ben sentito dai lavoratori (62,6%). Spostandosi al centro Italia si denota un benessere stabile e una forte coesione sociale, sebbene, anche in questo caso, emerga l’insoddisfazione riguardo l’attività lavorativa. Questo malcontento aumenta volgendo lo sguardo verso le opportunità professionali.

Escludendo le regioni meridionali non vi è soddisfazione tra i lavoratori
“In linea generale, escludendo le regioni meridionali non vi è una forte soddisfazione tra i lavoratori: la popolazione attiva del sud è l’unica a rispondere positivamente anche all’affermazione ‘Quando lavoro mi appassiono tanto da dimenticare tutto il resto’ – afferma Elisabetta Dallavalle, Presidente dell’Associazione Ricerca Felicità -. Possiamo quindi affermare che il Sud Italia è più felice, più appagato e appassionato alla sua attività lavorativa, nonostante provi un leggero senso di isolamento. Non abbiamo risposte certe e non le cercavamo – continua Dallavalle -, volevamo avere dati oggettivi su cui partire per farci le giuste domande. Il nostro invito alle istituzioni e a ogni sorta di organizzazione per un confronto costruttivo su cosa si celi dietro alle sensazioni emerse, è sempre valido”.

Mettere in sicurezza la seconda casa

Quello di mettere in sicurezza la seconda casa è un problema che riguarda tantissimi italiani, i quali hanno tipicamente una seconda residenza fuori città o direttamente fuori regione e vi si recano soltanto durante il periodo estivo.

Un facile obiettivo

Ciò significa che durante tutto il periodo invernale questi appartamenti non vengono controllati dal proprietario e rischiano di diventare un facile obiettivo da parte dei malintenzionati, i quali sanno di poter agire indisturbati proprio perché difficilmente il proprietario o chi per lui passerà da quelle parti in determinati periodi dell’anno.

Eventuali sistemi elettronici o sistemi di allarme non rappresentano in questi casi una soluzione efficace, in quanto ad esempio in aperta campagna il suono dell’allarme può non essere percepito da nessuno o comunque le sirene possono facilmente essere manomesse senza che nessuno se ne accorga.

Da qui nasce dunque l’esigenza di individuare effettivamente una soluzione che possa consentire ai proprietari di dormire sonni tranquilli anche durante il periodo invernale, soprattutto per le seconde case o comunque tutti quegli appartamenti in cui non ci si reca frequentemente nel corso dell’anno.

Le inferriate di sicurezza

In questo caso, le inferriate di sicurezza e quelle apribili possono rappresentare la soluzione perfetta per mettere in sicurezza porte e finestre: Questo tipo di inferriate infatti, sono realizzate in ferro e rappresentano una barriera veramente difficile da superare, e che costituisce dunque un ottimo deterrente contro i malintenzionati i quali non hanno tempo da perdere ma al contrario hanno necessità di accedere e allontanarsi dall’appartamento in maniera rapida.

Puoi visionare sul sito di egmetal.net diverse soluzioni di inferriate di sicurezza, ricordando tra l’altro che puoi usufruire delle detrazioni fiscali previste dal “Bonus Casa” grazie al quale potrai recuperare fino al 50% del tuo investimento.

La condivisione dei dati personali online preoccupa i cittadini globali

Quasi metà della popolazione mondiale è preoccupata della condivisione di informazioni personali online, e un terzo ammette di non sapere che uso ne viene fatto una volta che vengono condivise. Le opinioni dei cittadini italiani sono in linea con la media mondiale: il 43% è preoccupato e il 32% ammette di non conoscere l’uso che ne viene fatto. È quanto emerge dall’Annual WIN World Survey di WIN International, l’associazione a livello mondiale nella ricerca di mercato di cui fa parte BVA Doxa, che esplora le opinioni e le convinzioni di 26.433 individui tra i cittadini di 34 paesi in tutto il mondo sulla privacy delle informazioni digitali.

Il 45% della popolazione mondiale teme per la propria privacy

Complessivamente, il 45% della popolazione mondiale è preoccupata per la condivisione digitale delle proprie informazioni personali. Più della metà delle persone nel continente americano (54%) si sente preoccupata, con Brasile (72%) e Cile (61%) i Paesi più preoccupati per la condivisione digitale delle proprie informazioni.  La quota dei “preoccupati” rimane significativa però anche in altre aree del mondo: nella regione Asia e Pacifico lo è il 45% e in Europa il 43%. Per quanto riguarda l’Italia, in linea con i risultati europei, il 43% è preoccupato, mentre il 10% per nulla preoccupato.

La necessità di condividere le proprie informazioni personali online

Per il 22% della popolazione mondiale condividere i dati oggi è una necessità, mentre il 30% non lo ritiene necessario. La quota degli europei che ritiene necessario condividere i dati personali si attesta al 19%, mentre in Italia al 21%, al contrario della Francia (8%), che insieme a Corea del Sud (10%) e Perù (9%), è tra i Paesi in cui le persone si trovano meno d’accordo con l’affermazione. Quasi un terzo della popolazione intervistata poi non è d’accordo con le pratiche in materia di privacy adottate dalla maggior parte dei raccoglitori di dati, e le persone di età pari o superiore a 55 anni sono quelle che esprimono maggiormente il loro disaccordo. In Europa, il 25% non è d’accordo con le pratiche in materia di privacy, una percentuale che si abbassa al 15% in Italia.

Cosa succede una volta che i nostri dati sono online?

Ma quanto sono consapevoli le persone di ciò che succede una volta che i dati sono condivisi? Quasi un terzo della popolazione (27%) ammette di sapere cosa succede con i propri dati, ma un altro 27% non sa come verranno utilizzati o dove. Tra le regioni geografiche, il 30% delle persone in Asia Pacifico ha affermato di sapere cosa succede con i propri dati personali dopo che sono stati condivisi, fanno eccezione il Giappone e la Corea del Sud, dove rispettivamente solo il 12% e il 4% dicono di averne consapevolezza. Facendo riferimento al nostro Paese, il 32% sostiene di conoscere l’uso che viene fatto dei propri dati: una percentuale più alta della media europea, che si attesta al 23%.

Il welfare criminale nel turismo vale 2,2 miliardi di euro

In Italia, il giro d’affari della criminalità organizzata attiva nel settore turistico è pari a 2,2 miliardi di euro. Un’attività sempre più pervasiva di controllo del territorio, che metterebbe a rischio 4.450 imprese attive nel comparto, ulteriormente indebolite dalla crisi di liquidità causata dall’emergenza pandemica. Al contrario del welfare criminale, che dispone di ingenti risorse finanziarie pronte alle operazioni di riciclaggio. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Demoskopika, che ha stimato l’attività di welfare criminale delle mafie sul comparto turistico, elaborando i dati di Unioncamere, Direzione Investigativa Antimafia, Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Istat, Cerved e Transcrime.

La crisi del turismo fa gola alle mafie

“Oltre il 13% delle imprese del comparto turistico è a rischio default a causa del Covid – dichiara il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio – e potrebbe subire le strategie aggressive di infiltrazione economica della criminalità organizzata. La prolungata emergenza, causata dalla pandemia, ha generato una preoccupante crisi di liquidità rendendo le imprese ancora più vulnerabili all’ingresso nel capitale sociale di ingenti quantità di denaro dei sodalizi criminali – aggiunge Rio -. In questa direzione le mafie provano a piegare gli imprenditori con allettanti strumenti di welfare criminale, capaci di garantire la sopravvivenza aziendale, la copertura dei lievitati livelli di indebitamento, una maggiore solidità finanziaria con il loro ingresso nelle compagini societarie, fino all’acquisizione totale della realtà imprenditoriale”.

Il livello di infiltrazione criminale per regione

Sono sei i sistemi turistici regionali a presentare i rischi più elevati di infiltrazione criminale nel tessuto economico: Campania, Sicilia, Lazio, Calabria, Lombardia e Puglia. A pesare sul primato negativo della Campania, i 101 alberghi e ristoranti confiscati, pari al 23,5% sul totale delle strutture turistiche confiscate dalle autorità competenti, e le oltre 11 mila operazioni finanziarie sospette direttamente imputabili alla criminalità organizzata. A completare l’area caratterizzata da un livello “alto” di infiltrazione economica nel comparto turistico, si collocano Lazio, Sicilia, Calabria, Lombardia e Puglia. Osservando il livello territoriale emerge inoltre che nelle realtà del Mezzogiorno si concentrerebbe il 38% degli introiti criminali.

Alla ‘Ndrangheta il primato degli introiti criminali

L’analisi per sodalizio criminale evidenzia il primato della ‘Ndrangheta, con un giro d’affari di 810 milioni di euro, pari al 37% degli introiti complessivi, seguita dalla Camorra (730 milioni, 33%), Mafia (440 milioni, (20%) e criminalità organizzata pugliese e lucana (220 milioni, (10%). Di fatto, nei primi sei mesi del 2020 sono state 44.884 le operazioni finanziarie sospette localizzate nelle regioni, direttamente imputabili alla criminalità organizzata, con una crescita del +242,9% rispetto allo stesso periodo del 2019, quando erano state segnalate complessivamente 13.090 operazioni. In valore assoluto, è la Campania a essere la prima regione di localizzazione dell’operatività sospetta, con un’incidenza del 24,8% sul totale del flusso ricevuto, pari a ben 11.152 operazioni finanziarie sospette direttamente attinenti alla criminalità mafiosa. Seguono Lombardia (5.847) e Lazio (5.524), con un’incidenza pari rispettivamente al 13% e al 12,3%.

Le aziende che innovano aumentano i ricavi più delle altre

Con la pandemia e l’accelerazione digitale le aziende condensano un decennio di trasformazione tecnologica nello spazio di uno o due anni. E quelle che innovano aumentano i ricavi cinque volte più rapidamente rispetto alle aziende che non lo fanno, perché reinventano sé stesse e utilizzano le innovazioni tecnologiche per plasmare il mercato. È quanto emerge dal rapporto Technology Vision 2021 di Accenture, dal titolo Leaders wanted: Masters of Change at the Moment of Truth.

“In risposta alla pandemia, le aziende grandi e piccole hanno inaugurato una nuova era di rapida trasformazione – commenta Fabio Benasso, presidente e ad di Accenture Italia -. L’Italia è un Paese maturo, e in quanto tale, ha bisogno di investire in competenze che garantiscano una crescita sostenibile e strategica. La difesa dello status quo non paga – aggiunge Benasso -. Pur mantenendo la propria identità, le organizzazioni italiane devono reinterpretarsi, aprendosi agli ecosistemi e velocizzando i processi di innovazione”, riporta Ansa.

Strategie aziendali e tecnologiche diventano inseparabili e indistinguibili

Il 92% dei manager intervistati dall’indagine dichiara come la propria azienda stia innovando con l’intenzione di agire entro questo anno, e il 91% di loro concorda sul fatto che per conquistare il mercato di domani è necessario definirlo con chiarezza ora. La Technology Vision 2021 identifica quindi cinque tendenze chiave con cui le aziende dovranno confrontarsi nei prossimi tre anni. La prima è denominata Stack Strategically: Architecting a Better Future. Dove nascono nuovi scenari in cui ricostruire l’architettura IT è necessario pensare alla tecnologia in modo diverso, rendendo indistinguibili le strategie aziendali e tecnologiche. Tanto che secondo l’83% dei dirigenti le strategie aziendali e tecnologiche dell’impresa stanno diventando inseparabili e indistinguibili.

Gemelli digitali e democratizzazione tecnologica

Secondo il 65% degli intervistati nei prossimi tre anni vi sarà un aumento degli investimenti in gemelli digitali intelligenti. La seconda direttrice (Mirrored World: The Power of Massive, Intelligent, Digital Twins), è quella di utilizzare gemelli digitali per creare modelli di intere fabbriche. L’88% dei dirigenti ritiene inoltre che la democratizzazione della tecnologia (Technologist: The Democratization of Technology) stia diventando fondamentale per la capacità di stimolare l’innovazione, a tutti i livelli aziendali e produttivi.

Ricreare l’ambiente di lavoro ovunque

Durante l’emergenza sanitaria il 47% delle organizzazioni ha investito in strumenti di collaborazione digitale, e il 48% in strumenti e tecnologie cloud-enabled per sostenere la forza lavoro da remoto. Il 90% dei dirigenti afferma poi che i multiparty system consentiranno di dare vita a ecosistemi di collaborazione più resilienti e adattabili. Se replicare l’ambiente di lavoro ovunque e reinventare la propria attività (Anywhere, Everywhere: Bring Your Own Environment) è la quarta direttrice del cambiamento, gli ecosistemi di organizzazioni interoperabili sono la quinta direttrice (From Me to We: A Multiparty System’s Path Through Chaos), e aiuteranno le aziende a creare nuovi modi per accedere al mercato e stabilire nuovi standard ecosistemici per i loro settori.